domenica 30 aprile 2023

L’incantesimo dell’ex carcere di Piazza Olimpia

 


Murale che si trovava nel cortile de “La città invisibile”.

Correvano gli anni ’60 del secolo scorso, quando a Termoli venne realizzato un nuovo carcere in Piazza Olimpia, sita tra il campo sportivo ed il cimitero. Si trattava di una piccola struttura per detenzioni temporanee, su una superficie di forma quadrata di 2.500 mq circa, costituita da un edificio ad un piano fuori terra di 800 mq e, per la restante parte, da cortili. Il carcere funzionò per poco tempo ed ebbe in seguito vari utilizzi sostitutivi. Per molti anni, fino a tutto il 2013, fu la sede dei vigili urbani. Più di recente, ha ospitato in parte un deposito della Croce Rossa ed in parte, da maggio 2018 ad ottobre 2021, i servizi de “La città invisibile”, associazione di volontariato per l’assistenza ai senza tetto.

Ma proprio nel 2018 la Giunta Sbrocca, che allora guidava la città, immaginava ben altro futuro per l’ex carcere, candidandolo ad un contributo europeo di 405.000 euro, per trasformarlo in “Museo del mare nella terra dei frentani e caffè letterario”. Si trattava di fondi destinati al recupero ed alla valorizzazione di beni e di edifici culturali e storici; orbene, l’ex carcere non ha alcun valore né culturale né storico, ciò nonostante, il contributo è stato concesso dalla Regione Molise, che gestisce l’assegnazione dei fondi europei. È altresì evidente l’inadeguatezza della collocazione del museo del mare e “caffè letterario” in appena 800 mq ed in una zona di Termoli marginale.

La Giunta Sbrocca ha fatto in tempo ad affidare la progettazione dell’opera (20 marzo 2019), ma poi ha dovuto passare la mano alla Giunta Roberti, subentrata il 24 giugno 2019. Il progetto ha proseguito il suo iter con la nuova Giunta ed è stato appaltato il 10 maggio 2021; l’opera è stata completata il 1° marzo 2023 ed il 6 aprile 2023 all’impresa di costruzioni è stato liquidato il terzo ed ultimo stato di avanzamento dei lavori.

La vicenda sembrerebbe giunta al termine, ma non è affatto così. La Giunta Roberti ha inopinatamente inserito già nel Programma triennale dei lavori pubblici 2022-2024 il medesimo ex carcere per ben due interventi finanziati dal PNRR: un centro socio-educativo per disabili, per 1,2 milioni, e – incredibile a dirsi – nuovamente un museo del mare e caffè letterario con «rifunzionalizzazione delle aree pubbliche limitrofe», per 4,3 milioni. Non basta: nella variazione al programma biennale degli acquisti di forniture e servizi 2023-2024, approvata dalla Giunta Roberti il 31 marzo 2023, troviamo altri 488.000 euro, finanziati dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, per l’efficientamento energetico ed impiantistico dell’ex carcere di Piazza Olimpia. Se facciamo il totale di tutti gli investimenti, sull’ex carcere pioverebbero 6,4 milioni.

Com’è possibile che un immobile appena ristrutturato abbia bisogno di efficientamento energetico ed impiantistico, per altro per un importo superiore al costo della ristrutturazione stessa? Com’è possibile chiedere fondi per il medesimo “museo del mare e caffè letterario” già finanziato, addirittura moltiplicati per 10? Com’è possibile immaginare di concentrare museo, caffè e centro disabili nello spazio modesto di cui dispone l’ex carcere? Mancando risposte razionali, si può pensare solo ad un incantesimo.

