mercoledì 25 gennaio 2023

A chi tocca il debito della sanità molisana?

 


Il programma di rientro dal disavanzo economico del SSR (servizio sanitario regionale) del Molise è stato avviato nel 2007; poiché non si ottenevano i miglioramenti attesi, nel 2009 si è passati al commissariamento, che tuttora permane, con crescenti effetti disastrosi sui servizi erogati, senza peraltro “risanare” i conti. Con il commissariamento è subentrato il blocco delle assunzioni; anzi, negli anni del commissariamento Iorio, sono state addirittura incentivate le uscite anticipate. È dunque dal 2009, principalmente a causa del massiccio taglio del personale, che è iniziata la progressiva e sempre più evidente erosione del SSR del Molise, che appare inarrestabile anche ora che il blocco delle assunzioni è stato rimosso (per via del covid), ma il reclutamento dei medici gira a vuoto, per una carenza nazionale, aggravata dall’infima attrattività dell’ASReM.

In questa drammatica situazione, la soluzione – proposta dall’amministrazione regionale di destra, ma condivisa anche dalle candidate del PD alle ultime politiche – sarebbe la cancellazione del debito che grava sul SSR. Il ragionamento – si fa per dire – è che il fardello del debito sarebbe responsabile dei disavanzi economici; pertanto, azzerato il debito, sarebbe tutto risolto e verrebbe meno l’esigenza del commissariamento e del programma di rientro. Dal punto di vista economico, questa tesi scambia la causa con l’effetto: è il disavanzo economico che alimenta il debito, non il contrario; quandanche il debito venisse cancellato, resterebbe il disavanzo strutturale, che negli ultimi anni oscilla intorno a 40 milioni, e produrrebbe nuovo debito. Dal lato sociale, focalizzarsi sulla cancellazione del debito implica l’accettazione del paradigma della priorità dell’equilibrio economico, mettendo in secondo piano il diritto dei molisani ad una sanità pubblica universale, eccellente e gratuita.

A quanto ammonta il debito del SSR del Molise? Sul sito della Regione Molise non è stato pubblicato il rendiconto 2021 del SSR; in mancanza, utilizziamo i dati del 2020, che indicano perdite di esercizio pluriennali non coperte per 190 milioni e debiti per 313 milioni (di cui 188 milioni verso fornitori), va altresì considerato che i crediti ammontano 262 milioni (di cui 72 milioni dovuti dalla Regione).

Durante e dopo la campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre 2022, in Molise i candidati di destra (tutti eletti) hanno dichiarato e ribadito in più occasioni il loro indefettibile impegno per la cancellazione del debito del SSR del Molise. Ma già con l’anno nuovo tale determinazione si è di molto stemperata, trasformandosi in una proposta di emendamento al Milleproroghe 2023 che chiede l’erogazione di un mutuo di 500 milioni, da restituire in 30 anni, a copertura della situazione debitoria del SSR del Molise. Il dottor Donato Toma, presidente della Giunta regionale del Molise, ha tenuto a precisare, come motivo di vanto, che l’emendamento l’ha redatto lui stesso, prima di affidarlo ai suoi compagni di coalizione, eletti dai molisani alla Camera ed al Senato. Toma – che di mestiere fa il commercialista – è arrivato a dire che l’operazione non costerebbe nulla allo Stato ed alla Regione. Ipotizzando che i 500 milioni vengano concessi al favorevole tasso del 3%, ogni anno e per 30 anni scadrebbe una rata di ammortamento di 25,5 milioni. Chi li pagherebbe?


domenica 22 gennaio 2023

Eolico Offshore Molise: un progetto copia e incolla


 Con un precedente articolo (https://antennatermoli.blogspot.com/2023/01/eolico-offshore-molise-limportante-e.html), ho criticato le dimensioni “esagerate” del progetto Eolico Offshore Molise e l’opacità su chi sia il soggetto economico (ammesso che al momento esista) che vi investirebbe 5,5 miliardi. Su queste cose non tornerò. Al rosario delle critiche aggiungo una scoperta, che ho fatto casualmente, che mi ha sorpreso: la Relazione tecnica del progetto presentata da Maverick srl, alias Green Bridge srl, alias non si sa, è stata copiata quasi per intero da quella presentata in precedenza (prima versione aprile 2021, versione definitiva settembre 2022) da Iron Solar srl, per un parco eolico flottante nel Basso Adriatico, al largo di San Cataldo (LE).

