lunedì 24 marzo 2025

La chimera della cancellazione del debito sanitario del Molise


 Ci sono narrazioni dure a morire, pur non avendo alcuna base giuridica, politica, etica, economica o scientifica. Il successo - solo verbale e mai fattuale - di tali chimeriche narrazioni sta nel fatto che suggeriscono pseudosoluzioni, che non comporterebbero alcun impegno od onere per i soggetti interessati, siano essi un particolare gruppo di persone od intere comunità. È questo il caso della cancellazione del debito sanitario regionale del Molise, prospettata ai molisani come soluzione salvifica. Si sostiene che dal 2007, cioè da quando il servizio sanitario del Molise è soggetto al “piano di rientro dei disavanzi economici”, o meglio dal 24/07/2009, quando non rispettando il piano di rientro il servizio sanitario regionale (SSR) è stato commissariato, le perduranti perdite economiche sarebbero responsabilità ed onere del Governo nazionale, in quanto i commissari ad acta ed i subcommissari di supporto vengono nominati con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri. I fautori di questa tesi ne deducono che spetta al Governo nazionale pareggiare le perdite accumulate dal SSR del Molise.

La più recente ripresa di tale narrazione – volta a deresponsabilizzare gli amministratori locali e ad ottenere facile consenso elettorale – la dobbiamo al conterraneo Antonio Di Pietro - che è stato giudice di “Mani Pulite”, fondatore e affondatore del partito “L’Italia del valori”, parlamentare e ministro della Repubblica – il quale, nella conferenza stampa tenuta in veste di avvocato il 21/03/2025, ha annunciato la presentazione di un ricorso al TAR del Molise, per conto del cittadino Andrea Montesanto; ricorso ove per l’appunto si chiede alla giustizia amministrativa di addebitare a Roma il fardello finanziario del SSR del Molise. Copresentatori del ricorso sono gli avvocati Pino Ruta e Margherita Zezza, dello studio Ruta & associati. Ruta è politicamente sodale dell’avv. Massimo Romano, fondatore e leader del “movimento civico apartitico Costruire Democrazia”, che alle regionali del 2023 ha conquistato un seggio. Montesanto è anch’egli un esponente di Costruire Democrazia, dove riveste il ruolo di responsabile della comunicazione.

Tale ricorso non ha alcuna possibilità di successo, non solo riguardo al merito, di cui parlerò più avanti, ma riguardo alla legittimità stessa della sua presentazione, in quanto nel nostro diritto amministrativo è vietata la cosiddetta azione popolare, cioè la facoltà di chiunque di adire i tribunali amministrativi, con l’unica eccezione dei ricorsi riguardanti le elezioni. Ne consegue che, nel caso specifico, Montesanto non è legittimato ad agire in quanto cittadino e che il ricorso sarà respinto senza neanche discuterne il merito. Perché mai ben tre avvocati, non certo sprovveduti, presentano un ricorso sapendo benissimo che sarà bocciato sul nascere, per difetto di legittimazione attiva del proponente? Lascio a chi legge di immaginarne il motivo.

Ben prima di Di Pietro, la tesi che, data la nomina dei commissari ad acta, la responsabilità dei disavanzi del SSR del Molise sia dei governi nazionali è stata avanzata più volte in sede politica ed istituzionale regionale. Ricordo per tutte quella del 7 dicembre 2021, quando i consiglieri di maggioranza Michele Iorio, Aida Romagnuolo, Salvatore Micone e Gianluca Cefaratti hanno presentato in Consiglio regionale una mozione che rivendicava la copertura del debito del SSR da parte del Governo nazionale, oltre a chiede anche di “promuovere” l’ospedale di Campobasso da struttura di primo livello al secondo livello (quello massimo) e gli ospedali di Termoli e di Isernia da strutture di base al primo livello. Tali iperboliche richieste sono state approvate dal Consiglio regionale all’unanimità, assente (“per motivi di salute”) il Presidente di regione pro tempore nonché commissario ad acta Donato Toma.

Chiariamo finalmente perché è priva di fondamento la tesi che il debito del SSR del Molise spetti al Governo centrale, responsabile del commissariamento e dunque della (mala)gestione della sanità molisana. Commissari ad acta in Molise sono stati i Presidenti di Regione dal 24/07/2009 al 06/12/2018 (Iorio, poi Frattura) e dal 05/08/2021 al 12/07/2023 (Toma). L’attuale Presidente di Regione, Francesco Roberti, si è prudentemente defilato dal ruolo di commissario ad acta, a favore di Marco Bonamico, persona di sua fiducia, nominato il 03/08/2023 ed in carica, nonché attribuendo a Iorio la delega assessorile alla sanità. A conti fatti, i commissari ad acta “mandati da Roma” hanno operato soltanto dal 07/12/2018 al 31/07/2021 (Giustini, poi Degrassi). Nei due anni ed otto mesi di presenza, quanto hanno contato i commissari ad acta “alieni”? Poco, anzi niente.

A prescindere dalle capacità personali, il potere di cui dispongono i commissari ad acta della sanità è limitato all’autorizzazione delle spese, ma essi non hanno nessun potere di intervento sull’organizzazione dei SSR commissariati, che rimane totalmente nelle mani dei presidenti di regione, i quali nominano i direttori generali dei SSR e di conseguenza controllano la catena organizzativa. In merito vari governi nazionali hanno tentato più volte, ma invano, di aumentare i poteri dei commissari ad acta (leggere https://antennatermoli.blogspot.com/2021/01/gli-andirivieni-delle-leggi-sui.html). Oltre a ciò, i presidenti di regione hanno un potere informale legato al loro ruolo, in quanto le decisioni della Conferenza Stato-Regioni devono essere prese all’unanimità, cosicché ciascun presidente di regione dispone del diritto di veto.

La tesi che un SSR commissariato sia per ciò stesso gestito dal Governo nazionale non è che un castello di carte. Allora che fare? Semplicemente rovesciare il paradigma alla base dei “piani di rientro dei disavanzi”, che assegnano la priorità agli equilibri economici e patrimoniali, e rivendicare presso il Governo nazionale un piano di riorganizzazione e ripresa del SSR del Molise, centrato su obiettivi di servizio. Un tale piano richiede investimenti molto importanti per 4-5 anni, specialmente per reintegrare la carenza di personale, ed inizialmente aumenterà il disavanzo del SSR molisano; ma a regime, ricostruita l’efficacia dei servizi, esso ritroverà anche l’efficienza e l’equilibrio dei conti.


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