Eppure investimenti migliori dei fondi del PNRR erano e sono ancora ben possibili, come la ristrutturazione dell’ex istituto nautico in Viale Trieste, chiuso nel 2008 per presunti problemi di stabilità, sui quali non è stata effettuata alcuna perizia tecnica. L’edificio, elevato su due piani fuori terra, copre la superficie di 2.930 mq, più altri 1.534 mq occupati da una pineta; esso è ubicato praticamente in centro, con il quale è collegato dal sottopassaggio della stazione ferroviaria. Eppure l’ex nautico non piaceva alla Giunta Sbrocca, come a quella Roberti, che hanno cercato di disfarsene, offrendolo a prezzi sempre più scontati (siamo arrivati a 5,8 milioni, includendo nel “pacchetto” anche il contiguo istituto Schweitzer, perfettamente funzionante). Anche questo non si spiega razionalmente e non resta che ipotizzare un altro incantesimo.

venerdì 21 aprile 2023

Eolico? E a me che me ne viene?

 


L’istanza di concessione demaniale marittima, avanzata da Maverick srl per un parco eolico che occuperebbe 295 kmq di mare (maggiore della somma dei territori di Montenero, Petacciato, Termoli e Campomarino, che è di 261 kmq), ha ravvivato la questione su quale convenienza traggano i molisani dagli impianti eolici, sia a terra che a mare. Una tesi piuttosto diffusa è che il Molise già produce il doppio dell’elettricità che consuma, di cui metà da rinnovabili ed in particolare un quarto dall’eolico a terra; questo occuperebbe territorio senza dare utili, se non a coloro che hanno venduto o affittato i terreni per gli aerogeneratori. Dicono costoro: “Abbiamo già dato, senza nulla ricevere”. Ed anche: “Se si vogliono impiantare parchi eolici, devono darci delle compensazioni”. Questa tesi non è condivisibile dal punto di vista civico ed è disinformata nei fatti.

Non è vero che le comunità locali non otterrebbero nessun vantaggio economico, perché gli impianti eolici sono soggetti all’IMU, come tutti gli impianti industriali (per i parchi offshore non è chiaro se si applica l’IMU o l’IMPi, che però dal lato impositivo sono identiche). L’aliquota IMU è 1,06 % sul valore dell’impianto, di cui lo 0,76 % va allo Stato e lo 0,30 % al comune dove sono ubicati gli impianti. In Molise esistono 79 impianti eolici a terra (non “migliaia”, come si sente dire), con una potenza installata di 376 MW (megawatt); considerato che il costo di costruzione di un impianto eolico a terra va da un minimo di 1,2 milioni ad un massimo di 2 per ogni MW di potenza installata, gli impianti ubicati in Molise valgono almeno 450 milioni e dovrebbero fornire ai comuni ogni anno un gettito IMU non inferiore a 1,35 milioni. Gli impianti eolici a mare flottanti (attualmente inesistenti in Molise) hanno un costo di costruzione intorno a 3,2 milioni per MW di potenza installata; pertanto, un eventuale parco da 600 MW (non da 1.800 MW, come favoleggia l’inconsistente e smisurata proposta di Maverick) costerebbe circa 1,9 miliardi e darebbe localmente un gettito fiscale di 5,7 milioni l’anno.

Il gruppo Molise Domani ha proposto che, in cambio della realizzazione dello spropositato parco prospettato da Maverick, vengano riconosciuti in Molise sconti sulle tariffe elettriche alle imprese ed ai “cittadini più bisognosi”. Tale proposta è irrealizzabile, perché, nel caso dell’elettricità da fonti rinnovabili, la legge italiana vieta le compensazioni a favore di regioni e province e quelle meramente patrimoniali a favore dei comuni; in caso di elevato impatto territoriale, sono ammesse misure compensative di carattere ambientale e territoriale, non eccedenti il 3 % del valore dell’elettricità prodotta (DM 10/09/2010, allegato 2, artt. 1 e 2).