Quando dico copiato, non parlo di una parafrasi, ma di un vero e proprio copia-incolla di testi, tabelle, figure. Le differenze tra i due documenti riguardano: le dimensioni del parco (120 aerogeneratori, contro 35; 1.800 MW di potenza installata, invece di 525 MW), le localizzazioni geografiche, i richiami alle norme regionali, l’idrogeno verde, non previsto nel progetto di Iron Solar. Oltre ai passi riguardanti l’idrogeno verde, il progetto presentato da Maverick aggiunge quattro paragrafi originali (fino a prova contraria): Piano di dismissione, Cronoprogramma, Ricadute occupazionali, Conclusioni.

A volte nei testi copiati di sana pianta si trovano sostituzioni o interpolazioni “personalizzanti”. Dove il documento di Iron Solar, parlando della ventosità, dice: «nel mare Adriatico le aree caratterizzate dal miglior potenziale corrispondono alla costa salentina e all’area a sud del promontorio del Gargano.», il documento di Maverick aggiunge dopo “salentina” «, la costa molisana». Ancora, nel progetto Iron Solar è scritto: «appare strategica la vicinanza con il porto di Brindisi che fungerà da porto base anche per gli interventi di manutenzione in fase di esercizio.»; nel documento di Maverick “Brindisi” è sostituita da «Vasto e/o il porto di Campomarino» (sic !?).

Sulla copertina della relazione di Iron Solar si attribuisce la progettazione delle fondazioni flottanti ai dottori Maurizio Collu e Yan Gau dell’Università di Strathclyde e nel documento c’è il passo: «Per la progettazione delle fondazioni galleggianti è stata avviata una collaborazione con l’University of Strathclyde, università britannica con sede a Glasgow in Scozia all’avanguardia negli studi sulle fonti rinnovabili marine.»; le identiche parole si trovano nella relazione di Maverick.

Che affidabilità, tecnica ed etica, ha un’impresa che presenta come sua una progettazione ampiamente copiata alla lettera da una progettazione altrui?


giovedì 5 gennaio 2023

Eolico Offshore Molise? L’importante è esagerare.

 



Il 12 dicembre 2022, la Capitaneria di porto di Termoli ha emanato un avviso, con il quale si informa che tale Maverick srl ha presentato istanza per ottenere una concessione demaniale marittima, della durata di 40 anni, finalizzata alla realizzazione di un parco eolico antistante i 35 km di costa del Molise, denominato “Eolico Offshore Molise”.

Mai come in questo caso è appropriata la canzone di Enzo Jannacci intitolata “L’importante è esagerare”, il cui ritornello recita: «l’importante è esagerare, sia nel bene che nel male, senza mai farsi capire.» I “numeri” di Eolico Offshore Molise sono tutti mostruosi. Si prevedono 120 aerogeneratori, ciascuno della potenza di 15 MW (megawatt), collocati su torri alte al mozzo 150 metri, con rotori del diametro di 5 metri, muniti di tre pale, lunghe ciascuna 115,5 metri; gli impianti sono montati su una sottostruttura costituita da corpi galleggianti, ancorati al fondale. Ipotizzando che i corpi galleggianti emergano mediamente di un paio di metri, ogni impianto svetterebbe di 280 metri dal pelo dell’acqua, più del doppio dei 133 metri di altezza del “Cupolone” di San Pietro. La sottostruttura è ancora da progettare (ci sta lavorando la scozzese University of Strathclyde); essa sarà necessariamente smisurata, sia in estensione che nella parte subacquea, poiché l’inclinazione dalla verticale dell’enorme impianto soprastante non deve superare i 5°.

La straordinaria potenza totale installata di 1.800 MW (120 torri per 15 MW) dovrebbe generare elettricità per 5,4 milioni di MWh/anno (megawattora all’anno), in base alla stima di 3.000 h/anno di funzionamento sulle 8.760 h/anno complessive. Considerato che il consumo medio di elettricità delle famiglie italiane è di 2,7 MWh/anno, il parco eolico potrebbe soddisfare la domanda elettrica annua di 2 milioni di famiglie (7,7% del totale Italia). Straordinaria è anche la potenza per singolo aerogeneratore, se si considera che attualmente al mondo ne esiste solo uno (Haliade-X) con potenza di 14 MW, installato nel 2021 nel porto di Rotterdam.

