Ci sono narrazioni dure a morire, pur non avendo alcuna base giuridica, politica, etica, economica o scientifica. Il successo - solo verbale e mai fattuale - di tali chimeriche narrazioni sta nel fatto che suggeriscono pseudosoluzioni, che non comporterebbero alcun impegno od onere per i soggetti interessati, siano essi un particolare gruppo di persone od intere comunità. È questo il caso della cancellazione del debito sanitario regionale del Molise, prospettata ai molisani come soluzione salvifica. Si sostiene che dal 2007, cioè da quando il servizio sanitario del Molise è soggetto al “piano di rientro dei disavanzi economici”, o meglio dal 24/07/2009, quando non rispettando il piano di rientro il servizio sanitario regionale (SSR) è stato commissariato, le perduranti perdite economiche sarebbero responsabilità ed onere del Governo nazionale, in quanto i commissari ad acta ed i subcommissari di supporto vengono nominati con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri. I fautori di questa tesi ne deducono che spetta al Governo nazionale pareggiare le perdite accumulate dal SSR del Molise.
La più
recente ripresa di tale narrazione – volta a deresponsabilizzare gli
amministratori locali e ad ottenere facile consenso elettorale – la dobbiamo al
conterraneo Antonio Di Pietro - che è stato giudice di “Mani Pulite”, fondatore
e affondatore del partito “L’Italia del valori”, parlamentare e ministro della
Repubblica – il quale, nella conferenza stampa tenuta in veste di avvocato il
21/03/2025, ha annunciato la presentazione di un ricorso al TAR del Molise, per
conto del cittadino Andrea Montesanto; ricorso ove per l’appunto si chiede alla
giustizia amministrativa di addebitare a Roma il fardello finanziario del SSR
del Molise. Copresentatori del ricorso sono gli avvocati Pino Ruta e Margherita
Zezza, dello studio Ruta & associati. Ruta è politicamente sodale dell’avv.
Massimo Romano, fondatore e leader del
“movimento civico apartitico Costruire Democrazia”, che alle regionali del 2023
ha conquistato un seggio. Montesanto è anch’egli un esponente di Costruire
Democrazia, dove riveste il ruolo di responsabile della comunicazione.
Tale
ricorso non ha alcuna possibilità di successo, non solo riguardo al merito, di
cui parlerò più avanti, ma riguardo alla legittimità stessa della sua
presentazione, in quanto nel nostro diritto amministrativo è vietata la
cosiddetta azione popolare, cioè la facoltà di chiunque di adire i tribunali
amministrativi, con l’unica eccezione dei ricorsi riguardanti le elezioni. Ne
consegue che, nel caso specifico, Montesanto non è legittimato ad agire in
quanto cittadino e che il ricorso sarà respinto senza neanche discuterne il
merito. Perché mai ben tre avvocati, non certo sprovveduti, presentano un ricorso
sapendo benissimo che sarà bocciato sul nascere, per difetto di legittimazione
attiva del proponente? Lascio a chi legge di immaginarne il motivo.
Ben prima
di Di Pietro, la tesi che, data la nomina dei commissari ad acta, la
responsabilità dei disavanzi del SSR del Molise sia dei governi nazionali è stata
avanzata più volte in sede politica ed istituzionale regionale. Ricordo per
tutte quella del 7 dicembre 2021, quando i consiglieri di maggioranza Michele
Iorio, Aida Romagnuolo, Salvatore Micone e Gianluca Cefaratti hanno presentato
in Consiglio regionale una mozione che rivendicava la copertura del debito del
SSR da parte del Governo nazionale, oltre a chiede anche di “promuovere”
l’ospedale di Campobasso da struttura di primo livello al secondo livello
(quello massimo) e gli ospedali di Termoli e di Isernia da strutture di base al
primo livello. Tali iperboliche richieste sono state approvate dal Consiglio
regionale all’unanimità, assente (“per motivi di salute”) il Presidente di
regione pro tempore nonché commissario
ad acta Donato Toma.
Chiariamo finalmente
perché è priva di fondamento la tesi che il debito del SSR del Molise spetti al
Governo centrale, responsabile del commissariamento e dunque della
(mala)gestione della sanità molisana. Commissari ad acta in Molise sono stati i
Presidenti di Regione dal 24/07/2009 al 06/12/2018 (Iorio, poi Frattura) e dal 05/08/2021
al 12/07/2023 (Toma). L’attuale Presidente di Regione, Francesco Roberti, si è
prudentemente defilato dal ruolo di commissario ad acta, a favore di Marco
Bonamico, persona di sua fiducia, nominato il 03/08/2023 ed in carica, nonché attribuendo
a Iorio la delega assessorile alla sanità. A conti fatti, i commissari ad acta
“mandati da Roma” hanno operato soltanto dal 07/12/2018 al 31/07/2021
(Giustini, poi Degrassi). Nei due anni ed otto mesi di presenza, quanto hanno
contato i commissari ad acta “alieni”? Poco, anzi niente.
A
prescindere dalle capacità personali, il potere di cui dispongono i commissari
ad acta della sanità è limitato all’autorizzazione delle spese, ma essi non
hanno nessun potere di intervento sull’organizzazione dei SSR commissariati,
che rimane totalmente nelle mani dei presidenti di regione, i quali nominano i
direttori generali dei SSR e di conseguenza controllano la catena organizzativa.
In merito vari governi nazionali hanno tentato più volte, ma invano, di
aumentare i poteri dei commissari ad acta (leggere https://antennatermoli.blogspot.com/2021/01/gli-andirivieni-delle-leggi-sui.html).
Oltre a ciò, i presidenti di regione hanno un potere informale legato al loro
ruolo, in quanto le decisioni della Conferenza Stato-Regioni devono essere
prese all’unanimità, cosicché ciascun presidente di regione dispone del diritto
di veto.
La tesi che
un SSR commissariato sia per ciò stesso gestito dal Governo nazionale non è che
un castello di carte. Allora che fare? Semplicemente rovesciare il paradigma
alla base dei “piani di rientro dei disavanzi”, che assegnano la priorità agli
equilibri economici e patrimoniali, e rivendicare presso il Governo nazionale
un piano di riorganizzazione e ripresa del SSR del Molise, centrato su
obiettivi di servizio. Un tale piano richiede investimenti molto importanti per
4-5 anni, specialmente per reintegrare la carenza di personale, ed inizialmente
aumenterà il disavanzo del SSR molisano; ma a regime, ricostruita l’efficacia
dei servizi, esso ritroverà anche l’efficienza e l’equilibrio dei conti.
chiarissimo
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