martedì 15 agosto 2023

La Corte costituzionale ha (finalmente) abrogato il “piano casa Molise”

 


Le notizie politiche ed istituzionali riguardanti il Molise sono in genere cattive. Finalmente è arrivata una buona notizia: la Corte costituzionale, con la sentenza 163/2023, ha abrogato la legge regionale 30/2009 (cosiddetto “piano casa Molise”). La sentenza è stata decisa il 19 aprile, ma la pubblicazione è avvenuta il 27 luglio. Sarà stato il caldo eccezionale di fine luglio o la disattenzione selettiva della stampa e degli esponenti politici regionali, la notizia è passata sotto silenzio, benché abbia un impatto enorme sulla gestione dell’urbanistica e del territorio. Per essere esatti, la Corte costituzionale – su ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri (all’epoca Draghi) - ha abrogato tutta una serie di norme contenute nella legge regionale 7/2022, ma qui tratterò soltanto quelle che si riflettono sulla legge regionale 30/2009.

I “piani casa” regionali hanno preso le mosse dall’art. 11 del decreto-legge 112/2008 (Governo Berlusconi), avente lo scopo di ampliare e migliorare il patrimonio immobiliare, nonché di incentivare il settore edile (“primo amore” del Berlusconi imprenditore), con misure straordinarie e temporanee. In Molise il “piano casa” è stato varato con la LR n. 30, dell’11 dicembre 2009 (Giunta Iorio). La legge – essendo straordinaria e temporanea - doveva valere per due anni, dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2011; ma è stata prorogata al 31/12/2013 (LR 21/2011 - Giunta Iorio), poi ancora al 31/12/2015 (LR 24/2013 – Giunta Frattura), al 31/12/2017 (LR 7/2015 – Giunta Frattura), al 31/12/2020 (LR 24/2017 – Giunta Frattura), al 31/12/2022 (LR 1/2020 – Giunta Toma), al 31/12/2024 (LR 7/2022 – Giunta Toma). Un bel record, per una legge che doveva durare solo due anni.

Perché il piano casa Molise è una legge nefanda? In poche parole, perché ha consentito incrementi delle metrature fino al 90% e, peggio ancora, di ignorare la destinazione d’uso da piano regolatore, che diventa carta straccia, nonché minori oneri per i costruttori, come l’abbattimento fino all’80% del costo di costruzione (da pagare al Comune) e la possibilità di eludere gli obblighi relativi alla cessione di aree “standard” per il verde, i parcheggi, i servizi, stabiliti dal DM 1444/1968, monetizzandoli oppure cedendo al Comune (se questo accetta) un’area “idonea” in qualunque altro posto nel territorio comunale.

Il DM 1444/1968 è importantissimo per garantire uno sviluppo equilibrato degli insediamenti urbani e dunque una migliore vivibilità. All’art. 3 esso prevede che «[…] per ogni abitante - insediato o da insediare - la dotazione minima, inderogabile, [è] di mq. 18 per spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie.» Per convenzione, al medesimo articolo si precisa che, per le abitazioni, si calcola un abitante ogni 25 mq di superficie lorda abitabile, per i servizi (negozi, uffici, bar e ristoranti, ecc.), si conta un abitante ogni 30 mq. Sono esentati i centri storici, quando vi sia comprovata impossibilità materiale di reperire le aree “standard”. Grazie al “piano casa Molise” si poteva derogare ovunque, con il concorso di quelle amministrazioni comunali “sensibili” agli interessi dei costruttori, più che a quelli dei cittadini. Ad esempio, le amministrazioni comunali di Termoli (sia di destra-destra, che sedicenti di centro-sinistra), quando richieste, dal 2010 hanno accettato tranquillamente la monetizzazione delle aree “standard” all’irrisorio prezzo di 40 euro al mq; oppure hanno accettato aree ubicate in zone lontane da quelle di lottizzazione, di dubbia od inesistente utilità per la comunità cittadina (per esempio, costruisco in Contrada Mucchietti e cedo al Comune aree “standard” a Marinelle od a Colle della Torre).

La sentenza della Corte costituzionale ha censurato tre disposizioni contenute, nell’art. 6, comma 6, lettera b) e lettera d), numeri 1) e 2), della LR 7/2022, ultima variazione e proroga del “piano casa”. Il numero 1), lettera d), proroga il “piano casa” dal 31/12/2022 al 31/12/2024; il numero 2), lettera d) proroga dal 30/04/2022 al 30/04/2023 la possibilità di effettuare «interventi comportanti modifiche all’aspetto esteriore degli edifici, anche nei territori assoggettati a tutela paesaggistica sulla base di decreti ministeriali ove vigenti»; la lettera b) prevede l’ampliamento fino al 20% degli immobili residenziali ubicati nei centri storici, esistenti alla data del 31 dicembre 2014.

La Corte costituzionale impernia l’esame giuridico sul fatto che il Codice dei beni culturali e del paesaggio (DLgs 42/2004) prevede che i piani paesaggistici regionali vadano codecisi con lo Stato, mentre quello del Molise è stato promulgato senza alcuna condivisione con il Ministero della cultura. Dice la sentenza: «Ne risulta un quadro normativo regionale in cui l’ampliamento oggettivo degli interventi edilizi in deroga, assentibili secondo la legge sul “Piano casa” (a notevole distanza di tempo dall’approvazione di quest’ultima), non è assistito da adeguate clausole di salvaguardia paesaggistica, in un contesto che tuttora vede inattuate le norme del cod. beni culturali sulla pianificazione paesaggistica condivisa. Tutte e tre le disposizioni impugnate sono, pertanto, costituzionalmente illegittime per violazione della competenza esclusiva del legislatore statale – che, nella materia della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ha codificato il principio della pianificazione paesaggistica congiunta agli artt. 135 e 145 cod. beni culturali – e per il conseguente abbassamento del livello di tutela ambientale (art. 9 Cost.).»

Se la vicenda del “piano casa Molise” può dirsi chiusa, non lo è quella della tutela del paesaggio e del rispetto delle regole urbanistiche. In primo luogo la nuova Giunta regionale deve affrettarsi a riscrivere il Piano paesaggistico, questa volta in accordo con il Ministero della cultura; in secondo luogo occorre vigilare che, morto il “piano casa” del 2009, non se ne faccia un altro, più o meno camuffato.

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