Ormai non si contano più le dichiarazioni indignate e le istanze al Presidente del Consiglio dei ministri ed all’Assessore regionale all’ambiente, contro la creazione, nel territorio di San Martino in Pensilis, di un parco eolico dotato di 12 aerogeneratori da 4 MW ciascuno, per una potenza installata complessiva di 48 MW. Non è una novità. Negli anni recenti lo stesso film è stato rappresentato riguardo a progetti di parchi eolici a Campomarino (2021), a Santa Croce di Magliano (2020), a Rotello (2019).
Le proteste provengono dagli esponenti
politici di tutti i colori, dai nuclearisti come dagli ecologisti, dalle
associazioni le più svariate e dagli imprenditori agricoli. Una tale massiccia
avversione mi sorprende, perché lo sfruttamento del vento per produrre
elettricità è al momento la tecnologia più rispettosa in assoluto dell’ambiente
(come cercherò di spiegare) ed è economicamente competitiva (costo dell’energia
prodotta 40 €/MWh). Certo, anche l’eolico presenta delle criticità, ma – questa
è la seconda cosa che mi sorprende – dai detrattori vengono avanzate critiche
infondate ed ignorate critiche che invece sarebbero fondate.
Vengo alla prima e più pesante critica:
l’eolico comprometterebbe l’agricoltura, in particolare le produzioni di
eccellenza dell’olivo e dell’uva da vino, tipiche del Molise orientale (quello
che fino ad un paio di secoli fa faceva parte della Capitanata). Ma quando mai!
L’eolico comporta un consumo di suolo irrisorio (600 mq di piazzola intorno ad
ogni torre); i cavidotti che trasportano l’elettricità alla cabina di
trasformazione sono interrati e seguono per lo più i bordi delle strade
interpoderali; il rotore non emette fumi, né liquidi ed anche il rumore è molto
contenuto. Il principale vantaggio dell’eolico sono proprio le emissioni zero e
la sua perfetta compatibilità con le circostanti produzioni agricole. Chi
volesse una conferma “plastica” può visitare uno degli impianti eolici già
esistenti dalle nostre parti e verificare che le colture vicine agli
aerogeneratori sono esattamente identiche alle altre. Un disturbo dell’attività
agricola si ha invece nelle fasi di costruzione e di dismissione degli impianti,
che comportano lo stabilimento di cantieri edili, ma si tratta di disagi
temporanei e comunque contenibili.
La seconda critica è che l’eolico
snaturerebbe il paesaggio e l’identità storico-culturale dei luoghi. Dipende. Dalle
nostre parti alla fine del XIX secolo i proprietari terrieri più facoltosi
hanno usurpato quasi tutte le terre comunali riservate agli usi civici, che
erano coperte di boschi, completamente distrutti per ricavarne terreno
coltivabile. Quale paesaggio e quale identità storico-culturale dovremmo
preservare? Nelle nostre campagne odierne troviamo svariate installazioni:
edifici (case coloniche, magazzini, stalle, silos), tralicci dell’alta
tensione, serbatoi dell’acqua, industrie agroalimentari, strade. In questo
contesto fortemente antropizzato non mi pare che le pale eoliche disturbino più
di tanto. Il ragionamento va rovesciato se parliamo di territori selvaggi o con
particolari caratteristiche morfologiche o con la presenza di beni artistici od
archeologici, dove l’eolico non può che essere bandito. A ridosso di Altilia
non si può certo piazzare una pala eolica (né trattori agricoli dovrebbero percorrere
tranquillamente il cardo ed il decumano, come ho visto fare). Neanche si può
utilizzare il Gargano, che pure sarebbe molto favorito dal lato della
ventosità.
Vengo ora agli aspetti negativi, che
stranamente nessuno considera. In primo luogo l’eolico non produce ritorni dal
lato dell’occupazione nel territorio dove sono collocati gli aerogeneratori,
tranne una modesta e temporanea attività nell’edilizia, durante la costruzione
e la dismissione.
In secondo luogo, i ritorni fiscali dovuti
all’IMU vanno in gran parte allo Stato e resta poco ai comuni; infatti, la
massima aliquota applicabile al valore dell’impianto è l’1,06%, di cui però lo
0,76% va allo Stato e solo il residuo 0,3% al comune dove l’impianto è ubicato.
Considerato che il costo di costruzione di un aerogeneratore (incluso il
cavidotto e le opere minori) è tra 1,5 e 2 milioni per MW, nel caso del
progettato campo eolico a San Martino l’investimento varrebbe almeno 72 milioni
e l’IMU ammonterebbe a 763.200 euro l’anno, di cui 547.000 andrebbero allo
Stato e solo 216.000 al Comune di San Martino. Né il comune può “rifarsi”
pretendendo canoni concessori o compensazioni economiche (TAR Puglia, sent.
737/2018).
In terzo luogo, chi garantisce che,
esaurita la vita utile dell’impianto (circa 30 anni), esso venga smantellato e venga
ripristinato lo stato dei luoghi, come vuole la legge? Il costo di dismissione
è circa l’1,9% di quello di costruzione, dunque circa 1,4 milioni, per restare
nell’esempio di San Martino. Per evitare brutte sorprese, occorre pretendere
un’adeguata fidejussione o un deposito cauzionale, vincolato alla dismissione.
Infine, l’eolico dipende dalla
disponibilità del vento, che è discontinua e non programmabile; tuttavia, se si
osserva l’Atlante eolico interattivo d’Italia, si vede che la ventosità media
annua è idonea in quasi tutto il Meridione, in Sicilia (specie occidentale), in
Sardegna (specie meridionale) e lungo le coste liguri e toscane, dunque su
archi di latitudine e di longitudine tanto vasti da garantire che in un dato
momento il regime dei venti non sia ovunque il medesimo e in bonaccia.
La Danimarca è il paese che più di tutti ha puntato sull’eolico: nel 2019 ha ricavato dal vento ben il 47% dell’energia elettrica consumata e punta al 100% nel 2035. In Italia nel 2020 l’eolico ha coperto appena il 6,6% della produzione elettrica, nonostante l’ampia disponibilità della risorsa vento. Abbiamo visto che le comunità locali hanno pochi vantaggi diretti dall’ospitare impianti eolici, però dovremmo anche considerare che le comunità locali fanno parte della più ampia comunità nazionale, che trarrebbe grande vantaggio da una scelta “alla danese”. Se si vuole puntare ad un’energia rinnovabile e pulita, la scelta numero uno è l’eolico; rinunciarci farebbe fallire in partenza qualunque programma per l’energia verde.
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