Il 14 u.s.
sono state pubblicate le sentenze gemelle del Consiglio di Stato (CdS) n. 3773 (ricorrente
Gemelli Molise) e 3775 (ricorrente Neuromed) che hanno annullato i DCA (decreti del commissario ad
acta), relativi ai limiti di spesa 2020 per le strutture sanitarie private
accreditate, n. 56/2020 (limiti) e n. 60/2020 (schema contratto). Naturalmente
le sentenze – benché pronunciate su ricorsi di Gemelli Molise e di Neuromed –
valgono per tutti i privati accreditati; inoltre, i principi che esse
stabiliscono riverberano anche sui limiti di spesa relativi agli anni
successivi al 2020.
Le due sentenze in
nuce
Entrambe le
strutture – ragiona il CdS – rappresentano poli di eccellenza, vocati a servire
un’utenza interregionale, istituite tra l’altro usufruendo di notevoli
contributi pubblici. Le due strutture forniscono altresì cure e trattamenti che
nel Molise non è in grado di fornire nessuna altra struttura sanitaria, pubblica
o privata (alta cardiochirurgia e radioterapia oncologica per il Gemelli Molise
e neurochirurgia per Neuromed). Per di più, il taglio dei tetti di spesa per le
due strutture di eccellenza – che non fanno capo all’ASReM, ma alla Gestione Sanitaria
Accentrata in seno alla Regione Molise – è stato decretato senza la minima
concertazione.
Porre
limiti alle prestazioni sanitarie di alta complessità, salvavita ed a quelle in
emergenza-urgenza, «nella consapevolezza che non esistono nella Regione
Molise altre strutture sanitarie in grado di fornirle, si appalesa del tutto
illogico ed irragionevole, specie se si considera che tali prestazioni, se rese
nei confronti dei pazienti di altre regioni, non comportano oneri a carico
della Regione Molise.»
Su questo punto il CdS non ha tenuto conto dell’onere finanziario a carico del
Servizio Sanitario Regionale (SSR) per la differenza positiva, oscillante tra
20 e 30 milioni l’anno, tra mobilità attiva e passiva che il SSR anticipa alle
strutture sanitarie private e recupera nella camera di compensazione nazionale
con un ritardo di un paio d’anni.
L’adozione
di limiti di spesa rigidi (sia per i regionali che per gli extra) «risulta adottata senza lo svolgimento di un’adeguata istruttoria, senza
tener conto della domanda storica delle prestazioni.»
Le conseguenze economiche e politico-amministrative
delle sentenze
I principi
desumibili dalle due sentenze, nei rapporti con i privati accreditati, sono:
·
non si possono porre limiti alle prestazioni sanitarie
di alta complessità, salvavita e in emergenza-urgenza, erogate a residenti in
Molise e non;
·
decurtare le prestazioni in mobilità attiva delle
strutture private accreditate non riduce i costi del SSR del Molise e neanche
di quello nazionale;
·
in particolar modo per i due poli di eccellenza,
Neuromed e Gemelli Molise, devono essere stabiliti limiti di spesa ampi, per l’utenza
sia regionale, ma specialmente extraregionale.
Sul piano
economico immediato, ne consegue che la Regione Molise non può trattenere i
cosiddetti extrabudget da mobilità attiva i cui importi sono stati pagati dalle
regioni di provenienza degli assistiti; ma l’importanza delle due sentenze è
soprattutto politico-amministrativa, perché contesta la narrazione che la
mobilità attiva generata dalle strutture sanitarie private accreditate
toglierebbe risorse per i residenti e causerebbe un aggravio di costi per il
SSR del Molise. Il punto di vista del CdS è ragionevole e condivisibile?
Indubbiamente sì, ma con un correttivo: come già detto, il CdS non ha
considerato il costo delle anticipazioni finanziarie sul supero di valore della
mobilità attiva rispetto a quella passiva; la questione può essere facilmente risolta stabilendo
nel contratto con i privati che il SSR del Molise anticipa i corrispettivi da
mobilità attiva entro e non oltre l’importo della mobilità passiva, rinviando
il pagamento della differenza a quando la mobilità attiva e passiva saranno
liquidate nella stanza di compensazione nazionale.
La mobilità
attiva (con il correttivo appena detto) non solo non appesantisce i conti della
sanità Molisana e non ruba servizi ai residenti, ma genera un effetto positivo
sul reddito e sull’occupazione regionale e consente di avere in regione servizi
sanitari che non si potrebbero sostenere solo sulla piccola scala demografica
del Molise, a vantaggio di residenti e non.
Neanche si
può dire che i privati accreditati siano la causa della perdita di utenti
regionali delle strutture pubbliche dirette. Se fossero i privati accreditati
ad assorbire la gran parte dell’utenza persa dall’ASReM, il Molise dovrebbe
avere una mobilità passiva molto bassa ed invece ha la percentuale più alta in
assoluto (30%) tra le regioni. È vero che
in Molise il fatturato dei privati accreditati per prestazioni ospedaliere e
visite specialistiche a residenti è percentualmente più alto di quello medio
nazionale, ma questa, così come la pesante mobilità passiva, è la conseguenza
(non la causa) della inveterata cattiva gestione del SSR del Molise, che non è
solo in difficoltà, come la gran parte dei SSR, ma è ormai in dissoluzione.
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