All’interno della crisi conclamata del servizio sanitario del Molise, dei tre distretti in cui è articolata l’ASReM (Campobasso, Isernia e Termoli) quello più in sofferenza è il Distretto di Termoli, che copre il Basso Molise, dove risiedono 102.000 abitanti, in 33 comuni.
Il progressivo soffocamento del Distretto
di Termoli ha avuto la sua manifestazione più eclatante e dolorosa con lo
svuotamento e la successiva chiusura del punto nascita dal 1° luglio 2019, bocciata
dal TAR, riproposta come «immediata
sospensione» il 17 luglio 2021, ora congelata da nuovi ricorsi al TAR.
Lo smantellamento dei servizi del Distretto di Termoli non riguarda solo il
reparto di ostetricia e ginecologia, ma l’insieme delle strutture, ospedaliere
e territoriali.
Da giugno 2021 all’ospedale San Timoteo di
Termoli l’emodinamica funziona a singhiozzo. Nei “giorni no”, l’infartuato che
giunge a Termoli deve essere trasferito a Campobasso, ritardando i trattamenti
di almeno un’ora ed aggravando il rischio di morte del malcapitato. La prassi è
ormai quella di comunicare mensilmente i turni di emodinamica soppressi; per
questo dicembre possiamo dirci quasi contenti, visto che salterebbero “solo” cinque
turni.
Per avere un’idea di quanto sia carente al
San Timoteo il personale medico, basta vedere quante ore di prestazioni
aggiuntive, cioè di straordinari, vengono praticate tutti i mesi da anni. A
settembre 2021 (sono questi gli ultimi dati disponibili) sono state praticate
927 ore e tre quarti di prestazioni aggiuntive, con un sovracosto di 55.665
euro. I medici più torchiati sono stati sei anestesisti e rianimatori, che
hanno totalizzato 336 ore in più, dunque una media di 56 ore aggiuntive a testa:
in pratica – considerato che la settimana lavorativa ordinaria è di 38 ore - a
settembre gli anestesisti non hanno riposato quasi mai. Nella graduatoria
seguono: ostetricia e ginecologia, con 197 ore e mezza su sei medici (media a
testa 33 ore); pronto soccorso, con 158 ore su quattro medici (media a testa 39
ore); pediatria, con 84 ore su due medici (media a testa 42 ore); cardiologia,
con 70 ore su tre medici (media a testa 23 ore); dialisi, con 47 ore e tre
quarti su quattro medici (media a testa 12 ore); laboratorio di analisi, con 34
ore e mezza su cinque biologi (media a testa 7 ore). E dire che settembre
scorso è stato un mese senza particolari emergenze. Sottoporre i medici
ospedalieri a numerosi sovraturni per anni comporta problemi di rispetto del
contratto di lavoro, di maggiori costi, di sfinimento fisico e psichico del
personale e dunque di rischi per gli assistiti.
Un altro servizio di estrema importanza in
affanno nel Distretto sanitario di Termoli è quello di continuità assistenziale
(ex guardia medica). Per questo dicembre è stata annunciata la sospensione di
14 turni diurni e 18 notturni, che interessano complessivamente 17.314
abitanti. Per Campomarino (7.757 ab.) e Portocannone (2.369 ab.) “saltano” sei
turni diurni e cinque notturni, con sostituzione affidata alla guardia medica
di Petacciato. Per Sam Martino in Pensilis (4.669 ab.) ed Ururi (2.519 ab.) ci
saranno otto sospensioni diurne, con appoggio sostitutivo a Palata (?!), e
tredici notturne, “girate” su Guglionesi.
Al momento c’è un gran parlare del
Programma operativo 2019-2021, che è una scatola vuota, ma non si parla affatto
del Programma operativo 2022-2024, che invece dovrebbe essere il centro del
dibattito e delle proposte per ricostruire il servizio sanitario regionale ed
in particolare quello del Basso Molise. Perché? Temo che dipenda
dall’incapacità del ceto politico regionale di pensare e proporre un effettivo
e radicale programma di ricostruzione, che metta di fronte alle sue
responsabilità anche il Governo nazionale, sia per quanto riguarda l’erogazione
dei fondi eccezionali necessari per la ricostruzione (150-200 milioni in tre
anni) in aggiunta a quelli del riparto nazionale (circa 580 milioni all'anno), sia dal lato della gestione del processo di ricostruzione, promulgando
un decreto Molise che lo affidi ad una task
force di alto profilo professionale e morale, slegata dalle pastoie locali.
Bravissimo Pino, ma una rivoluzione civile quando la organizziamo?
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