Il 12 maggio 2021, con il decreto
commissariale n. 49, è stato approvato e pubblicato il “Programma operativo
gestione emergenza covid-19”. Siccome sono un inguaribile ottimista, ho
pensato: «Hai
visto mai che con la nuova struttura commissariale il servizio sanitario del
Molise cominci a migliorare?». Poi ho letto il documento.
Il paragrafo 1.1, rubricato “Definizione
sintetica dello scenario regionale”, vorrebbe essere una introduzione
statistica. Encomiabile intento, del tutto fallito. I dati sono riportati in
maniera sciatta, confusa e disorganica, senza che venga proposto o se ne possa
cavare un quadro intellegibile, utile per orientare le azioni future. A volte i
dati sono pure errati, come si capisce confrontando la “figura 1” con la “tabella
1”, che dicono entrambe di riportare la distribuzione percentuale dei ricoveri
per fasce di età; a parte che non è indicato l’arco temporale di riferimento, i
dati presentati sono totalmente diversi (probabilmente la “figura 1” è relativa
ai contagi, non ai ricoveri). Spicca infine per la sua assenza il dato
principale, quello dei decessi, che non sono mai menzionati. Per “pudore”? Per
non allarmare la popolazione? Perché non se ne vede l’utilità? Eppure sarebbe
bastato aggiungere un grafico come quello che segue.
Numero
dei deceduti con covid-19 in Molise da febbraio 2020 ad aprile 2021
Al paragrafo 1.2 troviamo il dato (utile)
del numero dei vaccinati entro aprile, che ammontano a 44.119 con entrambe le
dosi e 32.726 con la sola prima dose, per numero complessivo di 120.964
inoculazioni.
Un altro dato interessante è riportato nel
paragrafo 1.3, dove si scopre che, nel periodo da febbraio ad aprile 2021, su
1.067 tamponi molecolari positivi 903 (84,6%) hanno riscontrato la variante
inglese.
A parte le informazioni statistiche di cui
si è detto, il documento, che consta di ben 76 pagine, non è altro che un
“riepilogo delle puntate precedenti”, cioè la mera elencazione degli atti
amministrativi relativi alla pandemia emanati da marzo 2020 in Molise, con qualche
inesattezza. Ne ricordo le principali.
C’è scritto che con la delibera del
Direttore generale dell’ASReM n. 75, del 26/03/2020, sono state costituite 5
USCA (Unità speciali di continuità assistenziale), conformemente a quanto
disposto dal decreto-legge n. 14 del 9 marzo 2020. Secondo la legge citata, le
USCA dovevano essere 6 (una ogni 50.000 abitanti), ma in effetti la delibera ne
ha istituite solo tre (previsti in totale 6 medici per interventi sul campo ed
uno per il triage telefonico); altre
due USCA sono state deliberate soltanto l’11/11/2020 (decreto Commissario ad
acta n. 71).
Un’altra topica riguarda l’istituzione del
CUP unico regionale. Alle pagg. 52 e 53 si legge: «È
in fase avanzata la procedura per l’appalto per il nuovo CUP, e con l’entrata
in funzione del nuovo sistema CUP vi sarà una soluzione definitiva alle
difficoltà che oggi impediscono la completa copertura delle informazioni
occorrenti per il monitoraggio.» L’appalto per il nuovo CUP è stato
aggiudicato il 19/11/2020 (determina direttoriale regionale n. 6320) ed ha
iniziato ad operare da gennaio 2021, sia pure con problemi iniziali, dovuti
alla mancata implementazione del nuovo software unico.
A pag. 58 si afferma: «Nei primi mesi del 2021 sono stati attivati
presso i Presidi Ospedalieri Pubblici Aziendali ulteriori posti letto di
Terapia Intensiva, all’interno di moduli prefabbricati che sono stati
realizzati in adiacenza alle strutture ospedaliere, con continuità logistica e
funzionale.» Nel caso specifico l’uso del verbo “attivare” è del tutto
inappropriato. I moduli prefabbricati sono stati sì edificati, ma non sono mai
stati attivati per mancanza di personale. A conti fatti, si è trattato di
un’iniziativa di facciata (facimm ammuin),
con spreco di denaro pubblico.
