Il pomeriggio
del 6 gennaio si è tenuto a Termoli un incontro sul destino dell’impianto
Stellantis di Termoli e sulle prospettive di un nuovo insediamento, per la
produzione di batterie per auto elettriche. L’incontro è stato organizzato dal
Movimento 5 Stelle, relatori Pasquale Tridico e Roberto Gravina, moderatore Valerio
Fontana. Non farò la cronaca dell’evento, che si può leggere sui quotidiani
digitali locali Termolionline e Primonumero, ma solo due commenti.
Il primo
riguarda le presenze, o meglio le assenze, a fronte di un evento su un tema di
estrema importanza per l’occupazione e l’economia della provincia di Campobasso
e di due relatori di spicco: Tridico è europarlamentare, ex presidente
dell’INPS e professore universitario di economia politica; Gravina è
consigliere regionale ed ex sindaco di Campobasso. Ciò nonostante, della Giunta
del Comune di Termoli non si sono visti né il sindaco Nico Balice, né
l’assessore al bilancio ed alle attività produttive Michele Cocomazzi; dei
consiglieri comunali era presente solo Marcella Stumpo, di Termoli bene comune
– Rete della sinistra. In sala erano presenti per lo più sindacalisti. Ahi noi,
sparuta l’affluenza di cittadini “comuni”.
Il secondo
commento riguarda l’ambigua definizione dell’argomento dell’incontro. Il tema
doveva essere la salvaguardia dei 2.000 posti di lavoro superstiti dello stabilimento
Stellantis di Termoli e di quelli dell’indotto, oppure la realizzazione a
Termoli di un impianto per la produzione di batterie per auto elettriche da
parte di ACC, società posseduta in parti uguali da Srellantis, Mercedes e
Total? Le due cose sono ben diverse.
Nel secondo
caso si dà per scontato l’abbandono del sito di Termoli da parte di Stellantis,
che verrebbe “compensato” dalla realizzazione della “Gigafactory” –
denominazione pomposa coniata nel 2013 nientemeno che da Elon Musk, per
indicare lo stabilimento di batterie per auto Tesla costruito a Reno (Nevada) –
concepita come unica alternativa alla perdita di tutti i posti di lavoro
direttamente ed indirettamente collegati all’insediamento Stellantis. Accettare
questa impostazione da ultima spiaggia è errato e indebolisce la posizione
negoziale dei lavoratori. La soluzione ACC non solo non è l’unica possibile, ma
non è neanche la migliore. Essa comporterebbe la perdita del know how delle maestranze, che
subirebbero anche peggioramenti contrattuali, perdendo l’anzianità di servizio
e – per quelli assunti prima dell’approvazione dello scellerato “Jobs Act” – la
tutela contro i licenziamenti ingiustificati.
Al tavolo
negoziale deve essere richiamata la responsabilità sociale di Stellantis verso
i lavoratori ed il territorio. Lo stabilimento di Termoli ha già pagato una
riduzione dell’occupazione diretta di mille unità su tremila e questo deve
essere posto come limite invalicabile non contrattabile. Per fine aprile è
stata annunciata la chiusura di un altro reparto, dove lavorano quasi 900
persone. Le produzioni tolte devono essere contestualmente sostituite da
Stellantis; il passaggio di forza lavoro ad ACC deve essere previsto solo
quando e se sarà realizzato l’impianto delle batterie.
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