Nella martoriata sanità molisana tiene banco da alcuni
mesi lo scontro durissimo tra il presidente di regione, nonché commissario alla
sanità, Toma e le strutture private accreditate, per la fissazione dei volumi
annuali massimi delle prestazioni sanitarie erogabili da quest’ultime, volumi
correntemente ed erroneamente definiti “budget”. Il budget è una
previsione-obiettivo, diversamente dal limite o tetto massimo delle
prestazioni, che dovrebbe rappresentare la stima (prudenziale) del fabbisogno
annuo. Lo dice la legge (decreto-legislativo 502/1992, artt. 8-quater ed
8-quinquies), ma non la rispettano neanche i governi e la longa manus del Tavolo tecnico e del Comitato LEA, che sorvegliano le
regioni in piano di rientro del disavanzo sanitario. Così scrivono il Tavolo ed
il Comitato a pag. 20 del verbale dell’11 aprile 2019, relativo al Molise: «Si richiama la struttura commissariale (da
poco era arrivato Giustini, ndr) al
corretto governo delle strutture private accreditate evitando il ripetersi di
situazioni pregresse che avrebbero dovuto essere definitivamente risolte,
evitando il ripetersi del circolo vizioso: extrabudget-contenzioso-maggior
riconoscimento.» Con “situazioni pregresse” ci si riferisce alla
transazione per 84 milioni, concordata nel 2015 dall’allora presidente di
regione Frattura con Giovanni Paolo II (ora Gemelli Molise), per 38 milioni, e
Neuromed, per 46 milioni, a chiusura del contenzioso relativo agli
“extrabudget” degli anni precedenti; sanatoria sulla quale sta indagando, a
sette anni di distanza, la Procura della Corte dei conti di Campobasso,
ipotizzando che 54 degli 84 milioni non fossero dovuti. Vedremo.
Le vituperate “situazioni pregresse” si sono invece
puntualmente riproposte, principalmente nei confronti delle due strutture
private accreditate maggiori. Nel 2018 per i privati accreditati, a fronte del
tetto di 106,9 milioni, 43,6 per i residenti e 63,3 per i non residenti, sono
stati consuntivati 132,7 milioni (+ 24,1%), 49,4 (+ 13,3%) per i residenti e
83,3 (+ 31,6%) per i non residenti. Sforamenti importanti, soprattutto per i
non residenti. Il superamento dei limiti più marcato lo ha fatto registrare
Neuromed (+ 37,3%), seguito da Giovanni Paolo II (+ 19,1%) e più modestamente
dalle altre strutture private (+ 7,4%). Avendo a riferimento la soddisfazione
del fabbisogno annuo di servizi ospedalieri e specialistici, si dovrebbe concludere
che i limiti fissati per il 2018 fossero ampiamente sottostimati e che per il
2019 si dovessero rivedere al rialzo.
Invece no. Il neocommissario governativo Giustini per
il 2019 ha incrementato il tetto per i residenti del 7,8%, ma ha ridotto quello
per i non residenti del 15,2%, con una riduzione complessiva del 5,8%. La
logica di tale provvedimento non è la copertura dei fabbisogni ospedalieri e
specialistici, ma quella del contenimento della spesa sanitaria: prima il
budget e poi la salute. Si potrebbe considerare favorevolmente che comunque
Giustini ha incrementato il tetto per i residenti, anche se non di quanto
sarebbe servito, penalizzando i non residenti, che per il SSR (servizio
sanitario regionale) comportano un onere finanziario, in quanto esso anticipa
delle spese che recupera nella stanza di compensazione nazionale dopo un paio
di anni ed alcune volte le perde, se contestate dalle regioni di origine degli
assistiti. Dove sta scritto che il SSR del Molise debba anticipare gli importi
delle prestazioni erogate a non residenti? Nel citato verbale (pag. 18) del
Tavolo e del Comitato si legge: «Tavolo e
Comitato raccomandano la struttura commissariale a garantire il rispetto del
budget e a non riconoscere prestazioni per pazienti extraregionali prima che le
stesse regioni di provenienza dei pazienti abbiano eventualmente riconosciuto
le prestazioni.» Basterebbe inserire nei contratti con i privati
accreditati la clausola che il SSR paga le fatture per gli extraregione solo al
ricevimento dei relativi pagamenti da parte delle regioni di provenienza; così
si eliminerebbe lo svantaggio finanziario e si conserverebbero i vantaggi della
mobilità attiva, che sono due: 1°) economico generale, perché porta reddito e
lavoro in regione; 2°) specifico sanitario, perché consente di disporre di
servizi sanitari, competenze e strutture che la nostra regione non potrebbe
reggere da sola. Il Molise è sceso sotto la soglia dei 300.000 abitanti e
continua a calare, in questo contesto specialmente un ospedale come Gemelli
Molise può esistere solo su una proiezione territoriale molto più ampia.
