giovedì 17 novembre 2022

AL PRIMO POSTO LA SALVAGUARDIA DELLA SALUTE NON DEI CONTI

 Nel 2007 il Governo nazionale, allo scopo di contenere e razionalizzare la spesa sanitaria, ha avviato degli accordi per il rientro dal disavanzo dei servizi sanitari regionali deficitari, tra cui quello del Molise, che dal 2009 è stato anche commissariato. Qual è stato l’andamento dei conti del SSR del Molise dall’accordo del 2007 in poi? Il grafico sottostante mostra la spesa di conto economico ed il finanziamento effettivo del SSR del Molise dal 2006 al 2020.

La prima evidenza è che le spese sono sempre più alte dei finanziamenti: dunque il disavanzo non si è mai colmato. Nel 2016 e nel 2017 le due curve si sono molto avvicinate e si potrebbe credere che fossimo ad un passo dal superamento del disavanzo, ma il miglioramento è solo apparente, in quanto la curva delle spese è rimasta al livello degli anni precedenti, mentre quella dei finanziamenti è salita non in conseguenza di interventi strutturali e permanenti, ma per effetto dell’erogazione straordinaria di un contributo di solidarietà interregionale di 73 €Mln. In sostanza, dal 2011 al 2019 il finanziamento effettivo del SSR del Molise è rimasto intorno ai 610 €Mln; i 40 €Mln in più del 2020 derivano da extrafondi covid. Anche le spese dal 2011 appaiono stabilizzate intorno a 650 €Mln, con eccezioni nel 2013, nel 2020, causa covid, e nel 2019. Quest’ultimo caso è clamoroso, perché si è raggiunto il massimo assoluto di ben 742,1 €Mln. Il dato è tuttavia inattendibile, in quanto il conto economico consolidato del SSR, ha largheggiato molto, ma molto, nella valutazione delle spese, specialmente nella imputazione dei fondi prudenziali, tra i quali sono palesemente ingiustificati 39,6 €Mln relativi ad un debito verso l’INPS della Regione Molise, non del SSR. La conclusione è che il traguardo del rientro dal disavanzo economico è ben lontano dall’essere conseguito e che dal 2011 in poi il disavanzo è ostinatamente ancorato intorno a 40 €Mln/anno.

Chi considerasse solo questi dati potrebbe immaginare che, quantomeno dal 2011 in poi, il SSR del Molise sia rimasto sostanzialmente immutato. Invece no. È mutato drammaticamente in peggio, per quanto riguarda gli assetti organizzativo-strutturali e la quantità e qualità dei servizi erogati ai cittadini. Su cosa si è incentrato il tentativo di rientro dal disavanzo economico? Non sulla razionalizzazione, non sulla lotta agli sprechi, ma su tagli feroci del personale ASReM. Nel 2006 i dipendenti ASReM erano 4.025; nel 2018 hanno raggiunto il punto di minimo con 2.667 unità, un crollo del 34%, per poi conseguire modesti recuperi, con il numero dei dipendenti ASReM salito nel 2020 a 2.774. La falcidia ha colpito anche il personale infermieristico e più ancora quello medico; ai tagli è seguito un recupero parziale per gli infermieri, ma quasi nullo per i medici.


Non disponiamo di dati sul personale ASReM successivi al 2020, perché non sono stati pubblicati, ma gli esiti dei concorsi banditi per i medici fanno pensare che la situazione non sia migliorata numericamente e sia peggiorata qualitativamente. Dai concorsi, se non vanno deserti, si selezionano per lo più degli specializzandi e pochi specializzati. Gli specializzandi dovrebbero essere accompagnati per la loro crescita professionale dai colleghi specializzati. Cosa evidentemente impossibile se, come nel concorso concluso il 9 novembre 2022 (DDG n. 1325) per l’assunzione di 35 anestesisti rianimatori, si è ottenuta l’assunzione di 15 specializzandi e di un solo specializzato. Il concorso per 12 ortopedici, concluso il 26 settembre 2022 (DDG n. 1158), ha fruttato uno specializzato e due specializzandi. Il bando del 31 maggio 2022 per l’assunzione di 15 pediatri (DDG n. 667) è andato addirittura deserto ed è stato riproposto il 16 settembre 2022 (DDG n. 1108). La carenza di pediatri è talmente drammatica che il 4 ottobre 2022, per il Cardarelli di Campobasso, è stato conclusa una convenzione della durata di 12 mesi con la ASL Napoli 3 Sud di Torre del Greco, che ha messo a disposizione tre pediatri per 24 ore/mese ciascuno. Sempre per quanto attiene i pediatri, il 25 agosto 2022 (DDG n. 1039) è stata perfezionata una convenzione della durata di un anno con la ASL 2 Chieti-Lanciano-Vasto, per fornire al San Timoteo di Termoli pediatri per 36 ore/settimana. Intanto il personale medico esperto esce per raggiunti limiti di età od anche prima, chiedendo il trasferimento presso ASL di altre regioni oppure passando a strutture private, dove non deve sottostare a turni massacranti e lavorare in condizioni di carenza di organico.

Come mai i concorsi indetti da ASReM risultano tanto poco appetibili? A parte gli specializzandi, che semmai conclusa la specializzazione faranno rotta verso altri lidi, chi volete che ambisca lavorare in una ASL che perde pezzi, nella quale è più pesante e rischioso lavorare, dove non si vedono prospettive di crescita professionale e di carriera, dove la gran parte dei reparti è retta da facenti funzione primario, designati dalla Direzione sanitaria e rimovibili in qualsiasi momento, non da primari, vincitori di concorso? La figura del primario è quella che qualifica il reparto presso gli utenti; è anche quella che si occupa della crescita professionale del suo gruppo. La mancata indizione dei concorsi da primario è un fatto gravissimo, che indebolisce l’intera struttura ASReM, sia verso l’interno che verso l’esterno.

La crisi del SSR del Molise ed in particolare di ASReM, che ha come causa principale lo svuotamento degli organici, si evidenzia nell’allungamento delle liste di attesa per ricoveri e per visite ed esami specialistici e nel primato nazionale nella mobilità passiva ed attiva. La mobilità passiva ospedaliera, che nel 2013 era del 23%, contro una media Italia dell’8%, nel 2019 (ultimo dato disponibile) è salita al 30%, contro il 9% medio nazionale. Osservando superficialmente l’andamento della mobilità attiva ospedaliera si potrebbe ritenere che questa compensi e superi quella passiva; infatti, nel 2013 essa ha raggiunto il 27% e nel 2019 il 33%. Una interpretazione solo matematica falsa la realtà, perché la mobilità attiva è quasi totalmente assorbita dalle strutture private accreditate, il che costituisce una riprova delle deficienze dell’assistenza fornita direttamente dall’ASReM, che non esercita alcun richiamo fuori regione.

Il film al quale assistiamo ciclicamente da anni è quello di reparti e servizi ASReM che chiudono o funzionano a singhiozzo o in modo precario, spesso grazie all’abnegazione del personale superstite. Una vicenda particolarmente grave per i cittadini del Basso Molise è quella della minacciata chiusura del punto nascita del San Timoteo, che pende come una spada di Damocle, attaccata all’esile filo dei ricorsi giudiziari. Il limite per il mantenimento di un punto nascita è un bacino d’utenza di almeno 500 parti/anno. Fino ad una decina di anni fa a Termoli si registravano 600-650 nascite all’anno, che corrispondevano all’incremento annuo della popolazione neonatale del Basso Molise. Via via, il numero dei nati al San Timoteo si è ridotto intorno a 300 all’anno. È forse crollato il tasso di fecondità delle donne residenti in Basso Molise? Nient’affatto, la natalità nel Basso Molise è rimasta la stessa. Se, a fronte di un bacino di utenza di almeno 600 nascite annue, solo la metà avviene a Termoli vuol dire che il reparto presenta dei limiti, che spingono molte donne del Basso Molise a rivolgersi fuori regione. Il compito di coloro che hanno responsabilità operative (vertici ASReM, Tavolo tecnico, Comitato LEA) e politiche (presidente-commissario, Giunta regionale, Consiglio regionale, Conferenza dei sindaci) è quello di individuare tali carenze e porvi rimedio. Invece si assiste alla richiesta burocratica di abbassare l’asticella del numero minimo di parti. Dato che il bacino d’utenza lo consente, la rivendicazione giusta è che il reparto di ostetricia e ginecologia del San Timoteo torni a funzionare in maniera ottimale.

A queste dolenti note si aggiunge lo stato del 118. Il Molise è un Paese di paesi. I comuni sono ben 136, la gran parte con poche migliaia di abitanti; il territorio è al 55% montuoso ed al 45% collinare; i collegamenti stradali provinciali sono in condizioni pietose. In questa realtà, già di per sé difficile, esistono in regione 16 postazioni di ambulanze che lamentano anche qui una grave deficienza di medici. Quasi la metà delle ambulanze opera senza medico a bordo. Un impegno particolare deve essere rivolto al rafforzamento quantitativo e qualitativo del 118; inoltre, è ora che le amministrazioni delle due province regionali chiedano a gran voce al Governo nazionale finanziamenti per migliorare la viabilità al servizio dei paesi, così da ridurre i tempi di intervento delle ambulanze, dalla cui celerità può dipendere la vita o la morte.

