domenica 13 settembre 2020

4 buone ragioni per votare NO al referendum del 20-21 settembre 2020

 1 – MENO RAPPRESENTATI NON MEGLIO

Attualmente, con 630 deputati e 315 senatori, abbiamo in media un deputato ogni 96.000 abitanti ed un senatore ogni 192.000. I fautori del sì imbrogliano i conti sommando i parlamentari delle due camere, così da affermare che in Italia c’è un onorevole ogni 64.000 abitanti, mentre con il taglio si salirebbe a un parlamentare ogni 100.000 abitanti, in linea con quanto avviene con l’Assemblée Nationale francese ed il Bundestag tedesco. Il conto è fasullo, perché confronta le nostre due camere accorpate con una sola degli altri paesi. In termini di rappresentanza popolare e di non discriminazione delle forze politiche minori è molto diverso avere un parlamento con 600 deputati o due parlamenti, rispettivamente con 400 e 200 deputati. Alla Camera avremmo in media un parlamentare ogni 151.000 abitanti ed al Senato uno ogni 302.000. Di conseguenza, in Molise non si eleggerebbero più tre deputati e due senatori, ma due ed uno. Il taglio lineare produrrà anche un effetto maggioritario, a sfavore delle forze minori, particolarmente accentuato al Senato, dove, in conseguenza dei collegi uninominali, la soglia di sbarramento reale andrà oltre il 10% del parlamento turco.

2 – DALLE CAMERE SARANNO ESCLUSI NON I MENO CAPACI, MA QUELLI MENO VICINI AI CAPIPARTITO O AI CAPICORRENTE

La propaganda per il sì afferma che il taglio dei parlamentari migliorerà la qualità delle Camere. Niente di più sbagliato. Per entrare in Parlamento non si partecipa ad un concorso, con una commissione d’esame che stabilisce una graduatoria di merito e dove i primi classificati sono migliori di quelli che seguono. È ormai arcinoto che sono i capipartito o i capicorrente a decidere i candidati da presentare nei collegi “sicuri”. Con il taglio, per essere eletti conterà ancora di più la fedeltà al capo non l’attività svolta nel territorio e gli onorevoli saranno sempre meno rappresentanti del popolo e sempre più cortigiani dei leader di riferimento.

3 LAVORI PARLAMENTARI MENO EFFICIENTI

Secondo i fautori del taglio, con meno parlamentari le Camere funzionerebbero meglio. E perché mai? La maggior parte del lavoro parlamentare si svolge nelle 14 commissioni permanenti (più eventuali commissioni speciali), che affrontano una notevole mole di lavoro, spesso in tempi ridotti, dovendo esaminare i troppi decreti legge governativi, che ormai da decenni sono diventati una prassi. Meno parlamentari vuol dire minore approfondimento e peggiore valutazione dei provvedimenti in esame. Questo tema è particolarmente stringente per i piccoli gruppi parlamentari, che verrebbero ulteriormente penalizzati anche in questo modo.

4 – LA DEMOCRAZIA NON È UNA MERCE

I 5 Stelle quantificano i risparmi derivanti dal taglio dei parlamentari in 100 milioni l’anno; Cottarelli sostiene che i milioni sarebbero solo 57. È del tutto fuori luogo che per stabilire il numero dei rappresentanti del popolo si debba fare ricorso al criterio del “risparmio”. L’argomento triviale e demagogico del risparmio applicato alla rappresentanza popolare fa parte dell’armamentario delle forze che vogliono apparire antisistema, pur facendone parte, e dei politici che professano l’antipolitica. Non di risparmio si tratta, ma di un gravissimo attacco, disfattista e qualunquista, alle istituzioni democratiche.

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