Il documento dà qualche nuova informazione
sull’andamento della telenovela “torre covid”. Al tema è addirittura dedicato
un apposito box, che ha per titolo “Cronistoria del progetto covid hospital”. La
“cronistoria” presenta diversi vuoti. Evita di riferire che il 5 giugno 2020 il
Presidente della Giunta regionale ha inviato una nota al Ministero della salute
ed al Commissario per l’emergenza covid-19 (all’epoca Arcuri), in cui esprime
parere contrario alla collocazione del centro covid-19 presso il Vietri di
Larino, proponendo di realizzare tale centro ristrutturando l’hospice del Cardarelli di Campobasso. Si
omette che il 14 giugno il Commissario ad acta ha inviato una nota al
Presidente della Giunta regionale, al Presidente del Consiglio regionale, ai
Consiglieri regionali, in cui invece si propone il centro covid-19 a Larino. Si
glissa sul fatto che il giorno successivo, la delibera n. 178, approvata dal
Consiglio regionale con 11 voti a favore ed 8 astensioni, ha impegnato
il Presidente della Regione «ad
individuare […] nel Vietri di Larino
la struttura in cui ospitare un ospedale COVID regionale». Non c’è traccia
della lettera inviata il 7 luglio alla struttura commissariale molisana dal Direttore
generale della Programmazione sanitaria (Urbani), in cui si dice che, secondo
quanto discusso il 6 luglio presso il Ministero della salute, si attendono le
modifiche al Piano di riorganizzazione emergenza covid-19 condivise «dalla struttura commissariale nella sua
interezza»; ergo, il centro covid-19 si deve fare a Campobasso. Si
riferisce dell’appalto della ristrutturazione del pronto soccorso e dell’hospice del Cardarelli, avviato il 1°
ottobre 2020 direttamente dal Commissario per l’emergenza covid-19
(sempre Arcuri), che ha riguardato da un lato la progettazione e direzione dei
lavori, dall’altro l’esecuzione dei lavori stessi. Per non dilungarmi troppo,
salto tutta una serie di passaggi intermedi ed arrivo al 24 febbraio 2021,
quando l’amministratore delegato e direttore generale del Consorzio Stabile
Build scarl - che si è aggiudicato i lavori al Cardarelli (importo lavori
4.512.307,69 euro iva esclusa) - incontra il RUP dell’ASReM e gli comunica che
il progetto esecutivo – redatto dal RTP (raggruppamento temporaneo di
professionisti) aggiudicatario della progettazione e direzione lavori
(395.992,85 euro, più iva e CPNAIA) e verificato dalla EN3 srl - presenta
carenze che non consentono di aprire il cantiere. La “cronologia” ci informa
che il 29 aprile si è tenuto un primo incontro tra il RUP dell’ASReM, i
progettisti, il verificatore del progetto, il consorzio aggiudicatario del
lavori ed il Tenente Colonnello De Santis (RUP per la Regione Molise nominato
dal Commissario Straordinario per l’emergenza covid-19) al fine di dirimere le
obiezioni al progetto esecutivo avanzate dal consorzio; incontro che si è
concluso con un nulla di fatto. Dunque una “cronistoria” non solo carente, ma
anche distaccata, priva di considerazioni, come se la mancata realizzazione del
centro covid-19 regionale non debba destare particolare preoccupazione.
Fine del “Programma operativo”. Un documento inutile, che si guarda bene dallo sviluppare qualsivoglia valutazione su quanto accaduto da marzo 2020 ad ora e non delinea nessun intervento prospettico, che sia di correzione o di implementazione di quanto è stato fatto. La legge che governa il “Programma operativo” è la legge di inerzia. Noi speriamo che ce la caviamo.


Che vergogna
RispondiEliminaGrazie carissimo Pino,come sempre puntuale a tenerci informati
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