Quali conclusioni possiamo ricavare da questo quadro? Che l’accordo per il rientro dal disavanzo del SSR del Molise è fallito ed è irrecuperabile; anzi, la situazione tende a peggiorare ulteriormente. Come ne usciamo? Quello che occorre fare è rifiutare e ribaltare il paradigma dell’accordo del 2007, che ha per fulcro il riequilibrio economico e tratta il diritto alla salute come aspetto secondario, residuale. Questo punto di vista tutto incentrato sull’equilibrio di bilancio poteva essere plausibile nel 2007, quando i servizi sanitari regionali non costituivano un’emergenza. Ma dopo 15 anni di una cura sbagliata, per responsabilità sia dei governi regionali che di quelli nazionali, non è ammissibile continuare a dire ai molisani che la priorità è il risanamento dei conti. Dopo 15 anni di una cura sbagliata, la priorità è il risanamento della sanità, e le questioni economiche – benché importanti - devono essere subordinate al risanamento operativo dell’ASReM ed al potenziamento del 118. Ribaltare il paradigma vuol dire ripristinare la capacità di ASReM di fornire direttamente servizi sanitari di qualità. Ciò si ottiene facendo il percorso esattamente opposto rispetto a quello seguito negli ultimi 15 anni: invece di smantellare il personale, occorre inaugurare un programma straordinario triennale 2023-2025 (è ridicolo parlare del 2022, che è ormai agli sgoccioli) di reclutamento e valorizzazione del personale ASReM, in particolare di quello medico.

Con quali soldi si farebbe tutto ciò? È il Governo centrale che deve finanziare l’investimento per realizzare il programma straordinario di potenziamento del personale ASReM. Questo investimento è doveroso, perché il diritto alla salute vale per i molisani, come per gli altri italiani. Questo investimento è anche necessario per rimettere in sesto i conti del SSR. Un'ASReM risanata nei servizi può risanare anche i conti, perché abbatterebbe la mobilità passiva, si inserirebbe nella mobilità attiva, recupererebbe parte dello spazio ora lasciato alle strutture private.

Quali sono le alternative al cambio di paradigma? La proposta che va per la maggiore è la cancellazione dei debiti di ASReM. Sospetto che i fautori facciano confusione tra disavanzo e debito. Cancellare il debito non cancella il disavanzo. Il debito è la conseguenza dei disavanzi, che anno per anno si accumulano, non viceversa. Se il secchio è bucato, è inutile aggiungere altra acqua, perché continuerà a perdere allo stesso modo. Altra proposta è quella di “promuovere di grado” gli ospedali pubblici molisani: il Cardarelli dal 1° livello dovrebbe salire al 2°, mentre il Veneziale ed il San Timoteo, da ospedali di base, dovrebbero diventare di 1° livello. Chi sostiene questa proposta dovrebbe spiegare come farebbero i tre ospedali citati a fornire servizi di livello superiore, quando attualmente offrono prestazioni al di sotto di quelle che gli competerebbero per il livello che hanno. Infine c’è la proposta di un “decreto Molise”, con abolizione del commissariamento, che vorrebbe affidare la sanità regionale ai governi locali, che non hanno brillato, per fare non si sa bene cosa e non si sa bene come e con quali risorse economiche.

Vuoi per l’inconsistenza di proposte alternative, vuoi per l’esperienza degli ultimi 15 anni, vuoi per i troppi ed inaccettabili disagi che patiscono i molisani, l’unica soluzione auspicabile e possibile è il ribaltamento del paradigma. L’accordo con il Governo nazionale del 27 marzo 2007 deve essere revocato dal Consiglio regionale e deve essere avviata una trattativa per un nuovo accordo, che metta al centro il risanamento del SSR, basato su un programma straordinario triennale di potenziamento quantitativo e qualitativo del personale ASReM, restituendo ai molisani il diritto costituzionale alla salute.



martedì 1 novembre 2022

Per sanare la sanità molisana serve una rivoluzione copernicana

 


Secondo il sistema astronomico tolemaico, la Terra è al centro dell’universo ed il Sole e l’altre stelle le girano intorno. Questo fino al XV secolo, quando Niccolò Copernico sostenne che il Sole stava al centro ed era la Terra a ruotargli intorno. Fu una rivoluzione. Una rivoluzione di cui ha bisogno – cambiati i termini del discorso – la sanità del Molise, se vuole sperare di sanarsi. Quando nel 2007 venne sottoscritto il Piano di rientro dal disavanzo del SSR (servizio sanitario regionale) del Molise, al centro venne posto, per l'appunto, il risanamento economico, dunque l’efficienza; mentre i servizi erogati, cioè l’efficacia, assunsero il valore di satelliti, monitorati con scarsa affidabilità dai LEA (livelli essenziali di assistenza). Se si chiede ai molisani, inclusi i politici molisani, qual è il ministero che ha in mano le redini del Piano di rientro, la quasi totalità risponderà il Ministero della salute. Sbagliato! Il ministero guida è quello delle finanze, con il “concorso” del Ministero della salute. Per sanare il SSR del Molise occorre rovesciare il paradigma e porre al centro il diritto alla salute dei molisani (efficacia), rispetto al quale le compatibilità economiche (efficienza), pur importanti, assumono un carattere subalterno. Insomma, è necessaria una rivoluzione copernicana, senza la quale qualunque proposta è destinata a fallire.

Porre al centro la salute dei molisani è un obbligo morale e sociale, ma è anche l’unico modo per far quadrare i conti del SSR. Lo dimostrano 15 anni di Piano di rientro, di cui 13 di commissariamenti, che hanno ridotto drasticamente la quantità e la qualità dei servizi resi dall’ASReM, senza ottenere l’agognato recupero economico, ma incrementando la spesa sanitaria dei molisani fuori regione e, in regione, presso ospedali e centri diagnostici privati accreditati. La strategia adottata da Iorio e da Frattura, con il consenso complice e colpevole dei governi nazionali, è stata quasi soltanto quella di tagliare il personale, sia sanitario, che tecnico, che amministrativo: i 3.997 dipendenti (712 medici) del 2007, nel 2018 erano ridotti di un terzo a 2.667 (464 medici). Negli anni successivi ci sono stati tentativi di risalire la china, ma con risultati quasi nulli: nel 2020 (ultimo anno di cui si hanno i dati del Ministero della salute) i dipendenti erano 2.774 (477 i medici). La carenza di personale è particolarmente avvertita riguardo ai medici, che scarseggiano anche a livello nazionale. Ai bandi indetti dall’ASReM, quando non vanno deserti, rispondono per lo più degli specializzandi, piuttosto che medici già specializzati; inoltre, medici esperti già in organico chiedono il trasferimento presso ASL di altre regioni oppure passano a strutture private, e naturalmente continuano le uscite per raggiunti limiti di età. Non c’è da stupirsi della scarsa attrattività dell’ASReM: un sistema in continuo regresso operativo ed affetto anche da gravi deficienze organizzative, prima fra tutte la mancata nomina dei primari di gran parte dei reparti, surrogati da facenti funzione.

C’è chi sostiene che il disavanzo del SSR del Molise derivi semplicemente da una ingiusta ed insufficiente ripartizione del fondo sanitario nazionale cosiddetto indistinto, che non terrebbe conto delle specificità della regione. L’argomento è di qualche pregio, ma non dirimente. Il fondo indistinto viene distribuito alle regioni ed alle province autonome di Trento e Bolzano in base al numero dei residenti, corretto da coefficienti per classi di età, che aumentano il peso delle coorti fino ad un anno di età e da 65 anni in poi, mentre diminuiscono quello da 1 a 44 anni e lasciano all’incirca invariato quello da 45 a 64 anni. L’esito di questo riparto pesato è per il Molise un incremento del fondo indistinto di un modesto 0,5%, rispetto al riparto che risulterebbe dal numero dei residenti puro e semplice (la regione più avvantaggiata è la Liguria, con +4,2%; la più penalizzata è la Campania, con –3,5%). Il Molise è caratterizzato da una notevole dispersione geografica della popolazione (65 ab/kmq) su 136 comuni, la gran parte piccoli e piccolissimi, su un territorio al 45% collinare ed al 55% montuoso, con una rete di strade provinciali in gran parte dissestate. È ovvio che è molto più oneroso gestire un efficace ed efficiente servizio sanitario in Molise che a Pavia od a Lecce. Se è giusto ed opportuno che i criteri di riparto del fondo indistinto vengano rivisti (non solo per il Molise, naturalmente), questa rivendicazione da sola non basta, per il semplice motivo che attribuire i disavanzi soltanto ai criteri di riparto del fondo indistinto sarebbe valido se il SSR del Molise erogasse dei servizi equiparabili a quelli mediamente prestati in Italia. Purtroppo la sanità pubblica molisana paga anche il prezzo di sprechi e disservizi, che si sono accentuati via via che il personale è stato tagliato. La spesa per testa della sanità pubblica molisana nel 2020 è stata di 2.276 euro, contro la media Italia di 2.077 euro: il 9,6% in più a fronte di una quantità e qualità dei servizi agli ultimi posti della classifica nazionale.

