Il giorno
11 aprile 2023 è stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato n. 3639,
relativa al ricorso proposto da De Francesco Costruzioni, che ha annullamento
la sentenza 209/2019 con cui il TAR del Molise ha accolto il ricorso del
Comitato No Tunnel contro il “Tunnel”, meglio qualificabile come Grande Scempio.
La sentenza del TAR del Molise ha stabilito che è stata omessa la verifica di
assoggettabilità alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e che è stata
effettuata solo in parte la verifica di assoggettabilità alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale); di conseguenza, ha annullato la Conferenza di Servizi
Decisoria relativa al “Tunnel” e tutti gli atti connessi e conseguenti. Il Consiglio di Stato non ha smentito le
considerazioni di merito del TAR del Molise, ma ha annullato la precedente sentenza
per mancanza di legittimazione a ricorrere alla giustizia amministrativa del
Comitato No Tunnel, in quanto comitato di scopo creato ad hoc, tra l’altro con un modesto numero di aderenti (nove) e
dunque non rappresentativo del territorio.
Il diritto
amministrativo non ammette l’azione popolare (quisque de populo) se non per le questioni elettorali; per il resto
sono previsti dei requisiti stringenti per essere legittimati a ricorrere. Nel caso del Comitato No Tunnel, la
sentenza del Consiglio di Stato può sembrare ingiusta, ma è ineccepibile in termini di diritto; anzi, è
sorprendente che il TAR del Molise abbia valutato diversamente, dato che in
materia esiste un’ampia, univoca e consolidata giurisprudenza.
Il Grande Scempio è risorto? Si farà il
tunnel? Sarà sbancato il Piano di Sant’Antonio fin sotto al Comune, sostituito
da un complesso immobiliare polifunzionale (metà pubblico e metà privato),
esteso al piede del Pozzo Dolce? Il sindaco Roberti potrà firmare subito il
contratto che il suo predecessore Sbrocca era ad un soffio dal concludere
(mancava solo la validazione del progetto esecutivo da parte di un soggetto
terzo)? I lavori potranno essere avviati? La
risposta è decisamente no, per plurimi motivi.
L’investimento
di 20 milioni relativo al Grande Scempio doveva essere finanziato per 15
milioni dal promotore della finanza di progetto (De Francesco Costruzioni) e
per i restanti 5 milioni da fondi europei (Fondo Sviluppo e Coesione
2007-2013). I 5 milioni di finanziamento
europeo non ci sono più. L’8 febbraio 2022 Roberti ha scritto alla Regione
Molise, per chiedere di trasferire i 5 milioni del “Tunnel” sulla realizzazione
di un parcheggio multipiano nell’area di Piazza Donatori di Sangue. Il 7
ottobre 2022 il IV Dipartimento della Regione ha chiesto una esplicita rinuncia
ai 5 milioni del “Tunnel” da riprogrammare su Piazza Donatori di Sangue,
firmata dal sindaco, e la firma entro fine anno di una obbligazione
giuridicamente vincolante relativa alla realizzazione del multipiano in Piazza
Donatori di Sangue; altrimenti, decorso l’anno, il finanziamento europeo sarebbe
stato cancellato definitivamente. Il 10 ottobre 2022 il sindaco ha inviato alla
Regione la formale rinuncia ai 5 milioni per il “Tunnel”, con contestuale
richiesta di riprogrammarli su Piazza Donatori di Sangue. Dopo di che non è
avvenuto più nulla; pertanto, scaduto il
2022 i 5 milioni sono svaniti del tutto e – quand’anche si verificasse un
improbabile ripescaggio – non sarebbero più destinati al Grande Scempio. Il
venire meno del finanziamento pubblico fa cadere il PEF (Piano economico
finanziario) della finanza di progetto relativa al Grande Scempio.
C’è già chi
agita lo spettro di “risarcimenti milionari” a De Francesco Costruzioni.
Eventualità del tutto improbabile. Il
promotore della finanza di progetto ha sicuramente diritto alla rifusione delle
spese documentate sostenute per la predisposizione dell’offerta, quantificabili
in poche centinaia di migliaia di euro, non ad un risarcimento. Nel
Disciplinare di gara della finanza di progetto, all’articolo “Facoltà di revoca
della procedura”, è scritto: «L’Ente appaltante si riserva la facoltà di
revocare in ogni momento l’intera procedura di gara per sopravvenute ragioni di
pubblico interesse o per la modifica delle circostanze di fatto o dei
presupposti giuridici su cui tale procedura si fonda.» Il Codice dei
procedimenti amministrativi (legge 241/1990), art. 21-quinquies, prevede che
l’ente locale possa revocare in autotutela un provvedimento «Per sopravvenuti motivi di pubblico
interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non
prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o […] di nuova valutazione dell'interesse pubblico
originario […]. Se la revoca comporta
pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha
l'obbligo di provvedere al loro indennizzo.» (comma 1). «[…] l'indennizzo liquidato dall'amministrazione
agli interessati è parametrato al solo danno emergente […].» (comma 1-bis).
Ora il danno emergente per De Francesco Costruzioni non può che riguardare
soltanto i costi sostenuti per predisporre l’offerta, in quanto la Giunta
Roberti, rimanendo estranea al ricorso al Consiglio di Stato e cancellando dal
piano triennale dei lavori pubblici la finanza di progetto del Grande Scempio,
non ha alimentato in alcun modo le aspettative del promotore di realizzare
l’intervento.
La Giunta Roberti dovrebbe semplicemente revocare in autotutela la delibera della Giunta Sbrocca 291/2015, che ha avviato il procedimento del “Tunnel”. Lo farà? Temo di no, perché ha già predisposto un piano B. Cogliendo l’avviso PNRR per progetti di “rigenerazione urbana” (DPCM 21/01/2021, art. 3, comma 1, lettera b), che per Termoli poteva offrire un contributo pubblico fino a 5 milioni, il Comune ha presentato una proposta di “rigenerazione urbana dell’area del Pozzo Dolce”, tramite una finanza di progetto dell’ammontare complessivo di 14,6 milioni, 9,6 a carico del promotore e 5 dello Stato. Il progetto di fattibilità - presentato il 15 giugno 2022 dal Comune al Ministero dell’Interno - è identico al Grande Scempio senza il Tunnel. Benché nella sostanza la “rigenerazione del Pozzo Dolce” altro non sia che il Grande Scempio senza il tunnel, nella forma le due finanze di progetto non hanno alcun legame fra loro. La “rigenerazione del Pozzo Dolce” è una nuova finanza di progetto, che dovrà seguire l’iter procedimentale richiesto dalle leggi e potrebbe anche essere bocciata. Così riparte da capo la giostra del Grande Scempio.
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