sabato 29 marzo 2025

Cattivi suggeritori nella querelle De Francesco-Comune di Termoli

 


Ho letto solo oggi l’articolo titolato “Il Comune di Termoli vuole revocare gli atti sulla riqualificazione del centro. Si rischia una penale.” - apparso il 27 sul quotidiano telematico Primonumero - e sono rimasto sconcertato dal cumulo di false informazioni sulla querelle relativa alla mancata attuazione della finanza di progetto popolarmente detta del Tunnel, alias Grande Scempio, che in realtà prevedeva anche lo sbancamento del Piano di Sant’Antonio (da 21 m sul livello del mare a 4 m) e la demolizione del fabbricato fatiscente ai piedi del Pozzo Dolce, da sostituire con un complesso immobiliare polifunzionale di 115.000 metri cubi, adibito per metà a parcheggio pubblico a rotazione, dato in gestione per 30 anni al costruttore, e per metà a posti auto e box privati, a 10 appartamenti ricettivi, a spazi commerciali e ad un teatro, assegnati in diritto di superficie a tempo illimitato (dunque in proprietà) a De Francesco Costruzioni. Esaminiamo una per una le “notizie” spacciate a Primonumero da cattivi suggeritori, di cui il giornale si è fidato.

«[Rispetto a quello del cimitero] Il caso della riqualificazione della De Francesco, invece, è ben diverso. L’imprenditore ha infatti dichiarato pubblicamente di aver già investito somme importanti […]». … «Se De Francesco dovesse provare in giudizio di aver sostenuto spese importanti – come tutto lascia intendere – l’amministrazione sarebbe esposta a una richiesta di indennizzo pesante.» FALSO E INCONFERENTE.

A seguito della revoca della finanza di progetto relativa al completamento ed all’ampliamento del cimitero, aggiudicata ma non sottoscritta, l’aggiudicatario ha chiesto un risarcimento di quasi 3,3 milioni di euro, invece ha ottenuto dalla giustizia amministrativa solo poche migliaia di euro, spesi dopo l’aggiudicazione per redigere due relazioni tecniche (geologica e di assoggettabilità a VAS). Sono stati negati la responsabilità precontrattuale del Comune ed il diritto dell’aggiudicatario alla rifusione delle spese di progettazione - quantificate nel quadro economico del progetto in 585.000 euro, iva esclusa - in quanto esso non si è comportato con correttezza e secondo buona fede, essendo a conoscenza dei vizi di legittimità della finanza di progetto. Nel quadro economico del Grande Scempio le spese di progettazione sono quantificate in 393.324 euro, più iva, quindi sono inferiori rispetto a quelle ipotizzate per il cimitero, che comunque vanno comprovate, non semplicemente dichiarate dall’imprenditore. Infine, l’entità delle spese sostenute da De Francesco Costruzioni è inconferente rispetto al diritto o meno alla loro rifusione, che dipende dalla conoscenza o meno da parte dell’impresa di eventuali vizi di legittimità della finanza di progetto. Circostanza quest’ultima che non è da escludere, dato che il progetto presentato alla Regione Molise nel 2015 per ottenere i 5 milioni di finanziamento europeo riguardava la realizzazione soltanto del tunnel e del parcheggio pubblico a rotazione, mentre nel progetto messo a gara sono stati aggiunti i compendi immobiliari da attribuire al promotore privato.

«Francesco Roberti, oggi e dal 2023 presidente della Regione, decise di bloccarlo [il Grande Scempio], portando avanti una campagna elettorale apertamente contraria.» FALSO.

Roberti si è dichiarato contrario al tunnel, ma vedeva con favore la realizzazione del complesso immobiliare polifunzionale; tant’è che sotto la sua sindacatura il Comune di Termoli ha chiesto ed ottenuto 5 milioni di fondi PNRR per un intervento di “rigenerazione urbana” che è un calco del Grande Scempio senza il tunnel, da realizzare in finanza di progetto per l’importo di 14,6 milioni.