Un’altra proposta è quella di emanare per la sanità molisana un decreto sulla falsariga di quello emanato per la Calabria, allo scopo, sostengono i fautori, di dare alla Regione totale sovranità in materia sanitaria ed uscire dal commissariamento, in quanto il dissesto del SSR sarebbe la conseguenza dei fatidici lacci e lacciuoli burocratici. Il decreto Calabria, al quale essi si ispirano, è nato con uno scopo esattamente opposto a quello da essi propugnato. Occorre premettere che, secondo le norme ordinarie, il commissario alla sanità non è affatto un plenipotenziario: a lui è demandato il controllo dei conti e la firma dei contratti e degli accordi; invece il governo della struttura operativa (dell’ASReM, nel nostro caso) resta nelle mani del presidente della Regione. La grossa novità del decreto Calabria è stata l’affidamento al commissario “forestiero” del controllo dell’intero SSR e l’esautorazione del presidente della Regione, di fronte all’incapacità reiterata e manifesta del governo regionale. Questa logica è stata svuotata dopo le ultime elezioni regionali in Calabria, con la nomina a commissario del nuovo presidente regionale. Fatta la legge, trovato l’inganno. Che senso ha rivendicare per il Molise una nuova legge che non cambierebbe nulla rispetto alla situazione attuale, in cui Toma è sia presidente regionale che commissario ad acta? Un decreto Molise avrebbe senso solo con la nomina di un commissario esterno ed estraneo ai gruppi ed ai giochi politici regionali; ma questo sarebbe una iattura per i fautori di un decreto Molise in chiave autonomistica.

sabato 29 ottobre 2022

Nuovi arredi urbani in Piazza Monumento e Corso Nazionale: oltre alla spesa il danno.

 La legge 234/2021 (budget 2022 e piano 2022-2024), emanata dal Governo Draghi, ha previsto che «Per gli anni 2022 e 2023, sono assegnati ai comuni contributi per investimenti finalizzati alla manutenzione straordinaria delle strade comunali, dei marciapiedi e dell'arredo urbano, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l'anno 2022 e 100 milioni di euro per l'anno 2023.» (art. 1, comma 407, primo periodo). Per i comuni con popolazione tra 20.001 e 50.000 abitanti, come Termoli, sono stati previsti contributi pari a 125.000 euro ciascuno per il 2022 ed ulteriori 62.500 euro per il 2023, erogati dal Ministero dell’interno. Tali contributi devono essere aggiuntivi agli investimenti già programmati dai comuni allo stesso scopo.

Il Comune di Termoli ha deciso di spendere i 125.000 euro del 2022 in arredi urbani da collocare lungo il Corso Nazionale ed in Piazza Monumento (ufficialmente Vittorio Veneto). Rispetto a questa scelta, non risultano all’amministrazione priorità alternative, finalizzate alla manutenzione di strade e marciapiedi? L’amministrazione ha già previsto nel 2022 l’investimento di un milione su svariate strade, finanziato con fondi propri, e di 611.000 euro su Via delle Acacie e sulle Vie Pascoli e Manzoni, finanziato con fondi ministeriali; tuttavia, oltre alle strade in cui si è già programmato di intervenire, nel territorio comunale ne esistono altre in uno stato deprecabile, che avrebbero meritato di essere anteposte agli arredi urbani in Centro città.

A prescindere dall’opportunità di una finalizzazione diversa, i 125.000 euro spesi in Centro ne hanno migliorato la fruibilità e la piacevolezza estetica?

L’intervento in Piazza Monumento è consistito nella sostituzione delle panchine con struttura portante in ghisa e seduta e spalliera in doghe di legno, visivamente leggere e discrete, con “divani” massicci in conglomerato cementizio, pesanti e maestosi, decisamente inadatti al contesto della piazza. Delle precedenti panchine (spero almeno che non siano state buttate, ma riutilizzate in altri siti) se ne è salvata solo una, la panchina dipinta in rosso, simboleggiante il rifiuto della violenza sulle donne, che l’amministrazione non ha osato eliminare (almeno per ora) per il suo significato politico. Per avere la dimostrazione plastica dello sfregio estetico conseguente alla sostituzione delle panchine, basta osservare la sopravvissuta panchina rossa e la nuova che le sta affianco.


L’intervento lungo il Corso è anche peggio. Oltre un secolo fa, quando venne creata la maglia urbanistica dell’attuale Centro, il Corso fu bordato sui due lati da oleandri, fatti crescere in forma arborea. Il colpo d’occhio del Corso era bellissimo: gli oleandri non solo sono sempreverdi, ma da aprile a settembre esplodono in una ricca fioritura. Tra l’altro si tratta di piante frugali ed eliofile, adatte al clima ventoso di Termoli.

Tutto ciò è stato distrutto dal rifacimento del Corso, progettato dall’amministrazione Di Brino e, dopo la sua caduta anticipata, realizzato dall’amministrazione Sbrocca. Ad onor del vero, la nuova amministrazione cancellò le soluzioni urbanistiche più assurde e sguaiate immaginate dalla precedente; ne mantenne però una: la totale sparizione degli oleandri. Oggi il Corso ha perso quel corredo verde, che nei mesi caldi offriva anche una rinfrescante ombra fiorita, ed ha assunto un aspetto algido e anonimo. Quale migliore occasione per l’amministrazione Roberti di rimediare al guasto, ricollocando due file di oleandri lungo il Corso? Invece no. Sono stati piazzati imponenti manufatti cementizi, che accoppiano una seduta ad arco ad una fioriera ad arco rovesciato.


Le fioriere al momento sono vuote, ma anche quando vi sarà collocato del verde, sarà comunque del verde da fioriera; nulla a che vedere con un’alberatura. Senza trascurare che le fioriere vanno accudite di continuo, se non altro per ripulirle dai rifiuti buttati da persone incivili. Il Corso non ne risulta certo abbellito.


Commento del prof. arch. Luigi Marino

Mi piacerebbe sapere se il progettista di questi mausolei faraonici, chi li ha costruiti e soprattutto chi ha deciso di comprarli per Termoli, ha provato a sedercisi e restarci per almeno una decina di minuti.




martedì 27 settembre 2022

La carenza di medici e di infermieri ASReM

 Nelle strutture dell’ASReM è conclamata da anni la carenza di personale medico ed infermieristico. Ci sono reparti che funzionano a singhiozzo, altri in affanno, altri ancora aperti solo grazie a sentenze del TAR Molise. È evidente che, senza un adeguato numero di medici e di infermieri, l’assistenza ospedaliera e quella ambulatoriale specialistica, erogate direttamente dal pubblico, non possono che deperire ulteriormente. Alle risorse umane carenti si aggiunge una radicata cattiva gestione, che trova la sua manifestazione più eclatante nella tendenziale sparizione dei primari (direttori di unità operative). Affidare la direzione di gran parte dei reparti a facenti funzione, nominati dalla direzione sanitaria e revocabili ad nutum, e non a primari vincitori di concorso, indebolisce gravemente le unità operative. Il primario ha più potere in termini gerarchici ed organizzativi, sia verso i collaboratori che verso i superiori; inoltre egli è responsabile della crescita professionale dei suoi collaboratori. Il primario è il principale richiamo anche per gli utenti. Le carenze gestionali e di organico hanno generato un circolo vizioso che si autoalimenta e rende sempre più difficile reclutare nuove risorse; infatti, ai concorsi indetti dall’ASReM, quando non vanno deserti, rispondono pochi candidati e per lo più specializzandi. Si verificano anche rinunce di vincitori di concorso, mentre altri professionisti in organico si trasferiscono altrove.

Il 20 settembre u.s. il direttore generale dell’ASReM, dottor Oreste Florenzano (insediatosi il 1° marzo 2020), ha dichiarato ad un quotidiano locale on line che dal febbraio 2020 agli inizi di settembre 2022 ci sono state 229 assunzioni a tempo indeterminato e 494 a tempo determinato, che «hanno consentito di rimpinguare gli organici e di fronteggiare i pensionamenti e le cessazioni di rapporti che si sono avuti nel corso del tempo». I numeri snocciolati da Florenzano sono piuttosto generici: non ci dicono quante di queste assunzioni riguardano medici ed infermieri, che nel 2020 costituivano il 68% del personale ASReM; quante riguardano stabilizzazioni di personale già in carico con rapporti precari; quante rappresentano rinnovi di contratti a tempo determinato. I dati netti 2020, fonte Ministero della salute, indicano 25 medici in meno e 56 infermieri in più rispetto al 2019. Per il 2021 avremmo dovuto ricavare il dato numerico dalla nota integrativa al bilancio 2021, che però pubblica una tabella del personale vuota (cosa accaduta già per i bilanci 2019 e 2020, tutti firmati da Florenzano). Per supplire a tale mancanza si può osservare la spesa da conto economico 2021 per medici ed infermieri, che è diminuita dello 0,4% per i medici ed è aumentata dello 0,5% per gli infermieri; se ne deduce che c’è stato ancora qualche medico in meno e qualche infermiere in più. Per i primi otto mesi del 2022 non abbiamo alcun riferimento. Nel complesso, da quando Florenzano è direttore generale dell’ASReM la consistenza numerica dei medici appare calante, mentre sembra aumentata quella degli infermieri.

