venerdì 21 febbraio 2025

Sfuma l’impianto fotovoltaico Stefana Solare

 

Ogni tanto arriva anche una buona notizia. Dalla determina dirigenziale n. 442 del 18 febbraio del Comune di Termoli, si apprende che a Stefana Solare srl è stata negata l’autorizzazione a realizzare un impianto fotovoltaico con potenza installata di 31 MW (megawatt), su un’area di quasi 37 ettari nel nucleo industriale di Termoli, dove sorgeva l’acciaieria Stefana. Il diniego è venuto dall’ARPA Molise e dalla Provincia di Campobasso, per inadeguatezza del Piano di caratterizzazione ambientale - cioè descrittivo delle contaminazioni del terreno dell’acqua e dell’aria del sito - presentato dalla richiedente. Il sito ex Stefana – che è stato rilevato nel 1989 dalla ex Italcromo, posto sotto sequestro per rischio ambientale ad aprile 2006 ed infine acquistato dal Geotec spa di Campobasso – presenta livelli di inquinamento oltre le soglie consentite di amianto, cromo ed altre sostanze nocive, sia nel suolo che nelle acque di falda. L’art. 242-ter del DLgs 152/2006 dispone che nelle aree inquinate gli interventi «non pregiudichino né interferiscano con l'esecuzione e il completamento della bonifica»; dunque prima deve essere disposta la bonifica e poi la realizzazione degli interventi; viceversa, la realizzazione dell’impianto fotovoltaico senza la preventiva bonifica del sito ne cristallizzerebbe la pericolosità ambientale, impedendo per almeno 30 anni (durata dell’impianto) la realizzazione di qualsivoglia bonifica.

Discutibile, benché legale, è anche la natura di Stefana Solare srl, posseduta al 70% da Geotec spa ed al 30% da Green Bridge srl, che è una mera società veicolo, senza dipendenti e con capitale irrisorio, destinata ad essere venduta ad un investitore industriale, una volta ottenute tutte le autorizzazioni, insieme alla concessione dell’area per 30 anni in diritto di superficie, dietro pagamento di un canone a Geotec. Il socio di minoranza Green Bridge si occupa di consulenza aziendale ed ha un unico addetto, il proprietario ed amministratore R.L., il quale detiene anche Maverick srl, altra società veicolo, senza dipendenti e capitali quasi nulli, che ha presentato l’istanza per la concessione di un’area di mare di 219 kmq di fronte alle coste del Molise, dove realizzare un parco eolico con 70 aerogeneratori flottanti da 15 MW ciascuno. Di tale istanza non è ancora noto l’esito, che spero sia negativo, per l’eccessiva ampiezza dell’area di mare che verrebbe esclusa alla pesca ed alla navigazione in generale.

La producibilità annua dell’impianto proposto da Stefana Solare sarebbe stata di 53.361 MWh (megawattora); una quantità relativamente modesta rispetto agli oltre 3 milioni di MWh di elettricità prodotti ogni anno in Molise, metà dei quali da fonti rinnovabili; pertanto, la mancata realizzazione dell’impianto fotovoltaico è di scarso rilievo ai fini della transizione energetica verde. Speriamo che comunque Geotec provveda a bonificare il sito, che così com’è rappresenta un pericolo ambientale, specialmente tramite la matrice idrica.

domenica 16 febbraio 2025

Il sindaco Balice rinnega il Grande Scempio di Termoli

 


Inaspettatamente, in un’intervista rilasciata il 13 febbraio a Termolionline, il sindaco di Termoli, avv. Nico Balice, ha dichiarato che, riguardo alla “rigenerazione urbana” del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo Dolce, l’amministrazione non è ostaggio di nessun progetto e non intende stravolgere i luoghi; ma che l’intervento sarà di conservazione e riqualificazione, finalizzato alla realizzazione di parcheggi e verde pubblico. La dichiarazione del sindaco rinnega la posizione assunta dalla precedente Giunta Roberti, che fino ad ora sembrava condivisa dal successore, favorevole alla riproposizione della finanza di progetto popolarmente detta del “Tunnel”, ma senza il tunnel, mantenendo la demolizione del Piano di Sant’Antonio (da 21 a 4 metri s.l.m.) e del fabbricato fatiscente al piede del Pozzo Dolce, sostituiti da un immobile polifunzionale, per metà riservato a parcheggi pubblici (in concessione al privato per 30 anni) e per l’altra dato al privato, adibito ad appartamenti, negozi, box auto privati e ad un teatro.

Alleluia! Sbancare il Piano di Sant’Antonio rappresenterebbe una gravissima mutilazione permanente di un’area di Termoli di particolare importanza paesaggistica e storica. Si stenta a credere che un tale Grande Scempio sia stato concepito e promosso dalla Giunta Sbrocca (con tunnel) e poi condiviso dalla Giunta Roberti (senza tunnel). Aspettiamo di conoscere in dettaglio il progetto di rigenerazione urbana della Giunta Balice, ma a quanto pare c’è un rinsavimento.

