Il riassetto del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo
Dolce si sta avvicinando ad una fase conclusiva, ammantata di una scandalosa segretezza.
Prima di entrare nel merito, è necessario un excursus degli atti compiuti dalle
tre sindacature che si sono occupate del riassetto.
Excursus degli
atti della Giunta Sbrocca
La Giunta Sbrocca ha promosso la realizzazione in
finanza di progetto (cioè con prevalenti capitali privati) di un tunnel dal
porto al litorale nord e di un complesso immobiliare, per metà parcheggio
pubblico a rotazione e per metà dato al privato, da realizzare sbancando il colle
del Piano di Sant’Antonio e demolendo il fabbricato in disuso alla base del
Pozzo Dolce. Il costo del progetto (che d’ora in avanti chiamo Grande Scempio)
doveva essere di quasi 20 milioni, di cui 5 pubblici (fondi europei) ed il
resto a carico del promotore privato De Francesco Costruzioni. La finanza di
progetto è arrivata ad un passo dalla firma del contratto, che non c’è stata,
in conseguenza dell’accoglimento da parte del TAR del Molise del ricorso
proposto dal Comitato No Tunnel.
Excursus degli
atti della Giunta Roberti
Contro la sentenza del TAR del Molise ha presentato
appello al Consiglio di Stato De Francesco Costruzioni, ma non il Comune di
Termoli, dove è subentrata la Giunta Roberti, favorevole alla realizzazione del
Grande Scempio senza il tunnel. Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza
del TAR del Molise, non nel merito, ma in quanto il Comitato No Tunnel non era
legittimato a ricorrere alla magistratura amministrativa. A seguito di ciò, De
Francesco Costruzioni ha chiesto all’amministrazione comunale di firmare il
contratto e di dare avvio al Grande Scempio (tunnel incluso), minacciando in
caso contrario pesanti azioni legali. Nel frattempo la Giunta Roberti ha
partecipato al bando PNRR “rigenerazione urbana”, presentando un progetto di
fattibilità uguale al Grande Scempio senza il tunnel, per un importo totale di
14,6 milioni, di cui 5 da ottenere dallo Stato e gli altri da un privato in
finanza di progetto. Il Ministero degli Interni, competente per la
rigenerazione urbana, ha accordato il finanziamento di 5 milioni.
Excursus degli
atti della Giunta Balice
Con le comunali del giugno 2024 è entrata in carica la
Giunta Balice, che inizialmente ha seguito la traccia segnata da Roberti, ma ai
primi di febbraio 2025 il nuovo sindaco ha contestato via stampa le pretese di
De Francesco Costruzioni ed il Grande Scempio, affermando che l’amministrazione
non è ostaggio di nessun progetto e non intende stravolgere i luoghi. Il
contenzioso con De Francesco Costruzioni è precipitato il 19/03/2025, quando il
Comune ha ricevuto la diffida a sottoscrivere entro 30 giorni il contratto di
appalto. Gli uffici tecnici e legali del Comune hanno chiesto il supporto di un
legale esterno particolarmente esperto, che il 3 aprile è stato individuato
nell’avv. Gianluca Piccinni, amministrativista con studio a Roma. Il 5 giugno, con
la pubblicazione della determina dirigenziale n. 1305, si scopre che
l’amministrazione comunale ha presentato (quando?) al Ministero degli Interni
un nuovo progetto di fattibilità della rigenerazione urbana, non più in finanza
di progetto, finanziato esclusivamente con i 5 milioni del PNRR. Con la
medesima determina si è data notizia che sarebbe stata indetta una gara ad
inviti (senza bando) per un appalto integrato, sulla base del «progetto di fattibilità redatto dall’ufficio
tecnico che prevede un parcheggio interrato e la razionalizzazione e
riqualificazione degli spazi esistenti, mediante la sostituzione della
pavimentazione, realizzazione di verde attrezzato e installazione di arredi
urbani sia per piazza Sant’Antonio che per l’area di Pozzo Dolce», per un
importo lavori di 4 milioni, iva esclusa (l’altro milione copre iva e spese
tecniche). La gara è stata pubblicata il 9 giugno e gli invitati devono
presentare le offerte entro le ore 12 del 24 giugno, cioè entro appena 15
giorni, che è un tempo stringatissimo, anche perché l’appalto integrato implica
che l’impresa concorrente rediga il progetto definitivo, mentre nell’appalto
ordinario il progetto definitivo è fornito dalla stazione appaltante.
