L’inserimento del terreno e degli edifici
del Nautico e della Schweitzer in viale Trieste tra i beni comunali da
“alienare” (vendere) risale al piano delle alienazioni e valorizzazioni (PAV)
del triennio 2014-2016, predisposto ed approvato dall’amministrazione Sbrocca,
che ha messo in vendita i due beni al prezzo base di 11.634.000 euro. Il PAV
2015-2017 sembra che non sia stato predisposto o, quantomeno, non risulta
caricato sull’archivio informatico pubblico del Comune. L’offerta di vendita a
11.634.000 euro è stata riproposta nei PAV 2016-2018, 2017-2019 e 2018-2020;
mentre nel PAV 2019-2021 l’amministrazione Sbrocca ha abbassato il prezzo base
di vendita a 5.886.250 euro. La subentrata amministrazione Roberti ha
riproposto la medesima offerta nel PAV 2020-2022 e, in vista del PAV 2021-2023,
ha preannunciato l’intenzione di incentivare ulteriormente la vendita dei due
beni, offrendoli in permuta (parziale o totale) alla ditta che conseguirà
l’appalto dei lavori da effettuare sugli edifici di altre scuole comunali
(circa 6,2 milioni).
Nel passaggio dall’amministrazione Sbrocca
a quella Roberti, si è verificata una oggettiva identità di vedute sulla
vendita del Nautico e della Schweitzer in viale Trieste; anzi, la nuova
amministrazione, con l’incentivo della permuta abbinata all’appalto, sembra
ancor più determinata della precedente. Se però andiamo a vedere cosa pensavano
di questa operazione quando erano nella minoranza esponenti di spicco
dell’attuale maggioranza, abbiamo delle sorprese.
Nel 2014 hanno votano contro: Di Brino (ex
sindaco ed attuale presidente della commissione Programmazione finanziaria
dello sviluppo economico e del turismo), Ciarniello (dal 19 novembre presidente
del consiglio comunale) e Marone (precedente presidente del consiglio comunale,
dimessosi dalla carica dopo la cooptazione nella giunta regionale); Roberti
(attuale sindaco) non ha partecipato al voto. Di Brino non si è limitato a
votare contro, ha presenta anche un esposto (inascoltato) alla Corte dei conti
(Sezione controllo e Procura) ed al collegio dei revisori dei conti. In tale
esposto ha ravvisato due profili di illegittimità: (1) le aree dove sono siti i
due beni sono assegnate dal piano regolatore all’edilizia scolastica ed al
verde pubblico, mentre sono poste in vendita come aree residenziali, senza che
sia stata approvata in precedenza la relativa variante al PRG; (2) è falsamente
rappresentato il presupposto che considera i «due immobili […] non più
strumentali all’esercizio delle loro funzioni istituzionali […] quando in realtà la scuola media Schweitzer
è tuttora in funzione».
Di Brino ha continuato a votare contro nel
2016 e nel 2017, mentre nel 2018 e nel 2019 non ha partecipato al voto. Anche
Ciarniello ha votato contro nel 2016 e nel 2017, nel 2018 era assente, nel 2019
non ha partecipato al voto. Marone era assente nel 2016 e nel 2018, nel 2017 si
è astenuto e nel 2019 non ha partecipa al voto. Molto più defilato Roberti, che
nel 2017 si è astenuto, mentre negli altri anni era assente.
Tirando le somme, quando erano all’opposizione, il giudizio nei confronti della vendita dei due beni da parte di Di Brino e Ciarniello era decisamente critico, mentre Marone e Roberti sembrano meno negativi, se non possibilisti. Sia come sia, nel 2020, divenuti maggioranza, tutti costoro hanno votato a favore della vendita. Modificare i propri convincimenti non è necessariamente segno di incoerenza, anzi, può essere un pregio, quando è frutto di un atteggiamento aperto e critico nei confronti anche del proprio pensiero. In questi casi, tuttavia, mi sembra doveroso argomentare il proprio mutamento di idee, sia per dissipare l’ombra dell’incoerenza, sia per contribuire ad arricchire il dibattito. Fino ad ora questo è mancato; ma non è mai troppo tardi.
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