«[…] c’è la possibile perdita dei fondi pubblici – circa 10 milioni tra risorse regionali e fondi PNRR […] – che non potranno essere dirottati su altri progetti.» FALSO

I fondi PNRR sono i 5 milioni di cui si è detto, mentre gli altri 5 milioni regionali riguarderebbero il teatro. Ne consegue che l’apporto economico del privato si ridurrebbe a 4,6 milioni, il che non consentirebbe di utilizzare lo strumento della finanza di progetto, nel quale il privato deve coprire almeno la metà dell’investimento. A parte questa non secondaria castroneria, l’intervento di rigenerazione urbana è un progetto altro rispetto al Grande Scempio, che richiede una nuova gara, individuata da un nuovo CIG (codice identificativo gara). L’aggiudicazione ottenuta riguardo al Grande Scempio non ha alcun valore per la rigenerazione urbana. Giuridicamente non esiste la trasmigrazione di un’aggiudicazione da un progetto ad un altro. De Francesco, se crede, può partecipare alla nuova gara.

«Il nodo giuridico più solido a favore dell’impresa resta però la sentenza del Consiglio di Stato […]. […] Una pronuncia definitiva, che ha di fatto confermato la validità dell’aggiudicazione. Il TAR, peraltro, non aveva mai bocciato in toto il progetto, ma aveva soltanto indicato la necessità di effettuare la VIA e la VAS […]» FALSO

La sentenza del Consiglio di Stato non ha affatto «confermato la validità dell’aggiudicazione», ma ha annullato la sentenza del TAR, non riconoscendo al Comitato No Tunnel i requisiti di soggetto esponenziale legittimato a ricorrere in giudizio. Il TAR del Molise ha sentenziato l’illegittima assenza, nel procedimento di variante urbanistica, delle valutazioni ambientali VAS e VIA, non perché si possano escludere altri elementi di illegittimità, ma perché i rilievi dello Studio Iacovino, incaricato dai No Tunnel, riguardavano solo la variante urbanistica e non il procedimento di aggiudicazione ed i giudici amministrativi sono tenuti ad esprimersi esclusivamente sulle doglianze dei ricorrenti, quand’anche dovessero incidentalmente constatare altre illegittimità.

Oltre alle disinformazioni ora esaminate, l’articolo di Primonumero riferisce alcuni retroscena relativi a trattative che, «secondo fonti vicine a Palazzo Sant’Antonio», sarebbero intervenute tra De Francesco ed il Vicesindaco reggente Ferrazzano. L’accordo Ferrazzano-De Francesco avrebbe previsto «la trasformazione del teatro da privato a pubblico» (visto che lo finanzierebbe la Regione Molise), ma con la gestione al privato per 45 anni, del teatro ed anche del parcheggio pubblico a rotazione. Sui tempi troppo lunghi si sarebbe spaccata la maggioranza del nuovo sindaco Balice, facendo naufragare l’ipotesi di accordo. Il presunto accordo Ferrazzano-De Francesco, oltre a peggiorare ulteriormente il Grande Scempio, avrebbe dovuto realizzarsi in violazione delle norme sulle gare europee, garantendo sottobanco a De Francesco l’aggiudicazione nella nuova gara per il risanamento urbano. Non ho elementi per valutare la veridicità di tali “rivelazioni”; se esse rispondessero a verità, dovremmo rallegrarci dello scampato disastro.

giovedì 27 marzo 2025

La pistola ad acqua dei fratelli De Francesco

 

Dopo incontri, scambi di corrispondenza, comunicati e interviste, i fratelli Franco Antonio e Alessandro De Francesco, titolari della De Francesco Costruzioni srl, hanno diffidato formalmente il Comune di Termoli a sottoscrivere entro 30 giorni (cioè entro il 25 aprile) il contratto per la realizzazione della finanza di progetto popolarmente detta del Tunnel; superato tale termine, promettono un diluvio giudiziario: «l’esecuzione forzata del contratto, che comporterà anche un aggravio di spese a carico della finanza pubblica, con relativa segnalazione alla Corte dei conti; la condanna in sede penale per le fattispecie di reato conseguenti al rifiuto nel compimento di atti del proprio ufficio; il risarcimento di tutti i “danni subiti e subendi”», ipotizzati in svariati milioni.

