La Giunta Balice ha definitivamente chiuso
con il Grande Scempio - sia nella versione della Giunta Sbrocca, con tunnel,
che in quella della Giunta Roberti, senza tunnel – e lo ha sostituito con il
Figlio del Grande Scempio, una variante molto meno disastrosa del suo
progenitore, ma comunque peggiorativa dell’attuale pur deprecabile stato del
Piano di Sant’Antonio e del Pozzo Dolce. Il nome ufficiale del Figlio del
Grande Scempio è “progetto di rigenerazione urbana dell’area del Pozzo Dolce e
di Piazza Sant’Antonio”, per il quale la Giunta Roberti ha chiesto (il
04/06/2021) ed ottenuto (il 30/12/2021) un finanziamento di 5 milioni dal
Ministero degli Affari interni, nell’ambito dei fondi PNRR. Il progetto
presentato dalla Giunta Roberti altro non era che quello della Giunta Sbrocca
senza il tunnel, e prevedeva di realizzare l’intervento in finanza di progetto,
dove il promotore privato avrebbe investito 9,6 milioni, in aggiunta ai 5
milioni pubblici.
La rigenerazione urbana è rimasta al palo sia
durante la sindacatura Roberti che all’inizio di quella Balice (subentrata un
anno fa), perché l’amministrazione comunale non sapeva come sbrogliare la
matassa delle pretese risarcitorie dei fratelli De Francesco, promotori del
Grande Scempio iniziale. A furia di temporeggiare, il finanziamento da PNRR è
andato perso, perché il contratto di appalto per i lavori andava firmato entro
il 31 marzo 2025. Per fortuna, è intervenuta una proroga di tre mesi (DL n. 25
del 14/03/2025, convertito dalla legge n. 69 del 09/05/2025) e
l’amministrazione comunale il 22 maggio ha chiesto al Ministero degli Affari
interni una “rimodulazione e variazione progettuale”, ridimensionando
l’investimento ai soli 5 milioni pubblici. Così è nato il Figlio del Grande
Scempio ed è iniziata la corsa a rotta di collo per non perdere di nuovo il
finanziamento: 5 giugno determina di autorizzazione ad indire la gara; 9 giugno
avvio della gara ad inviti per un appalto integrato, con presentazione delle
offerte entro le ore 12 del 24 giugno. L’appalto si chiama integrato quando la
stazione appaltante (nel nostro caso il Comune di Termoli) non mette a gara
come di norma il progetto definitivo, ma presenta solo un esile progetto di
fattibilità tecnico-economica, chiedendo alle ditte concorrenti di presentare
insieme all’offerta il progetto definitivo. Cosa riusciranno ad imbastire in
soli 15 giorni le imprese invitate? Questo procedimento ultraveloce è anche illegittimo
sotto vari profili: 1°) è mancata qualunque considerazione sulla VAS
(valutazione ambientale strategica) e sulla VIA (valutazione di impatto
ambientale); 2°) non si è tenuta la conferenza di servizi decisoria.
Veniamo ai contenuti del progetto di
fattibilità. La scelta di ridimensionare l’intervento utilizzando il solo
contributo pubblico di 5 milioni è a mio avviso condivisibile e sufficiente per
realizzare una reale “rigenerazione” del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo
Dolce. Purtroppo, l’intervento prospettato dall’amministrazione - per quello
che è filtrato, visto che è avvolto da un velo di segretezza - è deleterio e
finanche assurdo, sia sotto il profilo paesaggistico che funzionale.
Sotto Piazza Sant’Antonio verrebbe scavato un
parcheggio di un piano, della capienza di 96 auto, approssimativamente lungo 90
metri e largo 30 metri, che va da qualche metro prima del bordo del costone fin
quasi alla scalinata del municipio. L’estradosso del solaio del parcheggio
sotterraneo verrebbe pavimentato e sarebbe praticabile; una fila di alberi verrebbe
collocata a lato del solaio lungo Via Regina Margherita e qualche albero
verrebbe piantumato vicino alla Galleria civica. Addio alla speranza di
ricostituire la villa comunale, di antica memoria. La cosa più incredibile è
che il solaio non rispetterebbe la pendenza naturale del Piano di Sant’Antonio
del 2,3% (cioè scende di 2,3 metri ogni 100 metri di lunghezza), ma dal lato
del Municipio (alto) partirebbe dal piano stradale, per rimanere orizzontale ed
emergere mano a mano dal piano stradale, fino a sporgere di circa 2 metri dal lato
mare (basta fare la proporzione tra la lunghezza del solaio ed il dislivello).
La fontana del Nettuno giovane dove andrebbe ricollocata? Il risultato
complessivo sarebbe una assurda, piatta e greve alterazione del paesaggio, di
cui non si vede la ragione. Dal lato funzionale, nell’area dove verrebbe
scavato il parcheggio esistono attualmente 51 stalli a raso, che si
perderebbero; pertanto, l’incremento dei parcheggi sarebbe di sole 45 unità. Il
verde del costone, oggi in condizioni penose, verrebbe “riqualificato”; però
non sarebbe previsto nessun intervento di risanamento del sottostante
contrafforte murario lungo le vie Colombo ed Oliviero, che mostra segni
evidenti di ammaloramento e in alcuni tratti pende in avanti.
Quanto al Pozzo Dolce, si vorrebbe recuperare strutturalmente e funzionalmente il manufatto esistente, inaugurato nel 1982 ed abbandonato dopo pochi anni, perché – a prescindere dall’orripilante aspetto estetico - l’opera è stata mal progettata, sia per quanto riguarda le misure (inadeguate) di quello che doveva essere un parcheggio multipiano, sia per avere ignorato la falda freatica (si dovettero installate delle pompe per sgottare l’acqua che risaliva dal pavimento). Un obbrobrio di tale fatta è irrecuperabile e va demolito, per fare posto ad un intervento finalmente adeguato, sia sul piano estetico che funzionale.