Dal lato civico, la differenza tra una comunità ed un aggregato di persone è che, nel primo caso, l’interesse generale è considerato un valore anche da quei membri che non ne hanno un ritorno diretto personale. Non si tratta solo di una scelta etica, ma anche pratica: se tutti promuovono l’interesse generale in tutti i campi, si ottiene un miglioramento delle condizioni di vita dell’intera comunità. Inoltre, ponendo la questione in termini “contabili”, potrebbe risultare che il Molise ottenga dal sistema paese più di quanto dia.


domenica 16 aprile 2023

La mobilità attiva non è peccato

 

Il 14 u.s. sono state pubblicate le sentenze gemelle del Consiglio di Stato (CdS) n. 3773 (ricorrente Gemelli Molise) e 3775 (ricorrente Neuromed) che hanno annullato i DCA (decreti del commissario ad acta), relativi ai limiti di spesa 2020 per le strutture sanitarie private accreditate, n. 56/2020 (limiti) e n. 60/2020 (schema contratto). Naturalmente le sentenze – benché pronunciate su ricorsi di Gemelli Molise e di Neuromed – valgono per tutti i privati accreditati; inoltre, i principi che esse stabiliscono riverberano anche sui limiti di spesa relativi agli anni successivi al 2020.

Le due sentenze in nuce

Entrambe le strutture – ragiona il CdS – rappresentano poli di eccellenza, vocati a servire un’utenza interregionale, istituite tra l’altro usufruendo di notevoli contributi pubblici. Le due strutture forniscono altresì cure e trattamenti che nel Molise non è in grado di fornire nessuna altra struttura sanitaria, pubblica o privata (alta cardiochirurgia e radioterapia oncologica per il Gemelli Molise e neurochirurgia per Neuromed). Per di più, il taglio dei tetti di spesa per le due strutture di eccellenza – che non fanno capo all’ASReM, ma alla Gestione Sanitaria Accentrata in seno alla Regione Molise – è stato decretato senza la minima concertazione.

Porre limiti alle prestazioni sanitarie di alta complessità, salvavita ed a quelle in emergenza-urgenza, «nella consapevolezza che non esistono nella Regione Molise altre strutture sanitarie in grado di fornirle, si appalesa del tutto illogico ed irragionevole, specie se si considera che tali prestazioni, se rese nei confronti dei pazienti di altre regioni, non comportano oneri a carico della Regione Molise.» Su questo punto il CdS non ha tenuto conto dell’onere finanziario a carico del Servizio Sanitario Regionale (SSR) per la differenza positiva, oscillante tra 20 e 30 milioni l’anno, tra mobilità attiva e passiva che il SSR anticipa alle strutture sanitarie private e recupera nella camera di compensazione nazionale con un ritardo di un paio d’anni.

L’adozione di limiti di spesa rigidi (sia per i regionali che per gli extra) «risulta adottata senza lo svolgimento di un’adeguata istruttoria, senza tener conto della domanda storica delle prestazioni.»

Le conseguenze economiche e politico-amministrative delle sentenze

I principi desumibili dalle due sentenze, nei rapporti con i privati accreditati, sono:

·         non si possono porre limiti alle prestazioni sanitarie di alta complessità, salvavita e in emergenza-urgenza, erogate a residenti in Molise e non;

·         decurtare le prestazioni in mobilità attiva delle strutture private accreditate non riduce i costi del SSR del Molise e neanche di quello nazionale;

·         in particolar modo per i due poli di eccellenza, Neuromed e Gemelli Molise, devono essere stabiliti limiti di spesa ampi, per l’utenza sia regionale, ma specialmente extraregionale.

Sul piano economico immediato, ne consegue che la Regione Molise non può trattenere i cosiddetti extrabudget da mobilità attiva i cui importi sono stati pagati dalle regioni di provenienza degli assistiti; ma l’importanza delle due sentenze è soprattutto politico-amministrativa, perché contesta la narrazione che la mobilità attiva generata dalle strutture sanitarie private accreditate toglierebbe risorse per i residenti e causerebbe un aggravio di costi per il SSR del Molise. Il punto di vista del CdS è ragionevole e condivisibile? Indubbiamente sì, ma con un correttivo: come già detto, il CdS non ha considerato il costo delle anticipazioni finanziarie sul supero di valore della mobilità attiva rispetto a quella passiva; la questione può essere facilmente risolta stabilendo nel contratto con i privati che il SSR del Molise anticipa i corrispettivi da mobilità attiva entro e non oltre l’importo della mobilità passiva, rinviando il pagamento della differenza a quando la mobilità attiva e passiva saranno liquidate nella stanza di compensazione nazionale.

