martedì 25 novembre 2025

Excursus della crisi russo-ucraina

 

Una cartina pubblicata da Limes il 28 aprile 2014 illustra le zone linguistiche dell’Ucraina a quell’epoca, con le percentuali dei russofoni madrelingua nelle varie province; si consideri anche che la larga maggioranza degli ucraini parla correntemente sia l’ucraino che il russo e che sono diffusi i matrimoni “misti” (ammesso che si possa parlare di una reale differenza culturale tra i due gruppi linguistici).


Fin dai primi anni del XXI secolo l’Ucraina è stata lacerata da profonde divisioni tra forze che puntavano a derussificare il paese e ad aderire alla NATO ed all’Unione europea, e forze che invece propendevano per la conservazione di relazioni privilegiate con la Russia. Queste tensioni hanno avuto un acuimento drammatico a febbraio del 2014 con le sommosse Euromaidan (Europiazza), che hanno portato alla destituzione del presidente “filorusso” Janukovyc. A marzo 2014 la Russia ha annesso la Crimea, chiave di volta della flotta russa del Mar Nero. Le province ucraine orientali di Luhansk e di Donetsk (che insieme costituiscono il Donbass), dove c’è la maggiore presenza di russofoni madrelingua, si sono proclamate repubbliche autonome, instaurando un conflitto “a bassa intensità” con le forze armate ucraine. Un tentativo di pacificazione si è avuto con la firma il 12 febbraio 2015 del Protocollo di Minsk, tra Ucraina e Russia, con Francia e Germania in funzione di garanti. Ciò nonostante, le tensioni non si sono allentate, semmai il contrario: il governo ucraino è arrivato a bandire l’uso della lingua russa ed ha addirittura mandato al macero tutti i libri in lingua russa presenti nelle biblioteche pubbliche, distruggendo così metà del patrimonio librario pubblico del paese. Il 10 dicembre 2019 si è svolto a Parigi un incontro tra Zelensky, Putin, Macron e Merkel, per giungere ad un cessate il fuoco, ma senza risultato. Ancora a dicembre 2021 la Russia ha chiesto un preciso impegno alla NATO a non estendersi in Ucraina, senza ottenerlo. Il 21 febbraio 2022 la Russia ha riconosciuto le repubbliche di Luhansk e di Donetsk ed il 24 febbraio ha invaso l’Ucraina. Invasione del tutto maldestra, consistente in una sfilata di carri armati lungo l’autostrada per Kiev, che il governo russo credeva sufficiente a far cadere il governo Zelensky senza colpo ferire ed a sostituirlo con un governo amico. Illusione presto sfumata, ma ormai era guerra. Il 30 settembre 2022 la Russia ha annesso le province di Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson. Dopo un iniziale sbandamento, le forze armate russe hanno adottato una strategia di pressione continua sul campo, arrivando ad oggi a controllare, oltre alla Crimea, il Luhansk e gran parte delle altre tre province annesse, continuando ad avanzare inesorabilmente, benché lentamente. I paesi del blocco occidentale - oltre a fornire all’Ucraina aiuto economico, armamenti, servizi di intelligence, copertura satellitare - hanno adottato contro la Russia ben 19 pacchetti di sanzioni economiche ed amministrative. Trump – entrato in carica il 20 gennaio 2025 - ha cambiato radicalmente la politica USA relativa al conflitto russo-ucraino: il 16 agosto 2025 ha incontrato Putin in Alaska; continua a fornire armi all’Ucraina, ma pagate dall’UE e dal Regno Unito; ha preso le distanze dalla “coalizione dei volenterosi”, assumendo una postura terza; infine il 20 novembre ha proposto un suo piano di pace, che ha generato smarrimento e disappunto tra i “volenterosi”. Questi, essendo vassalli dell’impero statunitense, non possono permettersi di contestare apertamente Trump, ma stanno tentando di disinnescare il suo piano, proponendo un contropiano, presentato come sviluppo del piano USA, ma che in realtà ne ribalta i presupposti principali, nel tentativo di fare fallire sul nascere un tavolo negoziale con la Russia.


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