Il giorno 21 luglio 2021, alle ore 11, lo
striscione “Verità per Giulio Regeni” è affisso per la terza volta su una
balconata del palazzo comunale di Termoli, anche se non su Piazza Sant’Antonio,
come le prime due, ma sul lato di Via Regina Margherita di Savoia (sopra l’anagrafe).
Excursus delle puntate precedenti.
Il 26 febbraio 2020 i consiglieri comunali
di minoranza depositano una mozione in cui si chiede al sindaco ed alla giunta:
1°) di aderire alla campagna “Verità per Giulio Regeni”; 2°) di esporre al
balcone del palazzo comunale uno striscione con la scritta “Verità per Giulio
Regeni”; 3°) di esortare il governo nazionale a ritirare per consultazioni
l’ambasciatore al Cairo, come forma di pressione per ottenere fattiva collaborazione
nelle indagini dalle autorità egiziane e per rivendicare la liberazione di
Patrick Zaky. Il 6 luglio 2020 la mozione approda in Consiglio comunale e viene
approvata all’unanimità dei presenti, incluso il sindaco, Francesco Roberti.
Una volta tanto tutti d’accordo! D’altra parte, la libertà di pensiero e di parola, il rifiuto dell’esercizio del potere con la violenza, sono sanciti dalla Costituzione e sono (dovrebbero essere) patrimonio comune del nostro vivere civile. Ma già da subito qualcosa scricchiola. Il sindaco sostiene che lo striscione debba essere realizzato a cura e spese di chi ha proposto la mozione. Interpretazione invero peregrina, nel panorama della dottrina amministrativa, in quanto i deliberati del Consiglio impegnano il Comune come istituzione, indipendentemente da chi li abbia proposti. Se un consigliere propone di costruire una scuola e la proposta è approvata, nessuno si sogna che l’edificio venga edificato a spese del consigliere proponente. Tuttavia, per evitare di avvitarsi in una diatriba d’infima lega e considerato il costo non esorbitante dello striscione, i volontari del progetto “La città invisibile” decidono di farne dono al Comune; così lo striscione viene collocato sulla balconata sovrastante l’ingresso di Piazza Sant’Antonio, dove, ahi lui, incontra repentina e drammatica fine. Almeno così racconta il sindaco, che sostiene (anche per iscritto) che lo striscione sia stato strappato dal vento di maestrale, che, come ogn’un sa, sferza sovente Termoli e in particolare Piazza Sant’Antonio. L’impeto del turbine che ha ghermito lo striscione è stato tale, che non solo lo ha divelto dagli ancoraggi, ma addirittura l’ha trascinato con sé chissà dove, visto che dello striscione non è stata trovata traccia alcuna.
Perito uno striscione se ne fa un altro.
Così ragionano i consiglieri di minoranza, che il 12 dicembre 2020 inviano al
sindaco una lettera aperta, in cui chiedono «che si provveda immediatamente ad attuare quanto votato dai
rappresentanti tutti dei cittadini termolesi», e concludono: «Signor Sindaco, Le chiediamo di attivarsi
perché già da domani lo striscione giallo sia ben visibile sulla facciata del
Comune. È un suo preciso dovere
istituzionale, e non c’è tempo da perdere.»
Il sindaco invece è di altro parere e,
tetragono come non mai, dichiara alla stampa «Siamo certi (plurale maiestatis, ndr) che i consiglieri di opposizione si attiveranno per fornirci un nuovo
striscione». Di nuovo pro bono
pacis, alcuni cittadini si autotassano e viene realizzato un secondo striscione,
ricollocato il 22 dicembre 2020 per mano di cittadini e consiglieri di minoranza.
Trascorrono cinque mesi e a metà maggio
2021 si verificano due eventi la cui connessione sfugge al pensiero logico: 1°)
il Giro d’Italia fa tappa a Termoli; 2°) dalla balconata del Municipio sparisce
nuovamente lo striscione “Verità per Giulio Regeni”, che viene ammucchiato in
un angolo, dove giace in compagnia di un pallone da calcio.
Di nuovo i consiglieri di minoranza
scrivono sconcertati al sindaco, rivendicando la ricollocazione dello
striscione. Ma Roberti non se ne dà per inteso. Così il 19 luglio i consiglieri
di minoranza gli annunciano per iscritto che il giorno 21 avrebbero provveduto
al recupero dello striscione, ribadendo che la delibera consiliare deve essere
rispettata. Il giorno dopo Roberti invia una lettera alle minoranze, spiegando
che in occasione del passaggio del Giro d’Italia «si è reso necessario rimuovere il detto striscione nell’intento di
riposizionarlo subito dopo», ma che in quegli stessi giorni il
Tribunale di Roma ha rinviato a giudizio i quattro (presunti) responsabili
delle sevizie e dell’assassinio di Regeni; «Pertanto, avendo massima fiducia nei magistrati, attendiamo l’esito del
Giudizio (forse quello universale, vista la “g” maiuscola, ndr) ritenendo che la verità, grazie a loro,
verrà alla luce.» Sul piano strettamente logico, l’argomentazione del
sindaco si contraddice quando giudica ormai superfluo rivendicare la verità,
che «verrà alla luce», e che dunque non è ancora
acquisita. Ma c’è un altro piano, ben più importante, che il sindaco ha
completamente trascurato, quello politico, di difesa dei diritti civili
fondamentali. Lo striscione “Verità per Giulio Regeni” è un messaggio politico
contro le dittature, non una forma di pressione nei confronti dei giudici che
si occupano del caso e men che meno un segno di sfiducia nei loro confronti,
come immagina Roberti. Le minoranze rispondono per iscritto al sindaco lo
stesso giorno, ribadendo l’iniziativa fissata per il giorno successivo e l’obbligo
dell’ente di esporre lo striscione, avvertendo che «Agire diversamente e rifiutare di riesporlo sarebbe un abuso di potere.»
Conclusione (almeno per ora): il giorno 21 luglio i consiglieri comunali Marcella Stumpo e Antonio Bovio, contornati da alcuni cittadini, recuperato lo striscione, incontrano in Comune il presidente del Consiglio comunale, Annibale Ciarniello, che si rende disponibile alla sua immediata ricollocazione, proponendo di utilizzare la balconata su Via Regina Margherita di Savoia, per evitare future eventuali “interferenze” con altri striscioni. La proposta è accolta favorevolmente e lo striscione torna alla luce del sole. È finita qui? Spero proprio di sì, perché dopo il grottesco viene il ridicolo.



Nessun commento:
Posta un commento