La mobilità attiva (con il correttivo appena detto) non solo non appesantisce i conti della sanità Molisana e non ruba servizi ai residenti, ma genera un effetto positivo sul reddito e sull’occupazione regionale e consente di avere in regione servizi sanitari che non si potrebbero sostenere solo sulla piccola scala demografica del Molise, a vantaggio di residenti e non.

Neanche si può dire che i privati accreditati siano la causa della perdita di utenti regionali delle strutture pubbliche dirette. Se fossero i privati accreditati ad assorbire la gran parte dell’utenza persa dall’ASReM, il Molise dovrebbe avere una mobilità passiva molto bassa ed invece ha la percentuale più alta in assoluto (30%) tra le regioni. È vero che in Molise il fatturato dei privati accreditati per prestazioni ospedaliere e visite specialistiche a residenti è percentualmente più alto di quello medio nazionale, ma questa, così come la pesante mobilità passiva, è la conseguenza (non la causa) della inveterata cattiva gestione del SSR del Molise, che non è solo in difficoltà, come la gran parte dei SSR, ma è ormai in dissoluzione.

mercoledì 12 aprile 2023

Riparte la giostra del Grande Scempio

 


Il giorno 11 aprile 2023 è stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato n. 3639, relativa al ricorso proposto da De Francesco Costruzioni, che ha annullamento la sentenza 209/2019 con cui il TAR del Molise ha accolto il ricorso del Comitato No Tunnel contro il “Tunnel”, meglio qualificabile come Grande Scempio. La sentenza del TAR del Molise ha stabilito che è stata omessa la verifica di assoggettabilità alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e che è stata effettuata solo in parte la verifica di assoggettabilità alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale); di conseguenza, ha annullato la Conferenza di Servizi Decisoria relativa al “Tunnel” e tutti gli atti connessi e conseguenti. Il Consiglio di Stato non ha smentito le considerazioni di merito del TAR del Molise, ma ha annullato la precedente sentenza per mancanza di legittimazione a ricorrere alla giustizia amministrativa del Comitato No Tunnel, in quanto comitato di scopo creato ad hoc, tra l’altro con un modesto numero di aderenti (nove) e dunque non rappresentativo del territorio.

Il diritto amministrativo non ammette l’azione popolare (quisque de populo) se non per le questioni elettorali; per il resto sono previsti dei requisiti stringenti per essere legittimati a ricorrere. Nel caso del Comitato No Tunnel, la sentenza del Consiglio di Stato può sembrare ingiusta, ma è ineccepibile in termini di diritto; anzi, è sorprendente che il TAR del Molise abbia valutato diversamente, dato che in materia esiste un’ampia, univoca e consolidata giurisprudenza.

Il Grande Scempio è risorto? Si farà il tunnel? Sarà sbancato il Piano di Sant’Antonio fin sotto al Comune, sostituito da un complesso immobiliare polifunzionale (metà pubblico e metà privato), esteso al piede del Pozzo Dolce? Il sindaco Roberti potrà firmare subito il contratto che il suo predecessore Sbrocca era ad un soffio dal concludere (mancava solo la validazione del progetto esecutivo da parte di un soggetto terzo)? I lavori potranno essere avviati? La risposta è decisamente no, per plurimi motivi.

