Il 12
dicembre 2022, la Capitaneria di porto di Termoli ha emanato un avviso, con il
quale si informa che tale Maverick srl ha presentato istanza per ottenere una
concessione demaniale marittima, della durata di 40 anni, finalizzata alla
realizzazione di un parco eolico antistante i 35 km di costa del Molise, denominato
“Eolico Offshore Molise”.
Mai come in
questo caso è appropriata la canzone di Enzo Jannacci intitolata “L’importante
è esagerare”, il cui ritornello recita: «l’importante è esagerare, sia nel
bene che nel male, senza mai farsi capire.» I “numeri” di Eolico Offshore Molise sono
tutti mostruosi. Si prevedono 120 aerogeneratori, ciascuno della potenza di 15
MW (megawatt), collocati su torri alte al mozzo 150 metri, con rotori del
diametro di 5 metri, muniti di tre pale, lunghe ciascuna 115,5 metri; gli
impianti sono montati su una sottostruttura costituita da corpi galleggianti,
ancorati al fondale. Ipotizzando che i corpi galleggianti emergano mediamente
di un paio di metri, ogni impianto svetterebbe di 280 metri dal pelo dell’acqua,
più del doppio dei 133 metri di altezza del “Cupolone” di San Pietro. La
sottostruttura è ancora da progettare (ci sta lavorando la scozzese University
of Strathclyde); essa sarà necessariamente smisurata, sia in estensione che
nella parte subacquea, poiché l’inclinazione dalla verticale dell’enorme
impianto soprastante non deve superare i 5°.
La straordinaria potenza totale
installata di 1.800 MW (120 torri per 15 MW) dovrebbe generare elettricità per
5,4 milioni di MWh/anno (megawattora all’anno), in base alla stima di 3.000 h/anno
di funzionamento sulle 8.760 h/anno complessive. Considerato che il consumo
medio di elettricità delle famiglie italiane è di 2,7 MWh/anno, il parco eolico
potrebbe soddisfare la domanda elettrica annua di 2 milioni di famiglie (7,7%
del totale Italia). Straordinaria è anche la potenza per singolo
aerogeneratore, se si considera che attualmente al mondo ne esiste solo uno
(Haliade-X) con potenza di 14 MW, installato nel 2021 nel porto di Rotterdam.
Da primato è anche lo specchio d’acqua
di cui si chiede la concessione, che è di ben 295,4 km2 (chilometri
quadrati); più grande dell’Isola d’Elba, che ha una superficie di 223,5 km2.
Il 74,3% del parco eolico ricade oltre il limite delle acque territoriali (12
miglia nautiche dalla linea di base della costa), quindi sarebbe esente
dall’IMU, privando lo Stato ed i comuni rivieraschi di gran parte del ristoro
fiscale. Gli aerogeneratori sono collegati da cavidotti posati sul fondale a due
stazioni elettriche di trasformazione, dalle quali si diparte un cavidotto con
approdo in Comune di Termoli, 200 m a nord della foce del Biferno, in un sito ad
alto rischio di inondazione. Da qui parte un cavidotto terrestre interrato di
25 km, che attraversa il nucleo industriale di Termoli e prosegue fino alla
stazione elettrica della rete di trasporto nazionale di Larino. Vuoi per le
installazioni di superficie, vuoi per i cavidotti subacquei, gran parte dello
specchio di mare al largo delle coste molisane sarebbe vietato alla navigazione
ed alla pesca. La situazione è ulteriormente aggravata dalla richiesta, da
parte di un’altra società, di installare al largo di Puntapenna un altro parco
eolico offshore, che occuperebbe 122 km2; senza dimenticare le già
esistenti tre piattaforme per la coltivazione di idrocarburi Rospo Mare A, B e C,
nonché il serbatoio galleggiante Alba Marina.
Dal punto di vista visivo, Maverick
srl sostiene che l’impatto sarebbe minimo, dato che gli aerogeneratori
verrebbero collocati a non meno di 25 km dalla costa; ma la congettura di Maverick
è falsata dal fatto che “ragionano” sulla sola torre, alta al mozzo 150 metri,
non sull’intera struttura (pale incluse), alta 280 metri. In realtà, di giorno
gran parte delle installazioni risulterebbero visibili e l’orizzonte notturno sarebbe
punteggiato da 120 luci di segnalazione.
Se la parte a mare è decisamente
esagerata, quella a terra non è da meno. Della potenza installata di 1.800 MW,
1.000 MW (3 milioni di MWh/anno) verrebbero dedicati alla stazione elettrica di
Larino ed 800 MW (2,4 milioni di MWh/anno) a due grandi centrali, in grado di
produrne oltre 40.000 tonnellate l’anno di idrogeno “verde”, tramite
elettrolisi dell’acqua. Centrali di tal genere presenta delle criticità. In
primo luogo, implicano un enorme utilizzo di acqua, che verrebbe captata
dall’acquedotto in un quantitativo stimato di 570 milioni di litri l’anno, che
corrispondono al consumo annuo di circa 7.000 italiani. L’idrogeno è poi
estremamente esplosivo ed infiammabile (non a caso è usato come combustibile
dei missili spaziali), quindi richiede importanti misure di sicurezza ed una
distanza di rispetto considerevole da altri insediamenti. Invece, le due
centrali verrebbero collocate non solo l’una vicina all’altra, ma in una zona
già densa di altre industrie, senza nessun distanziamento prudenziale.
Quanto alla potenza installata
dedicata alla rete di trasporto nazionale c’è una evidente incongruenza, perché
la stazione elettrica di Larino può assorbire al massimo 1.000 MW e già riceve
energia dalla centrale termoelettrica Sorgenia di Termoli, che ha 770 MW di
potenza installata, e da impianti minori eolici e fotovoltaici.
Passando ad
esaminare il lato imprenditoriale, l’esagerazione si ribalta, dal macro si
passa al micro. La Maverick srl ha sede legale a Milano, in Via dei Bossi 6.
Essa è stata costituita il 13/09/2022, con un capitale di 2.500 euro ed è
inoperativa. L’1% della società è detenuto dal sig. R. L., residente a Vasto,
il restante 99% appartiene a Green Bridge srl, sempre con sede a Milano, in Via
dei Bossi 6, detenuta al 100% dal medesimo sig. R. L., il quale è
amministratore unico di entrambe le società, che non hanno dipendenti. Lo scopo
sociale di Green Bridge è: "Altre attività di consulenza imprenditoriale e
altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale".
Essa è stata fondata il 15/05/2020, dispone di un capitale di 10.000 euro e nel
2020 ha fatturato 116.800 euro. È evidente che il sig. R. L. non
possiede le capacità industriali ed economiche all’altezza di Eolico Offshore
Molise, per il quale è previsto l’investimento di 5,5 miliardi. Chi c’è dunque
dietro questa colossale operazione? Sarà un caso, ma a Milano, proprio in Via
dei Bossi 6, è ubicata la sede italiana di McDermott, Will & Emery, uno
studio di avvocati d’affari tra i maggiori al mondo, con casa madre in
Illinois. McDermott ha più di 1.100 avvocati in 20 uffici negli Stati Uniti, in
Europa e in Asia. Nel sito dello studio c’è un paragrafo relativo al settore
delle energie rinnovabili, dove si dice: «McDermott fornisce consulenza a
clienti leader del settore su alcune delle transazioni di finanziamento di
progetti di energia rinnovabile più grandi, di più alto profilo e più complesse
in tutto il mondo.» In conclusione, la natura e l’affidabilità del soggetto
imprenditoriale sono del tutto opache e basterebbe questo per scartare Eolico
Offshore Molise.