Pubblico il testo integrale del comunicato stampa di Sinistra italiana, che sulla stampa locale è apparso con pesanti tagli.
È raro che la Conferenza dei sindaci
molisani si pronunci unanimemente e con tanto sdegno contro un provvedimento del
servizio sanitario regionale, come è avvenuto il 23 febbraio, contro la
riorganizzazione della “continuità assistenziale” (CA), ex guardia medica,
prevista dal decreto del Commissario ad acta (DCA) n. 9 del 14 gennaio 2026.
Attualmente, sui 136 comuni molisani 44
sono sedi di CA; con la riorganizzazione i comuni sedi di CA diventano 16. Più
che un taglio è una strage, con quello che ne consegue ai fini della
disponibilità e tempestività del servizio, data la dispersione dei comuni sul
territorio e lo stato penoso di gran parte delle strade provinciali.
Commissario e Sub-commissario si
giustificano, ammettendo che la CA già ora funziona male, perché per coprire 44
sedi (di cui 4 con doppio medico) servirebbero 192 medici di CA, mentre oggi ne
sono disponibili solo 68 (il 35%), di cui 41 sono anche medici di famiglia –
ora si chiamano di “assistenza primaria” (AP) – e 27 esclusivamente di CA, questi
ultimi in gran parte prossimi alla pensione. Per tappare i buchi (i 124 medici
di CA mancanti), l’ASReM cerca di assegnare incarichi temporanei di uno o tre
mesi, per lo più a medici specializzandi.
Visto che il servizio di CA è
decisamente carente, Commissario e Sub-commissario, piuttosto che trovare un
qualche rimedio alla grave carenza di medici, hanno ridotto le postazioni di CA
a 16, da coprire con 84 medici di CA, così ne mancherebbero “solo” 16 ed il
servizio, grazie ad un atto meramente burocratico, sembra meno carente.
Di fronte a questo “gioco di
prestigio” i sindaci, nessuno escluso, hanno chiesto la revoca del DCA 9/2026;
per la verità avrebbero dovuto chiedere anche la revoca dei DCA 8/2026 e
7/2026, emanati contemporaneamente al primo, al quale sono interconnessi, che si
occupano della riorganizzazione dell’intera medicina così detta territoriale e che
sono criticabili non solo per le scelte relative alla CA.
Restando nell’ambito della CA, quali
possono essere gli interventi realmente migliorativi del servizio? I sindaci
hanno deciso di creare due gruppi di lavoro provinciali per elaborare nuove proposte.
A nostro avviso, poiché il vincolo centrale è la carenza di medici di CA, la
soluzione a breve può risiedere soltanto in un maggiore impegno da parte dei
medici di famiglia cosiddetti “a ciclo di scelta”, che nella grande maggioranza
hanno tra 1.001 e 1.500 assistiti e sono tenuti ad effettuare solo 15 ore a
settimana di apertura dei loro studi privati, senza obblighi di turni di CA.
Su proposta del Sindaco di Isernia, i
sindaci hanno approvato all’unanimità anche la richiesta di rimozione del Commissario
e del Sub-commissario ad acta, da inviare alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri, ai Ministri della Salute e dell’Economia ed alla Regione Molise. Per
rimuovere l’avv. Bonamico ed il dottor Di Giacomo non è necessario rivolgersi a
tanti e tanto lontano, basta rivolgersi a chi li ha scelti ed al quale
rispondono di fatto, cioè al Presidente della Regione, che ha preferito non intestarsi
il ruolo di Commissario per non esporsi in prima persona.
Sinistra Italiana valuta con favore la
levata di scudi dei sindaci sulla riorganizzazione del servizio di CA ed
auspica che essi assumano posizioni altrettanto forti anche su altre carenze
del servizio sanitario regionale. Dopo 20 anni di Piano di rientro dei
disavanzi, constatiamo che i conti non sono migliorati, ma i servizi sono
peggiorati, con un indice di fuga riguardo ai ricoveri del 32%, di gran lunga
il peggiore in assoluto. Dopo 20 anni è il momento di revocare l’accordo del
marzo 2007, centrato prioritariamente su vincoli economici e finanziari, e
trattare con il Governo un nuovo accordo, centrato sulla riorganizzazione ed il
rilancio dei servizi sanitari del Molise. Serve a poco chiedere soldi per
tappare le perdite economiche pregresse, se non si rifonda il sistema con un
piano di sviluppo su 4-5 anni, dotato di adeguati investimenti. Anche la Corte
costituzionale, in numerose sentenze recenti, ha stabilito che la salute è un
diritto costituzionale incomprimibile che prevale sui vincoli di bilancio.
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