Il 17 febbraio il commissario ad acta per il rientro dal deficit del servizio sanitario del Molise ha firmato la disposizione che autorizza l’ASReM ad istituire presso il Vietri di Larino un reparto «per il trattamento di pazienti Covid in terapia medica sub intensiva e per la gestione dei pazienti paucisintomatici», con il contributo di Neuromed. Non passano neanche 24 ore, che il commissario ad acta - «rilevato che la grave situazione emergenziale rappresentata [nel corso della riunione dell’unità di crisi ristretta] rende indispensabile intervenire con immediatezza» – ha emanato una nuova disposizione, sospensiva della precedente, dirottando sul policlinico Gemelli di Campobasso il personale e le attrezzature messe a disposizione da Neuromed.
Guardiamo il “film” del recente incalzante
scambio di documenti. L’8 febbraio il direttore generale dell’ASReM ha scritto al
commissario ad acta ed alla Direzione generale per la salute regionale,
chiedendo di acquisire «la disponibilità di
strutture private accreditate che possano fornire assistenza» ai
pazienti covid, fornendo 10 posti letto di terapia intensiva. Il 13
febbraio il DG dell’ASReM ha scritto di nuovo al commissario, che ha ricevuto
la missiva il 15, ed alla DG per la salute del Molise, segnalando «un nuovo picco epidemico caratterizzato
anche dalla comparsa di varianti nel territorio regionale […], che comporta l’occupazione totale dei posti
letto sia in terapia intensiva che in area di sub-intensiva». Come mai
la regione Molise è zona gialla, se le terapie intensive e sub-intensive sono
esaurite? Che dati comunica la regione Molise al Ministero della salute?
Torniamo alla cronaca. Il 15 febbraio il DG dell’ASReM ha inviato una nuova comunicazione,
dai contenuti drammatici: «La
situazione è in continua evoluzione peggiorativa […]. L’eventuale possibile incremento di accessi
ai Pronto Soccorso potrebbe comportare la paralisi delle strutture di emergenza
e accettazione con impossibilità di assistenza adeguata».
A questo punto, come nei western, arrivano i nostri, nelle vesti
di Neuromed, la clinica della famiglia Patriciello, che il 15 febbraio ha messo
a disposizione il suo “Centro di Alta Riabilitazione”, con 60 letti, sito a
Salcito, «per ricoverare pazienti paucisintomatici».
Proposta invero bislacca, dato che l’emergenza riguarda i posti letto di
terapia intensiva e sub-intensiva; inoltre, anche per disposizioni del
Ministero della salute, i paucisintomatici non vanno ricoverati, ma
gestiti a domicilio o nei covid hotel, tramite le USCA (Unità speciali di
continuità assistenziale). Sia come sia, il commissario ad acta non ha approvato
la proposta. Ma già il 16 febbraio Neuromed ne ha formulata una nuova: «attivare l’Ospedale covid al Vietri di
Larino come sub intensiva e per la gestione dei pazienti paucisintomatici»,
mettendo a disposizione alcune apparecchiature e personale sanitario costituito
da: un medico internista, ripeto uno, una caposala, 12 infermieri e 6 OSS;
appoggiati per le eventuali consulenze: da uno pneumologo e da un rianimatore con
sede a Pozzilli, ad almeno un’ora e mezza d’auto, e dal team del Cotugno di
Napoli, per la consulenza infettivologica. L’organico proposto è del tutto
inadeguato a gestire qualunque reparto, figuriamoci un reparto covid con pazienti
in terapia sub-intensiva.
Questa volta, con la citata disposizione del
17 febbraio, il commissario ad acta ha accettato la proposta di Neuromed «in ordine alle risorse tecnologiche ed
organizzative nonché alle risorse umane e professionali messe a disposizione per
attivare presso l’Ospedale di Comunità “Vietri” di Larino, attività sanitarie
assistenziali per il trattamento di pazienti Covid in terapia medica sub
intensiva e per la gestione dei pazienti paucisintomatici.» Il commissario
ad acta ha specificato, tuttavia, che «le
attività assistenziali […] devono
essere dirette, gestite e coordinate dall’ASReM». Il reparto è
impiantato con le risorse «cliniche ed
organizzative rese disponibili dall’ASReM, in coordinamento integrato con le
risorse aggiuntive messe a disposizione dall’IRCCS Neuromed». Il
supporto aggiuntivo di Neuromed ha la durata di 8 settimane, dall’attivazione
del reparto (richiesta entro 24/36 ore), e può essere prorogato o rinnovato. Stando
alla disposizione, il Vietri non è stato affatto “ceduto” al privato, che è
chiamato ad offrire un supporto aggiuntivo e temporaneo al pubblico.
Il giorno 18 febbraio, constatato che il reparto
covid al Vietri non sarebbe diventato operativo in tempi brevi, l’unità di
crisi ha deciso di spostare le risorse messe a disposizione da Neuromed nei
locali offerti dal Gemelli Molise, dove realizzare 20 posti letto di
terapia sub-intensiva. Il reparto covid al Vietri sarà attivato «non appena verranno superate le condizioni
emergenziali attualmente in atto». Cioè quando non servirà più?
I molisani, specialmente quelli che
risiedono nel Basso Molise, che è zona rossa, ora possono stare più tranquilli?
Nient’affatto. L’operazione appena conclusa svela uno scontro tra istituzioni,
che ha le sue radici nel conflitto tra interessi pubblici e privati, di cui
fanno le spese i molisani. Con il solo contributo di Neuromed il reparto
covid, al Vietri come al Gemelli, è del tutto inutile. Per fare funzionare
20 terapie sub-intensive devono essere inseriti almeno 5-6 medici
rianimatori ed altre dotazioni tecniche. Il punto debole è il reclutamento
dei medici specialisti, che disertano i bandi del Molise perché offrono
posizioni precarie. Se realmente si vogliono trovare gli specialisti di cui
abbiamo estremo bisogno, bisogna offrire assunzioni a tempo indeterminato e garantire
che il reparto – ovunque lo si collochi - non sia temporaneo, ma che diventi un
centro di eccellenza permanente di infettivologia e virologia.
Alle indecisioni strategiche si aggiungono
poi insensate scelte tattiche. Come denunciato dal dottor Lucio Pastore,
primario del pronto soccorso di Isernia, l’ASReM ha recentemente stabilito che
il ricovero dei pazienti non covid può essere disposto solo dopo l’effettuazione
con esito negativo di due tamponi, a distanza di 48 ore l’uno dall’altro. Visto
che l’unico laboratorio in regione che analizza i tamponi è quello del Cardarelli,
i pazienti non covid in attesa di ricovero devono stazionare almeno tre giorni
nelle cosiddette aree grigie, istituite ad Isernia ed a Termoli, causando l’intasamento
sia dei reparti “grigi” che dei pronto soccorso.
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