martedì 7 gennaio 2025

Gigafactory ultima spiaggia

 

Il pomeriggio del 6 gennaio si è tenuto a Termoli un incontro sul destino dell’impianto Stellantis di Termoli e sulle prospettive di un nuovo insediamento, per la produzione di batterie per auto elettriche. L’incontro è stato organizzato dal Movimento 5 Stelle, relatori Pasquale Tridico e Roberto Gravina, moderatore Valerio Fontana. Non farò la cronaca dell’evento, che si può leggere sui quotidiani digitali locali Termolionline e Primonumero, ma solo due commenti.

Il primo riguarda le presenze, o meglio le assenze, a fronte di un evento su un tema di estrema importanza per l’occupazione e l’economia della provincia di Campobasso e di due relatori di spicco: Tridico è europarlamentare, ex presidente dell’INPS e professore universitario di economia politica; Gravina è consigliere regionale ed ex sindaco di Campobasso. Ciò nonostante, della Giunta del Comune di Termoli non si sono visti né il sindaco Nico Balice, né l’assessore al bilancio ed alle attività produttive Michele Cocomazzi; dei consiglieri comunali era presente solo Marcella Stumpo, di Termoli bene comune – Rete della sinistra. In sala erano presenti per lo più sindacalisti. Ahi noi, sparuta l’affluenza di cittadini “comuni”.

Il secondo commento riguarda l’ambigua definizione dell’argomento dell’incontro. Il tema doveva essere la salvaguardia dei 2.000 posti di lavoro superstiti dello stabilimento Stellantis di Termoli e di quelli dell’indotto, oppure la realizzazione a Termoli di un impianto per la produzione di batterie per auto elettriche da parte di ACC, società posseduta in parti uguali da Srellantis, Mercedes e Total? Le due cose sono ben diverse.

Nel secondo caso si dà per scontato l’abbandono del sito di Termoli da parte di Stellantis, che verrebbe “compensato” dalla realizzazione della “Gigafactory” – denominazione pomposa coniata nel 2013 nientemeno che da Elon Musk, per indicare lo stabilimento di batterie per auto Tesla costruito a Reno (Nevada) – concepita come unica alternativa alla perdita di tutti i posti di lavoro direttamente ed indirettamente collegati all’insediamento Stellantis. Accettare questa impostazione da ultima spiaggia è errato e indebolisce la posizione negoziale dei lavoratori. La soluzione ACC non solo non è l’unica possibile, ma non è neanche la migliore. Essa comporterebbe la perdita del know how delle maestranze, che subirebbero anche peggioramenti contrattuali, perdendo l’anzianità di servizio e – per quelli assunti prima dell’approvazione dello scellerato “Jobs Act” – la tutela contro i licenziamenti ingiustificati.

Al tavolo negoziale deve essere richiamata la responsabilità sociale di Stellantis verso i lavoratori ed il territorio. Lo stabilimento di Termoli ha già pagato una riduzione dell’occupazione diretta di mille unità su tremila e questo deve essere posto come limite invalicabile non contrattabile. Per fine aprile è stata annunciata la chiusura di un altro reparto, dove lavorano quasi 900 persone. Le produzioni tolte devono essere contestualmente sostituite da Stellantis; il passaggio di forza lavoro ad ACC deve essere previsto solo quando e se sarà realizzato l’impianto delle batterie.

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