venerdì 27 febbraio 2026

Le destre vogliono il sindaco d’Italia

 

Altra legislatura, altra legge elettorale. La giostra è iniziata nel 1993, con l’approvazione del Mattarellum, utilizzato nelle politiche del 1994, 1996 e 2001; nel 2005 è arrivato il Porcellum, messo in pratica nel 2006, 2008 e 2013; nel 2015 ci ha provato il governo Renzi con l’Italicum, bocciato sia dal referendum costituzionale che dalla Corte costituzionale; nel 2017 è stato emanato il Rosatellum, applicato nel 2018 e nel 2022. Il governo Meloni, per non essere da meno, ha appena depositato in parlamento l’ennesimo progetto di riforma della legge elettorale.

Che in 33 anni si siano avvicendate tre leggi elettorali, più una abortita, è un pessimo segno per la democrazia. La legge elettorale è un cardine del sistema democratico e, nell’impianto della costituzione del 1948, mirava a garantire la rappresentatività del Parlamento, espressione del popolo sovrano. Evidentemente questo è visto come un disturbo da un ceto politico che, specialmente dopo Tangentopoli e la crisi della Prima Repubblica, scivola sempre più verso una casta autoreferenziale. Si è così messa in ombra la rappresentatività del Parlamento, che ostacolerebbe la governabilità. Il nuovo mantra è stato ed è: governi “blindati”, che durino per l’intera legislatura. Che essi deformino la volontà popolare, è solo un trascurabile dettaglio. Fino alle politiche del 1976 si sono recati a votare il 92-93% degli aventi diritto; praticamente “tutti”, considerando fisiologico un non voto del 7-8%, dovuto in molti casi ad impedimenti personali (malattia, lutto, soggiorno all’estero). Il calo dell’affluenza è iniziato dalle politiche del 1979 - dopo il rapimento e l’assassinio di Moro, l’evaporazione del “compromesso storico”, l’avvio della rimonta neoliberista - fino a sprofondare al 64% nelle elezioni del 2022.

La nuova proposta di legge elettorale in apparenza vorrebbe recuperare le rappresentatività del Parlamento, ma poi si smentisce, introducendo un gigantesco “premio di governabilità” ed elementi di “premierato”, ispirati all’attuale legge per l’elezione dei sindaci e dei Consigli comunali. Verrebbero eliminati la componente maggioritaria ed i collegi uninominali (fatta eccezione per la Valle d’Aosta e per le province autonome di Trento e Bolzano), ripristinando il proporzionale, mantenendo le attuali soglie di sbarramento (3% per le singole liste e 10% per le coalizioni).

Se la riforma Meloni si fermasse qui, ne sarei un fervente sostenitore; ma, continuando a leggere la proposta, emerge un ma grosso come una montagna. Verrebbe introdotto un “premio di governabilità” alla lista o coalizione che superi il 40% dei voti validi, pari a 70 parlamentari in più alla Camera e 35 in più al Senato, su un totale rispettivamente di 400 e 200 parlamentari. Il “premio” vale dunque ben il 17,5% dei seggi. Una percentuale talmente esagerata che il Governo stesso prevede di moderarla, fissando al 60% il numero dei seggi occupati dalla lista o coalizione che ottiene il premio di governabilità, come si fa nelle elezioni comunali. In numeri, con il 40% dei voti validi si ottiene il 57,5% dei seggi, dal 42,5% in su il Governo può contare su un 60% tondo tondo: maggioranza ultra tranquilla, al riparo anche da eventuali cambi di casacca. La rappresentatività, il proporzionale, un voto vale uno? Clamorosamente smentiti.

Che succede se nessuno supera il 40% dei voti validi? Qui la proposta si fa un po’ macchinosa. Se due liste o coalizioni si piazzano tra il 35% ed il 40%, si prevede un ulteriore turno di ballottaggio, per assegnare il premio di governabilità; se invece una sola lista o coalizione conseguisse tra il 35% ed il 40% i seggi verrebbero ripartiti tutti con il sistema proporzionale.

La svolta autocratica non finisce qui. Le liste sarebbero bloccate, come ora, affinché i parlamentari non si mettano in testa di essere eletti dal popolo, invece che nominati dalle segreterie di partito. C’è di più: si insinua un anticipo di “premierato” (che Meloni vorrebbe introdurre con una futura legge costituzionale), in quanto le liste o loro coalizioni sarebbero obbligate ad indicare il loro candidato presidente del Consiglio dei ministri, come si fa nelle elezioni dei sindaci. In pratica si tratta di una forma camuffata di elezione diretta del primo ministro. La proposta di legge elettorale si preoccupa di precisare che tale designazione non sarebbe vincolante per il presidente della Repubblica, al quale la nostra Costituzione, per il momento, demanda il potere di nominare il premier, dopo avere consultato tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Però - nuovamente un però grande come una montagna - come potrebbe discostarsi il presidente della Repubblica da una designazione pseudo-popolare, accompagnata ad una maggioranza premiale del 60%, mentre egli è stato eletto “solo” dal Parlamento? In pratica, il presidente della Repubblica svolgerebbe un compito di semplice notaio. Un uomo od una donna soli al comando!


giovedì 26 febbraio 2026

I sindaci molisani contro la riorganizzazione della guardia medica

Pubblico il testo integrale del comunicato stampa di Sinistra italiana, che sulla stampa locale è apparso con pesanti tagli.


