domenica 17 settembre 2023

Le ricadute ambientali e sociali dell’impianto idroelettrico “Pizzone II”

 


Il progetto denominato “Pizzone II” interessa i comuni molisani di Pizzone, Montenero Val Cocchiara e Castel San Vincenzo e quello abruzzese di Alfedena. È detto “II”, perché dovrebbe affiancare e potenziare l’esistente impianto idroelettrico che, dal lago artificiale di Montagna Spaccata, in comune di Alfedena, alimenta la centrale di Pizzone, le cui acque di scarico raggiungono il lago, anch’esso artificiale, di Castel San Vincenzo. Il deflusso idrico da Castel San Vincenzo, accresciuto da alcuni torrenti, raggiunge infine la centrale idroelettrica di Rocchetta al Volturno e da qui il Volturno. Pizzone II prevede la costruzione di impianti completamente nuovi tra i due laghi di Montagna Spaccata e di Castel San Vincenzo, e di un nuovo elettrodotto su tralicci da Pizzone a Montenero Val Cocchiara, dove verrebbe realizzata una nuova connessione con la RTN (rete di trasmissione nazionale) a 220 kV (chilovolt), sulla linea Capriati-Popoli. Nulla cambierebbe in uscita dal lago di Castel San Vincenzo alla centrale di Rocchetta al Volturno.

Da progetto, la nuova centrale di Pizzone ha una potenza installata di 300 MW (megawatt), contro i 19,5 MW della centrale esistente. La novità tecnica non è tanto la potenza accresciuta di 15 volte, ma l’installazione di due macchinari reversibili, in grado di funzionare come turbine oppure come pompe: il turbinamento produce energia elettrica, il pompaggio consuma elettricità per riportare l’acqua dal lago di Castel San Vincenzo a quello di Montagna Spaccata. Il pompaggio consuma circa il 20% dell’elettricità prodotta durante il turbinamento (efficienza 80%). Potrebbe sembrare una tecnica svantaggiosa ed invece i pompaggi rappresentano la forma più efficiente per immagazzinare la produzione elettrica in esubero temporaneo generata da fonti rinnovabili “verdi” (eolico, fotovoltaico, idroelettrico), che altrimenti andrebbe persa. L’altro sistema di stoccaggio della sovraproduzione elettrica è spenderla per ricavare idrogeno molecolare dall’acqua con l’elettrolisi. A parte il forte dispendio di acqua, la produzione elettrolitica dell’idrogeno ha una efficienza del 70%, se l’idrogeno è utilizzato come combustibile ad alto potere termico, che scende al 30%, se invece è utilizzato per rigenerare elettricità tramite pile a combustibile (fuel cell). Attualmente i pompaggi generano circa l’1% della produzione elettrica italiana, ma tale modesta percentuale è destinata a crescere con il crescere delle rinnovabili verdi, che hanno il difetto di dipendere da fattori climatici (vento, sole, pioggia o neve) fuori dal controllo umano.

La centrale “storica” di Pizzone, rinnovata, dovrebbe avere una producibilità annua di 14,9 GWh (gigawattora); quella, tutta nuova, di Pizzone II dovrebbe fornire addirittura 963,8 GWh, con una riduzione dell’inquinamento atmosferico da CO2 di 411.332 t/anno, oltre alla riduzione di altre emissioni inquinanti: 90 t/anno di CO; 210 t/anno di NOx; 56 t/anno di SOx, 2,9 t/anno di polveri. [Studio impatto ambientale, pag. 9.] Sembrerebbe tutto positivo, ma con quali ricadute ambientali e sociali?

La fase di costruzione, che dovrebbe durare 5 anni e mezzo, comporterà la realizzazione di un nuovo elettrodotto su tralicci, di un nuovo tratto di strada, ingenti scavi per le nuove condutture, i pozzi piezometrici, l’alloggiamento in caverna della nuova centrale, l’ampliamento dell’area in superficie a Pizzone. I lavori comporteranno il disboscamento di 11,32 ettari, che saranno rimboschiti per 9,84 ettari, dunque con una perdita permanente di 1,44 ettari; un valore tutto sommato modesto, anche se ci vorrà una ventina d’anni per il pieno sviluppo dei nuovi alberi. Problemi ambientali si annidano non tanto in superficie, ma sottoterra: la nuova condotta, nel tratto tra Pizzone e Castel San Vincenzo, interferisce con numerosi corsi d’acqua sotterranei. «Di conseguenza la possibilità di incontrare un ammasso roccioso disarticolato e saturo appare probabile. […] non si hanno dati sufficienti per conoscere correttamente i rapporti tra gli acquiferi nell’ammasso roccioso e i principali corsi d’acqua presenti. Si sottolinea come a valle di Castel San Vincenzo sono ubicate le sorgenti del Volturno; quindi, nel tratto previsto allo stato attuale dell’opera esiste la possibilità di interagire con fonti di approvvigionamento idrico importanti.» [Relazione tecnica generale, pag. 41.] Detto in maniera più semplice, non solo è probabile che appaiano o scompaiano piccole sorgenti, ma potrebbero essere alterate le sorgenti del Volturno. Un rischio del genere va analizzato con la massima cura in fase progettuale, non certo a lavori in corso.

