Il 29 ottobre 2021 è stata presentata nel Consiglio comunale di Termoli la mozione, a firma dei consiglieri di maggioranza Di Brino e Montano, per la condivisione della risoluzione del Parlamento europeo del 19/09/2019 sulla “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” (2019/2819/RSP), che equipara nazismo e comunismo. La mozione, riporta il testo della risoluzione del Parlamento europeo, ma prima insiste ripetutamente sulla necessità di superare ogni faziosità, per riconoscere, «a prescindere da qualunque ideologia», la condanna dei regimi totalitari ed autoritari, identificati nel nazismo e nel comunismo. In aula la mozione Di Brino-Montano è stata criticata da tutte le opposizioni. Al momento del voto, ha ottenuto il consenso della maggioranza, il PD non ha partecipato al voto, il M5S si è astenuto ed ha votato contro solo la consigliera di Termoli Bene Comune – Rete della Sinistra.
Due anni fa al Parlamento europeo votarono a
favore della risoluzione che equipara nazismo e comunismo quasi tutti i
rappresentanti italiani, dal PD a Fratelli d’Italia, con l’eccezione del M5S,
che si astenne, e della Sinistra europea, che votò contro. Questa risoluzione –
checché ne dicano i consiglieri Di Brino e Montano – è un esempio di decostruzione
e ricostruzione della realtà storica secondo gli interessi di parte odierni,
ignorando o travisando la storia europea ed italiana del XX secolo.
La rivoluzione sovietica è interpretata come
un regime monolitico e monocorde, che ha preso il potere nel 1917 ed è crollato
nel 1991, decretando la sconfitta storica del “socialismo reale”. Lettura
tutt’affatto semplicistica. La rivoluzione guidata nel 1917 dal Partito operaio
socialdemocratico russo è stata sì sconfitta, ma non nel 1991, bensì molto
prima, nel 1924, quando, morto Lenin, si è affermato lo stalinismo. Con Stalin
la dittatura del proletariato si è trasformata in dittatura dell’apparato di
partito, violentemente epurato di migliaia di oppositori, che erano comunisti,
non liberali o reazionari. Nella risoluzione del Parlamento europeo si
attribuisce valore di prova dell’identità tra nazismo e comunismo al patto
Molotov-Ribbentrop, non avvedendosi che proprio questo patto scellerato, che
contraddice platealmente i principi dell’internazionalismo, sta a significare
che la Rivoluzione d’ottobre aveva cambiato radicalmente pelle. La storia è
piena di esempi simili. Basti pensare alla Rivoluzione francese, iniziata nel
1789 con il motto “libertà, uguaglianza e fraternità”, trasformata in pochi
anni nel regime imperiale napoleonico.
L’identità tra nazismo e comunismo è poi
del tutto stridente nel caso italiano. Il Partito comunista italiano è stato
quello che più di tutti ha lottato contro il fascismo durante il Ventennio e
nella Resistenza, pagando prezzi altissimi. Veramente si vuole sovrapporre alla
figura di Gramsci quella di Mussolini? Nel secondo dopoguerra il Partito
comunista italiano ha dato prova di impegno democratico e di convinto rispetto della
Costituzione, che ha contribuito a scrivere, collaborando lealmente con gli
altri partiti politici risorti dopo la dittatura fascista. Tutto ciò mentre gli
USA organizzavano in segreto la struttura paramilitare Gladio, infarcita di
neofascisti.
Il PCI ha commesso importanti errori
strategici. Nel 1956 non ha saputo dissociarsi dalla repressione sovietica
della rivolta ungherese; né può valere come giustificazione il fatto che
all’epoca vigeva una rigida separazione del mondo in due blocchi. Anche nel
1968 il PCI diffidò dell’ondata rivoluzionaria che montava in Europa: non
appoggiò la “Primavera di Praga”, espulse il gruppo del Manifesto ed andò al
traino delle spinte sociali in atto con il freno a mano tirato, perdendo
l’occasione di un riesame critico delle vicende storiche del movimento
proletario e dei partiti che esso ha espresso. Ciò detto, bisogna dare atto al
PCI di non avere fatto o detto mai nulla contro l’assetto democratico della
Repubblica. Ricordo a chi propone ricostruzioni antistoriche che nel 1978 Moro
fu rapito dalle Brigate Rosse il giorno in cui egli avrebbe annunciato in
Parlamento la formazione di un governo insieme al PCI. Con il rapimento ed il
successivo assassinio di Moro furono in molti a tirare un respiro di sollievo a
Washington, a Mosca ed anche a Roma.
Infine lascia pensare la tempistica con cui
Di Brino e Montano hanno proposto la loro mozione: a due anni dalla risoluzione
del Parlamento europeo, nel momento in cui da molti si chiede lo scioglimento di
Forza Nuova, organizzazione platealmente neofascista, autrice di ripetuti
assalti squadristici, ultimo dei quali alla sede nazionale della CGIL.
È sempre il vecchio ritornello tipico dei DC teso ad affermare il principio dei c.d. "opposti estremismi" e la centralità del Partito unico baluardo di democrazia del popolo italiano. Una visione chiaramente antistorica e di parte ed è proprio in tale prospettiva che matura la preoccupazione tutta "atlantica" per la svolta epocale che Moro si accingeva a realizzare.
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