È raro che la Conferenza dei sindaci molisani si pronunci unanimemente e con tanto sdegno contro un provvedimento del servizio sanitario regionale, come è avvenuto il 23 febbraio, contro la riorganizzazione della “continuità assistenziale” (CA), ex guardia medica, prevista dal decreto del Commissario ad acta (DCA) n. 9 del 14 gennaio 2026.

Attualmente, sui 136 comuni molisani 44 sono sedi di CA; con la riorganizzazione i comuni sedi di CA diventano 16. Più che un taglio è una strage, con quello che ne consegue ai fini della disponibilità e tempestività del servizio, data la dispersione dei comuni sul territorio e lo stato penoso di gran parte delle strade provinciali.

Commissario e Sub-commissario si giustificano, ammettendo che la CA già ora funziona male, perché per coprire 44 sedi (di cui 4 con doppio medico) servirebbero 192 medici di CA, mentre oggi ne sono disponibili solo 68 (il 35%), di cui 41 sono anche medici di famiglia – ora si chiamano di “assistenza primaria” (AP) – e 27 esclusivamente di CA, questi ultimi in gran parte prossimi alla pensione. Per tappare i buchi (i 124 medici di CA mancanti), l’ASReM cerca di assegnare incarichi temporanei di uno o tre mesi, per lo più a medici specializzandi.

Visto che il servizio di CA è decisamente carente, Commissario e Sub-commissario, piuttosto che trovare un qualche rimedio alla grave carenza di medici, hanno ridotto le postazioni di CA a 16, da coprire con 84 medici di CA, così ne mancherebbero “solo” 16 ed il servizio, grazie ad un atto meramente burocratico, sembra meno carente.

Di fronte a questo “gioco di prestigio” i sindaci, nessuno escluso, hanno chiesto la revoca del DCA 9/2026; per la verità avrebbero dovuto chiedere anche la revoca dei DCA 8/2026 e 7/2026, emanati contemporaneamente al primo, al quale sono interconnessi, che si occupano della riorganizzazione dell’intera medicina così detta territoriale e che sono criticabili non solo per le scelte relative alla CA.

Restando nell’ambito della CA, quali possono essere gli interventi realmente migliorativi del servizio? I sindaci hanno deciso di creare due gruppi di lavoro provinciali per elaborare nuove proposte. A nostro avviso, poiché il vincolo centrale è la carenza di medici di CA, la soluzione a breve può risiedere soltanto in un maggiore impegno da parte dei medici di famiglia cosiddetti “a ciclo di scelta”, che nella grande maggioranza hanno tra 1.001 e 1.500 assistiti e sono tenuti ad effettuare solo 15 ore a settimana di apertura dei loro studi privati, senza obblighi di turni di CA.

Su proposta del Sindaco di Isernia, i sindaci hanno approvato all’unanimità anche la richiesta di rimozione del Commissario e del Sub-commissario ad acta, da inviare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministri della Salute e dell’Economia ed alla Regione Molise. Per rimuovere l’avv. Bonamico ed il dottor Di Giacomo non è necessario rivolgersi a tanti e tanto lontano, basta rivolgersi a chi li ha scelti ed al quale rispondono di fatto, cioè al Presidente della Regione, che ha preferito non intestarsi il ruolo di Commissario per non esporsi in prima persona.

Sinistra Italiana valuta con favore la levata di scudi dei sindaci sulla riorganizzazione del servizio di CA ed auspica che essi assumano posizioni altrettanto forti anche su altre carenze del servizio sanitario regionale. Dopo 20 anni di Piano di rientro dei disavanzi, constatiamo che i conti non sono migliorati, ma i servizi sono peggiorati, con un indice di fuga riguardo ai ricoveri del 32%, di gran lunga il peggiore in assoluto. Dopo 20 anni è il momento di revocare l’accordo del marzo 2007, centrato prioritariamente su vincoli economici e finanziari, e trattare con il Governo un nuovo accordo, centrato sulla riorganizzazione ed il rilancio dei servizi sanitari del Molise. Serve a poco chiedere soldi per tappare le perdite economiche pregresse, se non si rifonda il sistema con un piano di sviluppo su 4-5 anni, dotato di adeguati investimenti. Anche la Corte costituzionale, in numerose sentenze recenti, ha stabilito che la salute è un diritto costituzionale incomprimibile che prevale sui vincoli di bilancio.


sabato 7 febbraio 2026

Eversione dell’indipendenza della magistratura

 

Il 22 e 23 marzo (se non cambiano le date) gli italiani sono chiamati al referendum confermativo della legge costituzionale di separazione delle carriere della magistratura giudicante da quella requirente. La gran parte del dibattito si è sviluppata appunto su tale separazione, che i fautori del “no” stigmatizzano come passo preliminare ad un successivo intervento legislativo, che assoggetti le Procure della Repubblica ed i pubblici ministeri al Ministero della giustizia, dunque all’esecutivo. Se ci fermiamo a questo aspetto, pur presente ed importante, tale riforma costituzionale parrebbe non apportare nell’immediato modifiche sostanziali all’attuale ordinamento della giustizia e potrebbe considerarsi innocua, dato che la separazione delle funzioni requirente e giudicante esiste già ed è possibile passare dall’una all’altra solo una volta nella carriera, cosa che interessa ogni anno appena l’uno per cento dei magistrati. Purtroppo non è affatto così, la riforma – se prevarranno i “si” – sarà già eversiva dell’autonomia del potere giudiziario, che in una democrazia liberale dovrebbe dipende solo dalle leggi e non dagli altri due poteri: legislativo ed esecutivo.

