La mattina dell’8 ottobre 2021, presso la Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso, si è tenuta la Conferenza dei sindaci del Molise incentrata sulla sanità regionale, presenti anche il presidente della regione e commissario ad acta Donato Toma e, per parte dell’incontro, il direttore generale dell’ASReM Oreste Florenzano. Poteva essere una buona occasione per progredire sul piano delle analisi e delle proposte per affrontare la crisi, sempre più grave ed evidente, del servizio sanitario regionale (SSR). Così non è stato. Il mood dell’assemblea è stato che i responsabili della necrosi della sanità molisana stanno a Roma, che il commissariamento deve essere annullato e che la resurrezione del SSR dipende dalla disapplicazione del DM 70/2015, che fissa gli standard relativi all’assistenza ospedaliera, e dalla “promozione” dei nosocomi di Termoli e di Isernia da ospedali di base a ospedali di 1° livello e di quello di Campobasso da 1° a 2° livello (che è il massimo). Queste proposte saranno formalizzate in un documento da presentare al Governo nazionale. È risultata invece minoritaria la proposta del M5S e del PD di ricorrere al TAR Molise per l’annullamento del programma operativo 2019-2021, adottato il 9 settembre da Toma commissario.
A 14 anni dall’avvio del piano di rientro
del disavanzo del SSR, nonostante la riduzione quantitativa e qualitativa dei
servizi ospedalieri e specialistici erogati - resa evidente dalla crescente
incidenza della mobilità passiva, che nel 2019 ha raggiunto il 30%, la percentuale
più alta in assoluto in Italia - ciò nonostante, dalla Conferenza dei sindaci
non è emersa la benché minima analisi del perché tutto ciò sia accaduto, senza
peraltro recuperare il disavanzo economico. Nonostante i tagli alle strutture,
al personale, agli investimenti, la spesa annua strutturale del SSR dl Molise
dal 2007 in poi ha oscillato intorno ai 650 milioni (tranne nel 2013 e nel
2019, quando ha sfiorato 700 milioni, ma con discutibili valorizzazioni
contabili), eppure i sindaci non se lo spiegano e neanche sembrano interessati
a trovare delle spiegazioni, che invece dovrebbero essere il punto di partenza
per qualunque proposta di rilancio della sanità regionale. Non li sfiora il
sospetto che sono stati tagliati i servizi ma non i disservizi, le
inefficienze, gli sprechi. D’altra parte perché lambiccarsi il cervello, quando
sono stati già individuati dei comodi colpevoli “alieni”: lo Stato centrale, l’Agenas,
il DM 70/2015. Un decreto ministeriale quest’ultimo demonizzato da molti che con
tutta probabilità non l’hanno neanche letto, visto che si ostinano a chiamarlo “decreto
Balduzzi”, quando invece porta la firma dell’allora ministro della salute
Lorenzin, di concerto con quello del MEF Padoan.
La “soluzione” caldeggiata dai sindaci e da
Toma è di rivendicare la salita di un livello dei tre ospedali regionali, argomentando
che già per la Basilicata è stata applicata tale deroga, autorizzando l’istituzione
a Potenza di un ospedale di 2° livello. Ricordo che il DM 70/2015 (Lorenzin)
stabilisce che gli ospedali di 2° livello devono avere un bacino d’utenza di
almeno 600.000 persone. È stata autorizzata una deroga per la Basilicata? Sì, in
quanto al 1° gennaio 2021 questa regione contava solo 547.579 abitanti. La
deroga che vorrebbero i sindaci molisani, e Toma con loro, sarebbe molto, ma
molto, più estesa, visto che il Molise al 1° gennaio 2021 di abitanti ne aveva 296.547,
il che – a stretto rigore – non consentirebbe neanche la permanenza a
Campobasso di un ospedale di 1° livello, per il quale il decreto Lorenzin fissa
un bacino di utenza minimo di 300.000 abitanti.
Prescindendo dai vincoli del decreto
Lorenzin, per quale magico motivo la salita di un livello dei tre nosocomi
molisani dovrebbe garantire il risanamento economico e funzionale del SSR del
Molise? Il 30% di molisani che si ricovera fuori regione non lo fa perché in
Molise non è possibile accedere a servizi ospedalieri e specialistici
particolarmente sofisticati; la gran parte di queste “emigrazioni sanitarie”
origina da esigenze di cura che dovrebbero essere tranquillamente soddisfatte
in un ospedale di base, come sono nominalmente quelli di Termoli e di Isernia,
o in un ospedale di 1° livello, come sarebbe in teoria quello di Campobasso. A
pagina 20 del Programma operativo 2019-2021 firmato da Toma si legge: «Negli ultimi anni, le discipline che hanno
generato maggiore mobilità passiva sono: Ortopedia e Traumatologia, Chirurgia
Generale, Ostetricia e Ginecologia, Urologia e Medicina Generale.» Sono
tutte discipline contemplate in un ospedale di base. La triste realtà è che l’assistenza
ospedaliera e specialistica diretta del SSR è stata via via demolita e che le
strutture attuali non sono in grado di offrire adeguatamente tutti i servizi che
in teoria dovrebbero fornire in base alla loro denominazione formale. A titolo
esemplificativo, a pag. 69 del Monitoraggio LEA 2019 del Ministero della
salute, troviamo che le fratture di femore operate entro 48 ore in Molise sono state
solo il 28%, contro il 64% in Abruzzo e il 62% in Puglia, per non parlare del
76% in Emilia-Romagna. Se i tre ospedali regionali non sono in grado di fornire
tutti i servizi che nominalmente dovrebbero fornire al loro livello gerarchico
attuale, saranno ancora meno attrezzati a fornire i servizi del livello
superiore. Agli ospedali molisani non serve appuntare una stelletta in più
sulle spalline; piuttosto si mettano in grado di fornire effettivamente quei
servizi che a loro già competono, grazie ad un investimento straordinario di
alcune centinaia di milioni da prevedere nel Programma operativo 2022-2024. Purché
sia un investimento, che presuppone un progetto di ricostruzione organizzativa e
del sistema decisionale e delle responsabilità, prima ancora che degli organici
e delle dotazioni tecniche, senza il quale gli extrafondi verrebbero
semplicemente ingoiati dall’attuale macchina sprecasoldi. Ne abbiamo già fatto
esperienza negli anni passati: Iorio ha ottenuto 55 milioni di exrtafondi e
Frattura 40 (erogati 32), più altri 73; Toma adesso ne vorrebbe 30. Per finire
sul tema economico, i fautori della promozione gerarchica dei nostri ospedali
si sono chiesti come farebbero a coprire i maggiori costi che ne deriverebbero,
se non si riesce a coprire neanche quelli ai livelli nominali attuali?
Nel suo intervento alla Conferenza dei
sindaci il governatore-commissario Toma ha dichiarato in modo accorato che lui proprio
non voleva assumere la carica di commissario, ma che il Governo l’ha costretto,
perché non ha trovato nessuno disposto ad assumersi tale responsabilità. Come
non credergli!

Nessun commento:
Posta un commento