Il 7
giugno, su un giornale locale online, è apparso un articolo pomposamente
titolato “Nasce la CER Kemarincer, comunità energetica che finanzia sociale,
ambiente e futuro”, dove l’acronimo “CER” sta per “comunità di energia rinnovabile”.
Una CER è un accordo contrattuale tra
soggetti (persone singole, condomini, associazioni, imprese, enti) che producono e scambiano tra di loro
energia da fonti rinnovabili; essi sono pertanto dei “prosumer”, sostantivo nato dall’intreccio di producer e consumer. L’energia, tipicamente elettrica, in
eccesso rispetto ai consumi istantanei degli associati può essere immagazzinata
o venduta alla rete elettrica nazionale; naturalmente, i soggetti
partecipanti sono anche collegati alla rete, per soddisfare la domanda in
eccesso rispetto all’autoproduzione. Gli impianti di produzione che si possono
aggregare in una CER devono dipendere dalla medesima cabina primaria della rete
elettrica. Per l’elettricità ceduta, gli
impianti ottengono tariffe incentivate, purché il singolo impianto non superi la potenza installata di 1 MW (megawatt); inoltre, i partecipanti ad una
CER non possono avere come attività economica principale la vendita di
elettricità.
Veniamo a
Kemarincer. Al momento dispone di un
solo impianto di pannelli solari, con potenza installata appena inferiore ad 1
MW, per l’esattezza 997,2 kW (chilowatt). Dalle foto a corredo
dell’articolo, si vede che una parte dei pannelli è collocate su un capannone,
ma che la maggior parte dell’impianto è a terra, su suolo potenzialmente
agricolo, il che contravviene al principio ambientalista secondo il quale i
terreni agricoli non vanno coperti da pannelli solari. L’impianto si trova
nell’agro di San Martino in Pensilis, servito dalla cabina primaria alla quale
sono collegati anche i comuni di Campomarino, Chieuti, Guglionesi, Larino,
Portocannone, Serracapriola ed Ururi.
I soci
fondatori di Kemarincer sono Fausto, Raffaele e Samuele Di Stefano, più altre 7
persone fisiche e la società E-Gestioni srl, detenuta al 100% da Ke Holding
srl, di proprietà al 10% di Fausto Di Stefano ed al 45% ciascuno di Raffaele e
Samuele Di Stefano. Fausto Di Stefano è il presidente di Kemarincer, oltre che
amministratore unico sia di E-Gestioni srl che di Ke Holding srl. Egli è anche impegnato
nella politica locale (alle comunali di Campomarino del 2024 si è candidato
nella lista “Campomarino che vorrei”, capitanata dall’avv. Giuseppe Di Carlo). E-Gestioni
srl esercita a Campomarino un’attività di gastronomia, ristorazione e
panetteria, due bed and breakfast ed un bar; a Termoli gestisce un centro
estetico che, in via secondaria, eroga prestazioni mediche ambulatoriali di
endoscopia, cardiologia, ginecologia ed oculistica.
L’impianto energetico è stato realizzato completamente
a spese di Comunità Energetiche spa, che si fa carico altresì della gestione
dell’impianto per i 20 anni della sua vita utile;
Kemarincer si è limitata a fornire il luogo dove l’impianto è stato installato.
Comunità Energetiche spa è detenuta al
100% dalla società di gestione del risparmio FIEE (Fondo italiano per l’efficienza energetica) spa.
L’articolo
citato all’inizio riferisce che, a detta di Fausto Di Stefano, «il 40% degli introiti [di Kemarincer] sarà
destinato all’ente religioso locale per il finanziamento della festa patronale
e di altre iniziative culturali; il restante 60% sarà investito in progetti a
forte componente ambientale e sociale, come un parco giochi inclusivo, una
colonnina per la ricarica elettrica o un’aula multimediale sulle energie
rinnovabili.»
Prendiamo atto che i Di Stefano ed i loro soci vogliano impegnare i ricavi che
gli spettano in atti filantropici, ma non sarà altrettanto per i ricavi che andranno a Comunità Energetiche spa e da lì al
fondo di investimento FIEE spa, che deve remunerare gli investitori che acquistano
quote del fondo, oltre che se stesso. Di questo l’articolo non fa parola.
Se spogliamo l’intervento delle sovrastrutture formali, emerge un’iniziativa finanziario-industriale di FIEE spa, tramite la controllata al 100% Comunità Energetiche spa, volta a sfruttare le tariffe incentivate per l’elettricità venduta dalle CER; quanto a Kemarincer, oltre all’autoconsumo energetico, otterrà un compenso, a mo’ di canone, per l’uso del luogo dove sorge l’impianto. Tutto ciò non ha nulla a che fare con gli scopi e lo spirito delle comunità di energia rinnovabile; se poi l’intervento si possa definire una CER sul piano legale è materia non mia, ma eventualmente d’interesse della Guardia di Finanza.
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