venerdì 19 febbraio 2021

Reparto covid al Vietri con il contributo di Neuromed. Contrordine: al Gemelli.

Il 17 febbraio il commissario ad acta per il rientro dal deficit del servizio sanitario del Molise ha firmato la disposizione che autorizza l’ASReM ad istituire presso il Vietri di Larino un reparto «per il trattamento di pazienti Covid in terapia medica sub intensiva e per la gestione dei pazienti paucisintomatici», con il contributo di Neuromed. Non passano neanche 24 ore, che il commissario ad acta - «rilevato che la grave situazione emergenziale rappresentata [nel corso della riunione dell’unità di crisi ristretta] rende indispensabile intervenire con immediatezza» – ha emanato una nuova disposizione, sospensiva della precedente, dirottando sul policlinico Gemelli di Campobasso il personale e le attrezzature messe a disposizione da Neuromed.

Guardiamo il “film” del recente incalzante scambio di documenti. L’8 febbraio il direttore generale dell’ASReM ha scritto al commissario ad acta ed alla Direzione generale per la salute regionale, chiedendo di acquisire «la disponibilità di strutture private accreditate che possano fornire assistenza» ai pazienti covid, fornendo 10 posti letto di terapia intensiva. Il 13 febbraio il DG dell’ASReM ha scritto di nuovo al commissario, che ha ricevuto la missiva il 15, ed alla DG per la salute del Molise, segnalando «un nuovo picco epidemico caratterizzato anche dalla comparsa di varianti nel territorio regionale […], che comporta l’occupazione totale dei posti letto sia in terapia intensiva che in area di sub-intensiva». Come mai la regione Molise è zona gialla, se le terapie intensive e sub-intensive sono esaurite? Che dati comunica la regione Molise al Ministero della salute? Torniamo alla cronaca. Il 15 febbraio il DG dell’ASReM ha inviato una nuova comunicazione, dai contenuti drammatici: «La situazione è in continua evoluzione peggiorativa […]. L’eventuale possibile incremento di accessi ai Pronto Soccorso potrebbe comportare la paralisi delle strutture di emergenza e accettazione con impossibilità di assistenza adeguata».

A questo punto, come nei western, arrivano i nostri, nelle vesti di Neuromed, la clinica della famiglia Patriciello, che il 15 febbraio ha messo a disposizione il suo “Centro di Alta Riabilitazione”, con 60 letti, sito a Salcito, «per ricoverare pazienti paucisintomatici». Proposta invero bislacca, dato che l’emergenza riguarda i posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva; inoltre, anche per disposizioni del Ministero della salute, i paucisintomatici non vanno ricoverati, ma gestiti a domicilio o nei covid hotel, tramite le USCA (Unità speciali di continuità assistenziale). Sia come sia, il commissario ad acta non ha approvato la proposta. Ma già il 16 febbraio Neuromed ne ha formulata una nuova: «attivare l’Ospedale covid al Vietri di Larino come sub intensiva e per la gestione dei pazienti paucisintomatici», mettendo a disposizione alcune apparecchiature e personale sanitario costituito da: un medico internista, ripeto uno, una caposala, 12 infermieri e 6 OSS; appoggiati per le eventuali consulenze: da uno pneumologo e da un rianimatore con sede a Pozzilli, ad almeno un’ora e mezza d’auto, e dal team del Cotugno di Napoli, per la consulenza infettivologica. L’organico proposto è del tutto inadeguato a gestire qualunque reparto, figuriamoci un reparto covid con pazienti in terapia sub-intensiva.

Questa volta, con la citata disposizione del 17 febbraio, il commissario ad acta ha accettato la proposta di Neuromed «in ordine alle risorse tecnologiche ed organizzative nonché alle risorse umane e professionali messe a disposizione per attivare presso l’Ospedale di Comunità “Vietri” di Larino, attività sanitarie assistenziali per il trattamento di pazienti Covid in terapia medica sub intensiva e per la gestione dei pazienti paucisintomatici.» Il commissario ad acta ha specificato, tuttavia, che «le attività assistenziali […] devono essere dirette, gestite e coordinate dall’ASReM». Il reparto è impiantato con le risorse «cliniche ed organizzative rese disponibili dall’ASReM, in coordinamento integrato con le risorse aggiuntive messe a disposizione dall’IRCCS Neuromed». Il supporto aggiuntivo di Neuromed ha la durata di 8 settimane, dall’attivazione del reparto (richiesta entro 24/36 ore), e può essere prorogato o rinnovato. Stando alla disposizione, il Vietri non è stato affatto “ceduto” al privato, che è chiamato ad offrire un supporto aggiuntivo e temporaneo al pubblico.

Il giorno 18 febbraio, constatato che il reparto covid al Vietri non sarebbe diventato operativo in tempi brevi, l’unità di crisi ha deciso di spostare le risorse messe a disposizione da Neuromed nei locali offerti dal Gemelli Molise, dove realizzare 20 posti letto di terapia sub-intensiva. Il reparto covid al Vietri sarà attivato «non appena verranno superate le condizioni emergenziali attualmente in atto». Cioè quando non servirà più?

I molisani, specialmente quelli che risiedono nel Basso Molise, che è zona rossa, ora possono stare più tranquilli? Nient’affatto. L’operazione appena conclusa svela uno scontro tra istituzioni, che ha le sue radici nel conflitto tra interessi pubblici e privati, di cui fanno le spese i molisani. Con il solo contributo di Neuromed il reparto covid, al Vietri come al Gemelli, è del tutto inutile. Per fare funzionare 20 terapie sub-intensive devono essere inseriti almeno 5-6 medici rianimatori ed altre dotazioni tecniche. Il punto debole è il reclutamento dei medici specialisti, che disertano i bandi del Molise perché offrono posizioni precarie. Se realmente si vogliono trovare gli specialisti di cui abbiamo estremo bisogno, bisogna offrire assunzioni a tempo indeterminato e garantire che il reparto – ovunque lo si collochi - non sia temporaneo, ma che diventi un centro di eccellenza permanente di infettivologia e virologia.

Alle indecisioni strategiche si aggiungono poi insensate scelte tattiche. Come denunciato dal dottor Lucio Pastore, primario del pronto soccorso di Isernia, l’ASReM ha recentemente stabilito che il ricovero dei pazienti non covid può essere disposto solo dopo l’effettuazione con esito negativo di due tamponi, a distanza di 48 ore l’uno dall’altro. Visto che l’unico laboratorio in regione che analizza i tamponi è quello del Cardarelli, i pazienti non covid in attesa di ricovero devono stazionare almeno tre giorni nelle cosiddette aree grigie, istituite ad Isernia ed a Termoli, causando l’intasamento sia dei reparti “grigi” che dei pronto soccorso.

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