Nella definizione dell’identità di un popolo, la lingua comune è un fattore culturale di fondamentale importanza. Il popolo italiano, nella sua generalità e fatte salve lodevoli eccezioni, non ci tiene granché ad essere tale. Esso ama identificarsi piuttosto con la “sua” regione, o provincia, od addirittura con il campanile. Mai come in questi ultimi 25 anni - in cui si è moltiplicata l’esibizione del tricolore su simboli di partito, palazzi pubblici, monumenti, fontane e luoghi vari – si è assistito paradossalmente al rafforzamento di spinte centrifughe (regionalismo, autonomia differenziata). Sarà forse per questo che gli italiani - seguendo il cattivo esempio dei mezzi di comunicazione di massa, primo fra tutti la televisione - si esprimono sempre più in un italiano misto ad inopportuni inserti in inglese, lingua leader (guida) mondiale, evidentemente considerata più nobile, implicitamente accreditando una competenza linguistica che spesso non si possiede.
Tra il popolo italiano e la lingua italiana
non c’è feeling (guai a dire sintonia
o attrazione). Qualche esempio: amiamo fare shopping
(acquisti) ai black Friday (alle
promozioni speciali), a meno che non ci sia il lockdown (confinamento); il governo è alle prese con il recovery plan (piano di ripresa), coadiuvato
da una task force (un gruppo di missione)
di esperti; etc. (ecc.). Le parole
inglesi trasferite in italiano, a volte generano effetti involontariamente
comici: i tamponi, di cui purtroppo a causa della pandemia si parla di continuo,
non vengono analizzati o verificati o esitati, bensì “processati” (da processing), come malfattori alla
sbarra; i voli non sono realizzati o gestiti dalle compagnie aeree, bensì “operati”
(da operated) e neanche i chirurghi
se ne meravigliano. Ci sono poi le scimmiottature: “performante” al posto di
prestazionale; “competitore” invece di concorrente. Infine, parole inglesi
simili a quelle italiane, ma con diverso significato, utilizzate nel
significato inglese; è il caso di “implementare” (da to implement) che significa effettuare in inglese e integrare in
italiano.
L’italiano è poco amato in patria e sempre
meno studiato, così si assiste all’uso errato di parole italiane ricercate o
presunte tali, al posto di termini corretti di uso comune: paventare, volendo
dire ipotizzare, prevedere, presumere, mentre in realtà significa temere; estrapolare,
che significa estendere e non estrarre; resilienza, che indica la capacità di
resistere ad un colpo o mutamento improvviso, non la resistenza in generale.
Nel 2021 ricorrono 700 anni dalla morte di
Dante, speriamo che tale evento aiuti a rivalutare l’italiano agli occhi degli
italiani. Happy new year !
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