Qual
è lo stato del servizio sanitario regionale del Molise (SSRM)? Al netto dei
proclami ottimistici del governo regionale e dei suoi sicofanti, esso è tuttora
impantanato a livelli di servizio pesantemente inadeguati. Lo si vede anche
soltanto dai dati del Ministero della salute relativi al monitoraggio dei nuovi
LEA (livelli essenziali di assistenza) “core”
(chissà perché il Ministero usa l’inglese invece dell’italiano “centrali” o
“principali”).
Qualche
informazione preliminare sui LEA. Essi hanno lo scopo di misurare la qualità,
l’appropriatezza e l’uniformità delle prestazioni dei servizi sanitari
regionali. I LEA sono stati adottati nel 2006, monitorando 32 indicatori, ma poiché
le stime fornite risultavano piuttosto imprecise, dal 2020 – dopo una
sperimentazione dal 2017 al 2019 – sono stati sostituiti dai nuovi LEA, che
osservano 88 indicatori, su tre aree: prevenzione, distrettuale ed ospedaliera.
Siccome il sistema di misurazione su 88 indicatori è sembrato troppo complesso,
ai fini pratici ci si affida ai nuovi LEA core,
cioè ridotti a 22 indicatori principali: 6 per la prevenzione, 9 per la
distrettuale e 7 per l’ospedaliera. Agli indicatori dei nuovi LEA è assegnato
un punteggio in centesimi. Si considera “sufficiente” il punteggio di 60
centesimi (come per i voti scolastici, che però sono in decimi). Il criterio
che i cittadini possano ritenersi adeguatamente assistiti a partire da 60/100
contraddice il principio costituzionale in base al quale l’assistenza sanitaria
deve essere non solo universale e gratuita, ma anche uniforme, dunque prestata
in maniera il più possibile simile in tutte le regioni, fatti salvi i poli di altissima
specializzazione di livello nazionale. Ciò nonostante, sembra che a nessun
partito politico sia venuto in mente di contestare tale discrasia tra la
Costituzione e quello che viene chiamato il nuovo sistema di garanzia.
I
punteggi dei nuovi LEA core del Molise
dal 2017 al 2023 sono sconfortanti. L’area prevenzione, che sembrava offrire un
buon livello di prestazioni, nel 2022 e nel 2023 sarebbe scesa sotto la
sufficienza; l’area distrettuale - che comprende i medici di base (medici di
medicina generale e pediatri di libera scelta), i medici di continuità
assistenziale (ex guardia medica), il 118, le visite e gli esami specialistici
(nei poliambulatori o negli ospedali pubblici) – ampiamente sotto la
sufficienza nel 2017 e nel 2018, dal 2019 sarebbe risalita poco oltre la
sufficienza; l’area ospedaliera (cioè i ricoveri), che dal 2017 al 2021 ha
oscillato tra 40 e 50 centesimi, sarebbe salita poco oltre la sufficienza nel
2022 e 2023 (gra. 1).
Gra. 1 - Punteggi nuovi LEA core del Molise 2017-2023 per area
Con
questi punteggi l’uso del condizionale è d’obbligo. Come può l’area
distrettuale avere raggiunto il suo massimo nel 2023 con 73/100, quando il
numero dei medici di base continua a calare? Con un ragionamento semplicistico,
c’è chi sostiene (inclusa la fondazione Gimbe) che il numero dei medici di base
in Molise sarebbe comunque sufficiente, perché mediamente ci sono più medici in
rapporto ai residenti rispetto alla media Italia. Così argomentando, non si
tiene conto del fatto che il Molise ha una densità abitativa che è un terzo
della media nazionale (65 ab/kmq, contro 195), con abitanti dispersi su 136
comuni, spesso male collegati, su territori collinari o montuosi. Il servizio
del 118 è un’altra piaga, che tende a peggiorare: l’organico dovrebbe contare
96 medici, basati su 16 postazioni, mentre all’inizio del 2025 i medici in
servizio sono scesi ad appena 33, mentre le postazioni andrebbero incrementate,
dato l’assetto orografico regionale e lo stato indegno di gran parte delle strade
provinciali. Le cose non vanno certo meglio per quanto riguarda visite ed esami
specialistici, con liste d’attesa perennemente ingolfate ed un ricorso sempre
più sbilanciato verso i poliambulatori, che sono pubblici nelle strutture, ma
dove operano i cosiddetti “specialisti ambulatoriali interni” (SAI), che – a
dispetto della denominazione – non sono affatto interni, bensì dei
parasubordinati delle ASL (nel Molise dell’ASReM) in regime di convenzione.
