L’aggressione militare
della Russia all’Ucraina ha portato all’ordine del giorno il tema delle
sanzioni da comminare all’aggressore; tra queste, l’Ucraina insiste con forza sull’interruzione
immediata degli acquisti di metano e di petrolio dalla Russia, spalleggiata in
ciò dagli USA, dal Regno Unito e dalla Polonia. In questo articolo esamino fino
a che punto questa richiesta sia concretamente applicabile nel caso dell’Italia.
Nel 2020 il consumo
energetico lordo dell’Italia è stato pari a 144 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti
di petrolio), in decremento rispetto al triennio precedente, per effetto della
riduzione del PIL 2020 dell’8,9%, conseguente alla pandemia da covid-19 (gra.
1); nel 2021, tenuto conto dell’incremento del PIL del 6,6%, tale consumo
dovrebbero essere in ripresa.
Gra.
1 – Consumo energetico lordo dell’Italia in Mtep - 2017-2020
(Elaborazioni su dati
MiSE, Il bilancio energetico nazionale, anni 2018 e 2020.)
L’Italia ha una forte
dipendenza energetica dall’estero, intorno al 77% del consumo energetico lordo;
nel 2020 la dipendenza è scesa al 73,8%, perché la riduzione della domanda si è
scaricata sulle importazioni, ma dovrebbe risalire con la ripresa della
domanda.
La fonte energetica
principale per l’Italia è il gas naturale - ovvero metano (tetraidruro di
carbonio) di origine fossile - che nel 2020 ha coperto il 40,5% dei consumi
energetici lordi, mentre le fonti energetiche rinnovabili rappresentano di gran
lunga la componente principale di origine nazionale (gra.2).
Gra.
2 - Fonti del consumo energetico lordo dell’Italia nel 2020
(Elaborazioni su dati
MiSE, Il bilancio energetico nazionale 2020.)
Il metano è una fonte
energetica di primaria importanza anche per la sua versatilità (gra 3); infatti,
è prevalentemente distribuito in rete, ma contribuisce anche alla produzione di
circa la metà dell’elettricità (gra. 4) ed a produzioni industriali.
Gra.
3 – Utilizzo del metano in Italia nel 2020
(Elaborazioni su dati
MiSE, Il gas distribuito alle regioni 2020)
Gra.
4 – Fonti di produzione dell’elettricità in Italia nel 2020
(Elaborazione su dati
ARERA, Relazione 2021, pag. 84.)
Proprio sul gas
naturale l’Italia sconta una fortissima dipendenza dalla Russia, che nel 2020
ci ha fornito ben il 42,9% del metano importato, notevole è anche il ruolo
dell’Algeria; si noti la fortissima concentrazione dei fornitori, visto che i
primi cinque hanno soddisfatto il 93,3% della domanda (gra. 5).
Gra.
5 – Quote di mercato dei fornitori del gas naturale importato dall’Italia nel
2020
(Elaborazioni su dati
MiTE, La situazione energetica nazionale 2020.)
Nel caso della Russia e
dell’Algeria fa premio la disponibilità di gasdotti, che consentono un
trasferimento economico della risorsa dal paese di produzione all’Italia. Per
la stessa ragione e per la ricchezza dei suoi giacimenti, la Libia potrebbe
essere un partner più importante dell’Algeria, se non fosse dilaniata da una
guerra civile di cui non si vede la fine, complicata da appetiti economici e
geopolitici di numerose nazioni.
Specialmente l’Algeria,
ma anche Quatar e Norvegia, possono incrementare le forniture di gas naturale
all’Italia, ma coprirebbero una fetta relativamente modesta delle attuali
forniture russe. Da altri fornitori c’è poco da aspettarsi, in termini sia di
disponibilità, che di qualità, che di costo della risorsa. L’Italia dovrebbe dunque
puntare su un incremento della produzione nazionale da energie rinnovabili,
quantomeno per coprire la metà circa di produzione elettrica oggi affidata al
metano fossile.
Nel medio termine
(quattro o cinque anni), considerati gli aspetti amministrativi, progettuali e
tecnici, un notevole incremento della produzione elettrica da rinnovabili si
può ottenere specialmente dal fotovoltaico, dall’eolico e, in misura minore,
dalle biomasse, mentre per l’idroelettrico ed il geotermico i margini di
incremento sono modesti (fig. 6).
Gra.
6 – Composizione della produzione elettrica da energie rinnovabili in Italia
nel 2020
(Elaborazioni su dati
MiTE, La situazione energetica nazionale 2020.)
Per l’Italia la
rinuncia immediata al gas naturale russo determinerebbe un tracollo economico
di proporzioni difficili da calcolare, ma sicuramente a due cifre, che
vanificherebbe la manovra espansiva affidata al PNRR, la quale – è bene
ricordarlo – si regge su circa 170 miliardi di euro di nuovo debito.
Esaminando i consumi
energetici da petrolio, troviamo una situazione molto diversa rispetto a quella
del gas naturale; infatti, il numero dei fornitori dell’Italia è meno
concentrato: i primi cinque nel 2020 hanno coperto il 68,4% del greggio
importato (gra. 7)
Gra. 7 - Quote di mercato dei fornitori di petrolio
greggio importato dall’Italia nel 2020
(Elaborazioni su dati
MiTE, La situazione energetica nazionale 2020.)
Relativamente al greggio, il peso delle forniture russe nel 2020 è stato importante, ma non schiacciante ed è rimpiazzabile da altri fornitori. Per il successo di questo "gioco" sono importanti gli aspetti economici e ancora di più quelli geopolitici. Faccio l’esempio del petrolio iraniano: nel 2015 l’Italia non ha acquistato nulla da quel paese, nel 2016 ha acquistato 2,4 Mt (milioni di tonnellate), nel 2017 9,3 Mt, nel 2018 6,0 Mt, nel 2019 e nel 2020 di nuovo zero. Considerato che nel 2020 abbiamo acquistato 10,0 Mt dall’Azerbaigian, si capisce come la possibilità di sostituire immediatamente le forniture russe di greggio sia legata più al consenso od al veto degli USA, che a ragioni economiche o tecniche.
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