giovedì 5 gennaio 2023

Eolico Offshore Molise? L’importante è esagerare.

 



Il 12 dicembre 2022, la Capitaneria di porto di Termoli ha emanato un avviso, con il quale si informa che tale Maverick srl ha presentato istanza per ottenere una concessione demaniale marittima, della durata di 40 anni, finalizzata alla realizzazione di un parco eolico antistante i 35 km di costa del Molise, denominato “Eolico Offshore Molise”.

Mai come in questo caso è appropriata la canzone di Enzo Jannacci intitolata “L’importante è esagerare”, il cui ritornello recita: «l’importante è esagerare, sia nel bene che nel male, senza mai farsi capire.» I “numeri” di Eolico Offshore Molise sono tutti mostruosi. Si prevedono 120 aerogeneratori, ciascuno della potenza di 15 MW (megawatt), collocati su torri alte al mozzo 150 metri, con rotori del diametro di 5 metri, muniti di tre pale, lunghe ciascuna 115,5 metri; gli impianti sono montati su una sottostruttura costituita da corpi galleggianti, ancorati al fondale. Ipotizzando che i corpi galleggianti emergano mediamente di un paio di metri, ogni impianto svetterebbe di 280 metri dal pelo dell’acqua, più del doppio dei 133 metri di altezza del “Cupolone” di San Pietro. La sottostruttura è ancora da progettare (ci sta lavorando la scozzese University of Strathclyde); essa sarà necessariamente smisurata, sia in estensione che nella parte subacquea, poiché l’inclinazione dalla verticale dell’enorme impianto soprastante non deve superare i 5°.

La straordinaria potenza totale installata di 1.800 MW (120 torri per 15 MW) dovrebbe generare elettricità per 5,4 milioni di MWh/anno (megawattora all’anno), in base alla stima di 3.000 h/anno di funzionamento sulle 8.760 h/anno complessive. Considerato che il consumo medio di elettricità delle famiglie italiane è di 2,7 MWh/anno, il parco eolico potrebbe soddisfare la domanda elettrica annua di 2 milioni di famiglie (7,7% del totale Italia). Straordinaria è anche la potenza per singolo aerogeneratore, se si considera che attualmente al mondo ne esiste solo uno (Haliade-X) con potenza di 14 MW, installato nel 2021 nel porto di Rotterdam.

Da primato è anche lo specchio d’acqua di cui si chiede la concessione, che è di ben 295,4 km2 (chilometri quadrati); più grande dell’Isola d’Elba, che ha una superficie di 223,5 km2. Il 74,3% del parco eolico ricade oltre il limite delle acque territoriali (12 miglia nautiche dalla linea di base della costa), quindi sarebbe esente dall’IMU, privando lo Stato ed i comuni rivieraschi di gran parte del ristoro fiscale. Gli aerogeneratori sono collegati da cavidotti posati sul fondale a due stazioni elettriche di trasformazione, dalle quali si diparte un cavidotto con approdo in Comune di Termoli, 200 m a nord della foce del Biferno, in un sito ad alto rischio di inondazione. Da qui parte un cavidotto terrestre interrato di 25 km, che attraversa il nucleo industriale di Termoli e prosegue fino alla stazione elettrica della rete di trasporto nazionale di Larino. Vuoi per le installazioni di superficie, vuoi per i cavidotti subacquei, gran parte dello specchio di mare al largo delle coste molisane sarebbe vietato alla navigazione ed alla pesca. La situazione è ulteriormente aggravata dalla richiesta, da parte di un’altra società, di installare al largo di Puntapenna un altro parco eolico offshore, che occuperebbe 122 km2; senza dimenticare le già esistenti tre piattaforme per la coltivazione di idrocarburi Rospo Mare A, B e C, nonché il serbatoio galleggiante Alba Marina.

Dal punto di vista visivo, Maverick srl sostiene che l’impatto sarebbe minimo, dato che gli aerogeneratori verrebbero collocati a non meno di 25 km dalla costa; ma la congettura di Maverick è falsata dal fatto che “ragionano” sulla sola torre, alta al mozzo 150 metri, non sull’intera struttura (pale incluse), alta 280 metri. In realtà, di giorno gran parte delle installazioni risulterebbero visibili e l’orizzonte notturno sarebbe punteggiato da 120 luci di segnalazione.

Se la parte a mare è decisamente esagerata, quella a terra non è da meno. Della potenza installata di 1.800 MW, 1.000 MW (3 milioni di MWh/anno) verrebbero dedicati alla stazione elettrica di Larino ed 800 MW (2,4 milioni di MWh/anno) a due grandi centrali, in grado di produrne oltre 40.000 tonnellate l’anno di idrogeno “verde”, tramite elettrolisi dell’acqua. Centrali di tal genere presenta delle criticità. In primo luogo, implicano un enorme utilizzo di acqua, che verrebbe captata dall’acquedotto in un quantitativo stimato di 570 milioni di litri l’anno, che corrispondono al consumo annuo di circa 7.000 italiani. L’idrogeno è poi estremamente esplosivo ed infiammabile (non a caso è usato come combustibile dei missili spaziali), quindi richiede importanti misure di sicurezza ed una distanza di rispetto considerevole da altri insediamenti. Invece, le due centrali verrebbero collocate non solo l’una vicina all’altra, ma in una zona già densa di altre industrie, senza nessun distanziamento prudenziale.

Quanto alla potenza installata dedicata alla rete di trasporto nazionale c’è una evidente incongruenza, perché la stazione elettrica di Larino può assorbire al massimo 1.000 MW e già riceve energia dalla centrale termoelettrica Sorgenia di Termoli, che ha 770 MW di potenza installata, e da impianti minori eolici e fotovoltaici.

Passando ad esaminare il lato imprenditoriale, l’esagerazione si ribalta, dal macro si passa al micro. La Maverick srl ha sede legale a Milano, in Via dei Bossi 6. Essa è stata costituita il 13/09/2022, con un capitale di 2.500 euro ed è inoperativa. L’1% della società è detenuto dal sig. R. L., residente a Vasto, il restante 99% appartiene a Green Bridge srl, sempre con sede a Milano, in Via dei Bossi 6, detenuta al 100% dal medesimo sig. R. L., il quale è amministratore unico di entrambe le società, che non hanno dipendenti. Lo scopo sociale di Green Bridge è: "Altre attività di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale". Essa è stata fondata il 15/05/2020, dispone di un capitale di 10.000 euro e nel 2020 ha fatturato 116.800 euro. È evidente che il sig. R. L. non possiede le capacità industriali ed economiche all’altezza di Eolico Offshore Molise, per il quale è previsto l’investimento di 5,5 miliardi. Chi c’è dunque dietro questa colossale operazione? Sarà un caso, ma a Milano, proprio in Via dei Bossi 6, è ubicata la sede italiana di McDermott, Will & Emery, uno studio di avvocati d’affari tra i maggiori al mondo, con casa madre in Illinois. McDermott ha più di 1.100 avvocati in 20 uffici negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Nel sito dello studio c’è un paragrafo relativo al settore delle energie rinnovabili, dove si dice: «McDermott fornisce consulenza a clienti leader del settore su alcune delle transazioni di finanziamento di progetti di energia rinnovabile più grandi, di più alto profilo e più complesse in tutto il mondo.» In conclusione, la natura e l’affidabilità del soggetto imprenditoriale sono del tutto opache e basterebbe questo per scartare Eolico Offshore Molise.

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