La riforma prevede lo sdoppiamento del CSM (Consiglio superiore della magistratura) e modifiche sostanziali al meccanismo di formazione dell’organo di autogoverno. Attualmente fanno parte di diritto del CSM il Presidente della Repubblica, il Primo Presidente della Cassazione ed il Procuratore Generale della Cassazione; ad essi si aggiungono 16 componenti “togati”, eletti dai magistrati ordinari, penali e civili, ed 8 "laici", eletti dal Parlamento in seduta comune, tra professori universitari di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione. Il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica, che in realtà interviene in casi eccezionali; la presidenza di fatto è gestita dal Vice Presidente, eletto dai componenti del CSM obbligatoriamente tra i “laici”.

Con il nuovo assetto, i due distinti CSM (dei magistrati giudicanti, penali e civili, e di quelli requirenti, penali) vedono entrambi ancora la presenza di diritto del Presidente della Repubblica, del Primo Presidente della Cassazione e del Procuratore Generale della Cassazione. Le cose cambiano radicalmente riguardo alla designazione degli altri componenti. I 16 “togati” non sono più eletti, ma estratti a sorte tra i magistrati, rispettivamente giudicanti e requirenti. Gli 8 “laici” vengono estratti a sorte, ma in «un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio» scelto dal Parlamento in seduta congiunta; pertanto, i “laici” papabili sono selezionati da accordi politici, mentre i “togati” sono scelti a caso.

Il Governo sostiene che nominare a caso i “togati” servirebbe a “spoliticizzare” la magistratura, dove lo “stigma” politico risulterebbe dal fatto che all’elezione del Comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati (ANM), che è l’associazione sindacale delle toghe, concorrono varie liste. Alle ultime elezioni dell’ANM, tenute il 28 gennaio 2025, hanno votato 6.855 magistrati su un totale di 8.404 (partecipazione 81,6%), e sono state presentate cinque liste, che hanno ottenuto le seguenti percentuali sui voti espressi: Magistratura indipendente 30,1%; Area democratica per la giustizia 26,3%; Unità per la Costituzione 22,8%; Magistratura democratica 15,8%; Articolo Centouno 4,4%. Come si vede gli orientamenti sindacali della magistratura presentano un panorama variegato, non sovrapponibile meccanicamente ai partiti politici presenti in Parlamento e forse è proprio questo che dispiace al Governo Meloni.

Con l’estrazione a sorte dei componenti “togati” dei due CSM gli orientamenti dei giudici non spariscono, ma la rappresentanza e la rappresentatività delle varie posizioni è affidata al caso. L’estrazione casuale di appena 16 persone sui quasi 2.000 pubblici ministeri ed, ancora peggio, sui circa 6.500 magistrati giudicanti, non genera un campione rappresentativo dei componenti delle due categorie di giudici; infine, i 16 “togati” sorteggiati rappresentano solo se stessi, non avendo ricevuto alcun mandato dalla categoria dalla quale sono stati estratti. Ne consegue una grave perdita di autorevolezza, responsabilità, rappresentatività e motivazione della componente “togata”, rispetto a quella “laica”, che invece è selezionata dal Parlamento.

Una modifica ancora più pesante riguarda la giurisdizione disciplinare sui magistrati, che ora è esercitata dalla Sezione disciplinare del CSM, composta da 6 membri: il Vice Presidente CSM (che è un “laico”), 4 “togati”, 1 “laico”. L’azione disciplinare può essere promossa dal Ministro della Giustizia o dal Procuratore Generale della Cassazione. Le decisioni della Sezione disciplinare possono essere impugnate di fronte alle Sezioni Unite della Cassazione.

La nuova legge prevede invece la costituzione di una Alta Corte disciplinare, unica per giudicanti e requirenti, «composta da quindici giudici, tre dei quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti, che il Parlamento in seduta comune, […] compila mediante elezione, nonché da sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità». Riepilogando, sei componenti sono di nomina politica e nove estratti a caso tra i magistrati. Si aggiunga che il Presidente dell’Alta Corte disciplinare è eletto obbligatoriamente tra i componenti di nomina politica. Non dovrebbe essere difficile trovare un paio di “togati” disponibili ad allinearsi con i “laici”. Le decisioni dell’Alta Corte possono essere appellate, ma di nuovo presso l’Alta Corte, benché con un diverso collegio giudicante.

La democrazia liberale non è piena democrazia, perché manca delle componenti sociali della democrazia: diritto al sapere, alla salute, alla casa, al lavoro sicuro ed adeguatamente retribuito, all’arte. In Italia da quasi mezzo secolo scontiamo un arretramento sempre più incalzante della democrazia, sia sociale che liberale. È ora di dire NO e di cominciare ad invertire le tendenze accentratrici ed autoritarie.

sabato 10 gennaio 2026

Rete ictus tra politica carente e ricorsi amministrativi mal congegnati.