Da primato è anche lo specchio d’acqua di cui si chiede la concessione, che è di ben 295,4 km2 (chilometri quadrati); più grande dell’Isola d’Elba, che ha una superficie di 223,5 km2. Il 74,3% del parco eolico ricade oltre il limite delle acque territoriali (12 miglia nautiche dalla linea di base della costa), quindi sarebbe esente dall’IMU, privando lo Stato ed i comuni rivieraschi di gran parte del ristoro fiscale. Gli aerogeneratori sono collegati da cavidotti posati sul fondale a due stazioni elettriche di trasformazione, dalle quali si diparte un cavidotto con approdo in Comune di Termoli, 200 m a nord della foce del Biferno, in un sito ad alto rischio di inondazione. Da qui parte un cavidotto terrestre interrato di 25 km, che attraversa il nucleo industriale di Termoli e prosegue fino alla stazione elettrica della rete di trasporto nazionale di Larino. Vuoi per le installazioni di superficie, vuoi per i cavidotti subacquei, gran parte dello specchio di mare al largo delle coste molisane sarebbe vietato alla navigazione ed alla pesca. La situazione è ulteriormente aggravata dalla richiesta, da parte di un’altra società, di installare al largo di Puntapenna un altro parco eolico offshore, che occuperebbe 122 km2; senza dimenticare le già esistenti tre piattaforme per la coltivazione di idrocarburi Rospo Mare A, B e C, nonché il serbatoio galleggiante Alba Marina.

Dal punto di vista visivo, Maverick srl sostiene che l’impatto sarebbe minimo, dato che gli aerogeneratori verrebbero collocati a non meno di 25 km dalla costa; ma la congettura di Maverick è falsata dal fatto che “ragionano” sulla sola torre, alta al mozzo 150 metri, non sull’intera struttura (pale incluse), alta 280 metri. In realtà, di giorno gran parte delle installazioni risulterebbero visibili e l’orizzonte notturno sarebbe punteggiato da 120 luci di segnalazione.

Se la parte a mare è decisamente esagerata, quella a terra non è da meno. Della potenza installata di 1.800 MW, 1.000 MW (3 milioni di MWh/anno) verrebbero dedicati alla stazione elettrica di Larino ed 800 MW (2,4 milioni di MWh/anno) a due grandi centrali, in grado di produrne oltre 40.000 tonnellate l’anno di idrogeno “verde”, tramite elettrolisi dell’acqua. Centrali di tal genere presenta delle criticità. In primo luogo, implicano un enorme utilizzo di acqua, che verrebbe captata dall’acquedotto in un quantitativo stimato di 570 milioni di litri l’anno, che corrispondono al consumo annuo di circa 7.000 italiani. L’idrogeno è poi estremamente esplosivo ed infiammabile (non a caso è usato come combustibile dei missili spaziali), quindi richiede importanti misure di sicurezza ed una distanza di rispetto considerevole da altri insediamenti. Invece, le due centrali verrebbero collocate non solo l’una vicina all’altra, ma in una zona già densa di altre industrie, senza nessun distanziamento prudenziale.

Quanto alla potenza installata dedicata alla rete di trasporto nazionale c’è una evidente incongruenza, perché la stazione elettrica di Larino può assorbire al massimo 1.000 MW e già riceve energia dalla centrale termoelettrica Sorgenia di Termoli, che ha 770 MW di potenza installata, e da impianti minori eolici e fotovoltaici.

Passando ad esaminare il lato imprenditoriale, l’esagerazione si ribalta, dal macro si passa al micro. La Maverick srl ha sede legale a Milano, in Via dei Bossi 6. Essa è stata costituita il 13/09/2022, con un capitale di 2.500 euro ed è inoperativa. L’1% della società è detenuto dal sig. R. L., residente a Vasto, il restante 99% appartiene a Green Bridge srl, sempre con sede a Milano, in Via dei Bossi 6, detenuta al 100% dal medesimo sig. R. L., il quale è amministratore unico di entrambe le società, che non hanno dipendenti. Lo scopo sociale di Green Bridge è: "Altre attività di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale". Essa è stata fondata il 15/05/2020, dispone di un capitale di 10.000 euro e nel 2020 ha fatturato 116.800 euro. È evidente che il sig. R. L. non possiede le capacità industriali ed economiche all’altezza di Eolico Offshore Molise, per il quale è previsto l’investimento di 5,5 miliardi. Chi c’è dunque dietro questa colossale operazione? Sarà un caso, ma a Milano, proprio in Via dei Bossi 6, è ubicata la sede italiana di McDermott, Will & Emery, uno studio di avvocati d’affari tra i maggiori al mondo, con casa madre in Illinois. McDermott ha più di 1.100 avvocati in 20 uffici negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Nel sito dello studio c’è un paragrafo relativo al settore delle energie rinnovabili, dove si dice: «McDermott fornisce consulenza a clienti leader del settore su alcune delle transazioni di finanziamento di progetti di energia rinnovabile più grandi, di più alto profilo e più complesse in tutto il mondo.» In conclusione, la natura e l’affidabilità del soggetto imprenditoriale sono del tutto opache e basterebbe questo per scartare Eolico Offshore Molise.

