martedì 14 dicembre 2021

Consiglieri regionali unanimi nel proporre soluzioni impossibili alla crisi della sanità del Molise

È di Albert Camus la bellissima frase: «Siate realisti: chiedete l’impossibile.» (Caligola), dove l’ossimoro tra “realisti” ed “impossibile” esprime efficacemente l’esigenza di un rovesciamento rivoluzionario del modo di pensare e di vivere i rapporti sociali e la società nel suo insieme. I consiglieri regionali del Molise il 7 dicembre hanno votato all’unanimità una mozione contenente quattro proposte per risolvere la crisi endemica del sistema sanitario regionale (SSR), mozione nella quale hanno chiesto l’impossibile, ma senza alcun afflato rivoluzionario, anzi.

Gli ultimi tre lustri del SSR del Molise

Il SSR del Molise è in piano di rientro del disavanzo dal marzo 2007. Commissariato dal luglio 2009, il ruolo commissariale è stato affidato ai presidenti di regione, tranne che per 32 mesi - dal dicembre 2018 al luglio 2021 - in cui si sono avvicendati due commissari governativi. Dal 2007 in poi la spesa di conto economico non è affatto diminuita e dal 2009 si è stabilizzata intorno a 660 milioni l’anno (il dato 2019 è alterato da almeno 40 milioni di ingiustificati accantonamenti per rischi, perché riferiti a penali per un debito verso l’INPS della Regione, non del SSR).


Il finanziamento effettivo, che nel 2007 è stato di 551 milioni, dal 2011 si è anch’esso stabilizzato intorno a 610 milioni, fatta eccezione per il 2016 ed il 2017, anni in cui il SSR del Molise ha ottenuto dallo Stato degli extrafondi. In conclusione, il deficit strutturale del SSR del Molise è di circa 50 milioni l’anno (nel 2016 e 2017 ha raggiunto il minimo, con 11 milioni). Desta meraviglia che la spesa risulti incomprimibile, nonostante i pesanti tagli praticati alle strutture e specialmente al personale, la cui incidenza sulla spesa è scesa dal 34% del 2007 (media Italia 33%) al 23% (media Italia 30%). Il SSR del Molise “vanta” anche il personale più anziano in assoluto, con il 73% di ultra 49-enni (media Italia 57%). Invece di indire i concorsi pubblici per le posizioni di primario, è comune la nomina di facenti funzione. Questa pratica apre il varco a nomine non sempre allineate al merito professionale e indebolisce la figura del facente funzione, verso i suoi collaboratori e verso i superiori gerarchici, che possono sostituirlo ad nutum. Lo smantellamento progressivo della sanità molisana non ha affatto ripianato il disavanzo, ma ha peggiorato i servizi erogati, determinando un altro primato negativo: l’indice di fuga (molisani che si curano fuori regione) più alto in assoluto, in crescita dal 23% del 2013 (Italia 8%) al 30% nel 2019 (Italia 9%).

Le quattro proposte impossibili dei consiglieri regionali del Molise

La prima proposta è l’azzeramento del debito e la copertura dell’ultimo disavanzo del SSR. Non so se tutti i consiglieri regionali, che pure l’hanno votata, hanno chiara la portata economica della loro proposta. Lo stato patrimoniale del 2020 indica debiti per 313 milioni, ma anche crediti per 262 milioni (differenza 51 milioni); la perdita di conto economico del 2020 è di 23 milioni. I consiglieri regionali sembra chiedano allo Stato centrale 336 milioni; se invece per “azzeramento del debito” intendessero del saldo tra debiti e crediti, l’extrafondo richiesto scenderebbe a 74 milioni. Che si tratti di 336 o di 74 milioni, perché il Governo dovrebbe erogare questi fondi? Non certo per premiare i risultati conseguiti dalla regione Molise, decisamente fallimentari. Ma tali finanziamenti straordinari non sarebbero neanche finalizzati alla riorganizzazione del SSR, picconato da quasi 15 anni di cattiva gestione. Il debito non è la causa, ma la conseguenza del disavanzo economico, che a sua volta è conseguenza della cattiva gestione. Nel programma operativo 2022-2024, ancora da definire, bisogna sì chiedere fondi straordinari (150-200 milioni nel triennio), in aggiunta al finanziamento ordinario, ma per finanziare un programma di investimenti, necessari alla ricostruzione di quanto è stato demolito, e solo marginalmente per alleggerire il debito pregresso.