La dichiarazione del sindaco in carica segue – probabilmente non a caso – il comunicato stampa diffuso il 5 febbraio da De Francesco Costruzioni e l’intervista rilasciata il 10 febbraio a Termolionline da Franco De Francesco, amministratore unico dell’impresa. Si ricorda che De Francesco Costruzioni è l’impresa promotrice ed aggiudicataria della realizzazione in finanza di progetto del Grande Scempio, congelato ad un passo dalla firma del contratto dalla sentenza 209/2019 del TAR del Molise di annullamento degli atti (dalla conferenza di servizi decisoria fino all’aggiudicazione), poi annullata dalla sentenza 3639/2023 del Consiglio di Stato, non per ragioni di merito, ma per mancanza della legittimazione ad agire del Comitato No Tunnel, che aveva proposto il ricorso al TAR del Molise.

Nel comunicato stampa della De Francesco Costruzioni si annuncia con toni altisonanti che la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei fratelli Franco ed Alessandro De Francesco, della signora L.T. (compagna del primo e titolare di Arta Costruzioni) e di altri imputati, contro le misure cautelari (obblighi di firma) richieste dalla Procura di Chieti, nell’ambito del processo riguardante l’ampliamento del cimitero di Francavilla al Mare, per i reati di corruzione, frode nelle pubbliche forniture, gestione o realizzazione di discarica non autorizzata e soppressione di cadavere. Di conseguenza – afferma il comunicato - «i titolari della De Francesco Costruzioni possono proseguire con piena determinazione tutte le iniziative imprenditoriali nelle quali sono impegnati insieme alle loro maestranze, con particolare riguardo alla realizzazione del c.d. “Tunnel di Termoli”.» Glissando sulla circostanza, nient’affatto secondaria, che il processo penale presso la Procura di Chieti è tuttora pendente.

Nell’intervista del 10 febbraio, Franco De Francesco, dopo avere espresso soddisfazione per il succitato pronunciamento della Cassazione e ribadito l’intenzione di realizzare il “Tunnel”, ha dichiarato che, qualora il Comune di Termoli dovesse rinunciare all’opera, chiederà il risarcimento dei danni. Il sindaco nella sua intervista ha risposto in maniera secca che «un braccio di ferro legale non deve indurci a stravolgere Termoli.» Ma che risarcimento potrebbe pretendere De Francesco Costruzioni? A ben riflettere, poco o addirittura niente.

Nell’ipotesi più favorevole all’impresa di costruzioni, potrebbe essere invocata una responsabilità precontrattuale del Comune, ma non è detto che ciò avvenga, anche perché il promotore del project financing era consapevole che il progetto messo a gara era diverso da quello ammesso dalla Regione al finanziamento pubblico, il quale non prevedeva le parti di immobile da dare al privato; inoltre, è stato posto a base di gara l’ammontare dell’investimento del promotore, non (come dovevasi) quello, ben più elevato, dei ricavi concessori e da cessione in proprietà al privato di compendi immobiliari.

Un caso per alcuni versi simile ha riguardato l’annullamento della finanza di progetto relativa al completamento ed all’ampliamento del cimitero di Termoli, dove prima il TAR del Molise e poi il Consiglio di Stato hanno riconosciuto all’impresa promotrice soltanto le spese extra per una relazione geologica e per la relazione di verifica di assoggettabilità a VAS (valutazione ambientale strategica) del progetto. Pochi spiccioli.

Ancora maggiori le somiglianze con un altro contenzioso giudiziario intentato da Nidaco Costruzioni (Gruppo Patriciello) contro il Comune di Termoli e la TUA (società del Comune stesso, ora fallita), che aveva aggiudicato a Nidaco la realizzazione di un parcheggio sotto Piazza Sant’Antonio (intervento promosso della Giunta Di Giandomenico), senza poi dare seguito al progetto. Il TAR del Molise ha riconosciuto in capo al Comune una responsabilità precontrattuale, per avere tenuto un comportamento inerte (né confermando né smentendo la realizzazione dell’opera) e lo ha condannato a rifondere all’impresa le spese sostenute per la progettazione e la gara (più interessi legali e rivalutazioni). Il risarcimento sarebbe ammontato così a qualche centinaia di migliaia di euro, ben lontano dai milioni inizialmente pretesi da Nidaco; ma l’impresa non ha ottenuto neanche quelli, perché il Consiglio di Stato, appellato dal Comune, ha sentenziato che il silenzio-inadempimento può essere invocato nel caso di atti rivolti a specifici destinatari, non per gli atti generali, indirizzati ad una pluralità indistinta di soggetti, come il parcheggio pubblico a rotazione.