Che andamento temporale ha avuto il taglio dei medici e degli infermieri dell’ASReM, a partire dall’avvio del piano di rientro dal disavanzo del servizio sanitario regionale (27 marzo 2007) e dal primo commissariamento (24 luglio 2009)? Come riferimento iniziale prendiamo i numeri del 2006: 724 medici e 1.621 infermieri. Nei primi due anni del piano la situazione del personale sanitario è rimasta sostanzialmente invariata. È dal 2009 che ha inizio la “discesa agli inferi”, che ha raggiunto il punto più basso per i medici nel 2017, con 440 unità, e per gli infermieri nel 2018, con 1.191 unità. Agli anni di minimo sono seguiti, per i medici, due anni di risalita ed uno di flessione, che nel 2020 ha portato il loro numero a 477 unità; per gli infermieri, due anni di risalita fino a quota 1.402 unità nel 2020. Rispetto alla consistenza numerica del 2006, nel 2020 si è registrata una riduzione del numero dei medici del 34,1% e degli infermieri del 13,5%. Se osserviamo la situazione media nazionale, si vede che nel periodo 2006-2020 il personale medico ed infermieristico pubblico non ha subito cambiamenti numerici sostanziali; infatti, tra il 2006 ed il 2020 nella media nazionale il numero dei medici è diminuito del 2,6% e quello degli infermieri dello 0,3%. Questi andamenti sono visualizzati nel grafico che segue, che riporta gli indici di variazione della numerosità di medici ed infermieri pubblici tra il 2006 ed il 2020.

Indici numerosità medici ed infermieri pubblici Molise ed Italia 2006-2020 (base 100 anno 2006)

Al piede del grafico c’è l’indicazione dei presidenti di regione e dei commissari ad acta succedutisi dal 2007 al 2020. I tagli di medici ed infermieri sono avvenuti durante le presidenze Iorio e Frattura; durante la presidenza Toma si sono verificati dei rimbalzi positivi per gli infermieri e più modesti per i medici. Iorio negli ultimi tempi è stato prodigo di critiche verso Toma, pur condividendo lo stesso schieramento, ma – dati alla mano – non sembra la persona più indicata a dare consigli sulla gestione della sanità molisana.

Se la carenza di medici ha avuto il suo minimo nel 2017 ed un successivo modesto recupero, come mai le sue conseguenze sono diventate più evidenti e drammatiche specialmente negli ultimi anni? La carenza grave di medici si è manifestata già dal 2011, anno in cui c’è stato il calo più massiccio, con il taglio di ben 84 medici, ma le équipe che si erano formate nei reparti hanno mantenuto un buon affiatamento ed erano ancora in organico molti tra i professionisti più esperti. Il perdurare della politica dei tagli non solo ha generato ulteriore carenza numerica di medici, ma via via ha anche disgregato le équipe e perso le professionalità di maggiore profilo, che non hanno avuto tempo e modo di fare crescere un adeguato numero di colleghi giovani. La pandemia da covid-19 – esplosa nel 2020 in gran parte d’Italia e nel 2021 nel Molise – ha evidenziato le carenze dei sistemi sanitari regionali, anche di quelli migliori, risultando dirompente in Molise, che già “vantava” e continua a “vantare” il peggiore servizio sanitario regionale.

La via d’uscita da questa situazione è la realizzazione di una campagna straordinaria di reclutamento di almeno 150 medici e di altrettanti infermieri, finanziata da un fondo speciale statale per il risanamento del servizio sanitario del Molise. La campagna non può essere solo quantitativa, ma anche qualitativa, associata all’indizione dei concorsi da primario per i numerosi reparti affidati a facenti funzione. In caso contrario diventerà molto difficile reclutare le professionalità quantitativamente e qualitativamente necessarie.

martedì 9 agosto 2022

Finalmente il parcheggio multipiano in Piazza Donatori di sangue

 


Se ne parla da quando era sindaco il notaio Greco, ma ora sta per diventare realtà, lo ha annunciato l’ing. Roberti, attuale sindaco, nel corso della conferenza stampa del 2 agosto. Il multipiano in Piazza Donatori di sangue rappresenta per Termoli un’opera strategica. L’impianto urbanistico dell’attuale centro (triangolo tra la ferrovia e i due litorali) risale all’inizio del XX secolo, quando si costruivano edifici a due o al massimo tre piani fuori terra ed il traffico stradale era costituito dai “traini” e da pochi autoveicoli. Dagli anni ’50 del secolo scorso sono esplosi la motorizzazione di massa ed un fervore edificatorio che, a Termoli e nella maggior parte d’Italia, ha consentito di tutto. La conseguenza “naturale” è che in centro si circola male e si fatica a parcheggiare, il che fa aumentare ancora di più la circolazione cosiddetta parassita. Dato l’attuale reticolo urbanistico, la soluzione sta nel creare una ZTL (zona a traffico limitato), che riservi l’accesso al centro ai veicoli di chi ci dimora (anche saltuariamente o in strutture ricettive) ed ai veicoli commerciali e di servizio, abbattendo di conseguenza sia il traffico che la necessità di parcheggi in centro. Questo si può fare, a condizione che nelle immediate vicinanze del centro si renda disponibile un elevato numero di parcheggi. In questa strategia un elemento chiave è sicuramente il multipiano in Piazza Donatori di sangue.

L’area di Piazza Donatori di sangue dove è prevista la realizzazione del multipiano è di proprietà di Rfi (Rete ferroviaria italiana). Essa sviluppa circa 2.750 mq, ed attualmente è adibita a parcheggio a raso con 137 stalli; c’è anche uno spazio adiacente, che consente il parcheggio di un’altra ventina di auto, che resterebbe invariato. Il multipiano illustrato dal sindaco si sviluppa su tre livelli: uno sotterraneo e due fuori terra. Il secondo piano fuori terra (livello +1) non è coperto con un solaio, ma con pannelli solari, ottenendo sia l’ombreggiatura dei veicoli ivi parcheggiati, che la produzione di elettricità per alimentare delle colonnine di ricarica di autoveicoli elettrici. Il sindaco ha affermato che il multipiano sarà in grado di ospitare 300 autoveicoli, ma ricorda male, nelle planimetrie presentate al pubblico la capacità del multipiano è indicata in 244 stalli (di cui 11 per disabili). L’incremento di posti auto (al netto dei 137 ora esistenti) sarebbe dunque di sole 107 unità. Non deve sorprendere che ciascun livello ospiti una cinquantina di stalli in meno rispetto all’attuale parcheggio a raso, in quanto le strutture dell’edificio ed in particolare la rampa “mangiano” spazio. Sviluppare il multipiano solo su tre livelli equivale a sottoutilizzare le potenzialità di un sito ideale per ridurre gli accessi in centro di autoveicoli. Al multipiano andrebbe aggiunto almeno un secondo piano interrato (livello -2), così da portare la capienza a 327 stalli, con un guadagno di 190 nuovi stalli, al netto dell’attuale parcheggio a raso.

Per realizzare il multipiano la giunta comunale ha chiesto alla Regione di riprogrammare su quest’opera i 5 milioni di finanziamento del Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2007-2013, che erano stati richiesti dalla giunta comunale Sbrocca ed approvati dalla giunta regionale Frattura, per finanziare la costruzione di un tunnel stradale dal porto al litorale nord. Quanto costa realizzare il multipiano su quattro livelli, aggiungendo un secondo livello sottoterra, e quanto su tre? Il costo complessivo (costo di costruzione e somme a disposizione) di un piano è intorno a 22.000 €/stallo, se interrato, ed a 13.000 €/stallo, se fuori terra; così due piani interrati, con 166 stalli, costerebbero circa 3.652.000 euro e due piani fuori terra, con 161 stalli, 2.093.000 euro (incluso l’impianto fotovoltaico, realizzato sul livello +1 al posto del solaio). In totale, il multipiano su quattro livelli costerebbe 5.745.000 euro; quello su tre livelli (con un solo livello sotterraneo) costerebbe invece 3.919.000 euro.

L’ipotesi del multipiano a quattro livelli deve essere abbandonata perché deborda dal finanziamento atteso di 5 milioni? Il Comune sarebbe in grado di sottoscrivere un mutuo di quasi un milione in aggiunta ai 5 del FSC? Nella conferenza stampa il sindaco ha enunciato la curiosa, quanto errata, teoria che il Comune di Termoli non potrebbe sottoscrivere altri mutui, perché ne ha già un grande numero. Il NUMERO dei mutui non ha alcuna importanza; i fattori che contano sono invece due: prima di tutto l’AMMONTARE dei debiti finanziari e, in secondo luogo, la loro DURATION (durata media ponderata). Dal rendiconto finanziario per competenza del 2021 risulta che i debiti finanziari di Termoli ammontavano a 11,4 milioni, a lungo e lunghissimo termine, un impegno più che sostenibile, confrontato con le entrate finali del Comune, che sono state pari a 41,7 milioni; quanto al costo degli interessi, è stato di 308.148 euro, corrispondenti al 3,2% delle entrate correnti. La conclusione è che il Comune di Termoli è tranquillamente in grado di impegnarsi con nuovi mutui per qualche milione di euro, naturalmente se l’investimento da realizzare è meritevole e in questo caso sarebbe più che meritevole. Per il Comune di Termoli c’è anche la possibilità di non sostenere nessun impegno finanziario oltre i 5 milioni del FSC 2007-2013. Tra le tante ipotesi discusse con Rfi negli ultimi tre lustri, era sorta quella che Rfi sostenesse l’investimento per il multipiano, purché ne ottenesse la successiva gestione per un numero congruo di anni. Tale ipotesi può essere recuperata con riferimento non all’intero investimento, ma solo alla quota non coperta dai 5 milioni del FSC 2007-2013.