 


L’ictus è una grave patologia tempodipendente, che colpisce ogni anno circa 1.100 molisani, nel 23% dei casi nella forma emorragica, che è la peggiore. Il commissario ad acta della sanità molisana ha istituito e definito la “rete ictus”, cioè chi e come deve intervenire in caso di ictus, con i decreti n. 100, dell’11 giugno 2025 e n. 157, del 1° ottobre 2025. L’analisi dei contenuti specifici della rete ictus molisana è mancata quasi del tutto in sede politica, dove l’elemento su cui si sono focalizzate le poche critiche è il ruolo assegnato a Neuromed. La rete ictus approvata presenta purtroppo gravi carenze ed illogicità operative, che ho illustrato in un precedente articolo, al quale rimando (link: https://antennatermoli.blogspot.com/2025/09/la-rete-ictus-del-molise-penalizza-i.html); qui mi occupo delle recenti ricadute giudiziarie dei decreti citati.

Si sono rivolti alla giustizia amministrativa, chiedendo l’annullamento dei due decreti, il Comitato pro Cardarelli, Cittadinanzattiva Molise e, come cittadini, l’esponente di Costruire Democrazia Adele De Capoa e l’avv. Andrea Sellitto (ricorso 269/2025); un separato ricorso al TAR del Molise (277/2025) è stato presentato dal Comune di Campobasso. I presentatori del primo ricorso (quindi non il Comune di Campobasso) hanno altresì presentato richiesta di sospensiva cautelare dei due decreti, in merito alla quale il TAR del Molise si è pronunciato con l’ordinanza n. 136/2025, pubblicata il 4 dicembre 2025, rigettando la richiesta di sospensiva, perché «l’approvazione della cd. rete ictus è stata contestata essenzialmente sotto il profilo della mancata regolazione contestuale della cd. rete politrauma, della quale, però, autonomamente si occupa il sopravvenuto D.C.A. [decreto commissario ad acta, ndr] n. 180 del 24.11.2025». Tuttavia, il TAR del Molise è stato benevolo con i ricorrenti, fissando l’udienza per la trattazione di merito al 25 marzo 2026; inoltre, ha deciso la compensazione delle spese del giudizio cautelare (cioè zero spese).

Non paghi di ciò, il Comitato pro Cardarelli, Cittadinanzattiva Molise e, come cittadino, l’avv. Andrea Sellitto, hanno impugnato l’ordinanza cautelare del TAR del Molise di fonte al Consiglio di Stato. Mal gliene incolse. Il supremo organo della magistratura amministrativa, con l’ordinanza n. 21/2026, pubblicata il 9 gennaio 2026, ha demolito l’impugnazione, sia perché l’udienza di merito è prossima e sia per l’intreccio con altro ricorso cautelare relativo alla rete trauma, la cui discussione è fissata per il 14 gennaio 2026. Il Consiglio di Stato si è talmente urtato, che ha condannato i ricorrenti a pagare 2.000 euro di spese legali a ciascuno dei quattro soggetti resistenti: l’avvocatura generale dello Stato, Neuromed, l’ASReM ed il Comitato Salute e Vita (intervenuto in opposizione al ricorso). Una scoppola di 8.000 euro, che raramente viene comminata dai giudici amministrativi.

Tra politica carente e ricorsi amministrativi mal congegnati, finisce che ci teniamo una rete ictus inadeguata, specialmente per i piccoli comuni e per l’intero Basso Molise.

sabato 27 dicembre 2025

Natale, tempo di regali

 Testo integrale del comunicato di AVS sull'illegittima anticipazione di 800mila euro a COGECO.

Natale, si sa, è tempo di regali e Cogeco 2025 srl - l’impresa aggiudicataria dell’appalto integrato per la “rigenerazione” del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo Dolce, che fa capo a Vincenzo Cotugno e famiglia - ne ha ricevuto uno bello grosso dal Comune di Termoli. Ci riferiamo alla determina dirigenziale n. 2944 dell’11 dicembre 2025, con la quale a Cogeco 2025 sono stati liquidati 800.820 euro (+ 10% di IVA), come anticipo dell’importo lavori della “rigenerazione”, in forza dell’art. 125 del DLgs 36/2023 (Codice dei contratti pubblici), che prevede l’erogazione dell’anticipo (nel caso specifico il 20%) «entro quindici giorni dall'effettivo inizio della prestazione, corrispondente alla consegna dei lavori», cioè all’avvio della loro esecuzione.

I lavori della “rigenerazione” sono stati dunque avviati? Allo stato attuale risulta transennata l’area del Pozzo Dolce e non altro. Con tutta probabilità, a breve si effettueranno i rilievi tecnici sull’area di intervento e sull’immobile fatiscente sul Pozzo Dolce; ma il cantiere è ben lontano dal suo avvio, perché mancano tutta una serie di adempimenti amministrativi e tecnici, propedeutici all’inizio dei lavori.

1) Non è stata esperita la verifica di assoggettabilità a VIA (valutazione di impatto ambientale). 2) Non è stata ancora neanche convocata la conferenza di servizi decisoria, che potrebbe comportare un’ulteriore riprogettazione dell’intervento, ma anche una sua bocciatura. 3) Non esiste il progetto esecutivo e dunque neanche la sua verifica tecnico-economica, eseguita da uno studio terzo. Che lavori si dovrebbero avviare, se manca il progetto esecutivo verificato? L’art. 44, comma 5 del vigente Codice dei contratti pubblici dice chiaro che, nell’appalto integrato, «L'esecuzione dei lavori può iniziare solo dopo l'approvazione, da parte della stazione appaltante, del progetto esecutivo [verificato]».