Per loro sfortuna, i fratelli De Francesco sparano con una pistola ad acqua. Ho illustrato in precedenti articoli le ragioni per cui De Francesco Costruzioni potrebbe aspirare al massimo al rimborso delle spese di progettazione, per responsabilità precontrattuale del Comune, ma che molto probabilmente non otterrebbe neanche un centesimo (si legga https://antennatermoli.blogspot.com/2025/02/il-sindaco-balice-rinnega-il-grande.html ). Per i pigri o gli indaffarati, mi limito qui a ricordare che il Comune di Termoli è uscito vittorioso da due analoghi e recenti procedimenti giudiziari, relativi alla sua presunta responsabilità precontrattuale. Il primo contenzioso è quello sorto con Nidaco Costruzioni, per la realizzazione di un parcheggio sotto Piazza Sant’Antonio - aggiudicato, ma non realizzato - dove l’impresa chiedeva milioni e non ha ottenuto assolutamente nulla (Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 1460/2014), in base al principio che il silenzio-inadempimento non può essere invocato riguardo agli atti generali dell’amministrazione. Il secondo contenzioso ha interessato l’annullamento della finanza di progetto relativa al cimitero, dove l’aggiudicataria Cosvim ha ottenuto poche migliaia di euro di spese extra per una relazione geologica e per la relazione di verifica di assoggettabilità a VAS del progetto (Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza 1502/2024).

A quanto già detto e scritto aggiungo ora altri argomenti, non trattati in precedenza. Quando De Francesco Costruzioni ha presentato la proposta di finanza di progetto, ha dovuto allegare tra le tante carte anche un Piano economico finanziario (PEF), asseverato il 28/09/2015 da Ria Grant Thornton spa. A distanza di quasi 10 anni, quel PEF è ancora attendibile? Il quadro economico finanziario (QEF), che prevedeva un investimento di 19 milioni, salito poi a quasi 20, non può essere più quello di allora, visto il tempo trascorso e l’impennata dei costi dell’edilizia. Di conseguenza, il PEF ed il QEF dell’epoca hanno perso ogni validità. Si aggiunga che tra le fonti di finanziamento sono spariti anche i 5 milioni del Fondo di sviluppo e coesione 2007-2013, in quanto il 10/10/2022 Francesco Roberti, all’epoca sindaco di Termoli, ha chiesto alla Regione Molise di riprogrammare quei 5 milioni sulla realizzazione di un parcheggio multipiano in Piazza Donatori di sangue (protocollo 63322/2022).

Nel frattempo i fratelli De Francesco hanno affrontato importanti difficoltà economiche e finanziarie, tanto che nel 2021 essi hanno chiesto ed ottenuto dai tribunali di Isernia e di Chieti il concordato preventivo, rispettivamente per De Francesco Costruzioni srl e per Cimitero San Franco srl (Francavilla al Mare). I due fratelli, mentre cercano di tenere a galla le società esistenti, ne creano di nuove: Arta Costruzioni srl in Italia e, con sede legale a Barcellona ed operativa a San Salvo, GRE Development sl, Gibor Service sl, Sviluppo Europa sl, ASIW (una finanziaria). Tutte queste nuove imprese - amministrate da Franco Antonio De Francesco o da sua moglie - sono coordinate da Ati-Pangea, anch’essa basata a Barcellona e operativa a San Salvo. A che pro la costituzione di questa girandola di imprese italo-catalane? De Francesco Costruzioni e Cimitero San Franco sono tornate in bonis?

Infine le due società appena citate, più Arta Costruzioni, i fratelli De Francesco, la consorte del maggiore dei due ed altre persone, sono sotto inchiesta penale per presunti gravi reati, connessi all’ampliamento del cimitero di Francavilla al Mare. Gli atti appena depositati dagli inquirenti parlano di interramento nel cimitero di 15.300 metri cubi di rifiuti speciali, anche con soppressione di due cadaveri, rimossi ed interrati insieme ai rifiuti, di frode in pubbliche forniture, di corruzione. A breve la Procura della Repubblica di Chieti deciderà per il rinvio o l’archiviazione, ma se il procedimento dovesse essere avviato, pur sussistendo la previsione di innocenza fino a prova contraria, l’amministrazione comunale di Termoli non potrebbe rischiare di sottoscrivere un contratto con un’impresa che potrebbe risultare colpevole di gravi reati.

