mercoledì 18 giugno 2025

La Giunta Balice ha il popolo «in gran dispitto».

 


Il riassetto del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo Dolce si sta avvicinando ad una fase conclusiva, ammantata di una scandalosa segretezza. Prima di entrare nel merito, è necessario un excursus degli atti compiuti dalle tre sindacature che si sono occupate del riassetto.

Excursus degli atti della Giunta Sbrocca

La Giunta Sbrocca ha promosso la realizzazione in finanza di progetto (cioè con prevalenti capitali privati) di un tunnel dal porto al litorale nord e di un complesso immobiliare, per metà parcheggio pubblico a rotazione e per metà dato al privato, da realizzare sbancando il colle del Piano di Sant’Antonio e demolendo il fabbricato in disuso alla base del Pozzo Dolce. Il costo del progetto (che d’ora in avanti chiamo Grande Scempio) doveva essere di quasi 20 milioni, di cui 5 pubblici (fondi europei) ed il resto a carico del promotore privato De Francesco Costruzioni. La finanza di progetto è arrivata ad un passo dalla firma del contratto, che non c’è stata, in conseguenza dell’accoglimento da parte del TAR del Molise del ricorso proposto dal Comitato No Tunnel.

Excursus degli atti della Giunta Roberti

Contro la sentenza del TAR del Molise ha presentato appello al Consiglio di Stato De Francesco Costruzioni, ma non il Comune di Termoli, dove è subentrata la Giunta Roberti, favorevole alla realizzazione del Grande Scempio senza il tunnel. Il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del TAR del Molise, non nel merito, ma in quanto il Comitato No Tunnel non era legittimato a ricorrere alla magistratura amministrativa. A seguito di ciò, De Francesco Costruzioni ha chiesto all’amministrazione comunale di firmare il contratto e di dare avvio al Grande Scempio (tunnel incluso), minacciando in caso contrario pesanti azioni legali. Nel frattempo la Giunta Roberti ha partecipato al bando PNRR “rigenerazione urbana”, presentando un progetto di fattibilità uguale al Grande Scempio senza il tunnel, per un importo totale di 14,6 milioni, di cui 5 da ottenere dallo Stato e gli altri da un privato in finanza di progetto. Il Ministero degli Interni, competente per la rigenerazione urbana, ha accordato il finanziamento di 5 milioni.

Excursus degli atti della Giunta Balice

Con le comunali del giugno 2024 è entrata in carica la Giunta Balice, che inizialmente ha seguito la traccia segnata da Roberti, ma ai primi di febbraio 2025 il nuovo sindaco ha contestato via stampa le pretese di De Francesco Costruzioni ed il Grande Scempio, affermando che l’amministrazione non è ostaggio di nessun progetto e non intende stravolgere i luoghi. Il contenzioso con De Francesco Costruzioni è precipitato il 19/03/2025, quando il Comune ha ricevuto la diffida a sottoscrivere entro 30 giorni il contratto di appalto. Gli uffici tecnici e legali del Comune hanno chiesto il supporto di un legale esterno particolarmente esperto, che il 3 aprile è stato individuato nell’avv. Gianluca Piccinni, amministrativista con studio a Roma. Il 5 giugno, con la pubblicazione della determina dirigenziale n. 1305, si scopre che l’amministrazione comunale ha presentato (quando?) al Ministero degli Interni un nuovo progetto di fattibilità della rigenerazione urbana, non più in finanza di progetto, finanziato esclusivamente con i 5 milioni del PNRR. Con la medesima determina si è data notizia che sarebbe stata indetta una gara ad inviti (senza bando) per un appalto integrato, sulla base del «progetto di fattibilità redatto dall’ufficio tecnico che prevede un parcheggio interrato e la razionalizzazione e riqualificazione degli spazi esistenti, mediante la sostituzione della pavimentazione, realizzazione di verde attrezzato e installazione di arredi urbani sia per piazza Sant’Antonio che per l’area di Pozzo Dolce», per un importo lavori di 4 milioni, iva esclusa (l’altro milione copre iva e spese tecniche). La gara è stata pubblicata il 9 giugno e gli invitati devono presentare le offerte entro le ore 12 del 24 giugno, cioè entro appena 15 giorni, che è un tempo stringatissimo, anche perché l’appalto integrato implica che l’impresa concorrente rediga il progetto definitivo, mentre nell’appalto ordinario il progetto definitivo è fornito dalla stazione appaltante. L’aggiudicazione e la firma del contratto d’appalto sono previsti entro il 30 giugno.

