Dopo avere letto il mio articolo “Vento
contrario all’eolico da tutte le direzioni”, pubblicato su questo stesso giornale,
un’amica ha obiettato che ne condivide i contenuti generali, ma che il
progettato campo eolico a San Martino in Pensilis minaccia il Bosco Pontoni. In
effetti, la parola d’ordine dei “tutti” contrari all’insediamento è proprio
“salviamo Bosco Pontoni. Ciò mi ha spinto ad analizzare il caso specifico,
sulla scorta della Relazione tecnica e della Relazione pedoagronomica del
progettato parco eolico in Contrada Bosco Pontoni.
Con una certa sorpresa ho scoperto che, a
dispetto della denominazione della contrada, il Bosco Pontoni non può essere
salvato, perché non esiste più da tempo. Al suo posto ci sono 7.970 ettari di
buona terra, con una superficie agraria utilizzata di 7.611 ettari, di cui
3.151 ettari coltivati a cereali, 713 ettari ad oliveto e 625 ettari a vigneto.
Il parco eolico sottrarrebbe all’agricoltura 1,4 ettari, per le piazzole sulle
quali collocare le torri, e 1,1 ettari, per la nuova viabilità (2,2 km): una
quota irrisoria.
La localizzazione da progetto degli
aerogeneratori è quasi sempre su campi coltivati a seminativi avvicendati;
fanno eccezione la torre n. 2, che sorgerebbe in un vigneto, e la torre n. 9, prevista
in un oliveto. Queste due localizzazioni devono essere modificate, a detta
dell’agronomo che ha stilato la Relazione pedoagronomica. Il motivo non sta
tanto nella fase operativa degli aerogeneratori, ma in quella di costruzione,
in cui – in aggiunta alla piazzola stabile – servono per ogni torre circa 2.400
metri quadri per la piazzola temporanea di montaggio della struttura, con un
danno evidente alle colture legnose, che dopo la piantumazione hanno bisogno di
anni prima di diventare produttive.
Nel progetto la distanza minima delle torri
dalle abitazioni è indicata in 400 metri. Questa distanza andrebbe portata ad
un chilometro, che è la distanza oltre la quale non è udibile il rumore
generato dall’aerogeneratore in funzione. Per questa ragione andrebbero
spostate, se non eliminate, anche la torre n. 3, troppo vicina ad un’abitazione
colonica, e la torre n. 10, ubicata in prossimità di un agriturismo.
Con le prescrizioni di cui si è detto, il
progettato campo eolico si potrebbe realizzare senza creare particolari
problemi all’economia agricola ed agrituristica del luogo e neanche al
paesaggio. C’è però un ultimo importantissimo aspetto da chiarire, che riguarda
l’identità degli investitori che promuovono l’impianto, sia sotto il profilo
della la loro capacità economico-finanziaria, che della natura, legale o
illegale, dei capitali da investire. Il progetto è stato presentato dalla
società veicolo Wind Energy San Martino srl, che fa capo a Stefano Falconio, legale
rappresentante anche della Energy Efficiency Consulting srl, che – si legge nel
sito della società – ha al suo attivo realizzazioni eoliche in Albania, e fotovoltaiche
in Senegal ed in Sardegna. Dell’affidabilità degli investitori dovrebbero
sincerarsi le autorità di pubblica sicurezza.
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