Che l’amministrazione comunale abbia una certa fretta si può capire, perché la “rigenerazione” deve essere completata entro il 31 dicembre 2027, pena la revoca del finanziamento di 5 milioni da PNRR; ciò non vuol dire che si possano “saltare” i passaggi procedimentali previsti dalla legge. In ogni caso, dare per avviato un cantiere che non lo è non ne accelera la conclusione. L’unico risultato della determina 2944/2025 è di “anticipare l’anticipo” a Cogeco 2025, prima che se ne concretizzino le condizioni tecniche e giuridiche, con il rischio ulteriore di generare un danno erariale, qualora la “rigenerazione” si bloccasse o non si completasse entro il 2027.

Termoli, 27 dicembre 2025

ALLEANZA VERDI E SINISTRA - TERMOLI

martedì 25 novembre 2025

Il contropiano anglofrancotedesco per continuare la guerra in Ucraina

 

Sul piano presentato da Trump per la risoluzione del conflitto tra Russia ed Ucraina la Russia non si è espressa in dettaglio, ma Putin ha dichiarato che può essere una valida base per le trattative. All’idea che un tavolo negoziale possa essere realmente avviato, il Regno Unito, la Francia e la Germania - che si sono attribuite il ruolo di paesi guida dell’Europa - sono corse immediatamente ai ripari, stilando un contropiano, presentato come sviluppo del piano Trump, ma che in realtà ne ribalta o stravolge i contenuti più significativi, allo scopo (naturalmente non dichiarato) di fare proseguire la guerra, fino all’ultimo ucraino. Nel momento in cui scrivo è stato appena annunciato un terzo piano, che dovrebbe essere la “sintesi” dei primi due; quando il suo testo sarà reso noto capiremo se si avvicina più al piano Trump od a quello anglofrancotedesco.

Gli obiettivi chiave per la Russia sono due: 1) rinuncia di Kiev ad aderire alla NATO, ad ospitare forze armate straniere, a detenere armi in grado di colpire a lungo raggio; 2) annettere (come ha già fatto) le province russofone di Crimea, Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia, anche per avere il controllo del Mare d’Azov, dove si trovano le basi principali della flotta russa del Mar Nero.

La questione NATO, armati ed armi

Il punto 3 del piano Trump recita: «Ci sarà l’aspettativa che la Russia non invada i suoi vicini e la NATO non si espanda ulteriormente.» Questo punto è stato omesso nel piano UK+F+D.

Il punto 7 del piano Trump dice: «L’Ucraina accetta di sancire nella sua costituzione che non si unirà alla NATO, e la NATO accetta di inserire nei suoi statuti di non accettare l’Ucraina in alcun momento futuro.» Invece nel piano UK+F+D, punto 6, è scritto «L’adesione dell’Ucraina alla Nato dipenderà dal consenso dei membri dell’Alleanza, che attualmente non esiste.» Quest’ultima formula è banale, nel senso che lo statuto della NATO prevede che l’ingresso di nuovi membri debba essere approvato all’unanimità, ed aggiunge che per il momento tale adesione non è prevista, ma non la esclude affatto in futuro.

Al punto 8 del piano Trump si precisa che «La NATO accetta di non stazionare truppe in Ucraina.», per sgombrare il campo dall’ipotesi di una presenza NATO di fatto in Ucraina, anche senza l’adesione formale del paese. La versione del piano UK+F+D, punto 7, dice invece che «La Nato accetta di non stazionare permanentemente con truppe sotto il proprio comando in Ucraina in tempo di pace.» Dunque ci potrebbe essere uno schieramento di truppe NATO in Ucraina temporaneo in tempo di pace e sempre ammesso in caso di guerra.

Il punto 9 del piano Trump dice che «Aerei da combattimento europei saranno stazionati in Polonia.» Invece il punto 8 del piano UK+F+D prevede che «I caccia della Nato saranno di stanza in Polonia

La questione territoriale

Alla questione territoriale il piano Trump dedica il punto 21, che si può sintetizzare così: riconoscimento di Crimea, Luhansk e Donetsk come russe, nella loro interezza; la parte del Donetsk attualmente sotto controllo ucraino sarà evacuata dalle forze armate ucraine e sarà una zona smilitarizzata, in cui le forze armate russe si impegnano a non insediarsi. Kherson e Zaporizhzhia sono attribuite alla Russia, per la parte di territorio attualmente controllato; restano all’Ucraina le porzioni che ancora controlla. La Russia si ritirerà dai territori diversi da quelli anzidetti che adesso controlla militarmente.

Il punto 20 del piano UK+F+D dice invece che «L’Ucraina si impegna a non recuperare il proprio territorio occupato tramite mezzi militari. I negoziati sui possibili scambi territoriali partiranno dalla Linea di Contatto.» Nel primo periodo si ribadisce che il territorio occupato dalla Russia è territorio Ucraino, territorio che si vuole recuperare, sia pure con metodi diplomatici.

Altre questioni in breve

Un confronto sinottico di tutti i punti dei due piani va oltre l’orizzonte di questo articolo, focalizzato sui due punti principali in discussione; mi limito quindi ad alcuni accenni.

Nella versione Trump c’è l’impegno dell’Ucraina a tenere le elezioni entro 100 giorni, non si sa da quando; nella versione UK+F+D le elezioni in Ucraina si terrebbero «il prima possibile dopo la firma dell’accordo di pace

Per Trump ci sarà l’amnistia per le azioni di guerra compiute dalle parti in conflitto. UK+F+D omettono del tutto questo punto.