Per una valutazione preventiva di eventuali diritti risarcitori di De Francesco Costruzioni, l’amministrazione comunale può presentare all’ANAC un’istanza di precontenzioso, dandone contestuale comunicazione alla controparte tramite PEC, come disciplinato dall’art. 5, comma 2, del Regolamento in materia di pareri di precontenzioso. Ne otterrebbe un parere autorevole, benché privo del valore di sentenza. In ogni caso, è meritoria l’affermazione del sindaco Balice, che «un braccio di ferro legale non deve indurci a stravolgere Termoli.»


mercoledì 12 febbraio 2025

A Termoli gli asili e la scuola per l’infanzia comunali in “proroga tecnica” per almeno due anni

 


Il Comune di Termoli dispone di tre asili e di una scuola per l’infanzia. Fino all’anno educativo (AE) 2012-2013, essi sono stati gestiti direttamente dal Comune; dopo di allora, la gestione è stata appaltata all’esterno. La prima gara è stata promossa dalla sindacatura Di Brino e prevedeva un appalto della durata di tre AE, ripetibile per un ulteriore AE. Aggiudicatario è risultato il Consorzio 45, di Reggio Emilia, che ha affidato l’incarico alla cooperativa Sirio, con sede legale a Campobasso e sede operativa a Termoli. Nel 2016 nuova gara d’appalto per tre AE, più un eventuale AE, vinta anche questa volta dal Consorzio 45, con delega dell’operatività alla cooperativa Sirio. Una nuova gara è stata disposta nel 2020, ma avviata nel 2021, per un solo AE, più un altro facoltativo, nuovamente aggiudicata al Consorzio 45, alias cooperativa Sirio.

Infine il 18 luglio 2023 è stata indetta la gara per un AE, ripetibile per un altro, che questa volta è stata aggiudicata al Consorzio Matrix di Gragnano, per i tre asili, ed alla cooperativa Il Girotondo di Vasto, per la scuola dell’infanzia. La firma del contratto è tuttora sospesa, in conseguenza del ricorso del Consorzio 45 alla magistratura amministrativa, cosicché si va avanti con “proroghe tecniche” (ben 15, fino ad ora), l’ultima con scadenza 31 maggio 2025.

Sono cinque le doglianze presentate dal Consorzio 45 al TAR del Molise, ai sensi del Codice dei contratti pubblici (DLgs 36/2023): 1) il bando non ha previsto una maggiorazione del punteggio per la parità di genere; 2) non sono state previste clausole di revisione prezzi; 3) i tre membri della commissione giudicatrice della gara non dispongono delle necessarie competenze educative e pedagogiche; 4) la commissione sarebbe stata nominata prima e non dopo il termine di presentazione delle offerte; 5) l’importo fissato dal Comune di Termoli per il costo del lavoro sarebbe sottostimato (sia nel monte ore che nelle paghe orarie).

Il TAR del Molise, con la sentenza n. 4 del 4 gennaio 2025, ha ritenuto ammissibili tutti e cinque i gravami, ma ha affrontato solo il terzo, perché ritenuto di più facile ed immediata soluzione, ed ha concluso che sussiste il vizio di incompetenza della commissione giudicatrice e pertanto ha annullato «l’atto di nomina della Commissione giudicatrice e tutti gli atti consequenziali, ivi compresi gli atti di aggiudicazione delle due gare [per i tre asili e per la scuola per l’infanzia, ndr] oggetto di controversia.» Avendo deciso la causa con l’esame di un gravame, diventerebbe diseconomico analizzare anche gli altri, che per prassi sono “assorbiti” dalla suddetta sentenza. L’amministrazione comunale ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, che si spera si pronunci entro la primavera. Se il Consiglio di Stato dovesse confermare la sentenza del TAR del Molise, la procedura di gara andrà rifatta da capo e la “proroga tecnica” andrà anche oltre i due anni.

Questa la cronaca amministrativa nuda e cruda, ma è il caso di chiedersi se sia opportuna la scelta di esternalizzare la gestione degli asili e della scuola per l’infanzia comunali. In linea generale, l’ente locale dovrebbe affidare “al mercato” la gestione dei servizi che riguardano funzioni secondarie o straordinarie o che richiedono competenze di cui l’ente locale non potrebbe dotarsi, anche volendolo. Per i comuni la gestione degli asili e delle scuole per l’infanzia dovrebbe rientrare tra le funzioni primarie ed ordinarie, da conservare in house per la sua importanza sociale ed educativa. Rimettere in gioco la gestione ogni tre anni o addirittura ogni anno rischia di precarizzare il corpo insegnante e quello ausiliario e di ingenerare incertezza nei metodi operativi. L’esternalizzazione della gestione dei servizi di socializzazione ed istruzione dei più piccini ha anche un costo economico maggiore di quello della gestione diretta: 1°) un appaltatore deve ottenere utili, il Comune no; 2°) tenere periodicamente le gare rappresenta un costo, anche quando non finiscono in tribunale; 3°) ai costi fatturati dall’appaltatore bisogna aggiungere l’iva al 5%, che non si applica se la gestione è diretta. In conclusione, internalizzare di nuovo la gestione degli asili e della scuola per l’infanzia comporterebbe un servizio migliore e più economico. Questa strada è invece rifiutata in ossequio all’ideologia neoliberista, secondo la quale la gestione privata è sempre migliore di quella pubblica, che nel concreto copre il crescente intreccio, non sempre limpido, tra politica ed affari.

PS – Nei documenti del Comune di Termoli la via in cui ha sede il Consorzio 45 sarebbe intestata ad “Alcide Gramsci”, con un incredibile e buffo incrocio tra Alcide De Gasperi ed Antonio Gramsci.