Elogi alla Giunta Balice

Da “sempre” ho criticato, insieme a molti altri cittadini, il Grande Scempio, con o senza tunnel, ed i progetti faraonici e speculativi in una delle aree più rappresentative di Termoli; proponendo in alternativa il rinverdimento del costone del Piano di Sant’Antonio, la trasformazione della piazza in un giardino (senza auto in sosta, tranne eventualmente sul lato di Via Regina Margherita) e la demolizione dell’obbrobrio in disuso al piede del Pozzo Dolce, che potrebbe essere sostituito da un parcheggio su due livelli, più il lastrico solare, dove troverebbero posto circa 60 auto. Quindi elogi alla Giunta Balice per avere affossato definitivamente il Grande Scempio e per avere rivisto il progetto di fattibilità della rigenerazione urbana in chiave, forse, di rispetto e valorizzazione dei luoghi. Non si possono tuttavia tacere critiche severe all’attuale amministrazione.

Critiche alla Giunta Balice

La prima riguarda la carenza di programmazione ed il ritardo nelle decisioni. Nella citata determina dirigenziale 1305 si adombra come giustificazione l’emanazione del decreto-legge n. 25 del 14/03/2025, convertito dalla legge n. 69 del 09/05/2025, che ha modificato l’art. 1, comma 42-quater, della legge 160/2019, fissando nel 30 giugno 2025 la data ultima per sottoscrivere i contratti di appalto relativi ai progetti di rigenerazione urbana, pena la perdita del finanziamento. Il lettore è portato a credere che l’indizione della gara a rotta di collo sia dovuta ad una anticipazione per legge dei tempi di avvio degli appalti, invece è vero il contrario: il termine originale era il 31 marzo 2025 ed il differimento di tre mesi non era neanche nel DL 25/2025, ma è stato inserito nella legge 69/2025 di conversione. La realtà è che il Comune di Termoli aveva perso il finanziamento di 5 milioni, riacciuffato fortunosamente grazie alla legge 69/2025, che comunque è stata pubblicata il 9 maggio, mentre la gara è stata avviata soltanto un mese dopo. Per non tacere che la Giunta Balice è entrata in carica un anno fa e dunque avrebbe avuto tempo e modo di gestire la rigenerazione urbana senza urgenza. Forse è una coincidenza, ma il 24 aprile 2025 il dirigente dell’urbanistica, che era anche responsabile del progetto di rigenerazione urbana, è stato trasferito a dirigere la protezione civile, i servizi cimiteriali ed il mercato ittico.

La seconda critica, a mio avviso più pesante della prima, è la segretezza con cui la Giunta Balice ha gestito e sta gestendo l’intervento di rigenerazione urbana. Non solo non c’è stata alcuna informazione ai cittadini sul progetto di fattibilità adottato, ma questo è stato tenuto nascosto addirittura ai consiglieri comunali, sia di maggioranza che di minoranza, e non è stato esaminato dalla commissione comunale urbanistica. Pur tenendo conto dell’urgenza - dovuta ad esclusiva responsabilità dell’amministrazione - la pubblicità del progetto di fattibilità avrebbe potuto produrre utili contributi e proposte dai consiglieri, dai portatori di interessi e dai comuni cittadini. Averci rinunciato per la “fretta”, è un comportamento che offende le istituzioni democratiche e denota una mentalità accentratrice, che ha il popolo «in gran dispitto».

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