mercoledì 1 gennaio 2025

Boccata d’ossigeno per i conti non per i servizi della sanità del Molise

 

La legge di bilancio dello Stato 2025 ha stanziato fondi aggiuntivi per la sanità del Molise, articolati in due interventi: 1°) 45 milioni nel 2025 ed altrettanti nel 2026, «quale contributo per la chiusura delle perdite pregresse del servizio sanitario regionale al 31 dicembre 2023, anche al fine di ricondurre i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione europea» (art. 1, co. 381); 2°) integrazione di almeno 20 milioni del riparto del fondo sanitario standard, per le regioni con meno di 500.000 abitanti (Molise e Valle d’Aosta), a decorrere dal 2025 (art. 1, co. 384). L’erogazione dei 90 milioni relativi al biennio 2025-2026 è subordinata alla predisposizione ed all’attuazione del Programma operativo 2025-2027, il cui rispetto è verificato dal Comitato e dal Tavolo tecnico (art. 1, co. 383); «la regione Molise è tenuta a predisporre, entro il 31 gennaio 2025, un piano di copertura del disavanzo pregresso del proprio servizio sanitario regionale al 31 dicembre 2023, […] da recepire nel Programma operativo 2025-2027» (art. 1, co. 382).

Nello stato patrimoniale 2023 del servizio sanitario del Molise, le perdite pregresse ammontano a 199,4 milioni; pertanto, per la loro copertura il contributo di 90 milioni non basta e la sanità molisana dovrà continuare a tirare la cinghia, per recuperare i 109,4 milioni mancanti. Il riassorbimento delle perdite pregresse consentirebbe un parziale recupero del patrimonio netto, che per il 2024 risulterà addirittura negativo, visto che nel 2023 ammonta ad appena 11 milioni, che la perdita di conto economico 2023 è di 19,6 milioni e che probabilmente nel 2024 si verificherà una perdita analoga. Già la Giunta regionale Frattura ha ottenuto per il 2016-2017 un contributo di 73 milioni (considerata l’inflazione, analogo ai 90 milioni odierni), che ha prodotto un miglioramento temporaneo dei conti, ma nessuna “svolta” per quanto riguarda le prestazioni erogate. Una novità è invece l’incremento (teoricamente permanente) di almeno 20 milioni dei fondi assegnati annualmente alla sanità molisana - che soffre di un disavanzo strutturale proprio di 20-30 milioni l’anno - il che dovrebbe consentire al conto economico di chiudere finalmente con un leggero utile, dal 2025 in poi.

Gli interventi previsti dalla legge di bilancio dello Stato 2025 daranno un po’ di respiro ai conti asfittici della sanità molisana, ma hanno il difetto di essere tutti interni al paradigma del rientro del disavanzo economico del servizio sanitario, asse portante dell’accordo del 2007 tra lo Stato e la regione Molise. Il risanamento e potenziamento dei servizi erogati è ignorato. Esso è strettamente collegato al recupero della carenza del personale, in particolare medico, ma anche infermieristico, tecnico ed amministrativo: un’esigenza nazionale, che in Molise è ancora più accentuata. Un indice dei tagli subiti dal personale è dato dall’incidenza percentuale della relativa spesa sul totale della spesa sanitaria di conto economico. Nella media Italia, nel 2006 tale percentuale era il 33,8% e nel 2022 è scesa al 29,9%; in Molise dal 35,6% del 2006 la percentuale è precipitata al 24,4% nel 2022, con il minimo del 23,3% nel 2019 (gra. A).

Gra. A – Spesa per i dipendenti sul totale della spesa sanitaria di conto economico

(Fonte: Ragioneria Generale dello Stato, Monitoraggio della spesa sanitaria.)

Nel 2022 l’Emilia-Romagna e la Toscana – le regioni con la migliore sanità, secondo i punteggi dei nuovi LEA – hanno impegnato per il personale rispettivamente il 34,0% ed il 35,1% della spesa sanitaria; pertanto, l’obiettivo per il Molise dovrebbe essere elevare la spesa per il personale almeno ad un terzo di quella totale. In soldoni, ai 173,3 milioni spesi nel 2022 dalla sanità molisana per il personale andrebbero aggiunti altri 50-60 milioni all’anno, anche considerato che il programma di reclutamento straordinario, per funzionare, dovrebbe prevedere incentivi economici. Un investimento di questo tipo vorrebbe dire un ribaltamento di paradigma, che pone al primo posto il risanamento dei servizi. Allo stato attuale, non è questo l’intento dei governanti nazionali, ma neanche di quelli regionali.

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