Trump prevede l’adozione da entrambi i paesi in conflitto di programmi educativi di riconciliazione nelle scuole e nella società in generale; tolleranza religiosa e protezione delle minoranze linguistiche; no a discriminazioni ed a divieti nei media e nell’istruzione tra russi ed ucraini; divieto di ideologie ed attività naziste. Di questi impegni UK+F+D salva solo la libertà religiosa e linguistica.

Pesante è la questione dello sblocco dei 300 miliardi di dollari di fondi russi congelati in banche occidentali (solo in Belgio sono depositati circa 200 miliardi di dollari). Secondo Trump, 100 miliardi di dollari di fondi russi andranno alla ricostruzione dell’Ucraina sotto la guida degli Stati Uniti, che riceveranno il 50% dei profitti derivanti da questi investimenti; anche l’Europa (solo UE od anche UK?) dovrà sborsare altri 100 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Ucraina. Sempre secondo Trump, i restanti 200 miliardi di dollari dei russi saranno investiti in tandem USA-Russia «in aree da definire». Nella versione UK+F+D l’Ucraina dovrà essere ricostruita e risarcita a spese della Russia ed i 300 miliardi di dollari di fondi russi nelle banche occidentali resteranno bloccati finché non saranno completati ricostruzione e risarcimento, il cui importo non viene definito e sarebbe dunque illimitato, anche ben oltre i 300 miliardi di dollari congelati.

Infine un punto identico nei due piani, che però non si capisce cosa ci stia a fare, visto che non coinvolge in alcun modo la Russia. Ecco il testo: «L’Ucraina è idonea all’adesione all’UE e otterrà un accesso preferenziale a breve termine al mercato europeo mentre questa questione viene valutata.» Perché l’Ucraina, uno dei paesi più corrotti al mondo e squassato da anni di guerra, sarebbe idonea ad aderire all’UE, addirittura con un accesso preferenziale a breve termine?

 

NOTE

·         Per una sintesi degli eventi russo-ucraini dell’ultimo decennio, si può leggere l’articolo al seguente link https://antennatermoli.blogspot.com/2025/11/excursus-della-crisi-russo-ucraina.html .

·         Il testo sinottico del piano Trump e di quello anglofrancotedesco è reperibile al seguente link https://antennatermoli.blogspot.com/2025/11/confronto-sinottico-tra-il-piano-trump.html .

Confronto sinottico tra il piano Trump e quello anglofrancotedesco

  

PIANO TRUMP

 

1.      La sovranità dell’Ucraina sarà riconfermata.   

2.      Ci sarà un accordo totale e completo di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa. Tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno considerate risolte.

3.      Ci sarà l’aspettativa che la Russia non invada i suoi vicini e la NATO non si espanda ulteriormente.

4.      Si terrà un dialogo tra Russia e NATO, moderato dagli Stati Uniti, per affrontare tutte le preoccupazioni di sicurezza e creare un ambiente di de-escalation per garantire la sicurezza globale e aumentare le opportunità di connettività e future opportunità economiche.

5.      L’Ucraina riceverà solide garanzie di sicurezza.

6.      La dimensione delle Forze Armate ucraine sarà limitata a 600.000 unità.                             

7.      L’Ucraina accetta di sancire nella sua costituzione che non si unirà alla NATO, e la NATO accetta di inserire nei suoi statuti di non accettare l’Ucraina in alcun momento futuro.

8.      La NATO accetta di non stazionare truppe in Ucraina.                                                              

9.      Aerei da combattimento europei saranno stazionati in Polonia.

10.  La garanzia degli Stati Uniti:

a.       Gli Stati Uniti riceveranno un compenso per la garanzia;

b.      Se l’Ucraina invade la Russia, perde la garanzia;

c.       Se la Russia invade l’Ucraina, oltre a una robusta risposta militare coordinata, tutte le sanzioni globali saranno ripristinate e il riconoscimento del nuovo territorio e tutti gli altri benefici di questo accordo saranno revocati;

d.      Se l’Ucraina lancia un missile contro Mosca o San Pietroburgo, la garanzia di sicurezza sarà considerata nulla e non valida.

11.  L’Ucraina è idonea all’adesione all’UE e otterrà un accesso preferenziale a breve termine al mercato europeo mentre questa questione viene valutata.

12.  Robusto pacchetto globale di ricostruzione per l’Ucraina, che include ma non si limita a:

a.       Creazione di un Fondo di Sviluppo dell’Ucraina per investire in industrie ad alta crescita, tra cui tecnologia, centri dati e sforzi di IA.

b.      Gli Stati Uniti collaboreranno con l’Ucraina per ripristinare, far crescere, modernizzare e gestire congiuntamente l’infrastruttura del gas dell’Ucraina, che include i suoi gasdotti e impianti di stoccaggio.

c.       Uno sforzo congiunto per ricostruire le aree colpite dalla guerra per ripristinare, ricostruire e modernizzare città e aree residenziali.

d.      Sviluppo delle infrastrutture.

e.       Estrazione di minerali e risorse naturali.

f.       La Banca Mondiale svilupperà un pacchetto di finanziamento speciale per accelerare questi sforzi.

13.  La Russia sarà reintegrata nell’economia globale:

a.       L’alleggerimento delle sanzioni sarà discusso e concordato in fasi e caso per caso.

b.      Gli Stati Uniti stipuleranno un Accordo di Cooperazione Economica a lungo termine per perseguire lo sviluppo reciproco nei settori dell’energia, delle risorse naturali, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale, dei centri dati, dei progetti di metalli delle terre rare nell’Artico e di altre opportunità aziendali reciprocamente vantaggiose.

c.       La Russia sarà invitata a rientrare nel G8.

