martedì 15 febbraio 2022

Vento contrario all’eolico da tutte le direzioni


 Ormai non si contano più le dichiarazioni indignate e le istanze al Presidente del Consiglio dei ministri ed all’Assessore regionale all’ambiente, contro la creazione, nel territorio di San Martino in Pensilis, di un parco eolico dotato di 12 aerogeneratori da 4 MW ciascuno, per una potenza installata complessiva di 48 MW. Non è una novità. Negli anni recenti lo stesso film è stato rappresentato riguardo a progetti di parchi eolici a Campomarino (2021), a Santa Croce di Magliano (2020), a Rotello (2019).

Le proteste provengono dagli esponenti politici di tutti i colori, dai nuclearisti come dagli ecologisti, dalle associazioni le più svariate e dagli imprenditori agricoli. Una tale massiccia avversione mi sorprende, perché lo sfruttamento del vento per produrre elettricità è al momento la tecnologia più rispettosa in assoluto dell’ambiente (come cercherò di spiegare) ed è economicamente competitiva (costo dell’energia prodotta 40 €/MWh). Certo, anche l’eolico presenta delle criticità, ma – questa è la seconda cosa che mi sorprende – dai detrattori vengono avanzate critiche infondate ed ignorate critiche che invece sarebbero fondate.

Vengo alla prima e più pesante critica: l’eolico comprometterebbe l’agricoltura, in particolare le produzioni di eccellenza dell’olivo e dell’uva da vino, tipiche del Molise orientale (quello che fino ad un paio di secoli fa faceva parte della Capitanata). Ma quando mai! L’eolico comporta un consumo di suolo irrisorio (600 mq di piazzola intorno ad ogni torre); i cavidotti che trasportano l’elettricità alla cabina di trasformazione sono interrati e seguono per lo più i bordi delle strade interpoderali; il rotore non emette fumi, né liquidi ed anche il rumore è molto contenuto. Il principale vantaggio dell’eolico sono proprio le emissioni zero e la sua perfetta compatibilità con le circostanti produzioni agricole. Chi volesse una conferma “plastica” può visitare uno degli impianti eolici già esistenti dalle nostre parti e verificare che le colture vicine agli aerogeneratori sono esattamente identiche alle altre. Un disturbo dell’attività agricola si ha invece nelle fasi di costruzione e di dismissione degli impianti, che comportano lo stabilimento di cantieri edili, ma si tratta di disagi temporanei e comunque contenibili.

La seconda critica è che l’eolico snaturerebbe il paesaggio e l’identità storico-culturale dei luoghi. Dipende. Dalle nostre parti alla fine del XIX secolo i proprietari terrieri più facoltosi hanno usurpato quasi tutte le terre comunali riservate agli usi civici, che erano coperte di boschi, completamente distrutti per ricavarne terreno coltivabile. Quale paesaggio e quale identità storico-culturale dovremmo preservare? Nelle nostre campagne odierne troviamo svariate installazioni: edifici (case coloniche, magazzini, stalle, silos), tralicci dell’alta tensione, serbatoi dell’acqua, industrie agroalimentari, strade. In questo contesto fortemente antropizzato non mi pare che le pale eoliche disturbino più di tanto. Il ragionamento va rovesciato se parliamo di territori selvaggi o con particolari caratteristiche morfologiche o con la presenza di beni artistici od archeologici, dove l’eolico non può che essere bandito. A ridosso di Altilia non si può certo piazzare una pala eolica (né trattori agricoli dovrebbero percorrere tranquillamente il cardo ed il decumano, come ho visto fare). Neanche si può utilizzare il Gargano, che pure sarebbe molto favorito dal lato della ventosità.

Vengo ora agli aspetti negativi, che stranamente nessuno considera. In primo luogo l’eolico non produce ritorni dal lato dell’occupazione nel territorio dove sono collocati gli aerogeneratori, tranne una modesta e temporanea attività nell’edilizia, durante la costruzione e la dismissione.

In secondo luogo, i ritorni fiscali dovuti all’IMU vanno in gran parte allo Stato e resta poco ai comuni; infatti, la massima aliquota applicabile al valore dell’impianto è l’1,06%, di cui però lo 0,76% va allo Stato e solo il residuo 0,3% al comune dove l’impianto è ubicato. Considerato che il costo di costruzione di un aerogeneratore (incluso il cavidotto e le opere minori) è tra 1,5 e 2 milioni per MW, nel caso del progettato campo eolico a San Martino l’investimento varrebbe almeno 72 milioni e l’IMU ammonterebbe a 763.200 euro l’anno, di cui 547.000 andrebbero allo Stato e solo 216.000 al Comune di San Martino. Né il comune può “rifarsi” pretendendo canoni concessori o compensazioni economiche (TAR Puglia, sent. 737/2018).

In terzo luogo, chi garantisce che, esaurita la vita utile dell’impianto (circa 30 anni), esso venga smantellato e venga ripristinato lo stato dei luoghi, come vuole la legge? Il costo di dismissione è circa l’1,9% di quello di costruzione, dunque circa 1,4 milioni, per restare nell’esempio di San Martino. Per evitare brutte sorprese, occorre pretendere un’adeguata fidejussione o un deposito cauzionale, vincolato alla dismissione.

Infine, l’eolico dipende dalla disponibilità del vento, che è discontinua e non programmabile; tuttavia, se si osserva l’Atlante eolico interattivo d’Italia, si vede che la ventosità media annua è idonea in quasi tutto il Meridione, in Sicilia (specie occidentale), in Sardegna (specie meridionale) e lungo le coste liguri e toscane, dunque su archi di latitudine e di longitudine tanto vasti da garantire che in un dato momento il regime dei venti non sia ovunque il medesimo e in bonaccia.

La Danimarca è il paese che più di tutti ha puntato sull’eolico: nel 2019 ha ricavato dal vento ben il 47% dell’energia elettrica consumata e punta al 100% nel 2035. In Italia nel 2020 l’eolico ha coperto appena il 6,6% della produzione elettrica, nonostante l’ampia disponibilità della risorsa vento. Abbiamo visto che le comunità locali hanno pochi vantaggi diretti dall’ospitare impianti eolici, però dovremmo anche considerare che le comunità locali fanno parte della più ampia comunità nazionale, che trarrebbe grande vantaggio da una scelta “alla danese”. Se si vuole puntare ad un’energia rinnovabile e pulita, la scelta numero uno è l’eolico; rinunciarci farebbe fallire in partenza qualunque programma per l’energia verde.

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