A mio avviso la diffida di De Francesco Costruzioni è da respingere comunque, perché, come ha affermato di recente l’attuale sindaco Nico Balice, «un braccio di ferro legale non deve indurci a stravolgere Termoli»; inoltre, l’amministrazione comunale può farlo del tutto a cuor leggero, in quanto la “pistola giudiziaria” brandita dai fratelli De Francesco spara ad acqua.

lunedì 24 marzo 2025

La chimera della cancellazione del debito sanitario del Molise


 Ci sono narrazioni dure a morire, pur non avendo alcuna base giuridica, politica, etica, economica o scientifica. Il successo - solo verbale e mai fattuale - di tali chimeriche narrazioni sta nel fatto che suggeriscono pseudosoluzioni, che non comporterebbero alcun impegno od onere per i soggetti interessati, siano essi un particolare gruppo di persone od intere comunità. È questo il caso della cancellazione del debito sanitario regionale del Molise, prospettata ai molisani come soluzione salvifica. Si sostiene che dal 2007, cioè da quando il servizio sanitario del Molise è soggetto al “piano di rientro dei disavanzi economici”, o meglio dal 24/07/2009, quando non rispettando il piano di rientro il servizio sanitario regionale (SSR) è stato commissariato, le perduranti perdite economiche sarebbero responsabilità ed onere del Governo nazionale, in quanto i commissari ad acta ed i subcommissari di supporto vengono nominati con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri. I fautori di questa tesi ne deducono che spetta al Governo nazionale pareggiare le perdite accumulate dal SSR del Molise.

La più recente ripresa di tale narrazione – volta a deresponsabilizzare gli amministratori locali e ad ottenere facile consenso elettorale – la dobbiamo al conterraneo Antonio Di Pietro - che è stato giudice di “Mani Pulite”, fondatore e affondatore del partito “L’Italia del valori”, parlamentare e ministro della Repubblica – il quale, nella conferenza stampa tenuta in veste di avvocato il 21/03/2025, ha annunciato la presentazione di un ricorso al TAR del Molise, per conto del cittadino Andrea Montesanto; ricorso ove per l’appunto si chiede alla giustizia amministrativa di addebitare a Roma il fardello finanziario del SSR del Molise. Copresentatori del ricorso sono gli avvocati Pino Ruta e Margherita Zezza, dello studio Ruta & associati. Ruta è politicamente sodale dell’avv. Massimo Romano, fondatore e leader del “movimento civico apartitico Costruire Democrazia”, che alle regionali del 2023 ha conquistato un seggio. Montesanto è anch’egli un esponente di Costruire Democrazia, dove riveste il ruolo di responsabile della comunicazione.

Tale ricorso non ha alcuna possibilità di successo, non solo riguardo al merito, di cui parlerò più avanti, ma riguardo alla legittimità stessa della sua presentazione, in quanto nel nostro diritto amministrativo è vietata la cosiddetta azione popolare, cioè la facoltà di chiunque di adire i tribunali amministrativi, con l’unica eccezione dei ricorsi riguardanti le elezioni. Ne consegue che, nel caso specifico, Montesanto non è legittimato ad agire in quanto cittadino e che il ricorso sarà respinto senza neanche discuterne il merito. Perché mai ben tre avvocati, non certo sprovveduti, presentano un ricorso sapendo benissimo che sarà bocciato sul nascere, per difetto di legittimazione attiva del proponente? Lascio a chi legge di immaginarne il motivo.

Ben prima di Di Pietro, la tesi che, data la nomina dei commissari ad acta, la responsabilità dei disavanzi del SSR del Molise sia dei governi nazionali è stata avanzata più volte in sede politica ed istituzionale regionale. Ricordo per tutte quella del 7 dicembre 2021, quando i consiglieri di maggioranza Michele Iorio, Aida Romagnuolo, Salvatore Micone e Gianluca Cefaratti hanno presentato in Consiglio regionale una mozione che rivendicava la copertura del debito del SSR da parte del Governo nazionale, oltre a chiede anche di “promuovere” l’ospedale di Campobasso da struttura di primo livello al secondo livello (quello massimo) e gli ospedali di Termoli e di Isernia da strutture di base al primo livello. Tali iperboliche richieste sono state approvate dal Consiglio regionale all’unanimità, assente (“per motivi di salute”) il Presidente di regione pro tempore nonché commissario ad acta Donato Toma.