Il danno ecologico e sociale maggiore e certo sarebbe il “sequestro” e la manomissione dei laghi di Montagna Spaccata e di Castel San Vincenzo. Così si esprime a pag. 42 la Relazione tecnica generale: «Segnaliamo inoltre che i due bacini di Montagna Spaccata e Castel San Vincenzo sono di fatto stati antropizzati con la costruzione di aree di ricreazione sulle sponde dei bacini. Tali attività ad oggi risultano fonte di guadagno per le comunità richiamando molti turisti; in base all’utilizzo dei bacini nella futura configurazione, che prevede notevoli abbassamenti ed innalzamenti dei livelli, tali attività non potranno essere mantenute per motivi di sicurezza.» Che il livello dei laghi non sia costante è pacifico, ma tali variazioni, se naturali, avvengono lentamente a seconda dell’avvicendarsi di periodi piovosi o siccitosi; nel caso dei “nostri” due laghi le variazioni di livello misurerebbero metri ed avverrebbero con la frequenza di poche ore, a seconda dell’alternarsi di turbinaggi e pompaggi. In queste condizioni (aggiungendo per Castel San Vincenzo il risucchio della bocca della pompa posta al centro del lago) appare minacciata la sopravvivenza delle specie ittiche che popolano i due laghi. Recintare i due laghi ne escluderebbe la fruizione da parte dell’uomo e di tutta la fauna circostante, con ricadute negative sul diritto all’ambiente dei viventi ed economiche, riguardanti le attività ricettive e della ristorazione. Questo prezzo è inaccettabile, nonostante i vantaggi generali derivanti dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico e della dipendenza energetica dagli idrocarburi.

Altro “capitolo” da approfondire è quello dei vincoli ambientali. Le aree interessate dall’intervento sono di alto pregio ambientale, tanto che ricadono in ben sei Zone speciali di conservazione (ZSC) ed in una Zona di protezione speciale (ZPS), oltre che in altre tutele. Non mi addentro su questi aspetti, non avendo adeguate competenze giuridiche in materia.

Non si possono ignorare gli aspetti amministrativi e procedimentali. L’avviso pubblico della presentazione da parte di ENEL Produzione SpA dell’istanza per l’avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale è stato rilasciato il 7 agosto 2023, con termine di 30 giorni per presentare le osservazioni da parte dei portatori di interesse, invece dei normali 60 giorni, in quanto il progetto rientra nel Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Come si fa, nel culmine del periodo feriale estivo, ad esaminare in soli 30 giorni quasi duecento documenti, alcuni molto corposi, riguardanti un progetto ampio e complesso, con numerose sfaccettature (sociali, ambientali, economiche, culturali, tecnico-ingegneristiche, legali)? Tra l’altro, i quattro comuni coinvolti sono piccoli e con dotazioni organiche che si contano sulle dita di una mano. Ad onore del sindaco di Alfedena e della sindaca di Castel San Vincenzo, occorre riconoscere che hanno presentato osservazioni pertinenti e ben articolate.

Unanimemente sono stati chiesti la riapertura dei termini per la presentazione delle osservazioni e preventivi incontri dell’ENEL con le istituzioni e le comunità locali. Il 16 settembre si è appreso che l’ENEL ha chiesto al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) di sospendere l’istruttoria di Pizzone II, al fine di aprire un confronto con i portatori di interesse. È positivo che ENEL abbia assunto un atteggiamento dialogante, ma una soluzione positiva – se sarà trovata – non può che scaturire da un radicale ridimensionamento del progetto e dei pompaggi e dalla libera fruizione dei due laghi interessati.

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