Oggi, 30 luglio 2021, il Consiglio comunale
di Termoli approverà il rendiconto 2020. Il quadro finanziario, economico e
patrimoniale che emerge dal rendiconto 2020 non è allarmante nel breve periodo,
mostra tuttavia criticità strutturali, irrisolte da anni, che nel
medio-lungo periodo metteranno in crisi i conti, se non si interverrà per
eliminarle o minimizzarle.
Il bilancio finanziario di competenza
– che deve dare un risultato non negativo, altrimenti scattano delle sanzioni –
si è chiuso con un avanzo di 6,5 milioni, eppure contemporaneamente il
cosiddetto risultato di amministrazione ha fatto registrare un disavanzo di 6,4
milioni. Il risultato di amministrazione misura le disponibilità
finanziarie a fine esercizio a copertura dei fondi prudenziali accantonati per
legge e si ottiene sommando i valori finali della cassa (per competenza), dei
residui attivi/passivi, cioè delle entrate/spese non riscosse/pagate, e dei
fondi pluriennali vincolati (FPV), che raccolgono finanziamenti già in possesso
dell’ente, ma riservati ad esercizi futuri. Se il risultato di amministrazione
è in disavanzo, come nel nostro caso, significa che le risorse finanziarie sono
insufficienti a coprire gli impegni assunti dall’ente.
Com’è possibile che risulti
contemporaneamente un avanzo di competenza di 6,5 milioni ed un disavanzo di
amministrazione di 6,4 milioni? Sembra una contraddizione, ma non lo è. Il
“trucco” sta nel fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE), che è di gran
lunga il più “corposo” dei fondi prudenziali di legge, nel quale si computa la
quota dei residui attivi con scarse speranze di recupero. A fine 2020 il
FCDE del Comune di Termoli ha raggiunto il valore di 34,3 milioni, di cui 33,9 milioni
derivanti da imposte comunali non pagate.
Le imposte “accertate” (messe a ruolo)
di competenza di un esercizio alimentano il bilancio finanziario per competenza
di quell’esercizio indipendentemente dal fatto che vengano riscosse o meno;
quello che non si riscuote passa ai residui attivi, che in parte, a seconda
della stima di esigibilità, alimentano il FCDE. Nel caso di Termoli – non da
oggi, ma da anni – esistono gravi problemi con l’IMU+TASI (imposta sugli
immobili) e con la TARI (imposta sui rifiuti urbani), che rappresentano il
grosso delle entrate tributarie di competenza, ammontate nel 2020 a 19,4
milioni, di cui 11,0 milioni di IMU+TASI e 6,4 milioni di TARI; ma le
riscossioni di competenza sono state pari solo ad 8,0 milioni, per l’IMU+TASI, ed
a 4,4 milioni, per la TARI. I 4,9 milioni che mancano all’appello sono finiti
nei residui attivi, pur restando conteggiati nelle entrate di competenza. Poco
male se gran parte dei residui attivi derivanti da queste imposte venissero
riscossi successivamente; purtroppo nel 2020 è stato riscosso solo il 3,6% dei
residui IMU+TASI e il 6,1% di quelli TARI.
Per l’IMU+TASI il problema riguarda gli
accertamenti da recupero evasione, che rappresentano circa un quarto del totale:
mentre gli accertamenti ordinari 2020 si sono riscossi al 97,4% già nel corso
dell’esercizio, quelli da recupero evasione hanno reso solo 417 euro. Nel caso
della TARI, invece, è praticamente assente il recupero evasione, ma nel 2020 si
è riscosso solo il 69,4% degli accertamenti di competenza. Questi fenomeni
devono essere indagati, per capirne le cause ed intervenire per rimuoverle, cosa
che non sembra interessare l’Amministrazione Roberti, come non ha interessato
quella Sbrocca. Così ogni anno si continuano a contabilizzare 3-4 milioni di
entrate finanziarie “fantasma”, accrescendo la zavorra del FCDE, che nel
medio-lungo termine manderà a fondo gli equilibri finanziari del Comune, se non
si interviene.
Se le entrate piangono, le spese non
ridono, specialmente quelle correnti, ammontate a 32,5 milioni, equivalenti a
981 euro per testa. Confrontando la spesa per testa nel 2019 del Comune di
Termoli con quella nei comuni con 20.001-60.000 abitanti (i dati 2020 di
tutti i comuni non sono ancora disponibili), risultano per Termoli 1.004
euro per testa e per i comuni di pari classe demografica 771 euro per testa.
La differenza di 233 euro per testa è notevole e non è spiegata da un’offerta
di servizi pubblici da parte del Comune di Termoli marcatamente più ampia e
migliore di quella erogata dagli altri comuni di pari classe demografica. Si
tratta dunque per lo più di sprechi ed inefficienze, specialmente
nell’acquisto di beni e servizi. Il recupero dell’intero divario di 233
euro per testa vorrebbe dire, per Termoli, 7,7 milioni di spese correnti in
meno; non si pretende tanto, ma che almeno si inizi un processo di migliore
controllo quali-quantitativo delle spese correnti. Le spese in conto capitale
sono state pari a 3,2 milioni, corrispondenti a 95 euro per testa, allineate con
quelle dei comuni di pari classe demografica verificate dal 2015 al 2019.
Quanto visto fin qui esaminando il bilancio
finanziario per competenza trova conferma nel conto economico, che si è
chiuso con una perdita di 2,2 milioni, dovuta per 2,0 milioni all’eccesso
dei costi sui ricavi. La voce di costo più “pesante” del conto economico è
stata “Prestazioni di servizi” – appalti, convenzioni, contratti in genere per
la gestione di servizi – pari a 19,0 milioni (51,4% dei componenti negativi
della gestione).
Infine i debiti. Quelli finanziari
ammontano a 12,3 milioni (circa un terzo delle entrate correnti), ma sono
ampiamente sostenibili, considerato che si tratta di debiti a lunghissimo
termine; non così i debiti commerciali, che hanno raggiunto 10,3 milioni e sono
invece a brevissimo termine. Sono in peggioramento anche i giorni medi di
pagamento delle fatture, che nel 2018 erano scesi a 64 giorni dalla data della
fattura, per poi salire a 87 giorni nel 2019 ed a 94 giorni nel 2020.
PS – Chi è interessato a leggere la “Relazione
sul rendiconto 2020 del Comune di Termoli” può richiederla tramite e-mail all’indirizzo:
pino.derminio@gmail.com .

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