Fin dalla nomina da parte del Consiglio dei Ministri, il 7 dicembre 2018, del dottor Angelo Giustini come Commissario ad acta per il rientro dal debito del servizio sanitario del Molise, fin d’allora, il dottor Donato Toma, Presidente della Giunta regionale del Molise, ha cercato in tutti i modi di paralizzarne l’attività, invece di offrire, come avrebbe dovuto, leale collaborazione. Lo ha paralizzato da subito ed a prescindere da quello che Giustini proponesse. Lo ha paralizzato per principio. Un principio per Toma intoccabile, quello del potere, che neanche in minima parte poteva essere condiviso con un “forestiero”. Lo ha paralizzato nonostante che la “macchina” sanitaria molisana sia saldamente e completamente nelle mani di Toma, in quanto a lui rispondono direttamente sia la Gestione Sanitaria Accentrata, che l’ASReM.
I poteri conferiti dal Governo a Giustini sono
limitati al rilascio delle autorizzazioni e degli accreditamenti sanitari ed
alla fissazione dei budget delle strutture private accreditate, budget che
costoro superano regolarmente e tranquillamente. Toma ha paralizzato Giustini
incurante delle conseguenze sulla salute dei molisani, ingenerando una
situazione permanente di conflitto e di stallo istituzionale. Basti dire che in
Molise non è stato ancora definito il Programma operativo 2019-2021 del SSR.
L’invasione pandemica, lungi da spingere
Toma ad un comportamento più responsabile e collaborativo, ha addirittura
esaltato la sua contrapposizione al forestiero inviato dal Governo. Durante la
prima ondata pandemica il Molise è stato appena sfiorato; ciò nonostante, i
cittadini hanno dovuto subire un incremento degli “ordinari” disservizi sanitari.
Con l’arrivo della seconda ondata, che invece sta picchiando duro, le
prestazioni non covid sono state ridotte quasi a zero e i decessi con covid
sono schizzati in alto. Tra novembre 2020 e febbraio 2021, in una regione che
conta 305.000 abitanti, si sono registrati in media 3 decessi al giorno. In
questo inizio di marzo la media dei decessi giornalieri è salita a 4.
Manca il personale sanitario per gestire i letti
di terapia intensiva e sub-intensiva covid. I bandi per il reclutamento del
personale sono stati gestiti con tutta calma, direi con una lentezza bradipica.
Il personale risultato idoneo è stato informato due o tre mesi dopo il termine
del bando, quando la gran parte dei concorrenti aveva già trovato collocazione
in altre regioni; inoltre, le condizioni contrattuali offerte sono del tutto scoraggianti:
contratti temporanei a partita iva.
L’ASReM ha comunicato al Ministero della
salute la disponibilità di 30 letti di terapia intensiva, che sarebbero saliti a
39 dal 15 febbraio 2021. L’ispezione ministeriale del 27 e 28 gennaio 2021 ne
ha contati 26, più altri sei ricavabili utilizzando sale risveglio operatorie. L’ispezione
ministeriale ha certificato che al Ministero della salute sono state raccontate
delle frottole; inoltre è stato ignorato il DL 34/2020, che all’art. 2 impone alle regioni ed
alle province autonome di dotarsi di almeno 0,14 letti di terapia
intensiva ogni 1.000 abitanti, che per il Molise avrebbe significato disporre
di 43 letti.
È stato solo parzialmente applicato il
DL 18/2020, art. 4-bis, che, per gestire l’assistenza domiciliare covid, ha
disposto la creazione in tutt’Italia di una USCA (Unità speciale di continuità
assistenziale) ogni 50.000 abitanti, dunque sei in Molise. Ad aprile 2020 sono
state costituite tre sole USCA, altre due a novembre 2020 e l’ultima a marzo
2021.
Invece di sostenere l’impianto del centro
covid regionale presso il Vietri di Larino, con zero costi strutturali e modesti
costi di attrezzaggio (potenziamento della radiologia, istituzione del
laboratorio di analisi, ventilatori e letti covid) – come proposto dal
Commissario ad acta, deliberato dal Consiglio regionale e richiesto da 118
sindaci molisani – Toma ha proposto ed ottenuto dal Ministro della Salute
(Speranza) e dal Commissario per l’emergenza covid (allora Arcuri) di
ristrutturare ed attrezzare i locali dell’hospice
del Cardarelli di Campobasso; intervento per il quale non è stato ancora aperto
neanche il cantiere, in quanto la ditta appaltatrice ne contesta il progetto
esecutivo.
In questo desolante quadro, corre voce che –
per superare lo stallo istituzionale – le funzioni di Commissario ad acta
verrebbero conferite a Toma. È il mondo alla rovescia. Per il Molise
deve essere emanato un decreto legge simile al DL 150/2020 per la Calabria, che
unifichi sì i poteri di direzione e controllo del servizio sanitario regionale,
ma nelle mani di una figura ministeriale, fuori dai giochi di potere e dagli
interessi locali. Questo sia per contrastare l’emergenza covid, ma anche per
riorganizzare e ricostruire finalmente la sanità molisana. Sarebbe tragico fare
l’errore di Cappuccetto Rosso, che ha confuso il Lupo cattivo con la Nonna,
perché non si vede alcun Cacciatore che possa accorrere in aiuto, come nella
favola.
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