1 – MENO RAPPRESENTATI NON MEGLIO
Attualmente, con 630 deputati e 315
senatori, abbiamo in media un deputato ogni 96.000 abitanti ed un senatore ogni
192.000. I fautori del sì imbrogliano i conti sommando i parlamentari delle due
camere, così da affermare che in Italia c’è un onorevole ogni 64.000 abitanti,
mentre con il taglio si salirebbe a un parlamentare ogni 100.000 abitanti, in
linea con quanto avviene con l’Assemblée Nationale francese ed il Bundestag
tedesco. Il conto è fasullo, perché confronta
le nostre due camere accorpate con una sola degli altri paesi. In termini
di rappresentanza popolare e di non discriminazione delle forze politiche
minori è molto diverso avere un parlamento con 600 deputati o due parlamenti,
rispettivamente con 400 e 200 deputati. Alla
Camera avremmo in media un parlamentare ogni 151.000 abitanti ed al Senato uno
ogni 302.000. Di conseguenza, in Molise non si eleggerebbero più tre
deputati e due senatori, ma due ed uno. Il
taglio lineare produrrà anche un effetto maggioritario, a sfavore delle
forze minori, particolarmente accentuato al Senato, dove, in conseguenza dei
collegi uninominali, la soglia di sbarramento reale andrà oltre il 10% del
parlamento turco.
2 – DALLE CAMERE SARANNO ESCLUSI NON I MENO CAPACI, MA QUELLI MENO VICINI
AI CAPIPARTITO O AI CAPICORRENTE
La propaganda per il sì afferma che
il taglio dei parlamentari migliorerà la qualità delle Camere. Niente di più
sbagliato. Per entrare in Parlamento non si partecipa ad un concorso, con una
commissione d’esame che stabilisce una graduatoria di merito e dove i primi classificati
sono migliori di quelli che seguono. È ormai arcinoto che sono i capipartito o
i capicorrente a decidere i candidati da presentare nei collegi “sicuri”. Con il taglio, per essere eletti conterà
ancora di più la fedeltà al capo non l’attività svolta nel territorio e gli
onorevoli saranno sempre meno rappresentanti del popolo e sempre più cortigiani
dei leader di riferimento.
3 – LAVORI PARLAMENTARI MENO EFFICIENTI
Secondo i fautori del taglio, con meno
parlamentari le Camere funzionerebbero meglio. E perché mai? La maggior parte
del lavoro parlamentare si svolge nelle 14 commissioni permanenti (più eventuali
commissioni speciali), che affrontano una notevole mole di lavoro, spesso in
tempi ridotti, dovendo esaminare i troppi decreti legge governativi, che ormai da
decenni sono diventati una prassi. Meno parlamentari
vuol dire minore approfondimento e peggiore valutazione dei provvedimenti in
esame. Questo tema è particolarmente stringente per i piccoli gruppi
parlamentari, che verrebbero ulteriormente penalizzati anche in questo modo.
4 – LA DEMOCRAZIA NON È UNA MERCE
I 5 Stelle quantificano i risparmi
derivanti dal taglio dei parlamentari in 100 milioni l’anno; Cottarelli
sostiene che i milioni sarebbero solo 57. È
del tutto fuori luogo che per stabilire il numero dei rappresentanti del popolo
si debba fare ricorso al criterio del “risparmio”. L’argomento triviale e demagogico del risparmio applicato alla
rappresentanza popolare fa parte dell’armamentario delle forze che vogliono
apparire antisistema, pur facendone parte, e dei politici che professano
l’antipolitica. Non di risparmio si tratta, ma di un gravissimo attacco,
disfattista e qualunquista, alle istituzioni democratiche.
Nessun commento:
Posta un commento