La prima ondata pandemica ha solo sfiorato
il Molise. Tra marzo ed aprile 2020 si sono registrati 21 decessi. Da maggio a
settembre, con soli tre decessi in totale, il virus è praticamente scomparso
dalla regione. Ad ottobre ha fatto capolino la seconda ondata, con 13 deceduti.
Poi è arrivato “il botto”. Da novembre 2020 a febbraio 2021 si sono registrati
in totale 314 decessi; 78,5 in media al mese: un numero pesante per una regione
con 305.000 abitanti (fig. 1).
Fig.
1 - Andamento mensile dei decessi con covid-19 in Molise
I dati dei ricoveri di febbraio tendono ad incrementare
a partire da metà mese, il che si riverbererà in una successiva crescita dei
decessi (fig. 2).
Fig.
2 – Ricoveri con covid-19 in Molise nel mese di febbraio 2021
Quello che stupisce nei dati pandemici
degli ultimi mesi è il numero elevatissimo dei deceduti rispetto ai ricoverati.
Ipotizzando una durata media della degenza covid-19 di 16 giorni, possiamo
stimare che a febbraio ci siano stati 155 ricoverati con covid-19; dato che nel
medesimo mese si sono avuti 84 decessi, il rapporto tra i deceduti ed i
ricoverati è intorno al 50%. Una percentuale decisamente anomala, che prova come
un gran numero di ricoverati sono morti senza potere accedere alla terapia
intensiva e che alcuni pazienti non sono neanche arrivati in ospedale, ma sono
deceduti a casa o nelle RSA.
Mentre l’epidemia falciava pesantemente, le
autorità regionali lanciavano messaggi rassicuranti, avvalorati “ufficialmente”
dal fatto che la regione è stata classificata in zona gialla fino al 18
febbraio, poi arancione fino al 28 febbraio e rossa solo dal 1° marzo, con
l’eccezione del Basso Molise, dove erano già in zona rossa alcuni comuni, saliti
a 28 l’8 febbraio ed a 33 il 21 febbraio.
Il Molise è restato in zona gialla anche
perché i letti di terapia intensiva covid-19 risultavano al di sotto della
soglia critica di utilizzo del 30%. Lo dico in altro modo, perché sia più che
chiaro: mentre i malati covid-19 morivano in reparti non intensivi o
addirittura a casa, al Ministero della salute si comunicava che le terapie
intensive covid-19 erano utilizzate per non più del 30%. Il “trucco” è stato
svelato grazie alla determinazione di una giovane cittadina, Camilla Caterina,
che con numerose istanze di accesso civico agli atti, ha consentito di appurare
che la Regione Molise comunicava al Ministero della salute l’esistenza di 30 letti
di terapia intensiva covid-19, incrementati a 39 dal 15 febbraio 2021, di cui
non più di 12 occupati, quando in realtà i letti di terapia intensiva covid-19
erano solo 12, occupati al 100% ed anche ben oltre, e gli altri 27 letti
riguardavano terapie intensive non covid-19.
Ora si corre ai ripari frettolosamente, cercando
la disponibilità di letti di terapia intensiva covid-19 presso i privati
accreditati e mobilitando finanche l’Esercito. Segnalo che, in base al
decreto-legge n. 34, del 19 maggio 2020 (art. 2, comma 1, ultimo periodo), le
regioni e le province autonome dovevano dotarsi di almeno 0,14 letti di terapia
intensiva covid-19 ogni mille abitanti. Nel caso del Molise – se le autorità
sanitarie avessero rispettato la legge – avremmo potuto contare su almeno 43
letti di terapia intensiva covid-19. Per sostenere l’urto della pandemia, oltre
ai letti di terapia intensiva, si stanno affannosamente cercando anche letti di
area medica, perché sia l’ospedale Cardarelli di Campobasso, individuato come
centro covid-19 regionale, sia quelli di Termoli e di Isernia, sotto l’incalzare
della pandemia, hanno costituito reparti “grigi”, riducendo al minimo le
attività di prevenzione, diagnosi e cura delle patologie non covid-19 e le
stesse attività di pronto soccorso.
Al momento attuale la priorità sta nell’affrontare l’emergenza sanitaria; tuttavia non si può trascurare che c’è materia in abbondanza per la Procura della Repubblica di Campobasso, che dovrà valutare la sussistenza di reati penali, quali il falso ideologico (contenuti falsi in documenti veri), l’interruzione di pubblico servizio e addirittura la procurata strage. A quelli che dovessero insorgere al grido di “no al giustizialismo”, rispondo che la ricerca della verità e della giustizia non è solo un dovere morale, e già questo basterebbe, ma è anche un antidoto contro il ripresentarsi in futuro di comportamenti delittuosi, forieri di lutti, sofferenze, impoverimento.


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