Chiariamo finalmente perché è priva di fondamento la tesi che il debito del SSR del Molise spetti al Governo centrale, responsabile del commissariamento e dunque della (mala)gestione della sanità molisana. Commissari ad acta in Molise sono stati i Presidenti di Regione dal 24/07/2009 al 06/12/2018 (Iorio, poi Frattura) e dal 05/08/2021 al 12/07/2023 (Toma). L’attuale Presidente di Regione, Francesco Roberti, si è prudentemente defilato dal ruolo di commissario ad acta, a favore di Marco Bonamico, persona di sua fiducia, nominato il 03/08/2023 ed in carica, nonché attribuendo a Iorio la delega assessorile alla sanità. A conti fatti, i commissari ad acta “mandati da Roma” hanno operato soltanto dal 07/12/2018 al 31/07/2021 (Giustini, poi Degrassi). Nei due anni ed otto mesi di presenza, quanto hanno contato i commissari ad acta “alieni”? Poco, anzi niente.

A prescindere dalle capacità personali, il potere di cui dispongono i commissari ad acta della sanità è limitato all’autorizzazione delle spese, ma essi non hanno nessun potere di intervento sull’organizzazione dei SSR commissariati, che rimane totalmente nelle mani dei presidenti di regione, i quali nominano i direttori generali dei SSR e di conseguenza controllano la catena organizzativa. In merito vari governi nazionali hanno tentato più volte, ma invano, di aumentare i poteri dei commissari ad acta (leggere https://antennatermoli.blogspot.com/2021/01/gli-andirivieni-delle-leggi-sui.html). Oltre a ciò, i presidenti di regione hanno un potere informale legato al loro ruolo, in quanto le decisioni della Conferenza Stato-Regioni devono essere prese all’unanimità, cosicché ciascun presidente di regione dispone del diritto di veto.

La tesi che un SSR commissariato sia per ciò stesso gestito dal Governo nazionale non è che un castello di carte. Allora che fare? Semplicemente rovesciare il paradigma alla base dei “piani di rientro dei disavanzi”, che assegnano la priorità agli equilibri economici e patrimoniali, e rivendicare presso il Governo nazionale un piano di riorganizzazione e ripresa del SSR del Molise, centrato su obiettivi di servizio. Un tale piano richiede investimenti molto importanti per 4-5 anni, specialmente per reintegrare la carenza di personale, ed inizialmente aumenterà il disavanzo del SSR molisano; ma a regime, ricostruita l’efficacia dei servizi, esso ritroverà anche l’efficienza e l’equilibrio dei conti.


martedì 18 marzo 2025

La sanità pubblica del Molise è tuttora nel pantano

 

Qual è lo stato del servizio sanitario regionale del Molise (SSRM)? Al netto dei proclami ottimistici del governo regionale e dei suoi sicofanti, esso è tuttora impantanato a livelli di servizio pesantemente inadeguati. Lo si vede anche soltanto dai dati del Ministero della salute relativi al monitoraggio dei nuovi LEA (livelli essenziali di assistenza) “core” (chissà perché il Ministero usa l’inglese invece dell’italiano “centrali” o “principali”).

Qualche informazione preliminare sui LEA. Essi hanno lo scopo di misurare la qualità, l’appropriatezza e l’uniformità delle prestazioni dei servizi sanitari regionali. I LEA sono stati adottati nel 2006, monitorando 32 indicatori, ma poiché le stime fornite risultavano piuttosto imprecise, dal 2020 – dopo una sperimentazione dal 2017 al 2019 – sono stati sostituiti dai nuovi LEA, che osservano 88 indicatori, su tre aree: prevenzione, distrettuale ed ospedaliera. Siccome il sistema di misurazione su 88 indicatori è sembrato troppo complesso, ai fini pratici ci si affida ai nuovi LEA core, cioè ridotti a 22 indicatori principali: 6 per la prevenzione, 9 per la distrettuale e 7 per l’ospedaliera. Agli indicatori dei nuovi LEA è assegnato un punteggio in centesimi. Si considera “sufficiente” il punteggio di 60 centesimi (come per i voti scolastici, che però sono in decimi). Il criterio che i cittadini possano ritenersi adeguatamente assistiti a partire da 60/100 contraddice il principio costituzionale in base al quale l’assistenza sanitaria deve essere non solo universale e gratuita, ma anche uniforme, dunque prestata in maniera il più possibile simile in tutte le regioni, fatti salvi i poli di altissima specializzazione di livello nazionale. Ciò nonostante, sembra che a nessun partito politico sia venuto in mente di contestare tale discrasia tra la Costituzione e quello che viene chiamato il nuovo sistema di garanzia.