Coraggio sindaco! L’incremento netto di 190 stalli, invece di 107, è un’opportunità da non perdere.

sabato 30 luglio 2022

Segretario comunale di Termoli “condiviso” con la Provincia di Campobasso

 

Il 21 luglio il segretario comunale di Termoli ha presentato una proposta di deliberazione consiliare che il presidente del consiglio comunale ha ritenuto talmente urgente, da portarla in votazione già al consiglio del 29 luglio, omettendo l’ordinario esame preventivo (non vincolante) delle commissioni consiliari competenti. Che disporrà mai un provvedimento tanto eccezionale? Il provvedimento prevede la “condivisione” del segretario comunale con quello della Provincia di Campobasso; per essere più esatti, il bisegretario lavorerà per 16 ore a settimana per il Comune e per 20 ore a settimana per la Provincia.

Così argomenta il provvedimento: si ritiene «conveniente per entrambi gli Enti di addivenire alla stipula dell’accordo, in quanto detta determinazione consentirà ad entrambi gli Enti di contenere la spesa relativa alla remunerazione delle prestazioni professionali del Segretario Generale, a fronte di una modesta riduzione delle ore di presenza dello stesso presso le rispettive sedi che, comunque, non va a pregiudicare la funzionalità degli uffici». Il contenimento della spesa è dunque il motivo dichiarato. Ma siamo sicuri che in realtà si risparmierà qualcosa? La nomina a segretario provinciale comporta un aumento retributivo del 25%; inoltre, dato che la sede di lavoro del bisegretario diventa Campobasso, il Comune dovrà corrispondere le spese di viaggio da Campobasso a Termoli e viceversa nei giorni in cui egli si recherà in Comune. Si dice ancora che la riduzione delle ore di presenza presso il Comune è modesta. Meno della metà è una riduzione modesta? Si dice infine che la riduzione oraria «non va a pregiudicare la funzionalità degli uffici». Avrebbe così poco da fare il segretario comunale di Termoli? Il Comune di Termoli non è un “comunicchio”. Esso conta 33.000 abitanti, detiene il 57% del capitale del Cosib (nucleo industriale) ed è capofila: della Centrale unica di committenza (CUC), che include Campomarino e Guglionesi; dell’Area urbana di Termoli (AUT), che include Campomarino, Guglionesi e San Giacomo degli Schiavoni; dell’Ambito territoriale sociale (ATS), che include Acquaviva Collecroce, Campomarino, Castelmauro, Civitacampomarano, Guardialfiera, Guglionesi, Lupara, Mafalda, Montecilfone, Montefalcone nel Sannio, Montemitro, Montenero di Bisaccia, Palata, Petacciato, Portocannone, San Felice del Molise, San Giacomo degli Schiavoni e Tavenna. Scusate se è poco.

A prescindere dall’improvvida motivazione addotta nel provvedimento, c’è un ulteriore aspetto critico di primaria importanza. A seguito della legge 127/1997 (Bassanini bis), i segretari comunali e provinciali sono diventati di nomina politica; infatti essi sono nominati (eventualmente revocati) dai sindaci e dai presidenti provinciali, pescando da un apposito Albo nazionale dei segretari comunali e provinciali. La durata del loro incarico coincide con quella dei sindaci e dei presidenti di provincia, che li nominano «non prima di sessanta giorni e non oltre centoventi giorni dalla data di insediamento del sindaco e del presidente della provincia, decorsi i quali il segretario è confermato.» Il doppio incarico del segretario, con prevalenza presso la Provincia, implica che il segretario comunale di Termoli non viene più nominato dal sindaco di Termoli, ma dal presidente della Provincia di Campobasso. Attualmente queste due cariche politico-istituzionali sono ricoperte dalla stessa persona, ma si tratta di un caso particolare. Nella sostanza, si certifica una diminuzione di potere del sindaco di Termoli ed un accrescimento di quello del presidente provinciale. Fatto estremamente delicato quand’anche le persone che ricoprono i due ruoli appartengano al medesimo schieramento politico, ma potenzialmente esplosivo quando siano avversari politici. In quest’ultimo caso, pur senza infrangere alcuna norma, il presidente della provincia potrebbe indurre il “suo” segretario ad esercitare un controllo particolarmente minuzioso sugli atti comunali, tale da rallentarne ed intralciarne l’azione amministrativa.

Contro il provvedimento hanno parlato i consiglieri di minoranza Stumpo, Casolino, Vigilante e Di Michele. Non è intervenuto nessun consigliere di maggioranza. Il sindaco, nella sua replica, ha presentato un’argomentazione “a sorpresa”: la motivazione del provvedimento non è il risparmio – dice il sindaco, contraddicendo il provvedimento - ma l’opportunità di assegnare al segretario comunale esclusivamente il ruolo di responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza; perché, conservando il ruolo di capo della macchina amministrativa e tecnica del Comune, cadrebbe in conflitto di interesse, dovendo vigilare sui suoi stessi atti.

L’art. 1, comma 7, della legge 190/2012, come modificato dall’art. 41, comma 1, lett. f), del DLgs 97/2016, dispone che: «L'organo di indirizzo [la giunta, ndr] individua, di norma tra i dirigenti di ruolo in servizio il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza […]. Negli enti locali, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza è individuato, di norma, nel segretario o nel dirigente apicale, salva diversa e motivata determinazione.» La legge ha una visione opposta rispetto a quella dell’attuale sindaco, tuttavia, consente di assegnare la prevenzione della corruzione e la trasparenza non al segretario comunale, ma ad un dirigente, preferibilmente di ruolo, motivando la scelta. Invece l’attuale sindaco propone di spogliare il segretario comunale di quasi tutti i suoi compiti, che sono notevoli e delicati: «Il segretario comunale e provinciale svolge compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell'ente in ordine alla conformità dell'azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti.» (TUEL, art. 97, co. 2); «Il segretario sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina l'attività, salvo quando ai sensi e per gli effetti del comma 1 dell'articolo 108 il sindaco e il presidente della provincia abbiano nominato il direttore generale. […]» (TUEL, art. 97, co. 4).

Il consiglio comunale ha approvato il provvedimento con i voti favorevoli della maggioranza. Ora, se l’attuale sindaco sarà coerente con quanto ha affermato in consiglio comunale e ridurrà i compiti del segretario soltanto alla prevenzione della corruzione ed alla trasparenza, in tal caso, chi ne assumerà le funzioni? Chi sarà il garante della correttezza dell’attività amministrativa? Chi fornirà assistenza giuridico-amministrativa all’Ente? Chi sarà responsabile del personale? Visto che la macchina amministrativa e tecnica non può essere acefala, dobbiamo probabilmente aspettarci a breve l’assunzione di un direttore generale (consentita dalla legge), che ricopra le funzioni sottratte al segretario comunale. Alla faccia del risparmio.

martedì 5 luglio 2022

Doppio sbaglio delle opposizioni nel censurare le assunzioni presso il Servizio legale del Comune di Termoli

 

I consiglieri di opposizione del Comune di Termoli hanno emanato un comunicato in cui stigmatizzano le recenti assunzioni presso il Servizio legale comunale di due “istruttori direttivi legali” (cioè avvocati), con riferimento specifico all’assunzione della figlia di un importante esponente di maggioranza, il quale in passato ha ricoperto anche la carica di sindaco di Termoli. Il comunicato è doppiamente sbagliato, perché muove dei rilievi senza adeguato sostegno fattuale ed invece omette di criticare ciò che va fondatamente censurato.

Veniamo ai fatti. La Giunta, con delibera n. 8 del 18 febbraio 2022, ha adottato il Piano triennale del fabbisogno del personale (PTFP) 2022-2024, che è stato approvato dal Consiglio comunale il 12 maggio 2022, con delibera n. 22, unitamente al Bilancio di previsione finanziario (BPF) 2022-2024; il PTFP è stato poi modificato, per quanto attiene al 2022 ed al 2023, con la delibera di Giunta n. 142 del 31 maggio 2022. Sia nella prima che nell’ultima versione del PTFP 2022-2024, è prevista l'assunzione di un solo istruttore direttivo legale, da effettuare nel 2022.

Fin qui tutto regolare, ma ecco che il Segretario Generale, nonché responsabile del Servizio legale, il 15 giugno 2022 ha firmato la determina dirigenziale n. 1308 con cui ha assunto due istruttori direttivi legali, nelle persone dei primi due della graduatoria, formata a seguito di un precedente bando pubblico. A stretto giro, alla determina 1308/2022 è seguita la n. 1388 del 27 giugno 2022, che ha preso atto della rinuncia al posto della seconda persona in graduatoria ed ha assunto in sua vece, a scorrimento, la terza classificata. È giunto il momento di “svelare” che al secondo ed al terzo posto in graduatoria si trovano due coniugi, rispettivamente genero e figlia dell’esponente di maggioranza di cui si è detto.

Le opposizioni lamentano che l’assunzione di costei «lascia spazio a legittimi dubbi di correttezza e trasparenza». Quali? Si vuole intendere che la graduatoria del concorso pubblico per istruttori direttivi legali è stata manipolata e che la commissione d’esame si è prestata a favoritismi? Sarebbe un fatto gravissimo, con precisi connotati penali, ma appunto perché tale non può essere evocato genericamente senza indicare quantomeno precisi indizi di reato, non solo all’opinione pubblica, ma specialmente alla Procura della Repubblica.

La seconda circostanza che, a dire delle opposizioni, «potrebbe essere causa di eventuale incompatibilità della terza classificata», starebbe nel fatto che questa «successivamente alla sua decisione di partecipare al concorso ha continuato a patrocinare cause contro il Comune». Embè? Per quale motivo un’avvocatessa che ha partecipato ad un concorso per una eventuale assunzione presso il Comune non dovrebbe svolgere la sua attività di libera professionista, anche contro il Comune, fintanto che non si concretizzi un rapporto lavorativo con il Comune medesimo?

