C’è stato un tempo in cui la famiglia Patriciello voleva realizzare un reparto covid al Vietri di Larino (ora adibito a casa della salute, sede di RSA, più alcuni servizi ambulatoriali). La proposta venne formulata a fine marzo 2020 da Neuromed (braccio sanitario dei Patriciello) al presidente della Giunta regionale del Molise, al direttore generale dell’ASReM ed al commissario al SSR del Molise, con l’impegno di fornire a proprie spese per due mesi il personale e le necessarie dotazioni biotecniche. Un po’ come si fa nella promozione dei servizi in abbonamento. Non si sa quale sarebbe stata la “tariffa” esauriti i due mesi in promozione; comunque la proposta non ebbe seguito, anzi, il commissario ad acta ebbe l’improntitudine di promuovere sì la realizzazione di un reparto covid al Vietri, ma totalmente pubblico, ottenendo anche l’approvazione del Consiglio regionale e di 118 dei 136 sindaci del Molise.
Inutile dire che da allora l’idea del
reparto covid a Larino è stata bandita dalla Giunta regionale del Molise,
dall’AEReM ed anche dalla sub-commissaria ad acta, che avrebbe dovuto
coadiuvare il commissario, che si sono resi fautori della costruzione ex novo
di una “torre” covid di fronte al Cardarelli di Campobasso. Nelle more della
realizzazione della torre (che è di là da venire), il reparto covid è stato
“aggiustato” nel Cardarelli, che è l’unico ospedale DEA (Dipartimento emergenza
e accettazione) di 1° livello della regione, con il supporto di “repartini
grigi” presso i due ospedali di base di Termoli ed Isernia. Le conseguenze, che
ormai tutti conoscono, sono che il Cardarelli non è più in grado di assorbire i
pazienti covid, che anche Termoli ed Isernia non reggono più, che le precarie separazioni
tra i percosi covid e non covid hanno causato la diffusione del contagio anche
in altri reparti ospedalieri.
In quest’ultimo mese l’epidemia sta
infierendo particolarmente nel Basso Molise, dichiarato ufficialmente zona
rossa. Quale soluzione spunta fuori? Si apprende dalla stampa che, allo scopo
di dare una risposta alle pressanti richieste dei sindaci del Distretto
sanitario di Termoli (cioè del Basso Molise), nel corso di una riunione tenuta
nella tarda serata del 14 febbraio, Neuromed ha proposto alla Giunta regionale,
all’ASReM ed al commissario, di trasformare in un reparto covid sub-intensivo i
60 letti della sua struttura sita a Salcito, in Contrada Macchie Diaboliche, che
attualmente si occupa di riabilitazione.
Pur di non utilizzare Larino - che dispone
di spazi inutilizzati, è ubicata nel Basso Molise e gode di buoni collegamenti
stradali - si pensa a Salcito, un paese del Medio Molise, poco e male collegato,
raggiungibile da Termoli in auto in un’ora, se le condizioni meteo sono buone.
Ma questo è il meno. Come fa un centro di riabilitazione a trasformarsi in un
centro covid sub-intensivo? Bisogna partire da zero, sia per le attrezzature
che per il personale. Un “letto” di terapia intensiva non solo richiede un
letto speciale, ma deve essere accompagnato da importanti ed ingombranti
attrezzature sanitarie. Sempre parlando di terapie intensive, il personale
richiesto – considerando che si lavora su tre turni, ma che ci sono anche i
riposi e le assenze impreviste – è di un infermiere specializzato ogni due
letti e di un medico rianimatore ogni quattro-sei. Ipotizzando che in un
reparto semi-intensivo le necessità di personale siano dimezzate, per i 60
letti di cui si parla si tratta sempre di reperire 15 infermieri specializzati
e 5-6 medici rianimatori disposti a lavorare a Salcito. Priva di senso logico è
poi l’idea di creare un reparto sub-intensivo senza nessun letto intensivo. Un
ricoverato al Cardarelli da passare dall’intensiva alla sub-intensiva, che è
comunque in condizioni critiche, dovrebbe essere imbarcato in un’autoambulanza
(quando la trovi) e spedito a Salcito? Ancora peggio il caso contrario, di un
ricoverato in sub-intensiva a Salcito che si aggrava e necessita
dell’intensiva.
Purtroppo non se ne esce. La responsabilità
di organizzare un efficace contrasto al covid nel Molise ormai deve essere
assunta direttamente del Ministero della salute. Non ci resta che Speranza.
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