I soldi sono importanti, ma da soli non bastano, se non si interviene anche sulla governance del SSR. Qui veniamo ad un’altra delle proposte del Consiglio regionale: la potestà deve essere affidata al presidente della regione (che ce l’ha già, in quanto anche commissario ad acta), affiancato – chissà perché – dal presidente del Consiglio regionale. Il SSR del Molise ha conosciuto più di nove anni di commissari-presidenti e quasi tre anni di commissari governativi (con poteri sulla spesa) in coabitazione con i presidenti di regione (con poteri sulla struttura operativa del SSR). L’esperienza è stata fallimentare. Per la ricostruzione del SSR del Molise è ora di cambiare registro e di emanare un decreto-legge, sulla falsariga di quelli adottati per la Calabria, che affidi l’intero controllo del SSR (di spesa ed operativo) ad una struttura commissariale indipendente e competente.

Terza proposta: un altro “supporto finanziario” dallo Stato, per offrire incentivi economici ai medici che accettassero di lavorare in Molise. La carenza di medici è un problema nazionale, che nel Molise è un vero macigno: i concorsi che vengono banditi vanno deserti, oppure i vincitori rinunciano, presumibilmente dopo essersi informati meglio sullo stato della sanità nel Molise. L’incentivo economico ci può anche stare, ma senza un credibile programma di ricostruzione del SSR non c’è incentivo economico che tenga ed i professionisti validi si terranno alla larga.

Con la quarta proposta si raggiungono le vette dell’assurdo. In Molise esistono due ospedali pubblici di base, a Termoli e ad Isernia, ed uno di primo livello a Campobasso, conformemente agli standard definiti dal DM 70/2015, che prevedono un bacino di utenza di 100.000 abitanti per gli ospedali di base e di 300.000 abitanti per quelli di primo livello (l’intera regione conta 300.000 abitanti). In realtà questi ospedali, a causa dello smantellamento di cui si è detto, erogano servizi al di sotto di quello che competerebbe alla loro classificazione. Sembra logico rivendicare che – grazie al programma di ricostruzione – tali ospedali recuperino in pieno le funzioni che loro spettano. Non così per i consiglieri regionali molisani, che “rilanciano”, rivendicando la “promozione” degli ospedali di Termoli e di Isernia al primo livello e di quello di Campobasso al secondo, che è il massimo e richiederebbe un bacino di utenza di almeno 600.000 abitanti. Che senso ha? I tanti, troppi molisani che per i servizi ospedalieri e per la specialistica si rivolgono fuori regione oppure in regione a strutture private accreditate non lo fanno perché necessitano tutti o quasi di servizi rari e sofisticati, ma perché negli ospedali e nei poliambulatori pubblici regionali faticano a trovare i servizi sanitari ordinari (altra piaga è quella della lunghezza delle liste d’attesa).

I consiglieri regionali del Molise non sono rivoluzionari

Le quattro proposte rivolte al Governo dai consiglieri regionali del Molise non hanno alcuna possibilità di essere accolte, poiché ingiustificate prima ancora che eccessive dal lato economico. Allora a che servono? Qui si possono ipotizzare due tipi di consiglieri: quelli sprovveduti e disinformati, che sinceramente ritengono plausibili le quattro proposte; quelli avveduti e navigati, che sanno benissimo che le proposte non verranno accolte, anzi, vogliono proprio che vengano respinte, per poter dire al popola molisano: «Vedete. È tutta colpa di Roma.».



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