Il 23
ottobre è approdata alla Camera la proposta di legge di bilancio 2025, in cui
il “fabbisogno sanitario standard” 2025 è quantificato in 136,7 miliardi. Per
l’esattezza, il primo comma dell’art. 47 (Rifinanziamento del Servizio
Sanitario Nazionale) prevede un incremento di 1,3 miliardi, da aggiungere ad altri
1,3 miliardi, già previsto dalla legge di bilancio 2024 per il 2025. Sommando i
due incrementi (quello già previsto e quello aggiuntivo) il finanziamento 2024,
pari a 134,1 miliardi, nel 2025 è incrementato in valore assoluto di 2,6
miliardi ed in percentuale dell’1,9%, cioè di una percentuale leggermente
inferiore a quella dell’inflazione attesa per il 2025, che è del 2%. Il
finanziamento della sanità pubblica cresce nominalmente, ma in valore reale,
cioè al netto dell’inflazione, non c’è
alcun incremento rispetto al 2024, come ha dichiarato onestamente lo stesso
ministro delle finanze Giorgetti.
Nulla di
cui gloriarsi, anzi, il mancato
incremento reale del finanziamento del SSN vanifica le aspettative sempre più
pressanti di risanamento del sistema sanitario pubblico. Ciò nonostante, la
presidente del Consiglio dei ministri Meloni ha avuto l’improntitudine di farne
addirittura una gloria del Governo da lei diretto, affermando che per la sanità
nel 2025 sono state stanziate più risorse di sempre, lasciando intendere che si
tratti di risorse reali e non nominali. Dubito che Meloni sia talmente sprovvista
delle nozioni più elementari di economia e finanza da ignorare la differenza
tra risorse nominali e reali. Mi sembra più plausibile che Meloni ritenga la gran
parte degli italiani talmente ignorante e sprovveduta da non accorgersi del
“trucco” di gabellare il finanziamento nominale come reale.
Stando al “trucco”
di Meloni, dall’inizio del secolo tutti i governi che si sono succeduti
avrebbero potuto sostenere di avere stanziato per il SSN nominalmente più
risorse di sempre, con l’unica eccezione del 2013, quando si è verificato un
decremento di circa 800 milioni nominali, rispetto all’anno precedente. Se
invece si esaminano i dati statistici al netto dell’inflazione, si constata che
il “fabbisogno sanitario standard” reale è stato incrementato tutti gli anni
dal 2001 al 2010; è poi decresciuto fino al 2013 e risalito, riportandosi nel
2019 ai valori del 2010; nel 2020 e 2021 c’è stato un incremento reale, sotto
la spinta della pandemia; negli anni successivi si è scesi di nuovo ai valori
reali precovid. In sintesi, dal 2011 al 2024,
fatta eccezione per il 2020-2021, il reale finanziamento pubblico della salute
è rimasto bloccato al livello del 2010 o poco sotto.
La
stabilizzazione della spesa reale sanitaria non è accettabile, perché nel
frattempo la medicina è progredita notevolmente in tutti i campi - diagnostica,
farmacologia, chirurgia – offrendo possibilità di prevenzione e cura
impensabili pochi anni prima, ma che comportano notevoli incrementi di spesa
(specialmente nel trattamento delle neoplasie). Mantenere la spesa sanitaria pubblica reale agli stessi livelli di tre
lustri fa equivale di fatto ad un disinvestimento sociale, a negare le cure e
gli esami più avanzati ed efficaci ai cittadini che non dispongono di
sufficienti risorse economiche.
Su questi temi cruciali, Meloni si permette di fare becera propaganda, raccontando la balla maggiore di sempre sul finanziamento (reale) del Servizio Sanitario Nazionale.
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