domenica 5 novembre 2023

Spargere liquami si può

 


I termolesi ricordano la rottura della conduttura sottomarina di scarico del depuratore del porto, con sbocco a 1.800 metri a largo del Paese Vecchio, avvenuta il 12/09/2015, in conseguenza della quale venne attivata la conduttura sottomarina di riserva, che scarica ad appena 250 metri dalla costa. Impossibile non vedere e non annusare le conseguenze. Senza bisogno di analisi chimiche, era chiaro che i liquami urbani conferiti al depuratore del porto venivano scaricati tutti o in gran parte senza alcun trattamento. Si è scoperto che il mancato o parziale trattamento dei liquami rappresentava una pratica consolidata da anni, venuta a galla - è il caso di dire – quando è venuto meno lo scarico al largo. Come è stato accertato da varie relazioni tecniche, il depuratore del porto era sottodimensionato e malfunzionante. Nella sua relazione al Tribunale penale di Larino, il consulente tecnico d’ufficio ha segnalato la mancata manutenzione delle sezioni impiantistiche, prima tra tutte la sezione di ossidazione, che è risultata priva di un biorullo, mentre gli altri biorulli non lavoravano a dovere. Eppure nei controlli periodici effettuati dall’ARPA (Azienda regionale per la protezione ambientale) del Molise, tutto risultava nei limiti di legge. Tali controlli si limitavano a riscontrare la carica batterica relativa ad un solo inquinante, l’escherichia coli, pescando nel cosiddetto pozzetto fiscale, che forniva valori più che rassicuranti, perché gran parte dei liquami, quando non tutti, finiva direttamente in mare, attraverso una conduttura di scolmo che salta il depuratore.

A giugno 2016 la Procura di Larino – a seguito di segnalazione della Guardia Costiera del febbraio 2016 – ha avviato un procedimento penale per l’inquinamento da reflui urbani, emerso con la rottura della conduttura di scarico al largo. La vicenda giudiziaria si è conclusa in Cassazione con la sentenza n. 39196 del 03/07/2023, pubblicata il 27/09/2023, che ha dichiarato prescritto il reato, essendo decorsi più di 5 anni da quando (la Cassazione presume a giugno 2018) sarebbe stata riparata la conduttura di 1.800 metri, ponendo fine così all’illecito. Nel punto specifico la Cassazione ha torto, perché ancora il 29/03/2019 il Settore IV del Comune di Termoli verbalizzava la chiusura positiva della conferenza di servizi decisoria relativa alla riparazione della conduttura, evidentemente ancora da farsi; tuttavia, la questione è del tutto trascurabile, in quanto il procedimento penale è stato, per così dire, disinnescato sul nascere dal giudice dell’udienza preliminare (GUP), che ha il compito di fissare il perimetro entro cui il giudizio dovrà svilupparsi. Nel nostro caso, il GUP ha valutato inconsistente l’inquinamento ambientale (452-bis c.p.); pertanto, si doveva trattare solo di getto pericoloso di cose (674 c.p.) e di omissione di atti d’ufficio (328 c.p.). Non è questione da poco, perché l’inquinamento ambientale è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000, mentre il getto pericoloso di cose prevede l'arresto fino a un mese o l'ammenda fino a euro 206; quanto all’omissione di atti d’ufficio, il rifiuto indebito di atti tassativamente urgenti, riguardanti tra gli altri igiene e sanità, è punito con la reclusione da sei mesi ad un anno, negli altri casi (non urgenti) con la reclusione fino ad un anno oppure con una multa fino a 1.032 euro.

Inizialmente gli inquisiti dal Tribunale di Larino erano sette. Per inquinamento e getto pericoloso di cose il responsabile del Settore Lavori Pubblici del Comune di Termoli dal novembre 2014 al 04/11/2015, il responsabile tecnico locale di Crea Gestioni e il legale rappresentante di Crea Gestioni. Per omissione di atti d’ufficio di nuovo il responsabile dell’epoca del Settore Lavori Pubblici ed il suo successore nell’incarico; il sindaco in carica ed il suo predecessore; la dirigente dell’ARPA Molise. Con sentenza del 9 novembre 2021, il Tribunale di Larino ha riconosciuto gli esponenti di Crea Gestioni e il dirigente dei Lavori Pubblici in carica al momento della rottura colpevoli di getto pericoloso di cose e li ha condannati al pagamento di un’ammenda di 150 euro ciascuno - che a seguito della sentenza di Cassazione non dovranno più pagare - l’omissione di atti d’ufficio è caduta per tutti gli inquisiti.

Leggendo la sentenza di Cassazione si scopre che il dirigente dei Lavori Pubblici è il meno criticabile, perché propose, come alleggerimento immediato, di reindirizzare al depuratore di Pantano Basso (sottoutilizzato) parte dei liquami destinati a quello del porto, il che poteva farsi in pochi giorni con una spesa compresa tra 20.000 e 30.000 euro. La responsabilità di questi – dice la Cassazione - deriverebbe dal fatto che «non si attivò per superare il rifiuto oppostogli dal gestore e non adottò alcun provvedimento diretto a realizzare l’intervento che egli stesso aveva individuato e proposto, con la conseguenza che lo scarico di liquami in mare ha continuato a protrarsi

La vicenda che ho sommariamente raccontato offre spunti per diverse considerazioni. La cosa che a me pare più incredibile riguarda l’insussistenza del reato di inquinamento ambientale, sancita dal GUP. Mi chiedo se questi sarebbe del medesimo avviso se la rottura di una fognatura allagasse il giardino di casa sua. Estremamente superficiale è anche limitarsi a considerare solo l’inquinamento da escherichia coli; nei reflui urbani si trovano enterococchi intestinali, cianobatteri (potenzialmente tossici), azoto e fosforo (responsabili dell’eutrofizzazione delle alghe), tensioattivi, metalli, ed altro. Poco chiaro e per nulla rassicurante è il comportamento di ARPA Molise, che per anni non si è accorta di nulla. Trovo scandaloso che gli esponenti politici dell’amministrazione comunale siano stati accusati solo di omissione di atti d’ufficio (da cui sono stati prosciolti) e non anche del conseguente reato di inquinamento (ancorché negato dal GUP). Infine, perché si perdono tempo e risorse per trattare reati bagatellari come il getto pericoloso di cose, ingolfando addirittura la Cassazione? I giuristi fornirebbero 100 e più spiegazioni, ineccepibili in punto di diritto, ma la conclusione a cui giunge il cittadino comune è che spargere liquami si può.

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