14.  I fondi congelati saranno utilizzati come segue:

100 miliardi di dollari dei fondi russi congelati saranno investiti in uno sforzo guidato dagli Stati Uniti per ricostruire e investire in Ucraina. Gli Stati Uniti riceveranno il 50% dei profitti da questa impresa. L’Europa corrisponderà questo contributo di 100 miliardi di dollari per aumentare gli investimenti disponibili per ricostruire l’Ucraina. I fondi europei congelati saranno sbloccati. Il resto dei fondi russi congelati sarà investito in un veicolo di investimento separato USA-Russia che perseguirà progetti congiunti Stati Uniti-Russia in aree da definire. Questo fondo mirerà a rafforzare la relazione e aumentare gli interessi comuni per costruire una forte motivazione a non tornare al conflitto.

15.  Sarà istituita una task force di sicurezza congiunta USA-Russia per promuovere e far rispettare tutte le disposizioni di questo accordo.


16.  La Russia sancirà legislativamente una politica di non aggressione verso l’Europa e l’Ucraina.

17.  Gli Stati Uniti e la Russia accetteranno di estendere i trattati di controllo della non proliferazione nucleare, incluso il Trattato START I.

18.  L’Ucraina accetta di essere uno stato non nucleare nell’ambito del TNP (Trattato sulla Non Proliferazione delle armi nucleari).

19.  La centrale nucleare di Zaporizhzhia sarà riavviata sotto la supervisione dell’AIEA, e l’energia prodotta sarà equamente divisa al 50-50 tra Russia e Ucraina.

20.  Entrambi i paesi si impegnano in programmi educativi nelle scuole e in tutta la loro società che promuovono la comprensione e la tolleranza di culture diverse ed eliminano il razzismo e i pregiudizi:

a.       L’Ucraina adotterà le regole dell’UE sulla tolleranza religiosa e la protezione delle minoranze linguistiche.

b.      Entrambi i paesi accettano di abrogare tutte le misure discriminatorie e garantire i diritti dei media e dell’istruzione ucraini e russi.

c.       Ogni ideologia o attività nazista dovrebbe essere ripudiata e vietata.

21.  Territori:

a.       Crimea, Luhansk e Donetsk saranno riconosciute de facto come russe, anche dagli Stati Uniti.

b.      Kherson e Zaporizhzhia saranno congelate alla linea di contatto, il che significherebbe un riconoscimento de facto alla linea di contatto.

c.       La Russia rinuncerà ad altri territori concordati che controlla al di fuori delle cinque regioni.

d.      Le forze ucraine si ritireranno dalla parte della regione di Donetsk che attualmente controllano, e quest’area di ritiro sarà considerata una zona cuscinetto neutrale smilitarizzata, riconosciuta internazionalmente come territorio appartenente alla Federazione Russa. Le forze russe non entreranno in questa zona smilitarizzata.

22.  Una volta concordati i futuri assetti territoriali, sia la Federazione Russa che l’Ucraina si impegnano a non modificare questi assetti con la forza. Eventuali garanzie di sicurezza non si applicheranno in caso di violazione di questo obbligo.

23.  La Russia non ostacolerà l’uso del fiume Dnieper da parte dell’Ucraina per attività commerciali e saranno raggiunti accordi per consentire il libero movimento delle spedizioni di grano attraverso il Mar Nero.

24.  Sarà istituito un comitato umanitario per risolvere le questioni aperte:

a.       Tutti i prigionieri e i corpi rimanenti saranno scambiati secondo il principio “tutti per tutti”.

b.      Tutti i detenuti civili e gli ostaggi saranno restituiti, compresi i bambini.

c.       Ci sarà un programma di ricongiungimento familiare.

d.      Saranno prese disposizioni per affrontare le sofferenze delle vittime del conflitto.

25.  L’Ucraina terrà elezioni entro 100 giorni.

 

26.  Tutte le parti coinvolte in questo conflitto riceveranno piena amnistia per le azioni di guerra durante il conflitto e accettano di non perseguire rivendicazioni o risolvere ulteriori controversie.

                                                                                                                                                               

27.  Questo accordo sarà legalmente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita da un Consiglio di Pace, presieduto dal Presidente Donald J. Trump. Ci saranno sanzioni per le violazioni.

28.  Una volta che tutte le parti avranno accettato questo memorandum, un cessate il fuoco sarà immediatamente effettivo al ritiro di entrambe le parti nei punti concordati per l’inizio dell’attuazione dell’accordo.

PIANO ANGLOFRANCOTEDESCO

 

1.      La sovranità dell’Ucraina deve essere riconfermata.

2.      Sarà raggiunto un accordo totale e completo di non aggressione tra Russia, Ucraina e Nato. Tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno chiarite.

 

3.      Dopo la firma di un accordo di pace, sarà avviato un dialogo tra Russia e Nato per affrontare tutte le questioni di sicurezza e creare un ambiente di de-escalation che garantisca la sicurezza globale e favorisca opportunità di connettività e di sviluppo economico futuro.         

