Ho letto solo oggi l’articolo titolato “Il Comune di
Termoli vuole revocare gli atti sulla riqualificazione del centro. Si rischia
una penale.” - apparso il 27 sul quotidiano telematico Primonumero - e sono
rimasto sconcertato dal cumulo di false informazioni sulla querelle relativa alla mancata attuazione della finanza di progetto
popolarmente detta del Tunnel, alias
Grande Scempio, che in realtà prevedeva anche lo sbancamento del Piano di
Sant’Antonio (da 21 m sul livello del mare a 4 m) e la demolizione del
fabbricato fatiscente ai piedi del Pozzo Dolce, da sostituire con un complesso
immobiliare polifunzionale di 115.000 metri cubi, adibito per metà a parcheggio
pubblico a rotazione, dato in gestione per 30 anni al costruttore, e per metà a
posti auto e box privati, a 10 appartamenti ricettivi, a spazi commerciali e ad
un teatro, assegnati in diritto di superficie a tempo illimitato (dunque in
proprietà) a De Francesco Costruzioni. Esaminiamo una per una le “notizie” spacciate
a Primonumero da cattivi suggeritori, di cui il giornale si è fidato.
«[Rispetto a
quello del cimitero] Il caso della
riqualificazione della De Francesco, invece, è ben diverso. L’imprenditore ha infatti dichiarato
pubblicamente di aver già investito somme importanti […]». … «Se De Francesco dovesse provare in giudizio
di aver sostenuto spese importanti – come tutto lascia intendere – l’amministrazione
sarebbe esposta a una richiesta di indennizzo pesante.» FALSO E
INCONFERENTE.
A seguito della revoca della finanza di progetto
relativa al completamento ed all’ampliamento del cimitero, aggiudicata ma non sottoscritta,
l’aggiudicatario ha chiesto un risarcimento di quasi 3,3 milioni di euro, invece
ha ottenuto dalla giustizia amministrativa solo poche migliaia di euro, spesi dopo
l’aggiudicazione per redigere due relazioni tecniche (geologica e di assoggettabilità
a VAS). Sono stati negati la responsabilità precontrattuale del Comune ed il
diritto dell’aggiudicatario alla rifusione delle spese di progettazione -
quantificate nel quadro economico del progetto in 585.000 euro, iva esclusa -
in quanto esso non si è comportato con correttezza e secondo buona fede,
essendo a conoscenza dei vizi di legittimità della finanza di progetto. Nel
quadro economico del Grande Scempio le spese di progettazione sono quantificate
in 393.324 euro, più iva, quindi sono inferiori rispetto a quelle ipotizzate
per il cimitero, che comunque vanno comprovate, non semplicemente dichiarate
dall’imprenditore. Infine, l’entità delle spese sostenute da De Francesco
Costruzioni è inconferente rispetto al diritto o meno alla loro rifusione, che
dipende dalla conoscenza o meno da parte dell’impresa di eventuali vizi di
legittimità della finanza di progetto. Circostanza quest’ultima che non è da
escludere, dato che il progetto presentato alla Regione Molise nel 2015 per
ottenere i 5 milioni di finanziamento europeo riguardava la realizzazione
soltanto del tunnel e del parcheggio pubblico a rotazione, mentre nel progetto
messo a gara sono stati aggiunti i compendi immobiliari da attribuire al
promotore privato.
«Francesco Roberti, oggi e dal 2023
presidente della Regione, decise di bloccarlo [il Grande Scempio], portando
avanti una campagna elettorale apertamente contraria.» FALSO.
Roberti si è dichiarato contrario al tunnel, ma vedeva
con favore la realizzazione del complesso immobiliare polifunzionale; tant’è
che sotto la sua sindacatura il Comune di Termoli ha chiesto ed ottenuto 5
milioni di fondi PNRR per un intervento di “rigenerazione urbana” che è un
calco del Grande Scempio senza il tunnel, da realizzare in finanza di progetto
per l’importo di 14,6 milioni.
«[…] c’è la possibile perdita dei fondi pubblici
– circa 10 milioni tra risorse regionali e fondi PNRR […] – che non potranno essere dirottati su altri
progetti.» FALSO
I fondi PNRR sono i 5 milioni di cui si è detto, mentre
gli altri 5 milioni regionali riguarderebbero il teatro. Ne consegue che
l’apporto economico del privato si ridurrebbe a 4,6 milioni, il che non
consentirebbe di utilizzare lo strumento della finanza di progetto, nel quale
il privato deve coprire almeno la metà dell’investimento. A parte questa non
secondaria castroneria, l’intervento di rigenerazione urbana è un progetto
altro rispetto al Grande Scempio, che richiede una nuova gara, individuata da un
nuovo CIG (codice identificativo gara). L’aggiudicazione ottenuta riguardo al
Grande Scempio non ha alcun valore per la rigenerazione urbana. Giuridicamente
non esiste la trasmigrazione di un’aggiudicazione da un progetto ad un altro.
De Francesco, se crede, può partecipare alla nuova gara.
«Il nodo giuridico più solido a favore
dell’impresa resta però la sentenza del Consiglio di Stato […]. […] Una pronuncia definitiva, che ha di fatto
confermato la validità dell’aggiudicazione. Il TAR, peraltro, non aveva mai
bocciato in toto il progetto, ma aveva soltanto indicato la necessità di
effettuare la VIA e la VAS […]» FALSO
La sentenza del Consiglio di Stato non ha affatto «confermato la validità dell’aggiudicazione»,
ma ha annullato la sentenza del TAR, non riconoscendo al Comitato No Tunnel i
requisiti di soggetto esponenziale legittimato a ricorrere in giudizio. Il TAR
del Molise ha sentenziato l’illegittima assenza, nel procedimento di variante
urbanistica, delle valutazioni ambientali VAS e VIA, non perché si possano
escludere altri elementi di illegittimità, ma perché i rilievi dello Studio
Iacovino, incaricato dai No Tunnel, riguardavano solo la variante urbanistica e
non il procedimento di aggiudicazione ed i giudici amministrativi sono tenuti
ad esprimersi esclusivamente sulle doglianze dei ricorrenti, quand’anche dovessero
incidentalmente constatare altre illegittimità.
Oltre alle disinformazioni ora esaminate, l’articolo di Primonumero riferisce alcuni retroscena relativi a trattative che, «secondo fonti vicine a Palazzo Sant’Antonio», sarebbero intervenute tra De Francesco ed il Vicesindaco reggente Ferrazzano. L’accordo Ferrazzano-De Francesco avrebbe previsto «la trasformazione del teatro da privato a pubblico» (visto che lo finanzierebbe la Regione Molise), ma con la gestione al privato per 45 anni, del teatro ed anche del parcheggio pubblico a rotazione. Sui tempi troppo lunghi si sarebbe spaccata la maggioranza del nuovo sindaco Balice, facendo naufragare l’ipotesi di accordo. Il presunto accordo Ferrazzano-De Francesco, oltre a peggiorare ulteriormente il Grande Scempio, avrebbe dovuto realizzarsi in violazione delle norme sulle gare europee, garantendo sottobanco a De Francesco l’aggiudicazione nella nuova gara per il risanamento urbano. Non ho elementi per valutare la veridicità di tali “rivelazioni”; se esse rispondessero a verità, dovremmo rallegrarci dello scampato disastro.
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