mercoledì 2 dicembre 2020

Stazione di Termoli: né spostata, né tombata

Nel dibattito politico e sociale ci sono argomenti carsici, in grande evidenza per un po’, che improvvisamente spariscono e non si sa se e quando torneranno alla superficie. Questo è il caso della sistemazione futura della stazione ferroviaria di Termoli, specialmente in relazione alla questione dell’abbattimento dell’inquinamento acustico, destinato ad incrementare a seguito del raddoppio della linea adriatica e del relativo traffico.

Nel Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS) dell’Area urbana di Termoli (costituita da Termoli, Campomarino, San Giacomo e Guglionesi) si ipotizzano tre soluzioni: spostare la stazione (proposta Toma-Niro); interrare la stazione al di sotto dell’attuale livello dei binari (proposta Sbrocca); chiudere la stazione in uno scatolare di cemento, lasciando i binari al livello attuale (proposta Roberti). Secondo il PUMS, spostare la stazione penalizzerebbe la sua accessibilità; realizzarla in sotterranea permetterebbe di “ricucire” il centro ai quartieri limitrofi e di realizzare in superficie un grande parcheggio, ma comporterebbe costi di realizzazione molto elevati; chiudere la stazione in uno scatolare con l’estradosso all’altezza di Viale Trieste, sormontato da un grande parcheggio con circa 1.000 posti auto – soluzione per la quale propende l’estensore del PUMS – è sostanzialmente simile all’interramento, ma con costi di realizzazione molto più contenuti.

In effetti la soluzione Sbrocca e quella Roberti sottendono il medesimo concetto: tombare la stazione e sovrapporvi un grande parcheggio. La variante Sbrocca è più costosa e visivamente meno impattante, quella Roberti più economica e decisamente greve a vedersi. Tombare la stazione comporta tuttavia conseguenze negative, come il ricorso costante all’illuminazione artificiale ed al ricambio meccanico dell’aria, che determinano un notevole dispendio energetico e minore salubrità dell’aria. Il problema di contenere l’inquinamento acustico delle stazioni in ambienti urbani è stato già affrontato in numerose città e risolto in ben altro modo, più sano, più ecocompatibile (risparmio energetico) ed esteticamente gradevole.

Un esempio è quello della copertura a vele della stazione di Lovanio.



Un altro esempio è quello della luminosa Stazione Centrale di Rotterdam.



L’inquinamento acustico – in prevalenza rumore da rotolamento – può essere ulteriormente mitigato montando le rotaie su piattaforme molto rigide, con costi di esercizio maggiori, dovuti ad un tasso di usura dei binari più alto, ma con minori vibrazioni e dunque minore rumore.

Si dirà che con una copertura “aperta” si risolve il problema dell’inquinamento acustico e si ottiene un risultato estetico gradevole, ma si perde la possibilità di realizzare un grande parcheggio in centro. Questa obiezione trascura soluzioni alternative, in primo luogo un migliore utilizzo di Piazza Donatori di sangue, attualmente adibita a parcheggio di superficie con 120 stalli. Su tale area – di proprietà di RFI (Rete ferroviaria italiana) che dovrebbe essere ceduta al Comune – è possibile realizzare già da ora un parcheggio multipiano con due piani interrati e tre fuori terra, che incrementerebbe di almeno 300 posti l’attuale disponibilità di parcheggi. Un altro parcheggio multipiano potrà essere realizzato in futuro su Viale Trieste, di fronte all’ex Nautico ed alla Schweitzer, sfruttando l’area dove si trovano gli ultimi due binari della stazione, dei quali è prevista la dismissione.

In conclusione, la stazione non va né spostata né tombata, ma coperta con una struttura che, oltre a presentare vantaggi funzionali, diventi un elemento di valorizzazione architettonica del centro di Termoli.

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