L’aggiudicazione e la firma del contratto d’appalto sono previsti entro il 30
giugno.
Elogi alla Giunta
Balice
Da “sempre” ho criticato, insieme a molti altri
cittadini, il Grande Scempio, con o senza tunnel, ed i progetti faraonici e
speculativi in una delle aree più rappresentative di Termoli; proponendo in
alternativa il rinverdimento del costone del Piano di Sant’Antonio, la
trasformazione della piazza in un giardino (senza auto in sosta, tranne
eventualmente sul lato di Via Regina Margherita) e la demolizione
dell’obbrobrio in disuso al piede del Pozzo Dolce, che potrebbe essere
sostituito da un parcheggio su due livelli, più il lastrico solare, dove
troverebbero posto circa 60 auto. Quindi elogi alla Giunta Balice per avere
affossato definitivamente il Grande Scempio e per avere rivisto il progetto di
fattibilità della rigenerazione urbana in chiave, forse, di rispetto e
valorizzazione dei luoghi. Non si possono tuttavia tacere critiche severe
all’attuale amministrazione.
Critiche alla
Giunta Balice
La prima riguarda la carenza di programmazione ed il
ritardo nelle decisioni. Nella citata determina dirigenziale 1305 si adombra
come giustificazione l’emanazione del decreto-legge n. 25 del 14/03/2025,
convertito dalla legge n. 69 del 09/05/2025, che ha modificato l’art. 1, comma
42-quater, della legge 160/2019, fissando nel 30 giugno 2025 la data ultima per
sottoscrivere i contratti di appalto relativi ai progetti di rigenerazione
urbana, pena la perdita del finanziamento. Il lettore è portato a credere che
l’indizione della gara a rotta di collo sia dovuta ad una anticipazione per
legge dei tempi di avvio degli appalti, invece è vero il contrario: il termine
originale era il 31 marzo 2025 ed il differimento di tre mesi non era neanche
nel DL 25/2025, ma è stato inserito nella legge 69/2025 di conversione. La
realtà è che il Comune di Termoli aveva perso il finanziamento di 5 milioni,
riacciuffato fortunosamente grazie alla legge 69/2025, che comunque è stata
pubblicata il 9 maggio, mentre la gara è stata avviata soltanto un mese dopo.
Per non tacere che la Giunta Balice è entrata in carica un anno fa e dunque
avrebbe avuto tempo e modo di gestire la rigenerazione urbana senza urgenza.
Forse è una coincidenza, ma il 24 aprile 2025 il dirigente dell’urbanistica, che
era anche responsabile del progetto di rigenerazione urbana, è stato trasferito
a dirigere la protezione civile, i servizi cimiteriali ed il mercato ittico.
La seconda critica, a mio avviso più pesante della prima, è la segretezza con cui la Giunta Balice ha gestito e sta gestendo l’intervento di rigenerazione urbana. Non solo non c’è stata alcuna informazione ai cittadini sul progetto di fattibilità adottato, ma questo è stato tenuto nascosto addirittura ai consiglieri comunali, sia di maggioranza che di minoranza, e non è stato esaminato dalla commissione comunale urbanistica. Pur tenendo conto dell’urgenza - dovuta ad esclusiva responsabilità dell’amministrazione - la pubblicità del progetto di fattibilità avrebbe potuto produrre utili contributi e proposte dai consiglieri, dai portatori di interessi e dai comuni cittadini. Averci rinunciato per la “fretta”, è un comportamento che offende le istituzioni democratiche e denota una mentalità accentratrice, che ha il popolo «in gran dispitto».
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