domenica 13 marzo 2022

Guerra e pace in Ucraina e nel mondo

 


AGGREDITO ED AGGRESSORE

Sono convinto che con l’invasione russa dell’Ucraina in molti abbiano brindato a Washington ed a Londra, perché la Russia si è infilata in un tunnel che la conduce a pesanti conseguenze politiche, militari ed economiche; conseguenze che si riverberano anche sulla Cina e sull’Unione europea, le quali hanno estremo bisogno degli idrocarburi russi. I comportamenti di tutti gli attori, sfociati nell’invasione, sono e saranno oggetto di analisi; ma, indipendentemente da tali analisi, per quante ragioni possa avere l’aggressore e per quanti torti l’aggredito, tra i due non ci può essere equidistanza, ma ferma condanna del primo e sostegno del secondo. «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali(Cost., art. 11)

SANZIONI

In quali forme deve concretizzarsi il sostegno dell’aggredito? Sulle sanzioni economiche credo che ci sia un consenso ampio, benché comportino dei costi economici e sociali anche a chi le applica, in modo particolare all’Europa. Passando dalle enunciazioni di principio ai fatti, come si distribuiranno in Italia i costi della guerra economica, chi li pagherà? Per sterilizzare almeno in parte l’impatto delle sanzioni economiche alla Russia sull’economia e sul livello di vita, occorre sostenere con contributi pubblici i settori più colpiti. Per farlo, o si incrementa il debito pubblico oppure il prelievo fiscale.

Nella condizione dell’Italia, credo che la prima strada sia da escludere: il 2021 si è chiuso con un debito pubblico di 2.679 miliardi di euro, un PIL di 1.781 miliardi di euro ed un rapporto debito/PIL del 150,4%; inoltre, con il PNRR abbiamo già impegnato 143 miliardi di euro di nuovo debito. Un ulteriore incremento del debito pubblico rappresenterebbe un pesante onere finanziario, scaricato sulle generazioni future.

Non resta che incrementare il prelievo fiscale, ma come e su chi? A partire dagli anni ’80, sono state ridotte la progressività delle imposte sui redditi e le già modeste imposte sui patrimoni. Attualmente il 10% degli italiani più ricchi detiene il 44% del patrimonio privato, al netto dei debiti. Per finanziare la spesa pubblica necessaria a contenere i riflessi negativi sulla nostra economia delle sanzioni comminate alla Russia, occorre applicare al 10% dei più ricchi un’imposta sui patrimoni immobiliari (quelli finanziari sono praticamente intoccabili a livello di un solo Stato). Rivendicare la tassa sui grandi patrimoni immobiliari non sarebbe solo una contingente “tassa di guerra”, ma un provvedimento macroeconomico necessario per contrastare la crescente polarizzazione della ricchezza.

Sull’opportunità di fornire all’Ucraina armamenti, nel movimento pacifista c’è una divisione di opinioni. A mio avviso, fornire armi ad un Paese aggredito per difendersi dall’aggressore non contraddice in sé il principio pacifista “non aggredire”. Naturalmente le sanzioni militari rappresentano un salto di qualità rispetto a quelle economiche e possono comportare conseguenze incontrollabili ed estreme, come l’ampliamento del conflitto.

Gli Stati dell’Unione europea hanno appena stanziato un miliardo di euro per la fornitura all’Ucraina di armi antiaeree, anticarro e “leggere”, con relative munizioni. Si tratta di una fornitura enorme, che dovrebbero filtrare dalla Polonia. Come può passare inosservate all’aviazione russa, che controlla lo spazio aereo ucraino? Se queste armi - non intercettate dai russi, né sparite in canali opachi - raggiungessero i combattenti ucraini inciderebbero poco sull’esito delle operazioni militari, in mancanza di forza aerea dalla parte ucraina. Non a caso il presidente ucraino chiede pressantemente che la NATO contenda alla Russia lo spazio aereo dell’Ucraina; ma è una richiesta irresponsabile: lanciare da basi NATO attacchi aerei contro le forze russe equivarrebbe a scatenare la terza guerra mondiale, che sarebbe anche l’ultima dell’umanità, perché dopo non ci sarebbe più l’umanità.

RIFUGIATI

Dal XX secolo un “classico” delle guerre è che le vittime si contano più tra i civili che tra i militari, per non parlare delle sofferenze dovute a carenza di cibo, acqua, riscaldamento, cure mediche, alloggi decenti. Ci sono poi i Paesi in continua guerra civile o afflitti da estrema miseria e violenza endemica (Haiti in testa). Nell’uno e nell’altro caso, milioni di persone ogni anno cercano di mettersi in salvo, fuggendo verso Stati più sicuri e più ricchi dei loro Paesi di origine.

La crisi ucraina non è da meno e in poco più di due settimane ha prodotto già due milioni e mezzo di profughi, riparati nell’UE. La disponibilità ad accoglierli è unanime, almeno nelle dichiarazioni. Per coerenza, la stessa disponibilità va indirizzata verso i profughi siriani, afgani, yemeniti, ecc. L’UE paga miliardi al governo turco ed alle bande armate libiche per bloccare chi fugge dalla violenza e dalla miseria. Il Mediterraneo è diventato la tomba di non si sa più quante decine di migliaia di disperati, del cui salvataggio si occupano quasi soltanto organizzazioni umanitarie.

La drammatica situazione che sta vivendo il popolo ucraino deve indurre a rivendicare la revisione delle normative e l’incremento degli investimenti per l’accoglienza e l’integrazione, non per il contenimento ed il respingimento. Coloro che fuggono dalla violenza e dalla miseria, chiunque essi siano, non possono essere ignorati o addirittura criminalizzati. Si tratta di un fenomeno sociale ed umano epocale, che segnerà pesantemente il XXI secolo ed i cui esiti cambieranno il corso della storia.

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