Il 3 dicembre - a 21 anni esatti da quando
il CIPE ha approvato il Programma Infrastrutture Strategiche, che prevede il
completamento del raddoppio della ferrovia adriatica - è stato pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il bando per la progettazione esecutiva e
la realizzazione della tratta Termoli–Ripalta, lunga circa 18 km, ultima rimasta
per completare l’opera. Le offerte dovranno pervenire entro le ore 12 del 31 gennaio 2022 ed i lavori dovrebbero essere completati entro il 2028.
Il Progetto è stato approvato il 24 giugno
2021, con l’ordinanza n. 3 del Commissario straordinario per il raddoppio
Pescara–Bari. L’investimento complessivo è di 594 milioni, IVA esclusa (700
milioni con IVA), di cui un milione per lo studio di fattibilità della
sistemazione del Nodo (ferroviario) Termoli, che – per l’appunto – è tutto da
sciogliere. Dal progetto andato a gara è stata stralciata l’installazione delle
barriere antirumore, da inglobare nella progettazione del Nodo Termoli.
Oggetto di critiche da parte delle
amministrazioni regionali e comunali è stata in particolare l’altezza delle
barriere (più di 7 metri), che – dichiara la Giunta regionale – avrebbe «ricadute negative anche sulla attrattiva
turistica della città, sull’indotto economico collegato al settore terziario e
sul valore del complessivo patrimonio immobiliare; [inoltre] comporterebbe possibile pregiudizio per la
salubrità dell’aria» (delibera 461/2019).
Il parere 73/2021 della Commissione tecnica
di verifica dell’impatto ambientale sostiene che «occorrerà rivedere il dimensionamento delle barriere progettate in
questo primo tratto, prevedendo, per i tre interventi indicati in questo primo
tratto, tipologici di barriere o accorgimenti mitigativi, quali piantumazioni
vegetali o barriere vegetali acusticamente assorbenti, idonei ad evitare le
riflessioni del rumore prodotto delle infrastrutture stradali da parte della
superficie esterna delle barriere stesse, effetto questo potenzialmente
impattante per i ricettori posti tra le infrastrutture stradali e la linea
ferroviaria.» (pag. 69).
Sia il parere tecnico 73/2021 che l’ordinanza
commissariale 3/2021 citati, dichiarano che la tratta ferroviaria dovrà essere
classificata come “quieter routers”,
cioè meno rumorosa, secondo quanto dispone il Regolamento UE 2019/774. Tale
regolamento non fornisce prescrizioni sull’infrastruttura ferroviaria, ma sui
ceppi dei freni dei carri merci, da realizzare in materiale composito e non in
ghisa, il che «riduce il rumore
ferroviario fino a un massimo di 10 dB, che rappresenta una riduzione del 50 %
del rumore udibile dagli esseri umani.» (considerato 5).
Un vero busillis
resta però il Nodo Termoli, se non altro perché la Giunta regionale e quella
comunale hanno espresso posizioni opposte.
La Regione sostiene «la
indiscussa necessità di evitare la divisione della città ad opera del tracciato
ferroviario, provvedere alla ricollocazione e riqualificazione della stazione
di Termoli al di fuori del nucleo cittadino, […] favorendo lo sviluppo un sistema intermodale di trasporti in ambito
regionale ed interregionale per lo scambio e il transito delle merci sia dalla
zona industriale di Termoli che dal porto di Termoli» (DGR 461/2019). Un profilo
disegnato a pennello per lo spostamento della stazione di Termoli a Pantano
Basso, nell’area ad alto rischio alluvionale di proprietà della Regione
medesima. Ma non basta. Per la Regione occorre altresì «eliminare la pericolosità del tratto interessato dal movimento franoso
insistente nel comune di Petacciato - ivi incluso un eventuale spostamento del
tracciato» (DGR 461/2019). Il Molise abbonda di frane, dovute non solo alle
caratteristiche geologiche, ma anche al disboscamento ed alla mancata
manutenzione dei crinali e dei regimi idrici. Nonostante ciò, la ferrovia
adriatica attraversa il Molise nel suo attuale tracciato ormai da 140 anni senza
avere lamentato particolari problemi franosi. Certo che “liberare” dalla
ferrovia il tratto costiero da Termoli a Petacciato offrirebbe ricche possibilità
di sfruttamento immobiliare della fascia litoranea.
Il Comune di Termoli, al contario, con le
delibere di Giunta 280/2019 e di Consiglio 68/2019, rivendica la copertura
della stazione attuale, al fine di contenere l’impatto acustico del traffico
ferroviario. Una soluzione a mio avviso auspicabile, se realizzata con
strutture luminose e semiaperte, come quelle adottate in molte stazioni con
esiti funzionali ed estetici encomiabili (si veda ad esempio la copertura a
vele della stazione di Lovanio).
Non mi sembra invece condivisibile l’auspicio
dell’Amministrazione comunale di «ridurre
l’effetto cesura della ferrovia», perché tale cesura è più apparente che
reale. Il centro di Termoli è racchiuso in un triangolo rettangolo, con i
cateti, a nord e ad est, disegnati dal mare e l’ipotenusa dalla ferrovia.
L’impianto ferroviario è scavalcato da due sovrappassi viari; dalla costa est
c’è un doppio accesso (via Rio Vivo e via Marinai d’Italia), mentre dalla costa
nord si accede da via Colombo; infine esiste un centralissimo sottopasso
pedonale. Considerata la modesta dimensione dell’area (circa 28 ettari) e la
maglia viaria stretta, ereditata dall’impostazione urbanistica degli anni ’30
del XX secolo, altre connessioni viarie non solo sarebbero inutili, ma
addirittura dannose. L’intasamento veicolare che si registra nel centro può
essere superato solo trasformandolo in una zona a traffico limitato, ammesso
per i veicoli di servizio, tecnici, commerciali, dei residenti in centro e dei
clienti delle strutture ricettive che esibiscano la prenotazione.
A questo proposito, tra le compensazioni richieste dal Comune di Termoli ad RFI, torna estremamente utile, anzi indispensabile, la cessione gratuita di piazza Donatori di Sangue e delle aree lungo viale Trieste (ulteriormente ampliabili con la prevista eliminazione di due binari), da adibire a parcheggi immediatamente a ridosso del centro. A piazza Donatori di Sangue in particolare, che ora ospita un parcheggio a raso con circa 120 stalli, potrebbe essere realizzato un parcheggio multipiano (due interrati e tre fuori terra) che triplicherebbe l’attuale capienza.
Ottimo; voglio però ricordare che Marco Verini, tantissimi anni fa, suggeriva di coprire i binari da dove finisce il ponte sulla villa comunale fino al cavalcavia a nord della stazione. Sopra ci sarebbero stati tantissimi posti auto.
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