I punteggi dei nuovi LEA core del Molise dal 2017 al 2023 sono sconfortanti. L’area prevenzione, che sembrava offrire un buon livello di prestazioni, nel 2022 e nel 2023 sarebbe scesa sotto la sufficienza; l’area distrettuale - che comprende i medici di base (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta), i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica), il 118, le visite e gli esami specialistici (nei poliambulatori o negli ospedali pubblici) – ampiamente sotto la sufficienza nel 2017 e nel 2018, dal 2019 sarebbe risalita poco oltre la sufficienza; l’area ospedaliera (cioè i ricoveri), che dal 2017 al 2021 ha oscillato tra 40 e 50 centesimi, sarebbe salita poco oltre la sufficienza nel 2022 e 2023 (gra. 1).

Gra. 1 - Punteggi nuovi LEA core del Molise 2017-2023 per area


Con questi punteggi l’uso del condizionale è d’obbligo. Come può l’area distrettuale avere raggiunto il suo massimo nel 2023 con 73/100, quando il numero dei medici di base continua a calare? Con un ragionamento semplicistico, c’è chi sostiene (inclusa la fondazione Gimbe) che il numero dei medici di base in Molise sarebbe comunque sufficiente, perché mediamente ci sono più medici in rapporto ai residenti rispetto alla media Italia. Così argomentando, non si tiene conto del fatto che il Molise ha una densità abitativa che è un terzo della media nazionale (65 ab/kmq, contro 195), con abitanti dispersi su 136 comuni, spesso male collegati, su territori collinari o montuosi. Il servizio del 118 è un’altra piaga, che tende a peggiorare: l’organico dovrebbe contare 96 medici, basati su 16 postazioni, mentre all’inizio del 2025 i medici in servizio sono scesi ad appena 33, mentre le postazioni andrebbero incrementate, dato l’assetto orografico regionale e lo stato indegno di gran parte delle strade provinciali. Le cose non vanno certo meglio per quanto riguarda visite ed esami specialistici, con liste d’attesa perennemente ingolfate ed un ricorso sempre più sbilanciato verso i poliambulatori, che sono pubblici nelle strutture, ma dove operano i cosiddetti “specialisti ambulatoriali interni” (SAI), che – a dispetto della denominazione – non sono affatto interni, bensì dei parasubordinati delle ASL (nel Molise dell’ASReM) in regime di convenzione.

L’area ospedaliera pubblica continua a soffrire di una grave deficienza di personale, specialmente medico; basti considerare che i costi del personale ospedaliero pubblico in media nazionale incidono per poco meno di un terzo sui costi globali, mentre nel caso dell’ASReM l’incidenza è di circa un quarto. Qualche progresso si è avuto nella nomina di alcuni primari, in reparti diretti da anni ed anni da facenti funzione. Un indice eloquente dell’anomalia dei servizi ospedalieri molisani, pubblici e privati accreditati, si ricava dagli indici di fuga e di attrazione. Il grafico 2 mostra una posizione ampiamente anomala ed apparentemente contradittoria del Molise, che nel 2023, a fronte di una mobilità media nazionale del 9%, ha fatto registrare un indice di fuga (asse orizzontale) del 33% ed uno di attrazione (asse verticale) del 32%, valori di gran lunga più elevati in assoluto. L’apparente contraddizione tra i due indici si spiega con il fatto che la quasi totalità dell’indice di attrazione è dovuto agli ospedali privati accreditati (specialmente Neuromed e Responsible).