L’area
ospedaliera pubblica continua a soffrire di una grave deficienza di personale,
specialmente medico; basti considerare che i costi del personale ospedaliero pubblico
in media nazionale incidono per poco meno di un terzo sui costi globali, mentre
nel caso dell’ASReM l’incidenza è di circa un quarto. Qualche progresso si è
avuto nella nomina di alcuni primari, in reparti diretti da anni ed anni da
facenti funzione. Un indice eloquente dell’anomalia dei servizi ospedalieri
molisani, pubblici e privati accreditati, si ricava dagli indici di fuga e di
attrazione. Il grafico 2 mostra una posizione ampiamente anomala ed
apparentemente contradittoria del Molise, che nel 2023, a fronte di una
mobilità media nazionale del 9%, ha fatto registrare un indice di fuga (asse orizzontale)
del 33% ed uno di attrazione (asse verticale) del 32%, valori di gran lunga più
elevati in assoluto. L’apparente contraddizione tra i due indici si spiega con
il fatto che la quasi totalità dell’indice di attrazione è dovuto agli ospedali
privati accreditati (specialmente Neuromed e Responsible).
Con questi punteggi l’uso del condizionale è d’obbligo. Come può l’area distrettuale avere raggiunto il suo massimo nel 2023 con 73/100, quando il numero dei medici di base continua a calare? Con un ragionamento semplicistico, c’è chi sostiene (inclusa la fondazione Gimbe) che il numero dei medici di base in Molise sarebbe comunque sufficiente, perché mediamente ci sono più medici in rapporto ai residenti rispetto alla media Italia. Così argomentando, non si tiene conto del fatto che il Molise ha una densità abitativa che è un terzo della media nazionale (65 ab/kmq, contro 195), con abitanti dispersi su 136 comuni, spesso male collegati, su territori collinari o montuosi. Il servizio del 118 è un’altra piaga, che tende a peggiorare: l’organico dovrebbe contare 96 medici, basati su 16 postazioni, mentre all’inizio del 2025 i medici in servizio sono scesi ad appena 33, mentre le postazioni andrebbero incrementate, dato l’assetto orografico regionale e lo stato indegno di gran parte delle strade provinciali. Le cose non vanno certo meglio per quanto riguarda visite ed esami specialistici, con liste d’attesa perennemente ingolfate ed un ricorso sempre più sbilanciato verso i poliambulatori, che sono pubblici nelle strutture, ma dove operano i cosiddetti “specialisti ambulatoriali interni” (SAI), che – a dispetto della denominazione – non sono affatto interni, bensì dei parasubordinati delle ASL (nel Molise dell’ASReM) in regime di convenzione.
L’area
ospedaliera pubblica continua a soffrire di una grave deficienza di personale,
specialmente medico; basti considerare che i costi del personale ospedaliero pubblico
in media nazionale incidono per poco meno di un terzo sui costi globali, mentre
nel caso dell’ASReM l’incidenza è di circa un quarto. Qualche progresso si è
avuto nella nomina di alcuni primari, in reparti diretti da anni ed anni da
facenti funzione. Un indice eloquente dell’anomalia dei servizi ospedalieri
molisani, pubblici e privati accreditati, si ricava dagli indici di fuga e di
attrazione. Il grafico 2 mostra una posizione ampiamente anomala ed
apparentemente contradittoria del Molise, che nel 2023, a fronte di una
mobilità media nazionale del 9%, ha fatto registrare un indice di fuga (asse orizzontale)
del 33% ed uno di attrazione (asse verticale) del 32%, valori di gran lunga più
elevati in assoluto. L’apparente contraddizione tra i due indici si spiega con
il fatto che la quasi totalità dell’indice di attrazione è dovuto agli ospedali
privati accreditati (specialmente Neuromed e Responsible).
Gra. 2 - Mobilità
interregionale: confronto indice di fuga ed indice di attrazione ospedalieri
2023
(Il grafico è tratto da: MinSalute, Principali evidenze sull’attività di ricovero ospedaliero. Anno 2023, pag. 11.)
Se dal lato dei servizi il SSRM è messo male, da quello economico e patrimoniale non sta meglio, benché con la legge di bilancio 2025 si siano accese le speranze di un miglioramento, grazie a due provvedimenti. Uno riguarda l’incremento di almeno 20 milioni del fondo annuale cosiddetto indistinto a partire del 2025 (art. 1, comma 384), che dovrebbe coprire il disavanzo strutturale annuale. L’altro prevede l’erogazione di 90 milioni (45 nel 2025 e 45 nel 2026), a parziale copertura delle perdite pregresse al 31/12/2023, che ammontano a quasi 200 milioni (art. 1, comma 381). La corresponsione dei 90 milioni è subordinata all’approvazione del Programma operativo (PO) 2025-2027 entro il 31/01/2025 (art. 1, commi 382 e 383), data successivamente prorogata al 20/02/2025. Anche il secondo termine è stato sforato senza esito e nulla si sa del PO 2025-2027 e se i 90 milioni promessi sono sfumati o meno; in ogni caso tale finanziamento, pur fornendo una boccata di ossigeno, non sarebbe risolutivo, considerato che il rendiconto 2024 presenterà probabilmente un patrimonio netto negativo di una cinquantina di milioni e dunque si renderebbe necessaria una ricapitalizzazione di almeno 300-400 milioni.
Improponibile la Sanità nel Molise!!!!!! È stata affidata tutta al privato(Patriciello e Potito)e noi comuni mortali ne paghiamo le conseguenze(economiche e di salute)
RispondiEliminaSpaventevole
RispondiElimina