Quello che a me pare strabiliante è che le opposizioni, mentre si perdono nelle critiche inconsistenti che ho riferite, mancano di inchiodare l’Amministrazione su una questione sostanziale, grande come una casa: la illegittimità per incompetenza delle due determine dirigenziali, la 1308 e la 1388, che prevedono l’assunzione di DUE istruttori direttivi legali, invece di UNO, come stabilito dalla Giunta e dal Consiglio comunale. Quando mai un dirigente comunale, quand’anche si tratti del Segretario Generale, può decidere di testa sua le assunzioni, contro i deliberati della Giunta e del Consiglio?

Le opposizioni non dovrebbero proporre una interpellanza urgente al Sindaco, come hanno annunciato. Non c’è proprio nulla da interpellare od interpretare, c’è semplicemente da pretendere l’annullamento da parte dello stesso Segretario Generale delle determine 1308 e 1388, e l’emanazione di una nuova determina che preveda l’assunzione presso il Servizio legale del primo nella graduatoria concorsuale. Qualora il Segretario Comunale non vi dovesse provvedere, dovrebbe farlo la Giunta. Se anche questa venisse meno ai suoi doveri, l’annullamento dovrebbe essere disposto dal Consiglio comunale. In mancanza di tutto ciò, non resterebbe che rivolgersi alla Procura della Repubblica ed alla Procura della Corte dei conti.

sabato 4 giugno 2022

Luci ed ombre nel rendiconto 2021 del Comune di Termoli


Il 1° giugno il Consiglio comunale di Termoli ha approvato il rendiconto 2021, con il voto favorevole della maggioranza e la non partecipazione al voto dell’opposizione. Tra tutti i conti che compongono i rendiconti comunali, il più importante è il bilancio finanziario per competenza, il cui risultato deve essere non negativo. Nel 2021 il risultato di competenza è stato di 4,0 milioni, in decremento rispetto ai 6,5 milioni del 2020 ed ai 7,0 milioni del 2019; ma in realtà l’esercizio finanziario 2021 è stato ben migliore di quelli precedenti.

Risultati di competenza dal 2016 al 2021


Una prima novità positiva è rappresentata dalla riscossione di 12,6 milioni a seguito della conclusione in via transattiva del contenzioso fiscale con Edison-ENI, relativo alle piattaforme estrattive Rospo Mare A, B e C, ed al serbatoio galleggiante Alba Marina. Questa entrata, eccezionale ed irripetibile, ha permesso di sanare, almeno per il 2021, il deficit di liquidità che da anni affligge il bilancio finanziario, deficit che veniva fronteggiato utilizzando e poi reintegrando i fondi pluriennali vincolati (FPV). Attingere temporaneamente ai FPV è consentito, entro certi limiti, dall’art. 195 del Testo unico enti locali (TUEL); ma il Comune di Termoli per anni vi ha fatto ricorso, tra utilizzi e reintegri, per più di 40 milioni, dunque per importi dello stesso ordine di grandezza delle entrate e delle spese finali. Nel 2021 invece non si è fatto alcun ricorso ai FPV.

Altra novità positiva del bilancio finanziario per competenza 2021 riguarda il risultato di amministrazione ed i fondi liberi. Il risultato di amministrazione esprime la massa finanziaria di cui dispone l’ente, a copertura degli impegni di spesa assunti. Da tale disponibilità vanno sottratti i fondi prudenziali previsti per legge, ottenendo così i fondi liberi, cioè non gravati da impegni. Dal 2015 al 2020 i fondi liberi sono stati sempre negativi; nel 2019 e nel 2020 essi hanno raggiunto, rispettivamente, -6,5 e -6,4 milioni. Nel 2021 invece i fondi liberi sono risultati in attivo di 128.716 euro, un importo modesto, ma finalmente positivo.

Un connotato saliente del bilancio finanziario per competenza 2021 è stato la riduzione di 20,4 milioni dei residui attivi finali (cioè delle entrate accertate, o presunte tali, non riscosse) scese dai 54,6 milioni del 2020 a 34,1 milioni. I residui attivi iniziali (cioè ereditati dagli esercizi precedenti) sono stati abbattuti di 33,6 milioni, 21,8 milioni da riscossioni e 13,2 milioni da cancellazioni; a questo abbattimento ha contribuito per circa 20 milioni la transazione con Edison-ENI, con la citata riscossione di 12,6 milioni e la cancellazione di circa 7 milioni. Purtroppo hanno continuato ad essere elevati i residui di competenza (cioè generati nell’esercizio), risultati pari a 13,2 milioni, in peggioramento rispetto ai già elevati 11,8 milioni del 2020. Il forte decremento dei residui attivi ha generato di riflesso un forte decremento del fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) (cioè della quota dei residui attivi che si dispera di riscuotere) ridotto di 14,6 milioni, dai 34,3 milioni del 2020 a 19,7 milioni. Beninteso, 34,1 milioni di residui attivi e 19,7 milioni di FCDE rappresentano esposizioni enormi per un bilancio finanziario che, come si è detto, riporta entrate e spese di competenza intorno a 40 milioni; tuttavia nel 2021 c’è stato un notevole progresso rispetto al 2020, quando i residui attivi hanno raggiunto 54,7 milioni ed il FCDE 34,3 milioni. Si tratta di un progresso occasionale e momentaneo, merito per circa la metà della transazione con Edison-ENI, o siamo di fronte ad un’inversione di tendenza, che condurrà i conti di Termoli ad una maggiore stabilità ed affidabilità?

Le esorbitanti dimensioni dei residui attivi e del FCDE dipendono quasi del tutto dalla tipologia imposte, tasse e proventi assimilati ed in particolare da due imposte, IMU+TASI+ICI e TARI, che nel 2021 sono state accertate rispettivamente per 11,1 milioni e per 7,2 milioni. Dal 2017 al 2020 gli incassi IMU+TASI+ICI in c/residui (cioè degli esercizi precedenti) sono stati irrisori rispetto ai residui iniziali: nel 2021 sono eccezionalmente ammontati a 14,1 milioni, di cui però 12,6 milioni sono derivati dalla transazione Edison-ENI. Nel rapporto tra le riscossioni di competenza e gli accertamenti di competenza (cioè dell’esercizio), tra il 2017 ed il 2021 si è registrato un tendenziale miglioramento del tasso di riscossione, che però non è dovuto tanto all’incremento delle riscossioni di competenza, quanto al decremento degli accertamenti di competenza. Negli anni 2020 e 2021, in cui ha operato la nuova IMU, i tassi di riscossione di competenza degli accertamenti ordinari sono stati ottimi: rispettivamente il 97,4% ed il 98,0%; viceversa, il tasso di riscossione di competenza degli accertamenti da recupero evasione è stato dello 0,0% nel 2020, salito nel 2021 ad un meno drammatico 18,5%, comunque insoddisfacente, considerato che il recupero evasione ha costituito il 20,3% dell’accertamento IMU nel 2020 ed il 23,0% nel 2021. I dati mostrano con assoluta chiarezza che le gravi difficoltà di riscossione IMU sono proprie degli accertamenti da recupero evasione. Venendo alla TARI (tassa sui rifiuti urbani), dal 2017 al 2021 il tasso di riscossione di competenza è risultato inspiegabilmente basso ed anche notevolmente oscillante; esso ha toccando la migliore percentuale nel 2019, con il 72,1%, e la peggiore nel 2021, con il 54,5%; né ci si può consolare con il tasso di riscossione in c/residui, inferiore al 10%, tranne che nel 2017, quando ha toccato il 23,1%. A differenza di quanto avviene con l’IMU+TASI+ICI, per la TARI gli accertamenti da recupero evasione sono irrisori ed i problemi di riscossione riguardano gli accertamenti ordinari.

La consigliera Marcella Stumpo, di Termoli Bene Comune – Rete della Sinistra, che tra i consiglieri è stata l’unica ad intervenire sul rendiconto 2021, ha evidenziato le criticità riguardo all’IMU+TASI+ICI ed alla TARI. Il sindaco Francesco Roberti, ha replicato riguardo alla TARI (non commentando invece le criticità IMU+TASI+ICI), argomentando che i problemi derivano da un gran numero di mancate iscrizioni a ruolo da parte di attività commerciali e specialmente da parte di proprietari di seconde case. Se così fosse (il sindaco non ha citato stime o indagini), la situazione della TARI sarebbe ancora più grave, in quanto i gravi problemi di esazione che emergono dai conti riguardano gli accertamenti ordinari, non gli accertamenti da recupero evasione. L’intervento del sindaco non ha affatto chiarito le cause delle difficoltà di esazione dell’IMU+TASI+ICI e della TARI; ma ha formulato l’ipotesi che sulla TARI incida anche una pesante evasione non ancora rilevata. Il sindaco ha infine comunicato che entro fine anno l’Amministrazione intende rafforzare l’accertamento e la riscossione dei tributi comunali, ricostituendo un’apposita unità organizzativa interna al Comune, svincolandosi da ICA-Creset, attuale concessionario.