L’investimento di 20 milioni relativo al Grande Scempio doveva essere finanziato per 15 milioni dal promotore della finanza di progetto (De Francesco Costruzioni) e per i restanti 5 milioni da fondi europei (Fondo Sviluppo e Coesione 2007-2013). I 5 milioni di finanziamento europeo non ci sono più. L’8 febbraio 2022 Roberti ha scritto alla Regione Molise, per chiedere di trasferire i 5 milioni del “Tunnel” sulla realizzazione di un parcheggio multipiano nell’area di Piazza Donatori di Sangue. Il 7 ottobre 2022 il IV Dipartimento della Regione ha chiesto una esplicita rinuncia ai 5 milioni del “Tunnel” da riprogrammare su Piazza Donatori di Sangue, firmata dal sindaco, e la firma entro fine anno di una obbligazione giuridicamente vincolante relativa alla realizzazione del multipiano in Piazza Donatori di Sangue; altrimenti, decorso l’anno, il finanziamento europeo sarebbe stato cancellato definitivamente. Il 10 ottobre 2022 il sindaco ha inviato alla Regione la formale rinuncia ai 5 milioni per il “Tunnel”, con contestuale richiesta di riprogrammarli su Piazza Donatori di Sangue. Dopo di che non è avvenuto più nulla; pertanto, scaduto il 2022 i 5 milioni sono svaniti del tutto e – quand’anche si verificasse un improbabile ripescaggio – non sarebbero più destinati al Grande Scempio. Il venire meno del finanziamento pubblico fa cadere il PEF (Piano economico finanziario) della finanza di progetto relativa al Grande Scempio.

C’è già chi agita lo spettro di “risarcimenti milionari” a De Francesco Costruzioni. Eventualità del tutto improbabile. Il promotore della finanza di progetto ha sicuramente diritto alla rifusione delle spese documentate sostenute per la predisposizione dell’offerta, quantificabili in poche centinaia di migliaia di euro, non ad un risarcimento. Nel Disciplinare di gara della finanza di progetto, all’articolo “Facoltà di revoca della procedura”, è scritto: «L’Ente appaltante si riserva la facoltà di revocare in ogni momento l’intera procedura di gara per sopravvenute ragioni di pubblico interesse o per la modifica delle circostanze di fatto o dei presupposti giuridici su cui tale procedura si fonda.» Il Codice dei procedimenti amministrativi (legge 241/1990), art. 21-quinquies, prevede che l’ente locale possa revocare in autotutela un provvedimento «Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell'adozione del provvedimento o […] di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario […]. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo.» (comma 1). «[…] l'indennizzo liquidato dall'amministrazione agli interessati è parametrato al solo danno emergente […].» (comma 1-bis). Ora il danno emergente per De Francesco Costruzioni non può che riguardare soltanto i costi sostenuti per predisporre l’offerta, in quanto la Giunta Roberti, rimanendo estranea al ricorso al Consiglio di Stato e cancellando dal piano triennale dei lavori pubblici la finanza di progetto del Grande Scempio, non ha alimentato in alcun modo le aspettative del promotore di realizzare l’intervento.

La Giunta Roberti dovrebbe semplicemente revocare in autotutela la delibera della Giunta Sbrocca 291/2015, che ha avviato il procedimento del “Tunnel”. Lo farà? Temo di no, perché ha già predisposto un piano B. Cogliendo l’avviso PNRR per progetti di “rigenerazione urbana” (DPCM 21/01/2021, art. 3, comma 1, lettera b), che per Termoli poteva offrire un contributo pubblico fino a 5 milioni, il Comune ha presentato una proposta di “rigenerazione urbana dell’area del Pozzo Dolce”, tramite una finanza di progetto dell’ammontare complessivo di 14,6 milioni, 9,6 a carico del promotore e 5 dello Stato. Il progetto di fattibilità - presentato il 15 giugno 2022 dal Comune al Ministero dell’Interno - è identico al Grande Scempio senza il Tunnel. Benché nella sostanza la “rigenerazione del Pozzo Dolce” altro non sia che il Grande Scempio senza il tunnel, nella forma le due finanze di progetto non hanno alcun legame fra loro. La “rigenerazione del Pozzo Dolce” è una nuova finanza di progetto, che dovrà seguire l’iter procedimentale richiesto dalle leggi e potrebbe anche essere bocciata. Così riparte da capo la giostra del Grande Scempio.