martedì 3 gennaio 2023

Silenzio quasi assoluto su “Eolico Offshore Molise”

 


Circa un anno fa scoppiò un putiferio a proposito della prospettata installazione di un parco eolico in Comune di San Martino, Contrada Bosco Pontoni. La levata di scudi fu pressoché generale: la Giunta ed il Consiglio regionale, inclusa la minoranza, che anzi accusò la maggioranza di non essere abbastanza contraria; il sindaco di San Martino; la sindaca di Ururi; la Soprintendenza del Molise; Confagricoltura del Molise; il neocostituito “Comitato per la salvaguardia del territorio molisano”, presieduto dal parroco don Nicola Pietrantonio; imprenditori agricoli locali; persino la Condotta Slow Food di Termoli. All’epoca ci fu una sola presa di posizione favorevole (con alcune prescrizioni), la mia, che illustrai in due articoli, pubblicati a febbraio 2022 sul mio blog.

Cosa mai prevedeva l’ipotizzato parco eolico in Contrada Bosco Pontoni da sollevare tanta contrarietà? Lo spiega sinteticamente l’incipit della lettera inviata il 4 febbraio 2022 all’allora ministro delle politiche agricole Patuanelli, da Nicola Cavaliere, assessore regionale all’agricoltura, all’agroalimentare, alle bonifiche, alle foreste, alla caccia ed alla pesca: «Egregio ministro, voglio rappresentarle l’indignazione di cittadini, imprenditori agricoli, rappresentanti delle istituzioni locali e regionali per la realizzazione di un mega parco eolico da 48 megawatt costituito da 12 torri alte 200 metri che deturpano un territorio dove già sono presenti altri impianti eolici». Aggiungo che il Bosco Pontoni, che dà il nome alla contrada, non esiste da tempo immemore, abbattuto per fare posto a coltivazioni agricole.

Se 12 aerogeneratori da 4 MW (megawatt) ciascuno hanno provocato addirittura indignazione, cosa mai dovrebbero dire i medesimi soggetti di “Eolico Offshore Molise” - la cui istanza di concessione demaniale marittima è stata pubblicata il 14 dicembre 2022 - che di aerogeneratori ne prevede 120, da 15 MW ciascuno? E non si tratta solo di una macroscopica differenza di potenza installata: 48 MW a Bosco Pontoni, contro 1.800 MW nelle acque antistanti il Molise. Eolico Offshore Molise impegnerebbe uno specchio di mare di 295,3 chilometri quadrati (interdetti alla pesca ed alla navigazione), con torri alte 280 metri, montate su corpi galleggianti, con sui fondali una rete di cavidotti elettrici, dagli aerogeneratori a due stazioni di trasformazione in mare e, da lì a riva, a 200 metri a sinistra della foce del Biferno. Nella proposta di Eolico Offshore Molise non c’è solo il parco eolico: dei 5,4 milioni di MWh/anno (megawattora all’anno) che dovrebbe produrre, 3 milioni di MWh/anno verrebbero immessi nella rete del trasporto elettrico, mentre i restanti 2,4 milioni di MWh/anno alimenterebbero una enorme fabbrica di idrogeno “verde” (derivato per elettrolisi dall’acqua), che – dato l’elevato rischio di esplosioni ed incendi – necessiterebbe di ampie aree di rispetto.

Incredibile a dirsi, fino ad ora ci sono state solo due prese di posizione contrarie ad Eolico Offshore Molise: di Molise Domani e del gruppo civico Termoli Bene Comune – Rete della sinistra, di cui faccio parte. C’è stata addirittura una presa di posizione favorevole di Legambiente del Molise.

Come si spiega il silenzio riguardo ad Eolico Offshore Molise delle legioni di fustigatori dell’eolico in Contrada Bosco Pontoni, che paragonato al primo è meno di un microbo?