Nel dibattito politico e sociale ci sono
argomenti carsici, in grande evidenza per un po’, che improvvisamente
spariscono e non si sa se e quando torneranno alla superficie. Questo è il caso
della sistemazione futura della stazione ferroviaria di Termoli, specialmente
in relazione alla questione dell’abbattimento dell’inquinamento acustico,
destinato ad incrementare a seguito del raddoppio della linea adriatica e del
relativo traffico.
Nel Piano urbano della mobilità sostenibile
(PUMS) dell’Area urbana di Termoli (costituita da Termoli, Campomarino, San
Giacomo e Guglionesi) si ipotizzano tre soluzioni: spostare la stazione
(proposta Toma-Niro); interrare la stazione al di sotto dell’attuale livello
dei binari (proposta Sbrocca); chiudere la stazione in uno scatolare di cemento,
lasciando i binari al livello attuale (proposta Roberti). Secondo il PUMS,
spostare la stazione penalizzerebbe la sua accessibilità; realizzarla in
sotterranea permetterebbe di “ricucire” il centro ai quartieri limitrofi e di
realizzare in superficie un grande parcheggio, ma comporterebbe costi di
realizzazione molto elevati; chiudere la stazione in uno scatolare con
l’estradosso all’altezza di Viale Trieste, sormontato da un grande parcheggio
con circa 1.000 posti auto – soluzione per la quale propende l’estensore del
PUMS – è sostanzialmente simile all’interramento, ma con costi di realizzazione
molto più contenuti.
In effetti la soluzione Sbrocca e quella
Roberti sottendono il medesimo concetto: tombare la stazione e sovrapporvi un
grande parcheggio. La variante Sbrocca è più costosa e visivamente meno
impattante, quella Roberti più economica e decisamente greve a vedersi. Tombare
la stazione comporta tuttavia conseguenze negative, come il ricorso costante
all’illuminazione artificiale ed al ricambio meccanico dell’aria, che
determinano un notevole dispendio energetico e minore salubrità dell’aria. Il
problema di contenere l’inquinamento acustico delle stazioni in ambienti urbani
è stato già affrontato in numerose città e risolto in ben altro modo, più sano,
più ecocompatibile (risparmio energetico) ed esteticamente gradevole.
Un esempio è quello della copertura a vele
della stazione di Lovanio.
Un altro esempio è quello della luminosa Stazione
Centrale di Rotterdam.
L’inquinamento acustico – in prevalenza
rumore da rotolamento – può essere ulteriormente mitigato montando le rotaie su
piattaforme molto rigide, con costi di esercizio maggiori, dovuti ad un tasso
di usura dei binari più alto, ma con minori vibrazioni e dunque minore rumore.
Si dirà che con una copertura “aperta” si risolve
il problema dell’inquinamento acustico e si ottiene un risultato estetico
gradevole, ma si perde la possibilità di realizzare un grande parcheggio in
centro. Questa obiezione trascura soluzioni alternative, in primo luogo un
migliore utilizzo di Piazza Donatori di sangue, attualmente adibita a
parcheggio di superficie con 120 stalli. Su tale area – di proprietà di RFI
(Rete ferroviaria italiana) che dovrebbe essere ceduta al Comune – è possibile
realizzare già da ora un parcheggio multipiano con due piani interrati e tre
fuori terra, che incrementerebbe di almeno 300 posti l’attuale disponibilità di
parcheggi. Un altro parcheggio multipiano potrà essere realizzato in futuro su
Viale Trieste, di fronte all’ex Nautico ed alla Schweitzer, sfruttando l’area
dove si trovano gli ultimi due binari della stazione, dei quali è prevista la
dismissione.
In conclusione, la stazione non va né spostata né tombata, ma coperta con una struttura che, oltre a presentare vantaggi funzionali, diventi un elemento di valorizzazione architettonica del centro di Termoli.




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