venerdì 1 gennaio 2021

La simulazione di trabucco non è reato. Ma è opportuna?


L’11 novembre 2020 la Regione Molise ha approvato la legge n. 12, denominata “Disposizioni in materia di valorizzazione e utilizzazione commerciale e turistica del trabucco molisano”. Il Consiglio dei ministri del 31 dicembre 2020 ha censurato tale legge, inviandola per l’esame alla Corte costituzionale, ravvisando la violazione del DLgs 42/2004 artt. 1, 2 e 5, e della Costituzione art. 9 e art. 117, comma 2, lettera s). Non entrerò nel merito delle questioni di diritto – chi può farlo meglio della Corte costituzionale – svilupperò invece alcune considerazioni sull’opportunità della legge regionale contestata dal Governo.

«La Regione persegue la valorizzazione del patrimonio storico-culturale della costa molisana promuovendo l'utilizzo dei trabucchi nel rispetto della loro naturale destinazione e della conformità ai valori tradizionali tipici degli stessi […]» (art. 1). «I Comuni, per le finalità di cui all'articolo 1, devono redigere piani per il recupero, il ripristino, la conservazione e la costruzione dei trabucchi […]» (art. 2). Con queste premesse, ci si aspetta che la legge disponga dei requisiti stringenti, addirittura filologici. Ma così non è.

All’art. 3 (Attività prevalente) si incontrano palesi ambiguità e contraddizioni: «I trabucchi devono conservare la finalità di pesca per diletto e luogo di incontro.», dove alla finalità di pesca (che storicamente era economica, non per diletto) si affianca con pari dignità quella di luogo di incontro, il che permette di giustificare il passo successivo: «È consentita l'utilizzazione dei trabucchi per tutto l'anno anche per eventi culturali, manifestazioni promozionali dei prodotti tipici locali, ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande con uso di prodotto ittico pescato dalla struttura stessa ovvero di prodotti ittici locali e delle zone limitrofe e comunque del mar Adriatico.». Tradotto, ci si può tranquillamente installare un ristorante di pesce. Che pesce? Pescato dalla struttura stessa, ma anche nelle acque locali, limitrofe o nell’intero mare Adriatico.

Mano a mano che si procede nella lettura della legge, diventano sempre più esplicite le reali finalità del presunto trabucco: «Il titolare dell'attività di ristorazione garantisce il perfetto funzionamento della macchina da pesca del trabucco, anche al fine di simulare l'antico metodo di pesca.» (art. 4). Per eliminare qualsivoglia dubbio, subito dopo si aggiunge: «Il trabucco può essere dotato di una rete di arredo, simbolica, fissa e non fruibile per la pesca […]» (art. 5).

Altra innovazione sta nelle dimensioni massime del ristorante su palafitte (ormai definiamolo per quello che è). La superficie per gli avventori può arrivare a 180 metri quadri calpestabili, più un massimo di altri 60 metri quadri calpestabili per la cucina ed i servizi, «esclusa l'area occupata dalla rete e dalle passerelle» (art. 5). Altro che trabucco, la cui piattaforma non eccede in genere i 30 metri quadri; con la legge pro “trabucco molisano” si può arrivare a 240 metri quadri.

Anche nei criteri costruttivi il neotrabucco reinventa e tradisce il trabucco tradizionale. Questo è in legno, spesso integrato da putrelle in ferro a costituire i pilastri principali, tenuto insieme da chiodi, imbullonature, cavi, legature, cavicchi e cerniere, che devono dare alla struttura, estremamente complessa, coerenza ed al tempo stesso elasticità, per assecondare il moto delle onde e, ancora più insidioso, quello del fondo sabbioso. Il neotrabucco made in Campobasso si ispira a tutt’altri criteri costruttivi ed ammette anche il cemento armato, sia pure «solo per la parte delle fondazioni profonde totalmente al di sotto del fondale come pali o plinti a bicchiere […]» (art. 5). D’altra parte, se devi costruire una piattaforma a mare di 240 metri quadri, è scontato che non possono essere più seguiti i criteri costruttivi dei trabucchi.

A mio parere non c’è nulla di male a realizzare un ristorante su una piattaforma protesa sul mare, purché vengano rispettati gli equilibri paesaggistici; quello che disapprovo è il maldestro tentativo della legge regionale di qualificare questi interventi come recupero e valorizzazione dei trabucchi. La simulazione di trabucco non è reato, ma è un ulteriore colpo inferto alla reale valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale. 

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