Torniamo ai tetti. Quelli del 2019 sono stati emanati
da Giustini il 5 febbraio 2020, meno peggio quelli del 2020, emanati il 30
settembre 2020. I tetti del 2021 sono i primi a firma Toma e sono stati emanati
il 9 novembre 2021. Tutti e tre gli atti, oltre ad essere ritardatari, sono
identici. In altre parole si tratta di puri adempimenti burocratici formali.
Per il 2022 Toma firma i limiti il 22 ottobre 2022, ma con alcune novità
rispetto ai tetti dei tre anni precedenti. Il tetto complessivo sale quasi
impercettibilmente da 100,6 milioni a 101,1 (+ 0,4%), con un incremento più
marcato per i residenti del 3,2% ed un decremento per in non residenti del
2,0%. Se gli importi complessivi non cambiano granché, la novità consiste
nell’aumento dei sottolimiti. Fino ad allora i sottolimiti erano quattro:
prestazioni ospedaliere e specialistiche a residenti e non; ora diventano 10:
prestazioni ospedaliere programmate o in urgenza, prestazioni specialistiche,
chirurgia ambulatoriale e radioterapia, distinte per residenti e non. La
moltiplicazione dei sottolimiti rappresenta in pratica una riduzione delle
possibilità reali di spesa, in quanto la saturazione di alcuni sottolimiti non
può essere compensata utilizzando la capienza di altri sottolimiti. Tra tutti i
nuovi sottolimiti quello che ha fatto più scalpore riguarda la radioterapia
oncologica, che in regione è disponibile solo presso Gemelli Molise, il cui
limite è stato indicato in 4.500.000 euro per i residenti ed in 1.160.300 euro
per i non residenti; si noti che, alla data in cui sono stati stabiliti, questi
limiti erano già stati superati, decretando in pratica un blocco immediato
delle prestazioni.
Ma ormai Toma è inarrestabile, come una valanga che
precipitando a valle acquista velocità e massa. Il 26 gennaio 2023 emana i
tetti di spesa del 2023. La novità non consiste solo nel fatto che ciò sia
avvenuto all’inizio dell’anno e non alla fine, come d’abitudine: a fronte di un
tetto globale praticamente uguale a quello del 2022 (100,2 milioni, contro 101,1),
è previsto un ulteriore incremento del tetto per i residenti, che sale a 56,6
milioni dai precedenti 48,5, superando il consuntivo 2018, che era stato di
49,4 milioni; per converso, il tetto per i non residenti viene ulteriormente
ridimensionato a 43,5 milioni, 40,2 milioni in meno del consuntivo 2018. Il
provvedimento più severo riguarda la radioterapia oncologica presso Gemelli Molise,
alla quale Toma impone per i residenti il tetto di 2,7 milioni, quando
risultavano insufficienti già i 4,5 milioni “concessi” per il 2022; per i non
residenti da 1,2 milioni si scende addirittura a 0,3. Non contento di ciò, il
presidente-commissario ha disposto la revoca al Gemelli Molise della facoltà –
concessa dall’ex presidente-commissario Iorio – di prescrivere i piani
terapeutici di radioterapia oncologica, stabilendo che tali piani debbano
essere inoltrati per l’autorizzazione al primario di oncologia del Cardarelli. Gli
ingenui – di cui faccio parte – hanno pensato che si trattasse di una pura
ripicca formale per far capire chi comanda, che avrebbe comportato solo un
passaggio burocratico in più e la perdita di un po’ di tempo. Nient’affatto. I
vertici di Gemelli Molise, in una conferenza stampa tenuta il 16 febbraio,
hanno denunciato il taglio massiccio del numero di applicazioni (schermate)
richieste, «senza una visita, una
motivazione o una spiegazione».
Io ritengo che il servizio sanitario debba prevedere
solo eccezionalmente l’apporto di privati accreditati, di più, i poliambulatori
privati dovrebbero scomparire del tutto; ma ciò deve avvenire a seguito del
rilancio della sanità pubblica diretta, non per “decreto”, danneggiando in
primo luogo i cittadini, che si vedrebbero costretti a rinunciare a curarsi o a
pagare di tasca propria, se ne hanno la possibilità.
Nessun commento:
Posta un commento