La sanità molisana versava in condizioni di dissesto, economico e funzionale, ancor prima dell’emergenza pandemica. Con l’arrivo della pandemia le disfunzioni del SSR sono diventate più evidenti già durante la prima ondata, che ha solo sfiorato la nostra Regione. Al primo ottobre 2020 il Molise, con poco più di 300.000 abitanti, contava 24 deceduti e 498 dimessi, collocandosi tra le regioni meno colpite, come la Campania, la Sicilia, la Calabria e la Basilicata. La seconda ondata è stata meno pietosa. Al 22 febbraio 2021 il numero dei deceduti è salito a 336 e quello dei dimessi a 8.119, con un incremento in 4 mesi e 21 giorni rispettivamente di 312 e 7.621 casi. Il Molise sta sopportando un’emergenza pandemica drammatica, non solo per il numero dei contagi, dei ricoveri e dei decessi da covid-19, ma anche per lo stato di paralisi in cui è precipitato il SSR per quanto concerne la prevenzione e la cura delle altre patologie, in quanto, oltre al Cardarelli di Campobasso, in pratica sono diventati ospedali covid anche quelli di Termoli e di Isernia.
Cosa hanno fatto e cosa stanno facendo le
massime istituzioni sanitarie del Molise per contrastare l’emergenza pandemica?
Mi riferisco in primo luogo al Presidente della Giunta regionale, che –
nonostante il commissariamento governativo – detiene il controllo totale della
“macchina” sanitaria, sia tramite la GSA (Gestione sanitaria accentrata) in
Regione, che gestisce i rapporti con Neuromed e con Gemelli Molise, sia
esercitando il potere di nomina e di revoca del Direttore generale dell’ASReM.
In secondo luogo, c’è la figura del Commissario ad acta, che ha il potere
diretto di approvare gli accreditamenti ed i budget delle strutture private, ma
che detiene anche il potere indiretto di referente del Ministero della sanità.
I “responsabili” non hanno utilizzato appieno
i fondi messi a disposizione dal Ministero della sanità per rafforzare il
personale sanitario e le dotazioni biomediche regionali. L’unica iniziativa
strategica – assunta dal Presidente della Regione in contrasto con il
Commissario ad acta – è stata quella di investire nove milioni per la
realizzazione di una “torre covid” di fronte al Cardarelli; opera il cui
cantiere sembra si stia avviando solo adesso. Altra “iniziativa” – a quanto
risulta dalla clamorosa e precisa inchiesta di Camilla Caterina – sarebbe stata
quella di dichiarare la presenza in regione di 39 letti di terapia intensiva
covid-19, quando in effetti ne esisterebbero solo 12, allo scopo di mantenere
il Molise in zona gialla.
Ora però “il tappo è saltato”. Di fronte
all’aggravarsi della situazione, il Presidente della Regione ed il Commissario
ad acta hanno accettato l’offerta del privato Neuromed, che mette a
disposizione 20 letti covid di terapia sub-intensiva e per paucisintomatici, da
allestire nella struttura dell’altro privato Gemelli Molise; letti che
dovrebbero essere gestiti da un medico internista, una caposala, 12 infermieri
e 6 OSS: una dotazione di personale del tutto inadeguata. Il Presidente della
Regione ha chiesto anche l’intervento della Croce rossa italiana, ottenendone
un ospedale da campo, localizzato a Termoli, munito di 24 letti ordinari (non
di terapia intensiva o sub-intensiva), le cui attrezzature biomediche dovrebbe
essere fornite dall’ASReM. Per quanto riguarda la dotazione del personale
dell’ospedale da campo, al momento non si sa nulla e la materia è demandata a
futuri accordi tra ASReM e CRI. Allo stato attuale delle informazioni, sia il
reparto Neuromed presso il Gemelli Molise di Campobasso, che l’ospedale da
campo CRI presso il San Timoteo di Termoli, non sono affatto in grado di offrire
posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva, ma piuttosto possono essere
utilizzati per svuotare i “reparti grigi” ed i pronto soccorso, in cui
stazionano senza cure specifiche un gran numero di pazienti covid-19.
La sconfortante conclusione è che le
istituzioni regionali preposte alla sanità si sono mostrate incapaci di
affrontare fattivamente l’emergenza e si sono prodotte piuttosto in un gioco di
reciproca delegittimazione. Data la ormai conclamata incapacità delle
istituzioni locali, è il Ministero della sanità che deve farsi carico
direttamente dell’emergenza covid-19 in Molise, organizzando ed inviando con
urgenza un reparto covid di terapia intensiva e sub-intensiva, munito di
personale adeguato. A questo proposito, in questi giorni si è creata
l’opportunità di avvalersi del reparto covid che Emergency ha utilizzato a
Crotone, che è stato smantellato il 15 febbraio, perché è scemato il picco
epidemico che aveva colpito quel territorio.
Trascurarci è fin troppo facile: la nostra
regione è piccola, povera, mediaticamente invisibile, tanto che, per celia,
corre voce che il Molise non esista. Ciò nonostante, mi auguro che il Ministro
della sanità, che proviene da una Regione tanto simile alla nostra, abbia
orecchie per sentire e la volontà di intervenire in prima persona per aiutarci
ad uscire dall’incubo in cui siamo precipitati.
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