Riguardo al conto economico (CE) 2021, esso chiuderebbe con una perdita di 8,2 milioni, sulla cui attendibilità sussistono alcuni dubbi. Il dubbio principale riguarda la valorizzazione a zero della svalutazione crediti, che è una voce dei componenti negativi della gestione. Negli anni dal 2018 al 2020 tale voce è stata posta uguale alla variazione del FCDE: se questo cresce, incrementa i componenti negativi, viceversa se decresce li decrementa. Nel 2021 il FCDE è diminuito di 14,6 milioni; di conseguenza alla voce svalutazione crediti doveva apparire tale importo con il segno meno, cioè in riduzione dei componenti negativi. Così facendo, il risultato del CE prima delle imposte non sarebbe più di -7,8 milioni, ma di +6,7 milioni. È sorprendente che ad un esercizio che ha generato il migliore bilancio finanziario di competenza degli ultimi anni possa associarsi una pesante perdita di CE. A cascata andrebbe rivista anche la situazione patrimoniale (SP), in quanto l’utile o la perdita di CE si riporta nella SP, in incremento od in decremento del patrimonio netto.


venerdì 13 maggio 2022

Assurda attribuzione della competenza fiscale per le piattaforme a mare

 

Nel 2019 è stata istituita l’IMPi, imposta immobiliare sulle piattaforme marine, in sostituzione dell’IMU, con decorrenza 2020 (art. 38 del DL 124/2019, convertito dalla legge 157/2019). La nuova legge ha lasciato invariate sia la base imponibile (valore catastale o, in assenza, di stato patrimoniale) che l’aliquota (10,6 per mille, di cui il 3 per mille al comune competente); la novità consiste nella previsione di un apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze - di concerto con il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa ed il Ministro della transizione ecologica – che avrebbe identificato i criteri di attribuzione ai comuni della competenza fiscale. Il decreto interministeriale – che doveva essere emanato entro 180 giorni dalla pubblicazione del DL 124/2019 – è stato finalmente emanato il 28 aprile 2022 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 108 del 10 maggio 2022.

In Basso Molise il decreto interministeriale era atteso con interesse, dato il lungo contenzioso con Edison-ENI riguardante tre piattaforme (Rospo mare A, B e C) ed un serbatoio galleggiante (Alba Marina), concluso transattivamente per gli anni fino al 2019, che ha visto coinvolti i comuni di Vasto, Termoli, Petacciato e Montenero di Bisaccia. Il decreto di fresca pubblicazione attribuisce a Petacciato la piattaforma Rospo Mare A ed a Vasto le piattaforme Rospo Mare B e Rospo Mare C. Questa attribuzione è inaccettabile, perché è assurdo il criterio di assegnazione della competenza fiscale adottato. Nella “Nota metodologica”, allegata al decreto, si dice di avere utilizzato il metodo dei poligoni di Thiessen, che serve – udite, udite – «per valutare la distribuzione delle stazioni pluviometriche» e dunque non ha il benché minimo rapporto con la questione da dirimere. La “Nota metodologica” aggiunge che i poligoni di Thiessen «presentano specifico interesse anche in geografia economica», senza per altro argomentare l’affermazione.

L’utilizzo dei poligoni di Thiessen per analisi economiche è fasullo, come mi accingo a spiegare, ma, anche se non lo fosse, sarebbe comunque inappropriato, in quanto andava stabilito il criterio di attribuzione della competenza fiscale ai comuni costieri, che non ha nulla a che vedere con le aree di attrazione economiche dei comuni medesimi. Il metodo Thissen prescinde dalla morfologia e dall’estensione territoriale dei comuni; esso prende in considerazione la loro posizione puntuale e la reciproca distanza in linea d’aria. Tra due comuni si traccia un segmento da centro a centro, questo segmento è tagliato a metà strada in verticale da un “confine”, che individua il versante di un comune e quello dell’altro; proseguendo con tutti i comuni adiacenti, ogni comune risulta circondato da un poligono. I poligoni di Thiessen non hanno nulla a che vedere con il territorio amministrativo di ciascun comune; inoltre, non rappresentano neanche le aree più raggiungibili da ciascun comune, in quanto la distanza tra i comuni è calcolata in linea d’aria e non in tempi di percorrenza, che possono cambiare notevolmente in base alla conformazione orografica (pianura, collina, montagna). Il dato economico è del tutto assente. Volendo, si dovrebbe introdurre almeno il criterio del numero dei residenti (come proxi dell’attrattiva economica) ed il “confine” verticale tra comune e comune andrebbe tracciato non a metà strada (come tempi di percorrenza) ma in proporzione alla popolazione dei due comuni, ampliando l’area del comune più popoloso.

Sia come sia, il metodo Thiessen applicato alla costa molisana dà il risultato illustrato nella figura.


La precisa e competente relazione tecnica redatta dal Cap. Sup. di lungo corso Michele De Gregorio, su incarico della Commissione tributaria provinciale di Campobasso, illustra i criteri di attribuzione territoriale delle acque stabiliti dalla convenzione di Montego Bay del 1982, entrata in vigore nel 1994. Il compito assegnatogli dalla CTP era di stabilire l’eventuale competenza fiscale del Comune di Termoli (che la relazione esclude) e non affronta l’argomento per gli altri comuni; tuttavia, la cartografia inclusa nella relazione sembra attribuire al Molise almeno due piattaforme se non tutte e tre, ragionando secondo i criteri di Montego Bay.

La decisione ministeriale di ricorrere ai poligoni di Thiessen, invece che ai criteri di Montego Bay, è incomprensibile ed assurda; come tale va rifiutata ed il DM del 28/04/2022 deve essere annullato o quantomeno revocato, perché illogico e contradittorio, in quanto separa la competenza fiscale da quella amministrativa territoriale. Della questione sono interessati i comuni di Petacciato e di Montenero, ma più in generale la Regione Molise ed i parlamentari molisani. Si muoverà il Consiglio regionale? Si impegneranno unitariamente i parlamentari molisani?

Un’ultima questione. Il decreto interministeriale tratta esclusivamente delle piattaforme e non degli eventuali serbatoi galleggianti di stoccaggio, al servizio delle piattaforme stesse. Nel caso del Molise, al serbatoio galleggiante Alba Marina si dovrebbe continuare ad applicare l’IMU. Come si individua in questo caso il comune di competenza?

 

PS – Chi volesse ricevere copia del DM 28/04/2022 e della relazione del Cap. Sup. di lungo corso Michele De Gregorio, può richiederle scrivendo a pino.derminio@gmail.com

sabato 30 aprile 2022

Delenda Schweitzer & Nautico!

 


Cambiano le amministrazioni comunali, almeno in apparenza, ma resta incrollabile la determinazione di demolire le scuole Schweitzer e Nautico, di abbattere la piccola pineta antistante (circa 2.700 mq) e di trasformare in residenziale la superficie di un ettaro - ora adibita dal piano regolatore a verde pubblico e ad aree per l’istruzione - incrementando le attuali cubature fino al 90%, grazie alla legge regionale 30/2009, che consente ampie deroghe alle norme edilizie. Il demerito di avere inserito per la prima volta Schweitzer e Nautico nel “Piano triennale delle alienazioni e valorizzazioni” (PTAV) spetta alla Giunta Sbrocca, che, appena insediata, ha messo in vendita i due immobili al prezzo di 11.634.000 euro con il PTAV 2014-2016. Non facendosi avanti compratori, prima di uscire di scena, la Giunta Sbrocca con il PTAV 2019-2021 ha quasi dimezzato il prezzo di vendita, riducendolo a 5.886.250 euro.

La subentrata Giunta Roberti ha ribadito la medesima offerta con il PTAV 2020-2022, nonostante che uno dei suoi esponenti di punta, l’ex sindaco Di Brino, in passato avesse presentato addirittura un esposto alla Corte dei conti, imputando alla Giunta Sbrocca: 1°) di avere posto in vendita per uso residenziale aree a verde pubblico e per l’istruzione senza la preventiva approvazione della variante al piano regolatore; 2°) di avere falsamente rappresentato che i due immobili non fossero più utili o utilizzabili per funzioni istituzionali del comune, contravvenendo al presupposto di legge per la loro alienazione (legge 133/2008, art. 58, comma 1).

Con il PTAV 2021-2023, la Giunta Roberti ha aggiunto un ulteriore incentivo all’alienazione dei due immobili e del relativo terreno, offrendoli in cambio di «lavori di miglioramento sismico e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio scolastico comunale», attraverso lo strumento della finanza di progetto (delibera di Giunta 275/2020). Il ricorso alla finanza di progetto appare illegittimo, perché essa può essere applicata se il privato copre almeno il 51% dell’investimento, mentre in questo caso si tratta piuttosto di un appalto di lavori con pagamento del prezzo tramite il conferimento di beni immobili comunali. L’adozione della finanza di progetto non è un dettaglio formale, perché in una gara d’appalto “normale” vince chi formula la migliore offerta, mentre in una gara in finanza di progetto il promotore della stessa, scelto in precedenza dall’amministrazione, gode del diritto di prelazione, che gli permette di “scippare” l’aggiudicazione della gara al concorrente che ha presentato la migliore offerta, se si impegna ad applicare la medesima offerta. La consigliera comunale di Termoli Bene Comune – Rete della Sinistra ed i quattro consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno presentato una mozione di revoca per pubblico interesse della delibera di Giunta 275/2020; mozione bocciata con il voto contrario non solo dei consiglieri di maggioranza (incluso Di Brino), ma anche di quelli del Partito Democratico (delibera di Consiglio comunale n. 6 del 26/03/2021). A seguito della bocciatura della mozione, TBC-RdS e M5S hanno presentato un dettagliato esposto alla Procura della Corte dei conti di Campobasso, all’ANAC ed all’Ispettorato del Dipartimento della Funzione pubblica, che pare inascoltato.

