domenica 26 settembre 2021

Cosa dice il PO 2019-2021 della sanità molisana firmato Toma

 


Il 9 settembre il dottor Donato Toma – neo Commissario ad acta della sanità molisana, nonché Presidente della Giunta regionale – ha emanato il decreto commissariale 94/2021 di approvazione del programma operativo (PO) 2019-2021 del servizio sanitario regionale (SSR) del Molise. Un giornale locale ha esaltato l’atto, scrivendo che «In 35 giorni [Toma] è riuscito in ciò che si attendeva da tre anni». Un entusiasmo a dir poco eccessivo, visto che l’approvazione del PO 2019-2021, avvenuta a meno di quattro mesi dalla sua scadenza, è in sostanza un atto formale. Ciò nonostante, si tratta di un documento da tenere in considerazione, come anticipazione dei propositi del Commissario-Presidente riguardo al PO 2022-2024.

Prima di entrate nel merito del PO 2019-2021 è opportuno richiamare gli aspetti salienti che caratterizzano la sanità molisana: oltre 14 anni di Piano di rientro del disavanzo, di cui 12 con commissariamento, affidato ai presidenti della regione, tranne 32 mesi di commissari governativi dal 07/12/2018 al 31/07/2021; tagli progressivi del personale, degli investimenti e dei servizi; risultati economici sempre in disavanzo. Sembra un paradosso che, nonostante i tagli, i conti economici restino in perdita. Evidentemente i tagli hanno colpito i servizi, non i disservizi, cioè la malagestione e gli sprechi (se non peggio), intoccabili perché funzionali al mantenimento degli assetti di potere nella e sulla sanità. Il SSR non è stato riorganizzato, ma disorganizzato, peggiorandone l’efficacia e l’efficienza. Prendiamo il caso degli interventi di riduzione e precarizzazione del personale, specialmente medico: il costo complessivo del personale è sì diminuito (nel 2007 rappresentava il 34% dei costi complessivi, sceso al 23% nel 2019), ma il costo per ora di lavoro è aumentato, a causa del ricorso sempre più frequente alle costose “prestazioni aggiuntive” (straordinari), per tappare i buchi d’organico. Le conseguenze principali di tale politica sono state: 1°) l’incremento della mobilità passiva, cioè del numero dei residenti in Molise costretti a curarsi fuori regione, che nel 2019 ha raggiunto la percentuale record del 29,6%, contro l’8,3% medio nazionale (fonte Ministero della salute); 2°) il peso sproporzionato acquistato dai privati accreditati nell’assistenza ospedaliera e nella specialistica, con il 22% di “quota di mercato”, contro il 13% della media Italia (elaborazioni su dati 2019 Università cattolica).

Veniamo finalmente al PO 2019-2021 firmato Toma. Alle pagg. 17-18 si legge: «Il ruolo del privato accreditato risulta preminente nell’ottica del completamento del complessivo sistema di offerta della Regione, anche rispetto agli standard previsti dal DM 70/2015, nonché in funzione del recupero della mobilità passiva.» Il recupero della mobilità passiva, che è la più grave conseguenza del dissesto del SSR, verrebbe affidato preminentemente ai privati accreditati, non alle strutture pubbliche dirette, sulla cui ricostruzione evidentemente non si punta. In tal modo si incrementerebbe ancora di più l’anomalo peso dei privati accreditati, senza peraltro incidere seriamente sul recupero della mobilità passiva, visto che il privato persegue finalità di profitto e quindi amplierà volentieri la sua offerta, ma solamente nei servizi con i migliori margini economici. Per correttezza, c’è da dire che la paternità di questa frase non è di Toma, che si è limitato a copiarla, parola per parola, dalla pag. 26 della bozza di PO 2019-2021 presentata nel 2019 dal Commissario Giustini. Lo stesso concetto, che affida la ripresa del SSR al privato accreditato, è ribadito quando si dice che con i privati accreditati vanno definite «azioni condivise per abbattimento liste di attesa» (pag. 18) e che le «prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale erogate dalle strutture private accreditate [saranno gestite] all’interno del Centro Unico di Prenotazione regionale» (pagg. 20-21).

Il Distretto sanitario di Termoli è quello maggiormente colpito dal taglio quantitativo e qualitativo dei servizi, smentendo la diffusa credenza che pone in relazione diretta il peggioramento dei servizi erogati dal pubblico diretto con l’incremento della presenza dei privati accreditati, dato che il Distretto di Termoli è anche quello con la minore presenza di strutture private, consistenti in alcuni centri diagnostici e nessun centro ospedaliero. Al San Timoteo di Termoli la chiusura più eclatante – la cui ufficializzazione è per ora bloccata dal TAR del Molise – è quella del Punto nascita, il cui bacino d’utenza è intorno alle 650 nascite all’anno da donne residenti in Basso Molise; anzi, fino a pochi anni fa, al reparto di Ostetricia e ginecologia del San Timoteo si rivolgevano anche donne residenti nei comuni dell’Alta Capitanata. Ora il numero dei parti si è ridotto alla metà, forse meno, e molte donne residenti in Basso Molise si rivolgono all’ospedale pubblico della vicina Vasto. Nel PO 2019-2021 si cercherebbe invano l’intenzione di investire sul reparto di Ostetricia e ginecologia del San Timoteo, per recuperare un livello di servizio ineccepibile e la fiducia delle donne. Lo smantellamento del San Timoteo invece si amplia, prevedendo «accordi di collaborazione con l’Azienda Sanitaria “Chieti-Vasto-Lanciano”, in particolare con l’Ospedale “San Pio di Vasto”, [per] la Stroke Unit, l’Emodinamica e la Traumatologia e il Punto Nascita» (pag. 17).

Nonostante le sue 104 pagine, il PO 2019-2021 non dice di più: sulla “integrazione” Cardarelli-Gemelli è scritto che «sarà oggetto di ulteriori approfondimenti» (pag. 18); sull’emergenza pandemica e sulla “Torre covid” non c’è neanche una parola. Nei suoi primi 35 giorni da Commissario Toma non si è certo sprecato.

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