La legge di
bilancio dello Stato 2025 ha stanziato fondi aggiuntivi per la sanità del
Molise, articolati in due interventi: 1°) 45 milioni nel 2025 ed altrettanti
nel 2026, «quale contributo per la chiusura delle perdite
pregresse del servizio sanitario regionale al 31 dicembre 2023, anche al fine
di ricondurre i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione
europea»
(art. 1, co. 381); 2°) integrazione di almeno 20 milioni del riparto del fondo
sanitario standard, per le regioni con meno di 500.000 abitanti (Molise e Valle
d’Aosta), a decorrere dal 2025 (art. 1, co. 384). L’erogazione dei 90
milioni relativi al biennio 2025-2026 è subordinata alla predisposizione ed all’attuazione
del Programma operativo 2025-2027, il cui rispetto è verificato dal Comitato e
dal Tavolo tecnico (art. 1, co. 383); «la regione
Molise è tenuta a predisporre, entro il 31 gennaio 2025, un piano di copertura
del disavanzo pregresso del proprio servizio sanitario regionale al 31 dicembre
2023, […] da recepire nel
Programma operativo 2025-2027» (art. 1, co. 382).
Nello stato
patrimoniale 2023 del servizio sanitario del Molise, le perdite pregresse
ammontano a 199,4 milioni; pertanto, per la loro copertura il contributo di 90
milioni non basta e la sanità molisana dovrà continuare a tirare la cinghia,
per recuperare i 109,4 milioni mancanti. Il riassorbimento delle perdite
pregresse consentirebbe un parziale recupero del patrimonio netto, che per il
2024 risulterà addirittura negativo, visto che nel 2023 ammonta ad appena 11
milioni, che la perdita di conto economico 2023 è di 19,6 milioni e che probabilmente
nel 2024 si verificherà una perdita analoga. Già la Giunta regionale Frattura
ha ottenuto per il 2016-2017 un contributo di 73 milioni (considerata
l’inflazione, analogo ai 90 milioni odierni), che ha prodotto un miglioramento
temporaneo dei conti, ma nessuna “svolta” per quanto riguarda le prestazioni
erogate. Una novità è invece l’incremento (teoricamente permanente) di almeno
20 milioni dei fondi assegnati annualmente alla sanità molisana - che soffre di
un disavanzo strutturale proprio di 20-30 milioni l’anno - il che dovrebbe consentire
al conto economico di chiudere finalmente con un leggero utile, dal 2025 in
poi.
Gli
interventi previsti dalla legge di bilancio dello Stato 2025 daranno un po’ di
respiro ai conti asfittici della sanità molisana, ma hanno il difetto di essere
tutti interni al paradigma del rientro del disavanzo economico del servizio sanitario,
asse portante dell’accordo del 2007 tra lo Stato e la regione Molise. Il
risanamento e potenziamento dei servizi erogati è ignorato. Esso è strettamente
collegato al recupero della carenza del personale, in particolare medico, ma
anche infermieristico, tecnico ed amministrativo: un’esigenza nazionale, che in
Molise è ancora più accentuata. Un indice dei tagli subiti dal personale è dato
dall’incidenza percentuale della relativa spesa sul totale della spesa sanitaria
di conto economico. Nella media Italia, nel 2006 tale percentuale era il 33,8%
e nel 2022 è scesa al 29,9%; in Molise dal 35,6% del 2006 la percentuale è
precipitata al 24,4% nel 2022, con il minimo del 23,3% nel 2019 (gra. A).
Gra. A – Spesa per i dipendenti sul
totale della spesa sanitaria di conto economico
(Fonte: Ragioneria Generale dello Stato, Monitoraggio della spesa sanitaria.)
Nel 2022 l’Emilia-Romagna e la Toscana – le regioni con la migliore sanità, secondo i punteggi dei nuovi LEA – hanno impegnato per il personale rispettivamente il 34,0% ed il 35,1% della spesa sanitaria; pertanto, l’obiettivo per il Molise dovrebbe essere elevare la spesa per il personale almeno ad un terzo di quella totale. In soldoni, ai 173,3 milioni spesi nel 2022 dalla sanità molisana per il personale andrebbero aggiunti altri 50-60 milioni all’anno, anche considerato che il programma di reclutamento straordinario, per funzionare, dovrebbe prevedere incentivi economici. Un investimento di questo tipo vorrebbe dire un ribaltamento di paradigma, che pone al primo posto il risanamento dei servizi. Allo stato attuale, non è questo l’intento dei governanti nazionali, ma neanche di quelli regionali.
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