Nel PTAV 2022-2024 troviamo una novità: l’amministrazione comunale ha dovuto “innovare” le esigenze a giustificazione della necessità di vendere la Schweitzer ed il Nautico, dato che nel frattempo gli interventi sulle scuole addotti come necessari con la delibera di Giunta 275/2020 ed anche altri sono stati finanziati da fondi statali. La delibera di Giunta n. 96 del 15 aprile 2022 ha individuato come nuove esigenze cogenti da soddisfare la demolizione e ricostruzione della palestra dell’istituto comprensivo Oddo Bernacchia, sita nel cortile della scuola Principe di Piemonte, e la costruzione di una nuova scuola secondaria di primo grado Albert Schweitzer, per un costo complessivo stimato di 5.843.914 euro (35% per la palestra e 65% per la Schweitzer).

Che la palestra della Principe di Piemonte sia tutta da rifare è probabile, visto che lasciava a desiderare già più di mezzo secolo fa, quando da studente la frequentavo; quello che sorprende è come la sua demolizione e ricostruzione possa costare circa 2 milioni. L’immobile esistente occupa una superficie di 300 mq circa ed un volume intorno a 20.000 mc; considerando un costo di demolizione di 40 €/mc, la demolizione costerebbe 80.000 euro; la ricostruzione sulla medesima superficie, al costo più che congruo di 2.000 €/mq, ammonterebbe a 600.000 euro. Il nuovo edificio potrebbe essere più grande di quello esistente, dunque più costoso, ma non tanto da limitare la luce alle aule che hanno le finestre sul cortile della Principe di Piemonte.

La cosa più sorprendente in assoluto è però l’intenzione di “alienare” l’attuale Schweitzer in viale Trieste, quartiere Crocifisso, per costruirne una nuova in via Arno, quartiere San Pietro. La delibera di Giunta 96/2022 parla di ex Schweitzer, ma questa scuola secondaria di primo grado non è affatto “ex”, bensì perfettamente funzionante ed ospita tre sezioni per ciascuna delle tre classi (nove aule), tre laboratori, una biblioteca, la palestra, l’aula magna e locali per i docenti, il personale amministrativo e quello ausiliario. Con quale logica la Giunta Roberti vuole vendere una scuola perfettamente funzionante e ricostruirla, per di più in un altro quartiere? Attualmente i ragazzi del quartiere San Pietro che frequentano le secondarie di primo grado si rivolgono prevalentemente alla Brigida in via Cina, quartiere Santa Maria del Carmelo; è dunque auspicabile mettere a loro disposizione una struttura in via Arno, cioè nel loro quartiere, ma non per questo deve essere eliminata la struttura esistente nel quartiere Crocifisso. Dove finirebbero i circa 200 alunni attuali della Schweitzer? Probabilmente nell’edificio della Principe di Piemonte, nel contiguo quartiere Centro. Quest’ultima struttura sarebbe in grado di accoglierli? In che misura la nuova Schweitzer di via Arno ridimensionerebbe l’attuale utenza della Brigida? La Giunta Roberti si è posta queste domande? Se sì, che soluzioni ha individuato? Qui non si tratta solo né tanto di edilizia, ma di giovani cittadini, che hanno diritto ad uno dei servizi pubblici fondamentali, qual è l’istruzione.

giovedì 21 aprile 2022

La dipendenza energetica dell’Italia dall’estero e in particolare dalla Russia

 

L’aggressione militare della Russia all’Ucraina ha portato all’ordine del giorno il tema delle sanzioni da comminare all’aggressore; tra queste, l’Ucraina insiste con forza sull’interruzione immediata degli acquisti di metano e di petrolio dalla Russia, spalleggiata in ciò dagli USA, dal Regno Unito e dalla Polonia. In questo articolo esamino fino a che punto questa richiesta sia concretamente applicabile nel caso dell’Italia.

Nel 2020 il consumo energetico lordo dell’Italia è stato pari a 144 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio), in decremento rispetto al triennio precedente, per effetto della riduzione del PIL 2020 dell’8,9%, conseguente alla pandemia da covid-19 (gra. 1); nel 2021, tenuto conto dell’incremento del PIL del 6,6%, tale consumo dovrebbero essere in ripresa.

Gra. 1 – Consumo energetico lordo dell’Italia in Mtep - 2017-2020

(Elaborazioni su dati MiSE, Il bilancio energetico nazionale, anni 2018 e 2020.)

L’Italia ha una forte dipendenza energetica dall’estero, intorno al 77% del consumo energetico lordo; nel 2020 la dipendenza è scesa al 73,8%, perché la riduzione della domanda si è scaricata sulle importazioni, ma dovrebbe risalire con la ripresa della domanda.

La fonte energetica principale per l’Italia è il gas naturale - ovvero metano (tetraidruro di carbonio) di origine fossile - che nel 2020 ha coperto il 40,5% dei consumi energetici lordi, mentre le fonti energetiche rinnovabili rappresentano di gran lunga la componente principale di origine nazionale (gra.2).

Gra. 2 - Fonti del consumo energetico lordo dell’Italia nel 2020

(Elaborazioni su dati MiSE, Il bilancio energetico nazionale 2020.)

Il metano è una fonte energetica di primaria importanza anche per la sua versatilità (gra 3); infatti, è prevalentemente distribuito in rete, ma contribuisce anche alla produzione di circa la metà dell’elettricità (gra. 4) ed a produzioni industriali.

Gra. 3 – Utilizzo del metano in Italia nel 2020

(Elaborazioni su dati MiSE, Il gas distribuito alle regioni 2020)

Gra. 4 – Fonti di produzione dell’elettricità in Italia nel 2020

(Elaborazione su dati ARERA, Relazione 2021, pag. 84.)

Proprio sul gas naturale l’Italia sconta una fortissima dipendenza dalla Russia, che nel 2020 ci ha fornito ben il 42,9% del metano importato, notevole è anche il ruolo dell’Algeria; si noti la fortissima concentrazione dei fornitori, visto che i primi cinque hanno soddisfatto il 93,3% della domanda (gra. 5).

Gra. 5 – Quote di mercato dei fornitori del gas naturale importato dall’Italia nel 2020

(Elaborazioni su dati MiTE, La situazione energetica nazionale 2020.)

Nel caso della Russia e dell’Algeria fa premio la disponibilità di gasdotti, che consentono un trasferimento economico della risorsa dal paese di produzione all’Italia. Per la stessa ragione e per la ricchezza dei suoi giacimenti, la Libia potrebbe essere un partner più importante dell’Algeria, se non fosse dilaniata da una guerra civile di cui non si vede la fine, complicata da appetiti economici e geopolitici di numerose nazioni.

Specialmente l’Algeria, ma anche Quatar e Norvegia, possono incrementare le forniture di gas naturale all’Italia, ma coprirebbero una fetta relativamente modesta delle attuali forniture russe. Da altri fornitori c’è poco da aspettarsi, in termini sia di disponibilità, che di qualità, che di costo della risorsa. L’Italia dovrebbe dunque puntare su un incremento della produzione nazionale da energie rinnovabili, quantomeno per coprire la metà circa di produzione elettrica oggi affidata al metano fossile.

Nel medio termine (quattro o cinque anni), considerati gli aspetti amministrativi, progettuali e tecnici, un notevole incremento della produzione elettrica da rinnovabili si può ottenere specialmente dal fotovoltaico, dall’eolico e, in misura minore, dalle biomasse, mentre per l’idroelettrico ed il geotermico i margini di incremento sono modesti (fig. 6).

Gra. 6 – Composizione della produzione elettrica da energie rinnovabili in Italia nel 2020

(Elaborazioni su dati MiTE, La situazione energetica nazionale 2020.)

Per l’Italia la rinuncia immediata al gas naturale russo determinerebbe un tracollo economico di proporzioni difficili da calcolare, ma sicuramente a due cifre, che vanificherebbe la manovra espansiva affidata al PNRR, la quale – è bene ricordarlo – si regge su circa 170 miliardi di euro di nuovo debito.

Esaminando i consumi energetici da petrolio, troviamo una situazione molto diversa rispetto a quella del gas naturale; infatti, il numero dei fornitori dell’Italia è meno concentrato: i primi cinque nel 2020 hanno coperto il 68,4% del greggio importato (gra. 7)

Gra. 7 - Quote di mercato dei fornitori di petrolio greggio importato dall’Italia nel 2020

(Elaborazioni su dati MiTE, La situazione energetica nazionale 2020.)

Relativamente al greggio, il peso delle forniture russe nel 2020 è stato importante, ma non schiacciante ed è rimpiazzabile da altri fornitori. Per il successo di questo "gioco" sono importanti gli aspetti economici e ancora di più quelli geopolitici. Faccio l’esempio del petrolio iraniano: nel 2015 l’Italia non ha acquistato nulla da quel paese, nel 2016 ha acquistato 2,4 Mt (milioni di tonnellate), nel 2017 9,3 Mt, nel 2018 6,0 Mt, nel 2019 e nel 2020 di nuovo zero. Considerato che nel 2020 abbiamo acquistato 10,0 Mt dall’Azerbaigian, si capisce come la possibilità di sostituire immediatamente le forniture russe di greggio sia legata più al consenso od al veto degli USA, che a ragioni economiche o tecniche.