martedì 16 febbraio 2021

Emergenza covid in Molise: una tragedia, non una telenovela

Alla famiglia Patriciello non difetta certo la determinazione e la fulmineità. Il 15 a sera la stampa locale ha dato per approvato da tutti (incluso il commissario ad acta) il convenzionamento come reparto covid del centro di riabilitazione di Salcito, della fondazione Pavone, controllata dalla fondazione Neuromed, controllata dalla famiglia Patriciello. Sull’assurdità di tale proposta ho già scritto ieri ( https://antennatermoli.blogspot.com/2021/02/emergenza-covid-in-molise-non-ci-resta.html ). Il 16 mattina è giunta la notizia che il commissario ad acta non è affatto d’accordo e che rilancia l’idea di impiantare il reparto covid presso il Vietri di Larino, che è raggiungibile in mezz’ora d’auto sia da Termoli che da Campobasso, che dispone di ampi spazi inutilizzati, dotati dell’impiantistica ospedaliera di base, oltre che di una camera iperbarica. Più veloce della luce, Neuromed invia una controproposta al commissario ad acta, alla subcommissaria ad acta, al presidente della Giunta regionale ed alla direttrice generale regionale della sanità (chissà perché non al direttore generale dell’ASReM), in cui riprende, con varianti, la proposta avanzata quasi un anno fa di impiantare e gestire privatisticamente un reparto covid al Vietri.

Questa volta Neuromed offre gratis per sei mesi 8 ventilatori polmonari, 20 ventilatori non invasivi, 10 pompe volumetriche ed 8 autorespiratori. Quanto al personale, da subito a carico della ASReM, sono messi a disposizione 12 infermieri più una capo-infermiera, 6 OSS ed un medico internista (non è un refuso, proprio un medico solo); inoltre, per le consulenze (cioè interventi a chiamata) si può contare su uno pneumologo ed un rianimatore, che stanno a Pozzilli (almeno un’ora e mezza di macchina da Larino), e, per l’infettivologia, sul team del Cotugno di Napoli. Neuromed candida la sua squadra per gestire terapie covid sub-intensive e paucisintomatiche.

La proposta lascia basiti. Con il personale sanitario indicato si gestisce una “casa della salute”, non un reparto ospedaliero, men che meno covid, benché la portata degli interventi, inizialmente sbandierati come di terapia sub-intensiva, sia stata ridimensionata abbinando i paucisintomatici. Questi ultimi poi – su indicazione del Ministero della salute – non dovrebbero essere ospedalizzati, ma seguiti a domicilio dalle USCA (Unità speciali di continuità assistenziale), che devono essere costituite ogni 50.000 abitanti ed effettivamente sono presenti in numero di due per ciascuno dei tre distretti sanitari del Molise. Non ci vuole un Comitato tecnico-scientifico per concludere che il reparto covid a Larino, combinato come vorrebbe Neuromed, non avrebbe utilità alcuna e rappresenterebbe solo uno sperpero di denaro pubblico.

Che farà il commissario ad acta? Di nuovo la stampa locale sta dando per concluso l’affare, ma mi auguro che venga nuovamente smentita. Se non fosse una tragedia, sembrerebbe una telenovela.

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