4.      L’Ucraina riceverà solide garanzie di sicurezza.

5.      Le dimensioni delle forze armate ucraine saranno limitate a 800.000 effettivi in tempo di pace.

6.      L’adesione dell’Ucraina alla Nato dipenderà dal consenso dei membri dell’Alleanza, che attualmente non esiste.                                                                                                                   

7.      La Nato accetta di non stazionare permanentemente con truppe sotto il proprio comando in Ucraina in tempo di pace.

8.      I caccia della Nato saranno di stanza in Polonia. 

9.      Garanzia statunitense che rispecchi l’Articolo 5:

a.       gli Stati Uniti riceveranno un compenso per tale garanzia;

b.      se l’Ucraina invade la Russia, la garanzia sarà revocata;

c.       se la Russia invade l’Ucraina, oltre a una forte risposta militare coordinata, tutte le sanzioni globali saranno ripristinate e qualsiasi riconoscimento dei nuovi territori o beneficio derivante dall’accordo sarà revocato.

                                                                                                                                                                  

10.  L’Ucraina è idonea all’adesione all’Ue e otterrà un accesso preferenziale a breve termine al mercato europeo mentre questa adesione viene valutata.                                 

11.  Un solido pacchetto globale di ricostruzione per l’Ucraina che includerà, ma non solo:

a.       creazione di un Fondo per lo Sviluppo dell’Ucraina per investire in settori ad alta crescita, inclusi tecnologia, data center e iniziative legate all’IA;

b.      gli Stati Uniti collaboreranno con l’Ucraina per ripristinare, sviluppare, modernizzare e gestire congiuntamente le infrastrutture del gas del Paese, comprese condutture e impianti di stoccaggio;

c.       sforzo congiunto per riqualificare le aree colpite dalla guerra, ricostruendo e modernizzando città e zone residenziali;

d.      sviluppo infrastrutturale;

e.       estrazione di minerali e risorse naturali;

f.       un pacchetto finanziario speciale sarà sviluppato dalla Banca Mondiale per accelerare questi interventi.

12.  La Russia sarà progressivamente reintegrata nell’economia globale:

a.       l’alleggerimento delle sanzioni sarà discusso e concordato in fasi e caso per caso;

b.      gli Stati Uniti stipuleranno un accordo di cooperazione economica a lungo termine per perseguire uno sviluppo reciproco nei settori dell’energia, delle risorse naturali, delle infrastrutture, dell’IA, dei data center, delle terre rare, di progetti artici e altre opportunità aziendali con benefici reciproci;

 

c.       la Russia sarà invitata a tornare nel G8.

13.  L’Ucraina sarà completamente ricostruita e risarcita economicamente, anche tramite beni sovrani russi che resteranno congelati fino a quando la Russia non compenserà i danni causati all’Ucraina.

 

 

 

 

 

                                                                                  

 14.  Sarà istituita una task force congiunta per la sicurezza con la partecipazione di Stati Uniti, Ucraina, Russia ed europei, con il compito di promuovere e far rispettare tutte le disposizioni dell’accordo.

15.  La Russia sancirà per legge una politica di non aggressione verso l’Europa e l’Ucraina.     

16.  Stati Uniti e Russia accettano di estendere i trattati sulla non proliferazione e il controllo nucleare, incluso il trattato Fair Start.               

17.  L’Ucraina accetta di rimanere uno stato non nucleare ai sensi del Trattato di non proliferazione;

18.  La centrale nucleare di Zaporizhzhia sarà riattivata sotto la supervisione dell’AIEA e l’energia prodotta sarà equamente divisa tra Russia e Ucraina (50-50).

19.  L’Ucraina adotterà le norme dell’UE sulla tolleranza religiosa e sulla protezione delle minoranze linguistiche.

 

 

 

 

 

                                                                                               

20.  L’Ucraina si impegna a non recuperare il proprio territorio occupato tramite mezzi militari. I negoziati sui possibili scambi territoriali partiranno dalla Linea di Contatto.

 

 

 




 

 

 

21.  Una volta concordati i futuri assetti territoriali, Federazione Russa e Ucraina si impegnano a non modificarli con la forza. Le garanzie di sicurezza non si applicheranno in caso di violazione di questo obbligo.

22.  La Russia non ostacolerà l’uso da parte dell’Ucraina del fiume Dnepr per attività commerciali e saranno raggiunti accordi affinché le spedizioni di grano possano transitare liberamente nel Mar Nero.

23.  Sarà istituito un comitato umanitario per risolvere le questioni ancora aperte:

a.       tutti i prigionieri e i corpi saranno scambiati secondo il principio del “tutti per tutti”;

b.      tutti i civili detenuti e gli ostaggi saranno liberati, compresi i bambini;

c.       sarà avviato un programma di ricongiungimento familiare;

d.      saranno previste misure per affrontare le sofferenze delle vittime del conflitto.

24.  L’Ucraina terrà elezioni il prima possibile dopo la firma dell’accordo di pace.

 

 

 

25.  Saranno introdotte ulteriori misure per affrontare le sofferenze delle vittime del conflitto.

26.  L’accordo sarà giuridicamente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita da un Consiglio per la Pace, presieduto dal presidente Donald J. Trump. Sono previste sanzioni in caso di violazione.

27.  Una volta che tutte le parti avranno approvato il memorandum, entrerà immediatamente in vigore un cessate il fuoco, con il ritiro di entrambe le parti dalle posizioni concordate per consentire l’avvio dell’attuazione dell’accordo. Le modalità del cessate il fuoco, inclusi i meccanismi di monitoraggio, saranno concordate da entrambe le parti sotto supervisione statunitense.