Con questi punteggi l’uso del condizionale è d’obbligo. Come può l’area distrettuale avere raggiunto il suo massimo nel 2023 con 73/100, quando il numero dei medici di base continua a calare? Con un ragionamento semplicistico, c’è chi sostiene (inclusa la fondazione Gimbe) che il numero dei medici di base in Molise sarebbe comunque sufficiente, perché mediamente ci sono più medici in rapporto ai residenti rispetto alla media Italia. Così argomentando, non si tiene conto del fatto che il Molise ha una densità abitativa che è un terzo della media nazionale (65 ab/kmq, contro 195), con abitanti dispersi su 136 comuni, spesso male collegati, su territori collinari o montuosi. Il servizio del 118 è un’altra piaga, che tende a peggiorare: l’organico dovrebbe contare 96 medici, basati su 16 postazioni, mentre all’inizio del 2025 i medici in servizio sono scesi ad appena 33, mentre le postazioni andrebbero incrementate, dato l’assetto orografico regionale e lo stato indegno di gran parte delle strade provinciali. Le cose non vanno certo meglio per quanto riguarda visite ed esami specialistici, con liste d’attesa perennemente ingolfate ed un ricorso sempre più sbilanciato verso i poliambulatori, che sono pubblici nelle strutture, ma dove operano i cosiddetti “specialisti ambulatoriali interni” (SAI), che – a dispetto della denominazione – non sono affatto interni, bensì dei parasubordinati delle ASL (nel Molise dell’ASReM) in regime di convenzione.

L’area ospedaliera pubblica continua a soffrire di una grave deficienza di personale, specialmente medico; basti considerare che i costi del personale ospedaliero pubblico in media nazionale incidono per poco meno di un terzo sui costi globali, mentre nel caso dell’ASReM l’incidenza è di circa un quarto. Qualche progresso si è avuto nella nomina di alcuni primari, in reparti diretti da anni ed anni da facenti funzione. Un indice eloquente dell’anomalia dei servizi ospedalieri molisani, pubblici e privati accreditati, si ricava dagli indici di fuga e di attrazione. Il grafico 2 mostra una posizione ampiamente anomala ed apparentemente contradittoria del Molise, che nel 2023, a fronte di una mobilità media nazionale del 9%, ha fatto registrare un indice di fuga (asse orizzontale) del 33% ed uno di attrazione (asse verticale) del 32%, valori di gran lunga più elevati in assoluto. L’apparente contraddizione tra i due indici si spiega con il fatto che la quasi totalità dell’indice di attrazione è dovuto agli ospedali privati accreditati (specialmente Neuromed e Responsible).

Gra. 2 - Mobilità interregionale: confronto indice di fuga ed indice di attrazione ospedalieri 2023

(Il grafico è tratto da: MinSalute, Principali evidenze sull’attività di ricovero ospedaliero. Anno 2023, pag. 11.)

Se dal lato dei servizi il SSRM è messo male, da quello economico e patrimoniale non sta meglio, benché con la legge di bilancio 2025 si siano accese le speranze di un miglioramento, grazie a due provvedimenti. Uno riguarda l’incremento di almeno 20 milioni del fondo annuale cosiddetto indistinto a partire del 2025 (art. 1, comma 384), che dovrebbe coprire il disavanzo strutturale annuale. L’altro prevede l’erogazione di 90 milioni (45 nel 2025 e 45 nel 2026), a parziale copertura delle perdite pregresse al 31/12/2023, che ammontano a quasi 200 milioni (art. 1, comma 381). La corresponsione dei 90 milioni è subordinata all’approvazione del Programma operativo (PO) 2025-2027 entro il 31/01/2025 (art. 1, commi 382 e 383), data successivamente prorogata al 20/02/2025. Anche il secondo termine è stato sforato senza esito e nulla si sa del PO 2025-2027 e se i 90 milioni promessi sono sfumati o meno; in ogni caso tale finanziamento, pur fornendo una boccata di ossigeno, non sarebbe risolutivo, considerato che il rendiconto 2024 presenterà probabilmente un patrimonio netto negativo di una cinquantina di milioni e dunque si renderebbe necessaria una ricapitalizzazione di almeno 300-400 milioni.