Circa un anno fa scoppiò un putiferio
a proposito della prospettata installazione di un parco eolico in Comune di San
Martino, Contrada Bosco Pontoni. La levata di scudi fu pressoché generale: la
Giunta ed il Consiglio regionale, inclusa la minoranza, che anzi accusò la
maggioranza di non essere abbastanza contraria; il sindaco di San Martino; la
sindaca di Ururi; la Soprintendenza del Molise; Confagricoltura del Molise; il
neocostituito “Comitato per la salvaguardia del territorio molisano”,
presieduto dal parroco don Nicola Pietrantonio; imprenditori agricoli locali;
persino la Condotta Slow Food di Termoli. All’epoca ci fu una sola presa di
posizione favorevole (con alcune prescrizioni), la mia, che illustrai in due
articoli, pubblicati a febbraio 2022 sul mio blog.
Cosa mai prevedeva l’ipotizzato parco
eolico in Contrada Bosco Pontoni da sollevare tanta contrarietà? Lo spiega sinteticamente
l’incipit della lettera inviata il 4
febbraio 2022 all’allora ministro delle politiche agricole Patuanelli, da
Nicola Cavaliere, assessore regionale all’agricoltura, all’agroalimentare, alle
bonifiche, alle foreste, alla caccia ed alla pesca: «Egregio ministro, voglio rappresentarle l’indignazione di
cittadini, imprenditori agricoli, rappresentanti delle istituzioni locali e
regionali per la realizzazione di un mega parco eolico da 48 megawatt
costituito da 12 torri alte 200 metri che deturpano un territorio dove già sono
presenti altri impianti eolici». Aggiungo che il Bosco Pontoni, che
dà il nome alla contrada, non esiste da tempo immemore, abbattuto per fare
posto a coltivazioni agricole.
Se 12 aerogeneratori da 4 MW
(megawatt) ciascuno hanno provocato addirittura indignazione, cosa mai
dovrebbero dire i medesimi soggetti di “Eolico Offshore Molise” - la cui
istanza di concessione demaniale marittima è stata pubblicata il 14 dicembre
2022 - che di aerogeneratori ne prevede 120, da 15 MW ciascuno? E non si tratta
solo di una macroscopica differenza di potenza installata: 48 MW a Bosco
Pontoni, contro 1.800 MW nelle acque antistanti il Molise. Eolico Offshore
Molise impegnerebbe uno specchio di mare di 295,3 chilometri quadrati (interdetti
alla pesca ed alla navigazione), con torri alte 280 metri, montate su corpi
galleggianti, con sui fondali una rete di cavidotti elettrici, dagli
aerogeneratori a due stazioni di trasformazione in mare e, da lì a riva, a 200
metri a sinistra della foce del Biferno. Nella proposta di Eolico Offshore
Molise non c’è solo il parco eolico: dei 5,4 milioni di MWh/anno (megawattora
all’anno) che dovrebbe produrre, 3 milioni di MWh/anno verrebbero immessi nella
rete del trasporto elettrico, mentre i restanti 2,4 milioni di MWh/anno
alimenterebbero una enorme fabbrica di idrogeno “verde” (derivato per elettrolisi
dall’acqua), che – dato l’elevato rischio di esplosioni ed incendi – necessiterebbe
di ampie aree di rispetto.
Incredibile a dirsi, fino ad ora ci
sono state solo due prese di posizione contrarie ad Eolico Offshore Molise: di
Molise Domani e del gruppo civico Termoli Bene Comune – Rete della sinistra, di
cui faccio parte. C’è stata addirittura una presa di posizione favorevole di
Legambiente del Molise.
Come si spiega il silenzio riguardo ad Eolico Offshore Molise delle legioni di fustigatori dell’eolico in Contrada Bosco Pontoni, che paragonato al primo è meno di un microbo?
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